19/01/2026
Del 2025, come ginecologa, come medico e come donna, c’è molto che sono felice di lasciare indietro.
Lascio la paura che guida le decisioni cliniche.
Lascio la disinformazione sulla menopausa e sulla terapia ormonale.
Lascio l’idea che le donne debbano “resistere”, stringere i denti e andare avanti, invece di essere ascoltate e curate.
Ogni giorno seguo donne in menopausa e donne sopravvissute a un tumore al seno. Donne diverse, con storie diverse, ma troppo spesso accomunate dalla stessa esperienza: sentirsi dire che sono “troppo giovani” o “troppo grandi”, che i loro sintomi sono normali, inevitabili, o che “non c’è molto da fare”.
La menopausa non è un dettaglio.
Non è una fase marginale.
Non è un destino da sopportare in silenzio.
È una fase della vita che ha un impatto reale sulla salute fisica, sul benessere psicologico, sulla sessualità, sul lavoro, sulle relazioni e sull’invecchiamento complessivo della donna. Ignorarla significa fare cattiva medicina.
Nel 2025 voglio lasciare indietro anche un linguaggio vecchio e riduttivo. Le ovaie non sono solo “organi riproduttivi”: sono regolatori della salute e dell’invecchiamento femminile. Le parole che usiamo contano, perché guidano il modo in cui pensiamo, studiamo e curiamo.
Le donne in menopausa, soprattutto le più fragili, le più dimenticate, le sopravvissute a un tumore, non hanno bisogno di pietà né di slogan rassicuranti. Hanno bisogno di cure appropriate, di informazioni corrette, di medici formati.
Le soluzioni esistono.
Le evidenze scientifiche esistono.
La formazione fa la differenza.
Nel 2025 scegliamo una medicina che non sia guidata dal terrore, ma dalla conoscenza. Una medicina che non escluda per paura, ma che valuti, personalizzi e accompagni. Una medicina che restituisca alle donne dignità, ascolto e qualità di vita.
Perché medici preparati rendono le pazienti più forti.
E una donna curata è una donna che può vivere meglio.