Luisa Granato - Psicoterapeuta

Luisa Granato - Psicoterapeuta Psicologa, Psicoterapeuta di formazione familiare e sistemico relazionale. Terapeuta EMDR.

La dottoressa Luisa Granato, psicologa e docente, specialista in psicologia clinica, offre servizio di consulenza e sostegno psicologico individuale, alla coppia e alla famiglia. L’intervento mira ad offrire un aiuto concreto per:
- Risolvere problemi specifici;
- Prendere decisioni;
- Accrescere l’autostima e sviluppare una migliore conoscenza di sé;
- Acquisire strumenti per la gestione di momenti di crisi, conflitti personali e/o relazionali.

01/04/2026

Piccolo promemoria per le piccole e grandi "avventure"quotidiane...

C'è un sacco di gente là fuori arrogante e presuntuosa.
Nonostante conosca le proprie mancanze, prova a fare sentire manchevoli gli altri... il mondo ne è pieno.

In tutte quelle situazioni dove fare domande è un diritto, e rispondere è doveroso.

Quando ti troverai davanti situazioni in cui qualcuno vuole farti passare per l'esageratə di turno, il fissatə, il paranoicə... Ricorda:

È un meccanismo di difesa classico:
chi agisce con superficialità spesso si sente minacciato dalla precisione altrui, perché quest'ultima mette in luce le loro lacune. Cercano di far passare la tua cura per i dettagli come una "fissa" o un peso per non dover ammettere di essere stati pigri o approssimativi.

La verità è che la qualità richiede tempo e testa, cose che non tutti sono disposti a investire. Non farti scalfire: la tua integrità e il tuo standard lavorativo (o personale) sono valori, non difetti. Conta il giudizio di chi ha lo spessore per capire la differenza tra un lavoro fatto e un lavoro fatto bene.
Quindi continua ad andare avanti, e non permettere a nessuno di farti sentire chi non sei.
Questo metterà ognuno al suo posto, oltre il tuo confine.

    LASCIARE ANDARE non è dimenticare e non è minimizzare.Non cancella ciò che è successo, né riduce l’intensità di quel...
30/03/2026



LASCIARE ANDARE non è dimenticare e non è minimizzare.
Non cancella ciò che è successo, né riduce l’intensità di quello che hai provato.

È un atto attivo. Significa dirsi:
“Questo mi ha fatto male. Riconosco il valore che aveva, riconosco il dolore che mi ha causato… ma scelgo di non restarne prigioniero.”

Significa non restare più fermə dentro quel dolore, ma avanzare.
Lasciarlo in un posto dove possiamo ancora vederlo,
ma dove non ci tiene più stretta la mano fino a lasciarci i segni ai polsi.

Significa poter dire:
“Tu esisti. Ma io scelgo di non restare con te.”

Posso voltarmi, guardarti,
e allo stesso tempo continuare a camminare.

E, passo dopo passo, accorgermi che, mentre ti guardo da lontano,
vedo sempre di più la strada che ho fatto.

PSICOLOGA-PSICOTERAPEUTAHo conseguito la laurea magistrale presso l’Università di Palermo con votazione 110/110 e lode. ...
27/03/2026

PSICOLOGA-PSICOTERAPEUTA

Ho conseguito la laurea magistrale presso l’Università di Palermo con votazione 110/110 e lode. Successivamente, mi sono specializzata in Psicoterapia ad orientamento sistemico-relazionale presso il CTR (Centro di Terapia Relazionale) di Catania, con sede principale a Roma, sotto la direzione del Professor Luigi Cancrini.

Ho completato la formazione di primo e secondo livello in terapia con metodo EMDR presso l’Associazione EMDR Italia.

Sono coordinatrice dell'attività formativa presso l'associazione ERIS di Catania, e svolgo attività clinica presso il mio studio professionale, rivolgendo il mio intervento a individui, coppie e famiglie.

