11/04/2026
Quando ho iniziato ad occuparmi di dipendenza affettiva era il 2016. Se ne parlava ancora poco e quando si cominciò a parlarne la narrativa social giró tutta intorno alla figura del narcisista patologico, cosicché il focus sulle dinamiche di dipendenza si p***e prima ancora di poter essere sviluppato a dovere.
Intanto, però, noi clinici continuavamo a sederci di fronte a persone coinvolte in relazioni estremamente disfunzionali, estremamente dipendenti.
A seconda della nostra epistemologia di riferimento tentavamo inquadramenti. Io, da terapeuta sistemica, individuai nella famiglia dove cresce una persona, spesso donna, dipendente affettiva, pattern precisi e caratteristiche personologiche più probabili.
Una grossa fetta di pazienti, però, non rispondeva a quei criteri e nemmeno a quelli che la ricerca più recente andava delineando con metodi scientifici, più affidabili di un occhio clinico, seppur molto allenato.
Mi domandavo dunque cosa accumunasse le donne che a quei criteri non corrispondevano, quelle che non avevano famiglie tipiche, né storie tipiche, né caratteristiche caratteriali tipiche da dipendenti affettive.
La risposta arrivò anni dopo, man mano che gli studi proseguirono. Ma non gli studi sulla dipendenza affettiva, come potremmo pensare. Quelli sulla neurodivergenza e, in particolare, su due neurodivergenze: ADHD e ASD (autismo).
“Dipendenza affettiva” a volte è una lente utile.
Altre volte, però, è una semplificazione che non rende giustizia della complessità. Soprattutto quando parliamo di donne neurodivergenti.
Alcune esperienze si somigliano, ma non sono la stessa cosa:
– l’intensità può essere dopamina e iperfocalizzazione.
– la paura può essere sensibilità al rifiuto.
– l’adattamento può essere masking.
Il rischio è chiamare tutto allo stesso modo e intervenire in maniera sbagliata.
Non si tratta di negare la dipendenza affettiva.
Si tratta di riconoscere quando c’è davvero.
E di distinguere quando, invece, il tuo sistema nervoso sta solo cercando un modo per stare nelle relazioni.
Capire questa differenza non è teoria. È clinica.
Ed è cura terapeutica.
Dott.ssa Silvia Pittera.
dipendenzaaffettiva