30/01/2024
“Essere Lilith significa fare una scelta, la scelta di assumersi la responsabilità della propria individualità nei confronti dell’industria delle greggi, industria che si chiama ormai “mondo moderno”. Fare la scelta di seguire la propria strada, anche se questa strada non convince gli altri o li disturba (…) la scelta di esprimere le nostre differenze, e di esserne fieri, (…) di abbandonare i paradisi artificiali per andare a vivere in inferni veri (…) rifiutare i limiti che ci sono imposti da altri (…) e osare trasgredire le censure e i tabù di ogni tipo (…) Lilith non direbbe mai “questo mondo è anche mio, datemelo”. Direbbe invece “questo mondo è anche mio, me lo prendo”
“Sono la tenebra femminile, non la femmina luce. Nessuna interpretazione mi definisce, non mi piego ad alcun significato. La mitologia mi ha accusato di malvagità, le donne mi hanno trattato da uomo; non sono la donna virile, né la donna bambola, sono il compimento della femminilità mancante. Non dichiaro guerra agli uomini, né rubo i feti dagli uteri delle donne, perché sono il demone ricercato, scettro della conoscenza, sigillo dell’amore e della libertà”], sullo stesso piano dell’uomo, non sposa docile e remissiva [“…Lilith, l’affine creatura, la pari sposa/ Ciò che manca all’uomo perché non si penta / ciò/ che/ manca/ alla donna/ affinché /sia. (…)…La leggenda narra fui creata dalla terra per essere la prima donna di Adamo, ma io non mi sono sottomessa…”], non mater amorosa, bensì potenza del desiderio [“La mia mano è la chiave del fuoco, la malvagità della speranza/ I vostri corpi sono legna da ardere, la mia/ mano il braciere/ un desiderio violento, la mia mano/ se volesse,/ sposterebbe montagne”], donna-desiderante per eccellenza, potenza che ritorna dall’esilio a “guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva
Il ritorno di Lilith
Joumana Hddad
Progetti funzionali per l'anima'