Dott. Massimo Comella - Psicoterapeuta Psicologo Sessuologo

Dott. Massimo Comella - Psicoterapeuta Psicologo Sessuologo Dott Massimo Comella Psicologo - Psicoterapeuta - Sessuologo Psicoterapeuta della Gestalt - Sessuologo

06/03/2026

Nonostante i problemi di salute ho voluto fortemente esserci . Grazie all’organizzazione e un grazie a Salvatore Privitera e a Francesco Abate per questa possibilità di incontro e dialogo tra psicologia e Andrologia.

Siamo seduti uno di fronte all’altra. C’è un tavolo in mezzo. Non divide niente.In realtà è solo un modo per proteggersi...
20/02/2026

Siamo seduti uno di fronte all’altra.
C’è un tavolo in mezzo. Non divide niente.
In realtà è solo un modo per proteggersi, un modo che hanno certe anime di non arrivarsi addosso troppo in fretta.
È la distanza che mette chi ha imparato che avvicinarsi troppo è un rischio, e che quello è l’unico modo per restare.
Lei mi guarda con quella lontananza che appartiene a chi ha imparato a non cedere mai del tutto.
È uno sguardo che ti sfiora dentro e poi torna indietro, come le onde del mare.
Riconosco in lei la parte ferita di me che non si fida, che teme il contatto, che desidera la vicinanza ma la teme allo stesso tempo.
«Lei sembra una stella che esplode di luce», mormora.
Lo dice piano, come se la parola luce potesse spezzarsi in due se la pronunci con un tono più grave.
Per un istante sento che quella voce, che mi giunge fioca, ha camminato nel deserto della sua storia per riconoscere qualcosa di me.
Lo ha fatto con una gratitudine che non le somiglia, come se una parte di lei avesse deciso di rivelarsi per la prima volta.
Io rimango immobile. La luce in me non l’ho mai considerata una qualità: l’ho sempre presa come un incidente, un lampo involontario, una specie di miracolo che capita quando non sei troppo distratto dal dolore.
Non che io non sappia di averla, ma conosco bene i giorni in cui quella luce vacilla, trema, si spegne quasi.
Eppure eccola lì, questa donna che ha il cuore in esilio, che vede in me qualcosa che io non so guardare.
Così le dico la mia verità: «A volte sì. A volte esplodo di luce. A volte esplodo e basta».
Lei sorride. Non per contraddirmi, ma per provare che non sempre siamo noi a decidere quando brillare.
È un sorriso che illumina me e, insieme, le nostre ferite.
Certi bagliori, a volte, non ci appartengono del tutto.
Ci sono persone che non sanno tenerti vicino, non è colpa loro, è il loro modo di sopravvivere e, tuttavia, hanno un talento strano: sanno vedere cose di te anche quando sei nell'ombra, dall’altra parte della stanza.
Io non so quale delle mie versioni sia più vera. Forse nessuna. Forse tutte.
Perché gli uomini sono così: a volte salvezza, a volte abbaglio.
Come le stelle quando brilliamo non sappiamo mai se stiamo illuminando qualcuno o consumando noi stessi.
La verità, forse, è che nessuno splende sempre.
E vivere, probabilmente, è solo imparare
a non bruciare il cuore … ogni volta.

Massimo Comella
(Tutti i diritti riservati)

E arrivano qui, in questo porto, scivolando lente su un tappeto blu come il mare:una dopo l’altra, navi stanche, cariche...
21/11/2025

E arrivano qui, in questo porto, scivolando lente su un tappeto blu come il mare:
una dopo l’altra, navi stanche, cariche di storie, di naufragi, di amori perduti, di errori.
A volte di… orrori.
Ascolto il vento che le ha portate da me,
anime con le vele strappate:
i loro vibrati assordanti
e i silenzi dopo la tempesta.
Quando se ne vanno
resta sempre quell’odore:
un odore di sale che piano svanisce.
È l’odore della vita… delle sue onde.
Quando ascolto gli orrori
accendo sempre una candela.
Piccola, quasi fragile,
un faro minuscolo,
un gesto apparentemente inutile
ma è tutto ciò che posso fare, dare
a chi ha perso la rotta.
Un piccolo faro
per chi, un giorno, deciderà di tornare.
Perché, da qualche parte,
deve esserci una luce che aspetta qualcuno.

