18/01/2026
Un’altra donna che non c’è più.
Un’altra storia che si interrompe nel modo più ingiusto.
Un altro silenzio che pesa, che fa riflettere, che lascia domande senza risposta.
Ancora una volta ci troviamo davanti a una notizia che va oltre la cronaca. Non è solo un fatto isolato, non riguarda solo una famiglia o un luogo preciso. Racconta qualcosa che continua a ripetersi, qualcosa che non possiamo più ignorare.
E allora la domanda nasce spontanea, quasi inevitabile: perché si arriva a questo punto?
Perché una vita viene annullata?
Perché si supera un limite che non dovrebbe mai essere oltrepassato?
Dietro questa donna c’era una persona con una quotidianità fatta di gesti semplici, di desideri, di pensieri, di libertà. Una persona come tante, con il diritto di vivere la propria esistenza senza paura, senza sentirsi schiacciata, senza dover rinunciare a se stessa.
Queste storie raramente iniziano all’improvviso. Prima ci sono segnali che spesso vengono sottovalutati, parole che restano dentro, atteggiamenti che fanno sentire più piccoli, situazioni che vengono normalizzate troppo in fretta. E mentre tutto questo viene messo da parte, il tempo passa e il rischio cresce.
Non possiamo continuare a raccontarci che non c’erano avvisaglie.
Non possiamo continuare a pensare che siano eventi imprevedibili.
Perché ogni volta che una donna perde la vita in questo modo, significa che qualcosa non è stato visto, ascoltato, compreso per tempo.
Questa non è una questione privata.
Riguarda tutti.
Riguarda il modo in cui si parla, il modo in cui si educa, il modo in cui si insegna a gestire le emozioni, le frustrazioni, i rifiuti.
Il rispetto non fa rumore.
Il rispetto non umilia.
Il rispetto non distrugge.
Oggi resta il dolore per una donna che non potrà più scegliere, crescere, cambiare, vivere. Resta la responsabilità di non archiviare tutto in fretta, di non voltarsi dall’altra parte, di non considerare normale ciò che normale non è.
Che il suo nome venga ricordato con dignità.
Che questa storia diventi una domanda aperta, non l’ennesima notizia che scorre via.
Perché solo continuando a chiederci “perché” possiamo sperare che un giorno tutto questo smetta di accadere.