12/03/2026
Si è appena conclusa la nona lezione del 15° corso di formazione per volontari ospedalieri V.O.I., un appuntamento particolarmente ricco di contenuti e testimonianze. A guidare l’incontro sono stati tre professionisti della sanità che quotidianamente operano accanto a persone fragili e alle loro famiglie: il dott. D’Antoni, direttore dell’Hospice ARNAS Garibaldi di Nesima, il dott. Granata, direttore dell’Unità di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale Cannizzaro, e il dott. Maimone, direttore della Neurologia dello stesso ospedale.
L’incontro ha offerto ai volontari uno sguardo diretto su tre realtà ospedaliere diverse tra loro, ma unite da un elemento fondamentale: la centralità della persona e l’attenzione alla qualità della vita, anche quando la malattia impone percorsi difficili.
Il dott. D’Antoni ha presentato la realtà dell’Hospice, un luogo di cura dedicato ai pazienti affetti da patologie in fase avanzata o terminale. Qui le cure palliative non hanno l’obiettivo di guarire la malattia, ma di alleviare la sofferenza, controllare il dolore e accompagnare il paziente con dignità nell’ultima fase della vita. In questo contesto il ruolo dei volontari diventa particolarmente prezioso: la loro presenza discreta, fatta di ascolto, compagnia e vicinanza umana, contribuisce a rendere l’ambiente più accogliente sia per i pazienti sia per i familiari che vivono momenti di grande fragilità.
Il dott. Granata ha invece illustrato l’attività del reparto di Nefrologia e Dialisi, dove vengono seguiti pazienti affetti da insufficienza renale cronica, spesso costretti a sottoporsi a trattamenti dialitici più volte alla settimana. Si tratta di un percorso lungo e impegnativo, che richiede grande forza e capacità di adattamento. Anche in questo contesto la presenza dei volontari può rappresentare un sostegno importante: un volto familiare, una parola gentile, un momento di dialogo possono aiutare i pazienti ad affrontare con maggiore serenità le ore trascorse in reparto.
Il dott. Maimone ha infine presentato la complessità della Neurologia, dove vengono trattate patologie spesso invalidanti come ictus, malattie neurodegenerative e altre condizioni che possono compromettere progressivamente l’autonomia della persona. Qui l’attenzione non riguarda solo l’aspetto clinico, ma anche quello umano e relazionale, perché dietro ogni diagnosi c’è una storia, una famiglia, una vita che cambia improvvisamente. Anche in questo reparto i volontari possono offrire una presenza rassicurante, capace di restituire un senso di normalità e di vicinanza.
Un filo conduttore dell’incontro è anche stato quello delle cure palliative, intese non soltanto come intervento medico nella fase terminale, ma come approccio globale alla persona. Accompagnare, alleviare la sofferenza, sostenere psicologicamente e spiritualmente il paziente e i suoi familiari sono aspetti fondamentali di una medicina che mette al centro la dignità dell’essere umano.
In questo cammino, anche il volontariato trova il suo spazio più autentico: essere accanto senza invadere, ascoltare senza giudicare, offrire tempo e umanità. E quando la malattia conduce verso la terminalità, ciò che rimane davvero essenziale è la relazione, la cura della persona nella sua interezza.
Accanto alla professionalità dei medici e degli operatori sanitari la presenza attenta dei volontari può diventare segno concreto di quella ca**tà che si traduce in gesti semplici ma carichi di significato: una mano stretta, uno sguardo, una parola di conforto.
È proprio in questa alleanza tra competenza, umanità e spiritualità che si costruisce un’autentica cultura della cura, capace di accompagnare la persona con rispetto, dignità e amore.
ARNAS Garibaldi Catania