Massimo Comella

Dentro ognuno di noi vivono: un’anima di nome Arianna, un eroe di nome Teseo, e un mostro con le corna che non ha più un...
22/10/2025

Dentro ognuno di noi vivono: un’anima di nome Arianna, un eroe di nome Teseo, e un mostro con le corna che non ha più un nome.
Lo chiamano il Minotauro, in realtà si chiamava Asterione — che vuol dire figlio delle stelle — ma nessuno lo ricorda più. E forse è per questo che ci fa paura. Perché quando un uomo perde il suo nome, perde la possibilità di essere amato.
C’è poi un luogo, in ognuno di noi, dove giacciono i desideri non vissuti, le parole che non abbiamo avuto il coraggio di dire, gli amori che abbiamo lasciato morire, le ferite nascoste che si rivelano quando tutto è buio.
Quel luogo si chiama Labirinto. Le sue pareti non sono fatte di pietra, ma di carne, di cuore e di ossa.
Da là dentro una voce incessantemente ci chiama.
Per entrare nel labirinto serve un eroe, per non perdersi serve un’anima, e per guarire serve un mostro.
Perché solo i mostri sanno raccontarci chi siamo davvero. Solo loro conoscono i punti in cui l’anima è ferita.
Ma guai agli eroi che uccidono i mostri, perché la paura non si uccide: si ascolta. E nessuno è intero finché non ha abbracciato il proprio abisso.
Nel labirinto non serve una spada, ma una lanterna: una luce che non ferisce, non colpisce, non giudica, ma… rivela.
E allora il filo di Arianna non servirà a fuggire, ma a tornare.
Ritornare a te, a tutto ciò che hai gettato via per sembrare forte, ai desideri che hai nascosto, alle parole che non hai detto, a ciò che hai lasciato andare per non farti male.
Ritornare a ciò che in te è rimasto bambino, alle lacrime che non hai pianto, alla dolcezza che hai sepolto.
Ritornare a un’origine dove la bestia e l’eroe non si combattono più, ma si abbracciano, come due ferite che finalmente si riconoscono.
E quando il filo di Arianna non serve più per scappare, ma per tornare, tutto tace.
Il labirinto è salvo. Il Minotauro è salvo. L’eroe è salvo.
E tutto ciò che fu separato — paura e amore, ombra e luce — può finalmente respirare insieme.
Massimo Comella
(Tutti i diritti Riservati)

Io credo nella potenza della scrittura e credo fermamente che la penna possa arrivare dove io o le  preghiere non posson...
27/09/2025

Io credo nella potenza della scrittura e credo fermamente che la penna possa arrivare dove io o le preghiere non possono.
Questo è un mio racconto per i bambini della Palestina.
Un piccolo gesto che ho scritto col cuore.
Condividete se volete.

Mi chiamo Hanin e ho cinque anni. Sono nata e cresciuta in un paese molto piccolo, che un tempo era grande. Mio padre, Ahmed, non l’ho mai conosciuto. Sono nata nel paese dei profeti, della preghiera… e della guerra. Non ho mai capito cosa gli sia accaduto. Non ho mai capito perché il mio cielo è tanto diverso da quello degli altri bambini: un cielo dove, insieme alla pioggia, cadono bombe e sangue.
Mi è stato detto che tutto è cominciato dopo una grande guerra, in cui sono morti uomini, donne e bambini piccoli come me. Mi è stato detto che, lontano, da qualche parte nel mondo – e nel tempo – un popolo è stato sterminato solo perché apparteneva a quel popolo.
In quel luogo la morte non pioveva dal cielo, ma saliva, lenta, come i lamenti delle madri. Saliva da campi dove non crescevano più fiori, ma recinti. Luoghi dove non si poteva giocare, da dove non si poteva fuggire.
Il mio cuore era ancora troppo piccolo per contenere tutto il male del mondo: quel giorno non c’era ancora spazio. E così ho pianto per quei bambini. “Qual è la colpa di appartenere a un popolo?”, mi ero chiesta.
Ricordo di essere corsa fuori a raccogliere dei fiori, proprio per quei bambini. E ricordo di aver pregato il mio Dio per loro. Io non lo sapevo se il mio Dio era lo stesso di quegli innocenti, ma gli ho chiesto di portarli in un luogo dove potessero giocare, per sempre, lontano dai recinti e dal male.
Ricordo che, mentre pregavo, ho sentito un sibilo fastidioso nella testa. Poi i miei polmoni si sono riempiti di polvere. Infine, è giunto il buio.
Quando mi sono svegliata, la mano che stringeva quei fiori… non c’era più. Il cielo, o forse il Dio di quei bambini, se l’era portata via.
Accanto a me c’era mia nonna, Nisreen. Piangeva, ma le lacrime non uscivano dagli occhi. Eppure, ricordo, bagnavano le lenzuola. Mi bagnavano l’anima.
Le ho chiesto: “Nonna, è la stessa gente cattiva che ha ucciso quei bambini? Quella di cui mi hai parlato? Sono stati loro a farmi questo? Sono stati loro a strapparci la nostra terra, a rinchiuderci dietro il filo spinato? Sono stati loro a portarmi via papà Ahmed, e prima di lui, dopo di lui, tanti miei amici? Sono stati loro a farci morire di fame, a sparare per le strade mentre cerchiamo, con ciotole vuote, un po’ d’acqua?”.
Le ho fatto vedere il mio braccio. “Nonna,” le ho chiesto, “ma quella gente… non aveva perso la guerra?”
Nisreen, chiudendo gli occhi, ha stretto il mio moncone e se l’è portato al petto, vicino al cuore zuppo di lacrime.
Poi, dopo un lungo silenzio, mi ha detto:
– “Sì, bambina mia. È vero, quella gente ha perso la guerra.”
– “E allora…” le ho chiesto, “chi sono i cattivi che si sono portati via i miei fiori?”
– “Non ci crederai, figliola mia. Ma sono stati i figli dei bambini per cui li avevi raccolti.”

