Prof.ssa Roberta Venturella

Prof.ssa Roberta Venturella Professore di II Fascia di Ginecologia e Ostetricia - Università Magna Graecia di Catanzaro. Responsabile Centro PMA III Livello Ospedale Pugliese Ciaccio

Allattare è spesso raccontato come un gesto “naturale”, ma la realtà è molto più complessa.Esistono benefici documentati...
05/03/2026

Allattare è spesso raccontato come un gesto “naturale”, ma la realtà è molto più complessa.
Esistono benefici documentati dell’allattamento anche per la salute materna: una riduzione del rischio di tumore ovarico e mammario, un minor rischio metabolico nel lungo periodo, un recupero uterino più rapido mediato dall’ossitocina e, per alcune donne, un effetto positivo sulla risposta allo stress. Sono dati epidemiologici solidi, che meritano di essere conosciuti.

Conoscere i dati, però, non significa trasformarli in un obbligo né in un parametro di giudizio.
Non tutte le donne possono allattare. Non tutte lo desiderano. Non tutte vivono l’allattamento come un’esperienza serena o possibile in quel momento della vita. Fattori clinici, psicologici, lavorativi e personali incidono profondamente su questa scelta, e nessuno di essi è “meno legittimo” di un altro.

La salute materna non si misura con la durata dell’allattamento.
Si costruisce nel tempo attraverso l’accesso alle cure, l’informazione corretta, il rispetto delle decisioni individuali e il supporto reale, non giudicante. Anche quando l’allattamento non avviene, o si interrompe precocemente, una donna non sta “rinunciando” alla propria salute né a quella del suo bambino.

Parlare dei benefici dell’allattamento serve a offrire strumenti di consapevolezza, non a creare sensi di colpa.
Ogni percorso materno è diverso e va letto nel suo contesto, senza semplificazioni né slogan. Il ruolo della medicina è accompagnare, spiegare, sostenere. Non imporre modelli unici.

La scelta migliore è sempre quella che tiene insieme evidenze scientifiche, condizioni cliniche e benessere della donna.
Ed è una scelta che merita rispetto, qualunque essa sia.





Chi ci è passata alzi la mano ✋🏻 😅😅Scherzi a parte..Il postpartum è una fase di profonde trasformazioni fisiche, ormonal...
04/03/2026

Chi ci è passata alzi la mano ✋🏻 😅😅
Scherzi a parte..
Il postpartum è una fase di profonde trasformazioni fisiche, ormonali ed emotive.
Non dura pochi giorni e non coincide con la dimissione dall’ospedale.

Nelle prime settimane dopo il parto, il corpo della donna attraversa un rapido riassetto endocrino: il crollo di estrogeni e progesterone, l’aumento della prolattina, le modificazioni del cortisolo e della funzione tiroidea influenzano termoregolazione, sonno, umore ed energia. Le sudorazioni notturne sono frequenti e fisiologiche, legate all’eliminazione dei liquidi accumulati in gravidanza e alla variazione ormonale.

La stanchezza intensa non è solo “mancanza di sonno”: è il risultato di richieste metaboliche elevate, recupero tissutale, allattamento, frammentazione del riposo e carico mentale. Anche gesti semplici, come prendersi una doccia o cambiarsi, possono diventare complessi senza un reale supporto.

Le perdite di latte indicano l’avvio della lattogenesi e non sono un segno di inefficienza. Così come restare in pigiama nel pomeriggio non è disorganizzazione, ma adattamento a una nuova priorità biologica.

Accanto a tutto questo può emergere un sentimento intenso di attaccamento verso il neonato. È mediato da ossitocina e dopamina, favorisce la relazione e la cura, e può coesistere con vulnerabilità emotiva. Per questo è importante distinguere le normali oscillazioni dell’umore dal disagio persistente, che merita ascolto e valutazione clinica.

Il postpartum non è una prova di resistenza né un esame da superare.
È una fase che richiede tempo, informazioni corrette e rete di sostegno.

