15/04/2026
Lo sentiamo ovunque: 𝐒𝐏𝐅.
È la sigla che promette protezione, quella che scegliamo d’estate quando ci mettiamo davanti allo scaffale e cerchiamo la crema “più forte”.
Ma pochi sanno davvero cosa significhi. SPF sta per “𝐒𝐮𝐧 𝐏𝐫𝐨𝐭𝐞𝐜𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐅𝐚𝐜𝐭𝐨𝐫” e indica quanto una protezione solare riesce a schermarci dai raggi UVB, quelli che causano scottature e contribuiscono al rischio di tumori della pelle.
Eppure, l’illusione è grande: molti pensano che un numero alto equivalga a un’immunità assoluta, quando in realtà la differenza tra un SPF 30 e un SPF 100 è minima. Il 30 blocca circa il 97% dei raggi UVB, il 50 ne blocca il 98% e il 100 arriva al 99%. Un solo punto percentuale per ogni salto di prezzo, e a volte il triplo del costo.
𝐄̀ 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐢𝐨𝐧𝐟𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐚𝐫𝐤𝐞𝐭𝐢𝐧𝐠 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐭𝐚̀. Negli ultimi decenni i casi di melanoma sono aumentati, così come l’uso di creme solari, eppure qualcosa non torna. L’aumento può essere legato anche a diagnosi più sofisticate, certo, ma resta il fatto che chi ha investito miliardi nel business del sole ha tutto l’interesse a non porsi troppe domande.
Ciò che è emerso negli studi recenti inquieta: i filtri chimici, quelli presenti nella maggior parte delle creme, vengono assorbiti nel sangue dopo una sola applicazione e possono restare nel plasma fino a tre settimane. Non sappiamo ancora quali effetti abbiano dentro di noi, ma sappiamo che ci restano.
Un paradosso: 𝐜𝐢 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐦𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐜𝐢 𝐞 𝐜𝐞 𝐥𝐨 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐯𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐡𝐢 𝐞 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐢. L’unica certezza, oggi, è data dai filtri fisici, ossido di zinco e biossido di titanio, gli unici riconosciuti come realmente sicuri dalle autorità sanitarie. Tutto il resto si muove in una zona grigia, dove mancano dati e abbondano slogan.
La verità è che la protezione reale non sta nel numero stampato sul flacone, ma nella 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐞: riapplicare spesso la crema, restare all’ombra nelle ore più forti, ascoltare il proprio corpo.
L’SPF è diventato un simbolo rassicurante, ma non è un talismano. È un prodotto, e come ogni prodotto ha dietro interessi, strategie, e soprattutto una psicologia del consumo che ci fa scegliere più in base a ciò che ci tranquillizza che a ciò che funziona davvero. E allora vale la pena fermarsi un attimo: proteggere la pelle sì, ma senza dimenticare che la trasparenza non è scritta sull’etichetta.
𝐋𝐚 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐟𝐞𝐝𝐞, 𝐞̀ 𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨, 𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐨𝐝𝐢, 𝐬𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞, 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐨𝐫𝐭𝐢.