12/05/2026
Viviamo in un tempo in cui l’emergenza non appare più come un evento eccezionale e circoscritto, ma come una condizione che attraversa stabilmente la vita delle persone, delle comunità e delle istituzioni.
Pandemie, guerre, catastrofi ambientali, migrazioni forzate, violenze sociali, fragilità economiche e profonde trasformazioni culturali ci mettono continuamente di fronte a scenari complessi, nei quali la crisi e l'instabilità globale hanno ormai permeato l'esperienza quotidiana e l'orizzonte esistenziale di ognuno di noi.
In questo contesto, la psicologia dell’emergenza e la psicotraumatologia sono chiamate a interrogarsi profondamente: non solo su come intervenire nelle crisi, ma anche su come abitare il tempo della crisi senza perdere il senso umano della relazione, della cura e della comunità.
Crediamo che “riterritorializzare” significhi proprio questo: ritrovare luoghi, legami, linguaggi e pratiche capaci di restituire orientamento, appartenenza e senso di comunità, a partire dalla nostra comunità professionale ma estendendo la riflessione a tutti coloro che a vario titolo abitano ed esercitano all'interno di contesti e dispositivi di cura.
Come associazione, abbiamo sentito forte la responsabilità di creare spazi di incontro, confronto e pensiero condiviso. Perché nessun professionista può affrontare da solo il peso emotivo e sociale che il nostro tempo ci consegna. E forse ha senso, in questi tempi così difficili e complessi, non sottrarsi alla responsabilità di prendersi cura della nostra fragilità ma anche di nutrire le nostre parti generative.
Questo è il perché abbiamo fortemente avvertito l'urgenza di avviare una riflessione portandola fuori dal dominio disciplinare esclusivo della psicotraumatologia e della psicologia dell’emergenza.
Le giornate appena trascorse sono state pensate quindi non soltanto come momento formativo, ma come occasione di scambio autentico, di ascolto reciproco e di costruzione collettiva di significati, scegliendo di proporre un lavoro in assetto esperienziale proprio perché crediamo che alcuni temi non possano essere affrontati soltanto sul piano teorico o tecnico. Come sappiamo, l'esperienza condivisa, il coinvolgimento personale e il lavoro di gruppo possono diventare strumenti preziosi per favorire riflessione, consapevolezza e connessioni profonde. E in un tempo segnato dalla frammentazione e dall’isolamento, riteniamo importante creare contesti nei quali sia possibile sostare insieme nelle domande, nelle emozioni e nelle complessità che il lavoro nella clinica, nel sociale, nelle istituzioni giornalmente ci pone.
Ringraziamo quindi innanzitutto i professionisti, i colleghi, gli amici che hanno scelto di esserci, condividendo tempo, competenze e presenza.
Un ringraziamento particolare va a tutti coloro che hanno collaborato all’organizzazione di questo evento, agli enti patrocinatori, ai partners e non ultimi ai relatori che con generosità hanno messo a disposizione esperienze, riflessioni e strumenti.
Ci auguriamo che il lavoro avviato possa sempre trovare circostanze favorevoli per la sua prosecuzione.
E che ci si possa presto ritrovare per ritornare a sognare insieme!
Alla prossima! 🌱