Prendersi cura della salute materna in questo periodo significa tutelare anche quella del bambino. Parlare di postpartum in modo realistico è parte della prevenzione. Se hai bisogno, io ci sono. Anche la mia Ostetrica del cuore ♥️

L’AMH (ormone antimulleriano) è spesso raccontato come “il numero che dice tutto” sulla fertilità. In realtà è un indica...
03/03/2026

L’AMH (ormone antimulleriano) è spesso raccontato come “il numero che dice tutto” sulla fertilità. In realtà è un indicatore utile, ma va sempre interpretato nel contesto dell’età e della fisiologia ovarica.

Con il passare degli anni diminuisce il numero dei follicoli, cioè la riserva ovarica totale. Questo significa che a 25 anni l’AMH riflette una riserva ampia e follicoli biologicamente efficienti. Intorno ai 35 anni il calo è progressivo: meno follicoli e una produzione ormonale meno efficace, con una riduzione reale del potenziale riproduttivo.

Dopo i 40 anni il fenomeno accelera. Non è solo una questione di “quanti ovociti restano”, ma di qualità biologica, competenza meiotica e probabilità che quell’ovocita porti a una gravidanza evolutiva. Dopo i 45 anni, i pochi follicoli residui producono quantità di AMH molto inferiori rispetto alle età più giovani, fino a oltre dieci volte in meno. È un dato fisiologico, non una patologia.

Per questo un valore di AMH “accettabile” in età avanzata non equivale allo stesso valore misurato a 30 anni. L’AMH non misura la qualità ovocitaria, non predice da solo la fertilità spontanea e non può essere usato come strumento isolato per decidere strategie riproduttive.

Lo stesso vale per il congelamento ovocitario: è una risorsa importante, ma non è neutra rispetto all’età. Congelare ovociti tardi significa congelare anche il rischio biologico legato all’età, non aggirarlo. La valutazione deve essere personalizzata, basata su età, anamnesi, riserva ovarica, obiettivi riproduttivi e informazioni corrette.

Parlare di fertilità significa spiegare i limiti biologici senza allarmismi, ma anche senza semplificazioni. Se hai dubbi, chiedimi, sono qui ❤️

“Gli esami sono nella norma” non sempre significa che siano ottimali, soprattutto se stai cercando una gravidanza o vuoi...
02/03/2026

“Gli esami sono nella norma” non sempre significa che siano ottimali, soprattutto se stai cercando una gravidanza o vuoi capire davvero come funziona il tuo corpo ❤️

Molti referti riportano range molto ampi, pensati per intercettare la patologia, non per valutare in modo fine l’equilibrio ormonale e metabolico di una donna in età fertile.
In medicina della riproduzione, e più in generale nella salute femminile, il contesto conta quanto il numero.

FSH, LH ed estradiolo vanno interpretati insieme e nel momento corretto del ciclo.
Il progesterone va valutato in fase luteale, altrimenti il dato è fuorviante.
Una prolattina “nei limiti” ma persistentemente alta può interferire con l’ovulazione.
Glicemia, insulina ed emoglobina glicata raccontano molto più di quanto pensiamo sul dialogo tra metabolismo e ovaio. L’HOMA non sempre dice tutto.

Lo stesso vale per ferro, ferritina, vitamina B12, folati, vitamina D, magnesio e zinco: valori troppo bassi, anche se formalmente normali, possono incidere su energia, qualità ovocitaria, regolarità del ciclo e benessere generale.

La funzione tiroidea merita un capitolo a parte: TSH, FT4, FT3 e anticorpi tiroidei devono essere letti in modo integrato, soprattutto nelle donne che cercano una gravidanza o hanno una storia di aborti o cicli irregolari.

Questo non significa inseguire la “perfezione” dei numeri né medicalizzare tutto.
Significa usare gli esami come strumenti, non come etichette, e inserirli nella storia clinica di quella specifica donna, della sua età, dei suoi sintomi e dei suoi obiettivi.

La personalizzazione è il cuore della medicina moderna.
Salva questo post, e usalo per interpretare i tuoi valori. Invialo alle tue amiche. Ti ringrazieranno 📥

01/03/2026

Dopo il parto molte donne pensano che l’allattamento sia una protezione naturale contro una nuova gravidanza. In parte è vero, ma solo quando sono presenti condizioni molto precise.