L’approccio sistemico-relazionale mi consente di lavorare in profondità sui sistemi relazionali, andando oltre il sintomo visibile per intervenire sulle radici del disagio. Questo permette di operare efficacemente in tutti quei contesti che richiedono un’attenzione particolare alle dinamiche familiari e relazionali.

L’integrazione del metodo EMDR mi consente di intervenire in modo mirato sul trauma, anche nei casi di traumi complessi e ferite profonde legate all’attaccamento.

Pur considerando la formazione continua un elemento fondamentale della mia pratica professionale, ritengo che nessuna tecnica possa essere realmente efficace senza una relazione terapeutica solida. Per questo motivo, la mia priorità è offrire uno spazio accogliente, basato sulla fiducia, in cui la persona possa sentirsi libera di esplorare e ritrovare sé stessa. Uno studio che diventa un luogo sicuro, un “pezzo di mondo” in cui potersi riconnettere.

Il mio lavoro per me è senza dubbio una professione, ma ancora prima è una missione: una passione che dà senso alla mia vita e che metto al servizio degli altri.

La psicologia non è una bacchetta magica capace di trasformare la vita in qualcosa di perfetto e privo di difficoltà. È piuttosto uno strumento per costruire risorse interiori e relazionali, che permettano di affrontare la vita con maggiore flessibilità, affinché le inevitabili tempeste possano piegare, ma non spezzare.

AMBITI DI INTERVENTO
Per me, il disagio psicologico non si riduce a una semplice diagnosi, ma è un universo complesso di esperienze soggettive. Ogni percorso è unico e non esistono confini rigidi. Tuttavia di seguito elenco alcuni ambiti in cui spesso accompagno le persone, senza che questo limiti le possibilità di intervento, e nell'idea che il disagio psicologico non sia una rigida etichetta, ma un insieme di sfumature uniche e soggettive.

- Disturbi d’ansia, attacchi di panico e stress
- Disturbi dell’umore
- Traumi psicologici, traumi complessi e ferite dell’attaccamento
- Disturbi del comportamento alimentare
- Elaborazione del lutto e delle perdite
- Difficoltà relazionali, familiari
- Problematiche di coppia
- Bassa autostima, insicurezza
- Momenti di crisi, cambiamenti di vita e transizioni evolutive
- Disagio legato a malattie croniche (es. fibromialgia) e somatizzazioni
- Dipendenza affettiva e difficoltà nelle relazioni interpersonali
- Stalking e violenza psicologica
- Burnout e stress lavorativo
- Difficoltà legate alla genitorialità e alla gestione dei ruoli familiari
- Crescita personale e percorsi di consapevolezza

Per qualsiasi dubbio o domanda, non esitare a contattarmi.

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19/03/2026


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15/03/2026

🟣 Il 15 marzo ricorre la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

Accanto alle forme più conosciute e visibili, esiste una sofferenza spesso meno riconosciuta: quella di chi vive disturbi come bulimia, binge eating o altre forme di rapporto disfunzionale con il cibo. Condizioni che, proprio perché possono restare a lungo invisibili, rischiano di essere sottovalutate o intercettate tardi, mentre la sofferenza psicologica cresce nel silenzio.

Diverso, ma altrettanto problematico, è lo sguardo sociale che spesso accompagna l’obesità. Sempre più la letteratura scientifica e clinica invita a considerarla anche all’interno dello spettro dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, per i numerosi correlati psicologici, emotivi e relazionali che possono caratterizzare il rapporto con il cibo e con il proprio corpo. Eppure continua spesso a essere letta con superficialità come mancanza di volontà, “vizio” o scarsa disciplina alimentare, riducendo una condizione complessa a un semplice giudizio sul comportamento individuale.

Come Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana riteniamo fondamentale spostare lo sguardo dal giudizio alla comprensione, riconoscendo che i disturbi della nutrizione coinvolgono dimensioni psicologiche, relazionali e sociali e richiedono ascolto, competenza e percorsi di cura adeguati ed integrati, con il supporto di diversi professionisti della salute.