Piange Hanin, insieme alla nonna Nisreen. Piangono come piange il cielo, quando si spezza.
Il cuore della bambina è ancora troppo piccolo per capire cos’è davvero l’orrore. E allora piange.
Piange come fa il cielo, a volte, in un luogo dove non si vedono le stelle ma solo i lampi dell’assedio.
Piange Hanin. Non perché le hanno tolto, per sempre, una mano. Ma perché le hanno tolto… i suoi fiori.

(Massimo Comella)

Ospite al convegno regionale Sicilia dell’AURO (associazione urologi italiani ) nella splendida cornice di Caltagirone p...
20/09/2025

Ospite al convegno regionale Sicilia dell’AURO (associazione urologi italiani ) nella splendida cornice di Caltagirone per parlare di sessuologia. Mai avrei pensato di colloquiare come psicoterapeuta e sessuologo con gli Andrologi di tutta la Sicilia e oltre. Credo sia una delle più belle opportunità di creare ponti e di parlare di disagio psichico, di sofferenza nelle relazioni, di campo relazionale. Sono onorato ed emozionato per questo invito. Un bel respiro … tra poco tocca a me 😊

Le madri non smettono mai di parlarci.Neppure quando tacciono.Neppure quando muoiono.Ce le portiamo dentro,buone o catti...
12/09/2025

Le madri non smettono mai di parlarci.
Neppure quando tacciono.
Neppure quando muoiono.
Ce le portiamo dentro,
buone o cattive che siano state,
e ogni giorno conviviamo
con l’eco delle loro carezze
o dei loro abbandoni.
Da qualche parte, nell’anima,
deve esserci un ombelico e
un filo sottile, invisibile,
che la vita — per qualche ragione —
non ha mai reciso.
Puoi viaggiare,
salire, scendere, cambiare tutto…
Puoi persino cambiare il mondo,
ma quella voce non la puoi cambiare.
La voce che conoscevi
ancora prima di nascere
continua ad abitarti,
a parlarti.
Ti segue.
Ti sospinge.
A volte ti benedice.
Altre ti ferisce.
E tu, alla fine, sei sempre lì:
a fare i conti con loro,
con ciò che ti hanno dato
e con ciò che ti hanno tolto.
Fino all’ultimo giorno,
fino all’ultimo respiro.
Perché quel filo,
nonostante tutto,
Non si spezza mai.
(Massimo Comella)

Qualcosa nel mondo mi sta dicendo: "Massimo continua a scrivere". Quarto classificato al X premio internazionale Salvafo...
04/08/2025

Qualcosa nel mondo mi sta dicendo: "Massimo continua a scrivere".

Quarto classificato al X premio internazionale Salvafore Quasimodo.
Accolgo questa notizia con stupore perché dopo il premio Sicilia questo è il mio primo concorso letterario nazionale.
Credo che sia ora di lasciare dietro di me "Come nuvole sotto l'ombrello" e terminare, in questa pausa estiva, il mio nuovo romanzo.

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a tutto questo ❤️

Onorato di portare il dott Dimitri, le sue storie, la sua storia nella bella Messina. Scrivere è l’inizio di un viaggio ...
27/01/2025

Onorato di portare il dott Dimitri, le sue storie, la sua storia nella bella Messina.
Scrivere è l’inizio di un viaggio che comincia quando prendi in mano la tua penna e non finisce mai.