Il metodo si chiama LAM (Lactational Amenorrhea Method) ed è considerato efficace solo se coesistono tre criteri: amenorrea (assenza di mestruazioni), allattamento esclusivo o quasi esclusivo giorno e notte, bambino con meno di 6 mesi. Basta che uno di questi elementi cambi — introduzione di aggiunte, intervalli più lunghi tra le poppate, ripresa del ciclo — perché la fertilità possa riattivarsi anche prima di quanto si immagini. Ecco perché di fatto non lo consiglio mai!

Un aspetto spesso sottovalutato è che la prima ovulazione precede la mestruazione: quindi si può andare incontro a una gravidanza senza aver ancora visto il capoparto.

Quali contraccettivi sono compatibili con l’allattamento?

• Metodi solo progestinici (minipillola, impianto sottocutaneo, iniezione trimestrale): non interferiscono con la produzione di latte e possono essere utilizzati precocemente, secondo valutazione medica.
• Spirale al rame o sistema intrauterino al levonorgestrel: soluzioni a lunga durata, molto efficaci e reversibili.
• Pr********vo: utile soprattutto nelle prime settimane, quando non si è ancora scelto un metodo stabile.

Gli estroprogestinici in genere vengono rimandati alle fasi successive, perché gli estrogeni possono ridurre la lattazione, soprattutto quando non è ancora ben avviata.

La scelta non dovrebbe mai essere standardizzata. Età, rischio trombotico, modalità del parto, allattamento, desiderio riproduttivo futuro e comfort personale sono tutti elementi che guidano una consulenza realmente personalizzata.

Parlare di contraccezione già nel terzo trimestre o durante il puerperio permette di vivere la sessualità con maggiore serenità e di proteggere l’intervallo tra le gravidanze, un fattore associato a migliori esiti materni e neonatali.

L’allattamento è un tempo prezioso e intenso: merita di essere accompagnato da informazioni corrette, senza falsi miti né inutili paure.
Se hai bisogno, io ci sono ❤️

ginecologica

La fertilità è anche una questione di numeri 📊E conoscerli aiuta a fare scelte più consapevoli.In una coppia sana posson...
28/02/2026

La fertilità è anche una questione di numeri 📊
E conoscerli aiuta a fare scelte più consapevoli.

In una coppia sana possono volerci 6–12 mesi per ottenere una gravidanza. Questo è considerato fisiologico. Per questo parliamo di infertilità solo dopo 12 mesi di rapporti mirati (6 mesi se la donna ha più di 35 anni).

Gli spermatozoi possono sopravvivere fino a 72 ore nelle vie genitali femminili.
L’ovocita, invece, è fecondabile per circa 12–24 ore dopo l’ovulazione.
Questo significa che la finestra fertile è breve e richiede un timing corretto.

Anche l’età incide in modo significativo:

• A 20–25 anni la probabilità di concepimento per ciclo è circa 20–25%
• Tra 30–35 anni scende a 10–15%
• A 40 anni è intorno al 5% per mese

La riserva ovarica cambia nel tempo:
Alla nascita una donna ha circa 1–2 milioni di ovociti.
A 37 anni ne restano mediamente circa 25.000, con un progressivo calo anche della qualità ovocitaria.

Questo non significa che una gravidanza dopo i 35 o i 40 anni sia impossibile. Significa che le probabilità biologiche si modificano.

Parlare di fertilità non serve a creare ansia, ma a favorire informazione corretta, prevenzione e pianificazione.

La biologia ha i suoi tempi. Conoscerli permette di non subirli. 🤍

La Commissione Europea ha formalmente accolto, con alcune modifiche, la petizione dei cittadini europei My Voice My Choi...
27/02/2026

La Commissione Europea ha formalmente accolto, con alcune modifiche, la petizione dei cittadini europei My Voice My Choice, che ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme in tutta l’Unione.
La richiesta dei promotori è chiara: garantire accesso ad ab**to sicuro e legale in tutti i 27 Stati membri, superando le profonde disuguaglianze oggi esistenti tra Paesi.