La sofferenza psichica non chiede giudizi superficiali e affrettati, urla in silenzio, attraverso i sintomi del corpo e comportamenti disfunzionali, il bisogno di essere vista, riconosciuta e abbracciata. 💜

       Agire in emergenza significa agire come professionisti della salute mentale nei momenti immediatamente successivi...
15/03/2026



Agire in emergenza significa agire come professionisti della salute mentale nei momenti immediatamente successivi a situazioni traumatiche come incidenti, violenze, aggressioni, morti, terremoti, alluvioni, diagnosi mediche.
In questi momenti le reazioni possono essere diverse e soggettive, ma tutte sono, prima di ogni altra cosa:
una reazione normale a un evento anormale.

Dopo un trauma è comune infatti provare paura, confusione, rabbia, tristezza o sentirsi disorientati. Sono risposte umane e naturali.

Il problema nasce quando quell’evento non viene elaborato.

Se nel tempo si tende a evitare, rimuovere o non dare spazio a ciò che è accaduto, quella reazione inizialmente normale può trasformarsi in qualcosa di diverso: una risposta anormale a normali eventi della vita.
Ansia, attacchi di panico, preoccupazioni, dinnanzi a eventi innocui e privi di reale pericolosità.

In questo senso non solo il tempo non permette automaticamente di guarire, ma può addirittura aggravare, facendola diventare un vero e proprio disturbo, una reazione che inizialmente invece è assolutamente normale e fisiologica.

Per questo costituisce un'importante risorsa intervenire sin dalle prime fasi, offrendo ascolto, supporto e strumenti per affrontare ciò che è successo.
In quest'ottica il metodo EMDR è uno strumento che dimostra di essere efficace e scientificamente valido.

Agire in emergenza psicologica non significa solo gestire il momento critico:
significa anche prevenire che il trauma si cronicizzi.

In questo senso il nostro lavoro è oltre che un lavoro di cura, un importante lavoro di prevenzione, affinché le persone possano, nonostante gli eventi di vita avversi, godere del più alto livello possibile per loro di qualità della vita.

Due giornate di studio e formazione preziose grazie a Associazione EMDR Italia

La frase: “il tempo guarisce tutte le ferite” è molto diffusa, ma dal punto di vista psicologico è incompleta. Il tempo ...
15/03/2026

La frase: “il tempo guarisce tutte le ferite” è molto diffusa, ma dal punto di vista psicologico è incompleta.
Il tempo da solo spesso non guarisce le ferite emotive, soprattutto quando si tratta di eventi ad alto impatto emotivo o traumatico.

Non solo non guarisce le ferite, ma il tempo, se non accampagnato da un profondo lavoro di rielaborazione, può addirittura portare all'emergere di nuovi sintomi, e nuove ferite. E questo può avvenire anche a distanza di molto tempo dall'evento traumatico. Tanto da rendere difficile talvolta riuscire a collegare come ci si sente nel presente, dal cosa lo ha scatenato.

Nella ricerca in psicologia e psicotraumatologia si osserva che, dopo un evento molto intenso (lutto, violenza, incidente, tradimento profondo, ecc.), possono comparire:

- Pensieri intrusivi o ricordi che tornano involontariamente

- Iperattivazione emotiva o corporea (ansia, allerta, irritabilità)

- Disregolazione emotiva

- Evitamento di persone, luoghi o ricordi

- Sensazione che l’evento sia “ancora presente”

Queste reazioni sono tipiche delle risposte al trauma.

_______________________________

Perché il tempo da solo spesso non basta?

Il cervello, dopo un evento traumatico, può immagazzinare il ricordo in modo non integrato. Invece di diventare un normale ricordo autobiografico, rimane “attivo” nel sistema di allarme.

Come dire che il tempo passa, ma il sistema nervoso resta bloccato nella risposta di minaccia.

