25/08/2022
Da professionista della salute mentale che interagisce ogni giorno con la sofferenza psicologica e con persone coraggiose che chiedono aiuto, condivido la preoccupazione di Luca Trapanese per la definizione di alcuni problemi psicologici come "devianze" utilizzata da Giorgia Meloni e dal suo gruppo.
In quell'accozzaglia di termini che vengono definiti come devianze, vengono inclusi anche i disturbi alimentari, gli hikikomori, e altre problematiche legate alla sofferenza emotiva e psicologica.
L'anoressia e l'obesità, ad esempio, sono problemi che provocano immenso dolore in chi li vive e nei loro familiari ed, in casi gravi, anche la morte.
Ci sono voluti decenni e decenni per uscire fuori dalla stigmatizzazione della malattia mentale e per far si che la gente si sentisse in diritto di chiedere aiuto. Vogliamo davvero vivere in una società dove la sofferenza psicologica venga definita devianza? Dove si persegue un modello di uomo "sano", forte, virile e possibilmente bianco, mentre tutto il resto viene incluso nella categoria di devianza?
Vogliamo davvero inseguire questa deriva pericolosa che l'Italia sta prendendo?
Cara Giorgia Meloni il suo post sulle è già di per sè deviante perché confonde comportamenti antisociali e illeciti con problemi di natura patologica mettendo insieme vittime e carnefici.
Una persona obesa non può e non deve essere associata a chi delinque.
Mi sento in dovere, non solo per il mio ruolo istituzionale e professionale, ma anche per la mia esperienza di vita, di e proteggere questi giovani fragili, non certo deviati, ma che soffrono di patologie che molto spesso li rendono infelici ed in condizioni di profonda solitudine.
Espressioni che pesano come macigni e che feriscono, mi auguro involontariamente, persone di per sé già fragili!
Le baby gang, il bullismo, il cyberbullismo sono forme di devianza che devono essere contrastate e nello stesso tempo prevenute attraverso azioni di formazione, informazione e sensibilizzazione anche e soprattutto sui social affinché non vengano usati impropriamente.
Piuttosto le propongo di cambiare il punto di vista della questione: devianti non sono le persone ma i numerosi modelli di "perfezione" (irraggiungibile) che inducono all'anoressia e alla bulimia e che stanno rendendo i nostri giovani infelici a vita.
Chi soffre di disturbi alimentari è una persona malata e come tale richiede rispetto, cura e assistenza.
Questo manca!
Un giovane che fa uso di droghe è debole, solo, poco strutturato, dimenticato e isolato dalla società.
Piuttosto che fare liste di proscrizioni, mettendo impropriamente insieme vittime e carnefici, sarebbe utile programmare azioni concrete di prevenzione e di contrasto contro le devianze minorili e garantire davvero assistenza e cura ai giovani fragili e alle loro famiglie, troppo spesso lasciate sole con problemi immensi, che pertanto meritano solo rispetto e attenzione soprattutto dalle istituzioni.