In Europa, infatti, convivono modelli molto diversi: da sistemi che garantiscono l’interruzione volontaria di gravidanza come prestazione sanitaria essenziale, ad altri in cui l’accesso è fortemente limitato o di fatto negato, con conseguenze concrete sulla salute fisica, mentale e sociale delle donne.

Cosa significa “approvazione con modifiche”? La Commissione ha riconosciuto la legittimità delle preoccupazioni espresse dalla petizione, soprattutto sul piano dei diritti fondamentali e della salute pubblica, ma ha anche ribadito i limiti delle proprie competenze. La regolazione diretta dell’ab**to resta formalmente di competenza degli Stati nazionali. Tuttavia, Bruxelles si è impegnata a:
– rafforzare l’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva;
– sostenere finanziariamente progetti che riducano le disuguaglianze tra Paesi;
– promuovere l’ab**to sicuro come questione di salute e diritti umani, soprattutto nei contesti in cui l’accesso è ostacolato.

È un passaggio che non cambia immediatamente le leggi nazionali, ma sposta il baricentro del dibattito: l’ab**to entra sempre più chiaramente nell’agenda europea come tema strutturale, non ideologico. Significa anche riconoscere che le restrizioni non eliminano l’ab**to, ma aumentano il rischio di pratiche insicure, migrazioni sanitarie e disuguaglianze socio-economiche.

Tutelare la salute delle donne significa tutelare la salute dell’intera Umanità ❤️

Negli ultimi vent’anni in Italia sta accadendo qualcosa che, da ginecologa che si occupa di fertilità, non posso ignorar...
26/02/2026

Negli ultimi vent’anni in Italia sta accadendo qualcosa che, da ginecologa che si occupa di fertilità, non posso ignorare.

I dati ISTAT mostrano una riduzione progressiva delle intenzioni riproduttive, sia nel breve sia nel lungo periodo.

Sempre meno persone dichiarano di voler avere figli, soprattutto nelle fasce più giovani. Questo dato viene spesso letto solo come una “crisi della natalità”. In realtà racconta una storia più complessa.

Parallelamente cresce il numero di coppie che non hanno figli perché non li desiderano e, allo stesso tempo, aumenta il numero di coppie che vorrebbero averli ma non riescono. Due fenomeni diversi, che avanzano insieme, ma che vengono spesso confusi o sovrapposti.

Da un lato c’è una scelta consapevole, legittima, legata a fattori economici, lavorativi, sociali, identitari. Dall’altro c’è una difficoltà biologica che emerge spesso più tardi, quando il desiderio arriva in un’età in cui la fertilità non è più quella dei vent’anni. In ambulatorio vedo ogni giorno donne e coppie che hanno rimandato per necessità, non per superficialità, e che oggi si scontrano con limiti biologici poco raccontati.

Il punto critico è proprio questo scollamento tra tempo sociale e tempo biologico. La fertilità non segue le stesse traiettorie delle carriere, della stabilità economica o della progettualità personale. Eppure continuiamo a parlarne poco, spesso male, talvolta troppo tardi.

Non si tratta di colpevolizzare chi sceglie di non avere figli, né di medicalizzare ogni mancata gravidanza. Si tratta di riconoscere che il calo delle nascite è il risultato di scelte, ma anche di vincoli biologici reali, che meritano informazione corretta, accesso alle cure e politiche di supporto concrete.

Come medico della riproduzione sento la responsabilità di portare nel dibattito pubblico una visione basata sui dati e sull’esperienza clinica: più consapevolezza oggi significa meno frustrazione domani. Perché desiderare un figlio, o non desiderarlo, dovrebbe sempre poter essere una scelta informata, non una corsa contro il tempo ❤️

Negli ultimi giorni si è parlato della bocciatura, in Commissione Bilancio, della proposta di legge unitaria sul congedo...
25/02/2026

Negli ultimi giorni si è parlato della bocciatura, in Commissione Bilancio, della proposta di legge unitaria sul congedo parentale paritario. Una proposta che prevedeva due misure concrete: l’estensione del congedo di paternità fino a 5 mesi e la retribuzione al 100% del congedo di maternità.