Quello che la ricerca mostra è che il recupero avviene quando oltre al tempo c’è anche processo attivo di elaborazione attraverso il:

- Dare significato narrativo all’esperienza

- Regolare il sistema nervoso (sicurezza, relazioni, corpo)

- Elaborare i ricordi in modo guidato

- Ricevere supporto relazionale o terapeutico

Il tempo può aiutare.
Ma spesso ciò che fa davvero la differenza è come attraversiamo quel tempo.

13/03/2026

In occasione della Settimana del Fiocchetto Lilla 🟣, dedicata alla sensibilizzazione sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, vogliamo dare spazio a una voce che rappresenta molte storie.

Dietro un disturbo alimentare non c’è solo una questione di peso o di alimentazione.
Spesso c’è un tentativo di regolare emozioni intense, di gestire esperienze dolorose, di sopravvivere a un senso profondo di inadeguatezza.

Un trattamento specialistico e integrato, come quello con terapia EMDR, può aiutare a elaborare ciò che è rimasto bloccato nel passato, favorendo un cambiamento più stabile e consapevole.

Parlare di disturbi alimentari significa parlare di cura, comprensione e possibilità di guarigione. Grazie a Laura per aver condiviso con noi questo suo spaccato di vita e per il coraggio portato avanti 💜

 In ogni relazione di coppia esistono tre dimensioni: un IO, un TU e un NOI.Ognuno porta nella relazione la propria stor...
12/03/2026


In ogni relazione di coppia esistono tre dimensioni: un IO, un TU e un NOI.
Ognuno porta nella relazione la propria storia, le proprie esperienze e talvolta anche ferite o traumi che possono influenzare il modo di stare insieme, di comunicare e di affrontare i conflitti.

A volte ciò che accade nella coppia non riguarda solo il presente, ma è legato a bisogni profondi, paure o modalità di difesa costruite nel tempo.
Esperienze attuali che riattivano storie di vita antiche, creando una confusione tra presente e passato.

La psicoterapia di coppia offre uno spazio sicuro in cui poter esplorare queste dinamiche. Il lavoro condiviso permette di conoscere meglio se stessi e l’altro e dare spazio al noi della coppia.
Il passato resta parte delle storie di ciascuno, ma perde il potere di influenzare negativamente il presente.

Non si tratta di trovare colpe, ma di costruire maggiore consapevolezza e nuove possibilità di incontro nella relazione.

Esiste un dolore che non deriva da ciò che ci è stato fatto, ma da ciò che non è stato fatto. È il trauma del "non senti...
04/03/2026

Esiste un dolore che non deriva da ciò che ci è stato fatto, ma da ciò che non è stato fatto.
È il trauma del "non sentirsi protetti", quel vuoto lasciato da chi avrebbe dovuto alzare la voce per difenderci e invece ha scelto il silenzio.

In psicologia, questo si può definire "un trauma da tradimento relazionale".

Quando chi dovrebbe proteggere tace davanti a un’ingiustizia o a un abuso, il messaggio che arriva non è neutro. È un messaggio che dice: "La tua sofferenza non è abbastanza importante".

Questo silenzio scava solchi profondi.
- Ci fa dubitare della nostra verità: "Se nessuno dice niente, forse sto esagerando io?"
- Ci insegna l'iper-vigilanza: Impariamo a proteggerci da soli, diventando eccessivamente controllanti per paura di essere di nuovo abbandonati nel momento del bisogno.
- Spezza la fiducia: Diventa difficile credere che qualcuno, in futuro, possa davvero "esserci" per noi.
Si sviluppa un senso di "solitudine forzata".

La guarigione non passa attraverso il recupero magico della voce di chi è rimasto zitto allora. Passa attraverso la tua voce oggi.

Attraverso la possibilità di:
- Darti ragione: Il primo atto di protezione è smettere di minimizzare il tuo dolore. Se hai sofferto, quella sofferenza era reale.

- Diventare il tuo "adulto protettivo": La psicoterapia serve a costruire dentro di te quella figura ferma e amorevole che non hai avuto. Oggi puoi essere tu a dirti: "Io ti vedo, io ti credo e non permetterò che accada di nuovo".