Questo libro non smetterà mai di sorprendermi. Sembra che, in silenzio, le parole e le storie che esso contiene creino i...
22/01/2025

Questo libro non smetterà mai di sorprendermi. Sembra che, in silenzio, le parole e le storie che esso contiene creino infiniti ponti e che il tempo non lo scalfisca, anzi ne alimenti il vigore.
Quante cose riescono a fare le parole, e quante ne riesce a fare un romanzo che parla delle guerre che avvengono nell’anima. Di parti che vogliono vincere e di parti che non vogliono perdere: quelle rese e vittorie, necessarie, che avvengono in ognuno di noi, nel silenzio, sotto un ombrello; quelle rese e vittorie dove poco importa se, sotto quell’ombrello, tu sei il terapeuta o uno dei tuoi pazienti.
È con grande piacere che accolgo l’invito della mia amica Ivana Risitano di presentare il libro nella sua città presso la libreria Colapesce. A questo incontro si uniranno Selene Romeo e Rossana Mandatari e, insieme, con vero piacere, ci confronteremo sulla storie, sui temi del libro, sul controverso personaggio del dott. Vaslav Dimitri e … sulle fragilità degli uomini.

Dovrebbe sempre esserci la neve sotto i regali di Natale. Dovrebbe esserci sempre un po’ di neve, tutta per noi, sotto g...
25/12/2024

Dovrebbe sempre esserci la neve sotto i regali di Natale. Dovrebbe esserci sempre un po’ di neve, tutta per noi, sotto gli alberi, in questi giorni che si rinnovano, per raccoglierla con le mani (dopo aver aperto i nostri doni) e vederla, lentamente, sciogliere con quel calore che abbiamo dentro. Dovremmo imparare da questo semplice gesto, e poi ricordarlo per il resto della nostra vita, come si fa ad affrontare i giorni.
Il calore delle nostre mani, occhi pieni di luci e sogni, e doni, e bellezza: nulla può contro queste armi. Nessun freddo potrà mai resisterci se dentro le nostre mani avremo, almeno una volta, visto sciogliersi il mondo.

Buon Natale a voi tutti
da … “Vaslav Dimitri”.

Io sono cresciuta in una stanza di passaggio, una camera senza una porta. Chiunque entrava ed usciva nella mia vita: pas...
07/12/2024

Io sono cresciuta in una stanza di passaggio, una camera senza una porta. Chiunque entrava ed usciva nella mia vita: passava da quella stanza senza chiedermi se poteva accendere le luci, se fossi nuda o vestita. E così ho trascorso la mia esistenza, così sono cresciuta senza pelle e senza chiedere permesso: perché nessuno me lo aveva mai chiesto.
Sai, fa male essere senza pelle: anche solo un soffio può raggiungerti l’anima, ma tu non lo sai che quel soffio è dolore, finché non ti rompi e senti il crepitio dei passi sopra i tuoi pezzi. Tutti sono di passaggio nella mia vita, e ancora oggi lo sono, e vanno di corsa, sia che io sia nuda, che io sia vestita, che io gli urli contro, che io li ami.
Gli psichiatri hanno detto che ho un disturbo: dicono che io sia una “border” e che devo prendere dei farmaci. Tutti uguali, “avanti un altro”, dicevano all’infermiera dopo di me, e così anche io sono diventata di passaggio in tante stanze bianche e illuminate dalla luce fredda dei neon.
Un giorno ho incontrato te Dimitri, tu mi hai ascoltata, poi mi hai portata fuori dalla tua clinica in un parco dove c’era un’altalena. Quel giorno ero stupita: non l’avevo mai vista un’altalena. Poi mi ha chiesto di salirci e mi hai semplicemente spinta verso l’alto. Non sentivo i tuoi passi, non eri di passaggio e, finalmente, non lo ero io. Non l’avrei mai detto ma quell’altalena è divenuta la mia pelle. C’era un limite oltre cui non si poteva andare e lì, giorno dopo giorno, ho imparato a tenermi forte e aver meno paura cadere per terra, meno paura di cadere nel mondo.
Ricordo quando, prima di uscire dalla clinica, ti ho detto che avevo un pò timore della luce: era forse perché solo nel buio, quando tutti dormivano, non venivo attraversata dalle cose. I tuoi occhi si sono illuminati e prima di salutarmi, con uno dei tuoi infiniti abbracci, mi hai detto che era normale e che anche tu avevi paura di qualcosa. Io non riuscivo a crederci che uno come te potesse avere la strizza ma poi ho guardato dentro i tuoi occhi e l’ho vista la paura: ho visto tutti quei pezzi infranti e calpestati ed è allora che ho capito che ce la potevo fare anche io: io che ero cresciuta senza sapere che le porte fossero necessarie quanto le altalene.

Massimo Comella
(Tutti i diritti riservati)

Indirizzo

Via E. Pantano 153 Catania
Catania
95100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 17:00

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