L’Italia è uno dei Paesi con il più basso tasso di natalità in Europa. La denatalità non è un evento improvviso, ma il risultato di scelte (o non-scelte) che rendono la genitorialità complessa, costosa e spesso incompatibile con il lavoro, soprattutto per le donne. In questo contesto, le politiche sui congedi non sono un “benefit”, ma uno strumento di sanità sociale.

I dati INPS mostrano che l’utilizzo del congedo di paternità è aumentato negli anni, segno che il bisogno esiste. Tuttavia, oggi ai padri sono garantiti solo 10 giorni obbligatori. Troppo pochi per incidere realmente sulla condivisione della cura, sull’equilibrio familiare e sulla continuità lavorativa materna. Non a caso, molti uomini rinunciano anche a quei giorni per motivi economici, lavorativi o culturali, come evidenziato da diversi report indipendenti.

Un congedo più equo non riguarda solo i padri. Incide sull’occupazione femminile, sulla riduzione del divario di genere, sulla stabilità delle famiglie e, nel medio-lungo periodo, sulle scelte riproduttive. Nei Paesi che hanno investito seriamente su congedi retribuiti e condivisi, la natalità e la partecipazione delle donne al lavoro risultano più alte.

Eppure, quando si parla di famiglia, le risorse diventano improvvisamente “insostenibili”. Questo messaggio è chiaro: avere figli è una scelta privata, da gestire individualmente, anche se le conseguenze della denatalità ricadono sull’intera società.
Se vogliamo davvero parlare di futuro, sostenibilità e welfare, il sostegno alla genitorialità non può restare marginale né simbolico.

La denatalità si combatte solo con politiche coerenti, continue e misurabili. E i congedi parentali sono uno dei primi indicatori della direzione che un Paese sceglie di prendere.

24/02/2026

Cosa portare alla prima visita in un centro di PMA?

Arrivare preparati consente di ottimizzare tempi, ridurre esami ripetuti e impostare da subito un percorso diagnostico mirato. La prima consulenza è un momento clinico strutturato, non solo conoscitivo.

Ecco cosa è utile avere con sé:

📁 Documentazione clinica ginecologica
– Ecografie transvaginali recenti
– Dosaggi ormonali (FSH, LH, estradiolo, AMH, TSH, prolattina) con indicazione del giorno del ciclo
– Eventuali monitoraggi ovulatori
– Referti di isteroscopia, HSG o sonoisterosalpingografia

📁 Esami del partner
– Spermiogramma eseguito secondo criteri WHO, con data e laboratorio di riferimento
– Eventuali esami andrologici o genetici

📁 Esami generali e infettivologici
– Gruppo sanguigno
– Sierologie (HBV, HCV, HIV, sifilide) se già effettuate
– Screening trombofilico o immunologico, se indicato in anamnesi

📁 Eventuali precedenti percorsi di PMA
– Schede di stimolazione
– Numero di ovociti recuperati
– Tasso di fecondazione e sviluppo embrionale
– Referti di transfer o crioconservazione

📝 Anamnesi personale dettagliata
Interventi chirurgici, patologie endocrine o metaboliche, aborti spontanei, gravidanze pregresse, terapie in corso, allergie.

È utile portare anche un elenco scritto di domande o dubbi. La consulenza iniziale serve a definire diagnosi, prognosi riproduttiva e strategia terapeutica, sulla base di età, riserva ovarica, durata dell’infertilità e fattore maschile.

Un approccio ordinato facilita decisioni consapevoli e riduce il rischio di percorsi frammentati. La PMA richiede metodo, dati completi e personalizzazione.





L’insulina a digiuno è uno dei marker più precoci di disfunzione metabolica.Non serve aspettare la glicemia alterata per...
24/02/2026

L’insulina a digiuno è uno dei marker più precoci di disfunzione metabolica.
Non serve aspettare la glicemia alterata per parlare di rischio.