Il tuo valore non è mai dipeso dalla capacità degli altri di difenderlo. Il silenzio di chi avrebbe dovuto e potuto parlare dice qualcosa di quella persona, no di te.

Due immagini si accostano una accanto all'altra, suscitando pensieri e riflessioni.Da una parte l'orrore della guerra, d...
01/03/2026

Due immagini si accostano una accanto all'altra, suscitando pensieri e riflessioni.
Da una parte l'orrore della guerra, dall'altra la leggerezza di un festival di musica, con la sua canzone vincitrice, oggi commentata e criticata da molti.
Così, senza entrare nel merito del festival di Sanremo, o sulla canzone vincitrice, mi piacerebbe condividere qualche riflessione, che dal caso specifico si sposti su un discorso un pò più generale.

La canzone vincitrice del Festival di Sanremo può sembrare “carina, leggera, orecchiabile”, magari non profonda o impegnata. E una parte di noi, quella che ama analizzare, scavare, cercare significati, potrebbe giudicarla superficiale.

Così in questa domenica, tra un buon pranzo, e una pausa caffè, rifletto e mi chiedo:
In un momento di tristezza o di sovraccarico emotivo, cosa cerchiamo davvero?

Quando siamo stanchi, feriti o sopraffatti, non sempre vogliamo altra profondità, non sempre abbiamo la forza di guardare il buio, non sempre desideriamo qualcosa che ci faccia riflettere ancora di più.

A volte cerchiamo leggerezza, distrazione, ritmo, qualcosa che ci faccia muovere il corpo invece di restare bloccati nella testa. Questo non è superficialità. È autodifesa emotiva.

Viviamo in una società esposta continuamente a notizie drammatiche, crisi, tensioni, incertezze, guerre. Il nostro sistema nervoso è spesso in allerta.
In questo contesto, una canzone leggera può diventare una pausa, un respiro, una tregua dal peso.
Non è che stiamo rinunciando alla profondità. Forse stiamo solo scegliendo, in quel momento, di sopravvivere con ciò che abbiamo.

La leggerezza, in certi periodi, non è frivola, è regolazione emotiva. È un modo per dire: “Adesso non ce la faccio a sentire tutto. Ho bisogno di un attimo di sollievo”.

Forse quindi non è una questione di qualità o profondità artistica. Forse, in un tempo collettivamente pesante, scegliamo inconsciamente qualcosa di leggero perché è ciò che ci permette di respirare. Non stiamo fuggendo, ci stiamo proteggendo.

Il punto però va oltre questo dato di fatto.

La leggerezza è una pausa necessaria. Ma se diventa l’unica lingua che parliamo, allora non stiamo più respirando, stiamo evitando. E una società che evita troppo a lungo rischia di perdere la capacità di elaborare, crescere e trasformarsi.

Sì, la leggerezza può essere una regolazione sana. Ma quando diventa l’unico registro disponibile, allora non è più solo sollievo, può diventare evitamento.
La differenza sta qui:
- Difesa funzionale (breve periodo) → mi proteggo per recuperare energie.
- Difesa cronica → evito sistematicamente il contatto con ciò che fa male.

La negazione, in psicologia, è un meccanismo di difesa primario che nel breve termine abbassa l’ansia e permette di non essere travolti. Ma se si cronicizza può portare a:
- anestesia emotiva,
- difficoltà a riconoscere il disagio,
- impoverimento del pensiero critico,
- incapacità collettiva di elaborare traumi.

Ed è qui che entra il livello sociale. Se una società:
- è costantemente esposta a crisi,
- non costruisce spazi di elaborazione,
- non investe in educazione emotiva,
- non favorisce comunità e dialogo,
allora rischia di oscillare tra due estremi: iper-allarme continuo oppure distrazione permanente.

In questo senso, la ricerca ossessiva di leggerezza può essere un campanello d’allarme. Non perché la leggerezza sia sbagliata, ma perché potrebbe segnalare una carenza di strumenti per stare nel dolore senza esserne distrutti.

Una società matura non elimina il dolore, ma lo nomina, lo attraversa, lo trasforma in consapevolezza.
Se invece lo copre sistematicamente con intrattenimento, consumo e stimoli rapidi, allora il rischio è la fragilità strutturale. Alla prima crisi seria, non abbiamo muscoli emotivi allenati.

Ora ovviamente non è il caso isolato della vincita di una canzone a Sanremo a fare suonare il campanello d’allarme…. Ma questa vincita probabilmente è l’ennesimo segnale in una società che sempre di più sembra oscillare costantemente tra due estremi… leggerezza da un a parte, e morte e distruzione e violenza dall’altra.

Così solo per riflettere un po'!

Tra EMDR e approccio SISTEMICO-RELAZIONALE _______________________________________Quando diciamo a una persona “controll...
28/02/2026

Tra EMDR e approccio SISTEMICO-RELAZIONALE
_______________________________________

Quando diciamo a una persona “controllati” o “non reagire così” spesso dimentichiamo una cosa:

il trauma non è solo un ricordo mentale.
Il trauma lascia segni profondi nel sistema nervoso e nelle strutture cerebrali che regolano paura, memoria ed emozioni.

Le esperienze traumatiche possono influenzare aree come:

- l’amigdala – il “centro della paura”, responsabile delle risposte automatiche di allarme
- l’ippocampo – coinvolto nella memoria e nel collocare gli eventi nel tempo
- la corteccia prefrontale – che regola l’autocontrollo e l’integrazione cognitiva

Queste modifiche biologiche non si risolvono con la sola volontà:
il cervello è plastico, ma ha bisogno di processi specifici di elaborazione e integrazione per riorganizzarsi.

Ecco dove entra in gioco l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing):

Studi di neuroimaging mostrano che dopo un trattamento con EMDR in persone con PTSD (Disturbo post traumatico da stress) si osservano modifiche funzionali nei circuiti della paura, in particolare in amigdala e ippocampo, insieme a cambiamenti nella connettività con aree corticali coinvolte nella regolazione emotiva.

Questi cambiamenti si associano a un miglioramento nell’estinzione della paura e nella gestione delle emozioni traumatiche.

Altri studi mostrano una riduzione dell’attività limbica (inclusa l’amigdala) e un aumento dell’attività nelle aree prefrontali dopo EMDR, indicando che il cervello passa da risposte automatiche di allarme a una maggiore regolazione cognitiva.

In studi con imaging strutturale, è stato osservato anche un incremento dei volumi ippocampali dopo un ciclo di terapia con EMDR, suggerendo che questa modalità può favorire una normalizzazione neurobiologica, non solo un cambiamento psicologico.

So che sono discorsi complessi... ma tutto questo per dire che;
EMDR non è solo “parlare del trauma”.

È un approccio terapeutico che facilita la rielaborazione dei ricordi traumatici a livello cerebrale, aiutando il sistema nervoso a:

- Ridurre l’iperattivazione della paura
- Migliorare la connessione tra aree che regolano emozioni e pensiero
- Riposizionare i ricordi traumatici nel passato, riducendo il loro impatto emotivo

Oggi la psicoterapia non è più solo parlare: è un lavoro di integrazione tra mente e corpo, che considera emozioni, memoria, fisiologia e comportamento come un sistema unico da riequilibrare.

Attuare questo lavoro all'interno di una cornice sistemico relazionale significa considerare l'individuo nella sua complessità, come unita bio-psico-sociale... come mente, come corpo e come relazioni.

Indirizzo

Catania
95028

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 13:00
Sabato 16:00 - 20:00

Telefono

+393294219444

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Our Story

BREVEMENTE DI ME:

Ho conseguito Laurea Magistrale in Psicologia nel 2007.

Abilitata alla professione di Psicologo dal 2008 e regolarmente iscritta all’Ordine degli Psicologi della regione Sicilia dal 2009.

Svolgo attività di insegnante di Psicologia dal 2008 e la libera professione dal 2012.