Nella donna, valori persistentemente elevati possono precedere aumento del grasso viscerale, difficoltà nel calo ponderale, sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), alterazioni ovulatorie e maggiore rischio cardiometabolico nel lungo termine.

🔬 Perché è così importante?
L’iperinsulinemia cronica agisce come fattore di crescita: stimola la lipogenesi, favorisce l’accumulo addominale, aumenta la produzione ovarica di androgeni e contribuisce a un ambiente infiammatorio di basso grado.

Valori orientativi a digiuno:
• < 5 µUI/mL → profilo metabolico favorevole
• 5–10 µUI/mL → area di attenzione
• > 10 µUI/mL → quadro compatibile con insulino-resistenza, da inquadrare clinicamente

L’insulina va sempre interpretata nel contesto: BMI, circonferenza vita, assetto lipidico, funzionalità epatica, anamnesi riproduttiva, eventuale HOMA-IR. Non è un numero isolato, ma un segnale biologico.

In ambito ginecologico la valutazione metabolica è centrale: ciclo irregolare, acne persistente, aumento di peso resistente alla dieta, abortività precoce o infertilità possono avere una componente insulino-mediata.

Intervenire precocemente significa lavorare su stile di vita, composizione corporea, qualità dei carboidrati, attività fisica e, quando indicato, terapia farmacologica mirata.

La salute riproduttiva e quella metabolica sono strettamente integrate.
Ancora oggi troppe persone ignorano che misurare e agire in base ai valori di insulina, è prevenzione clinica basata su fisiopatologia.

Anche una blastocisti euploide può non impiantarsi. Lo sappiamo bene 😔Questo studio prova a spiegare perché, guardando o...
23/02/2026

Anche una blastocisti euploide può non impiantarsi. Lo sappiamo bene 😔
Questo studio prova a spiegare perché, guardando oltre il numero dei cromosomi e concentrandosi sulla biologia funzionale del trofectoderma.

Capalbo et al. (F&S Science, febbraio 2026) hanno analizzato il profilo trascrittomico del trofectoderma di blastocisti euploidi coltivate in vitro fino al giorno 11. Il modello sperimentale distingue embrioni capaci di aderire alla superficie di coltura da quelli non aderenti, utilizzando l’adesione come surrogato di competenza all’impianto.

Su 15 blastocisti euploidi donate, l’analisi si è concentrata su 10 embrioni (5 “attached” e 5 “unattached”). Il sequenziamento dell’RNA ha evidenziato 85 geni espressi in modo differenziale tra i due gruppi.

Le blastocisti che non si attaccano mostrano:
– ridotta espressione di geni coinvolti in biogenesi ribosomiale, funzione mitocondriale e segregazione cromosomica
– aumento dell’espressione di geni legati a risposta immunitaria e organizzazione del citoscheletro

Al contrario, le blastocisti aderenti presentano un assetto molecolare più coerente con i processi richiesti per l’impianto, inclusi geni chiave per:
– adesione cellulare (SPON2, VTN)
– immunomodulazione (HLA-G, IL12A)
– metabolismo e funzione mitocondriale (NNMT, CYP3A7)

Un dato interessante è che, pur sapendo che l’impianto avviene fisiologicamente a livello del trofectoderma polare, anche il profilo del trofectoderma murale sembra riflettere la competenza biologica globale dell’embrione.

Il messaggio clinico è chiaro:
👉 euploidia non equivale automaticamente a competenza all’impianto.
La qualità embrionale è un concetto multilivello, che include metabolismo, funzione mitocondriale, dialogo immunologico e capacità di adesione.

Questi risultati non cambiano oggi la pratica clinica, ma aprono una prospettiva importante: integrare in futuro la selezione embrionale con biomarcatori funzionali, andando oltre la sola genetica.

Come sottolineano gli Autori, saranno necessari studi più ampi e una validazione proteomica prima di qualsiasi applicazione clinica. Ma che informazioni preziose! ❤️

Indirizzo

Via Lucrezia Della Valle 19/27
Catanzaro
88100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Mercoledì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Sabato 09:00 - 12:30

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Prof.ssa Roberta Venturella pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Prof.ssa Roberta Venturella:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram