Dott.ssa Enrica Vincenti - Psicologa del Lavoro

Dott.ssa Enrica Vincenti - Psicologa del Lavoro Psicologa del Lavoro con studio a Milano e Cernusco sul Naviglio.

Offro:

- percorsi individuali per potenziare il proprio benessere sul lavoro;
- servizi per le aziende per supportare il benessere delle risorse umane.

Cosa osservo in un colloquio?Fra tutte le HARD e SOFT Skills (per dirla in  ) �ci sono 2 cose importanti per quanto mi r...
15/01/2024

Cosa osservo in un colloquio?

Fra tutte le HARD e SOFT Skills (per dirla in ) �ci sono 2 cose importanti per quanto mi riguarda:

1️⃣ Locus of control interno: ovvero la tendenza ad individuare nelle cose che accadono aspetti che dipendono direttamente da sè, per volgere gli eventi in rprio favore.
2️⃣ Vissuto di protagonismo: quanto la persona “preme” sull’importanza della SCELTA personale, quanto GUIDI la propria auto, sul proprio percorso;
3️⃣ Sensazione di auto efficacia, ovverosia quanto la persona sia fiduciosa che riuscirà a trovare le risorse per raggiungere gli obiettivi/bisogni/desideri.

Ebbene, queste le mie coordinate per cercare persone Self-Empowered, con un vissuto di “potere” interno, sappiano come SCEGLIERE.

Come vado alla caccia di queste attitudini?

Da come si raccontano.�Da quale taglio scelgono (o non scelgono) di dare alle narrazioni.

Un piccolo esempio, tratto da una slide di un corso tenuto per una popolazione di Recruiting Specialist presso l'Università degli Studi di Padova.

Avere una disabilità può farti sentire solo.Avere una disabilità può portarti a sentirsi “fuori” - fuori dal mercato, pe...
03/01/2024

Avere una disabilità può farti sentire solo.
Avere una disabilità può portarti a sentirsi “fuori” - fuori dal mercato, per esempio.

Si parla tanto di Diversità Management (meno male, penso anche), ma le persone con disabilità vengono ancora trascurate o poco supportate nel mondo del lavoro.

Le conseguenze sono diverse: dai vissuti di assenza di significato e realizzazione delle persone, fino alla perdita di talento nelle organizzazioni.

Senza abbracciare la diversità, comunque la si guardi, c’è comunque una perdita di valore umano.

Quest’anno nel mio piccolo, piccolissimo, infinitamente piccolo mondo, ho voluto sostenere chi si sta spendendo concretamente, ormai dal 2017, per rendere il mondo del lavoro più accessibile a dei ragazzi e ragazze autistici.

Un gruppo di sognatori, come si definiscono: i ragazzi di PizzAut nutriamo l'inclusione, che con l’ineguagliabile contributo di Nico Acampora, stanno NUTRENDO un progetto di inclusione sociale.

Una pizzeria interamente gestita da ragazzi e ragazze con autismo, collocata a Cassina de Pecchi (MI) e a Monza.

Ad oggi, diversi panettoni prodotti da loro, sono in viaggio verso tutte le mie aziende clienti del 2023.

L’idea era quella di celebrare queste festività e l’avvento di un nuovo anno, accendendo i riflettori sull’inclusione, sull’occupabilità di tutte le persone, nelle diverse sfumature di abilità o disabilità.

E di sostenere chi SOGNA e chi FA.
Chi ha la missione di rendere questo mondo più bello per tutti.

Grazie Renzo e grazie a tutti voi che, ne sono certa, esplorerete il mondo di Pizzaut: https://lnkd.in/dvqEsMak

Importante eh, importante.Sennò il popolo dell’internet mi toglie il diritto di parola in quanto persona che vive in un ...
23/11/2022

Importante eh, importante.
Sennò il popolo dell’internet mi toglie il diritto di parola in quanto persona che vive in un mondo tutto suo, color arcobaleno abitato solo da unicorni.

Vedete, a mio avviso il tema non è così netto:
o parli il linguaggio dei numeri o parli il linguaggio delle PERSONE.

L’obiettivo è Con-vivere. Stare insieme.
L'obiettivo è umanizzare quei numeri, rendere sostenibili, PERSONALI, quegli obiettivi.

Badate bene che voglio usare l’aggettivo PERSONALE in modo ancora più sottile, qui.
Personale non meramente nel senso di soggettivo, individuale, ma PERSONALE nel senso di calato sui vissuti della persona, sui suoi modi di dare significato al lavoro, sul modo di quella persona lì di ESSERE, intrinsecamente il suo lavoro.

𝗦𝗲 𝗺𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗼’ 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗳𝗮𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮𝘁𝗼, 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶, 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗶𝗺𝗺𝗲𝗻𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗲 𝗹𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗲 𝘀𝗳𝘂𝗺𝗮𝘁𝘂𝗿𝗲, 𝗶 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝘂𝗻𝗮 (𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮) 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗲𝗻𝘇𝗮.

Il rischio che vedo ora, di questo focus sul numero, sul dato di vendita, KPI, performance, è lo stress sull’obiettivo finale meno sul percorso di crescita della persona.

Che poi, la crescita della persona, non è forse dannatamente collegata alla crescita del team, dell’azienda, del fatturato?

La dico forte: lasciate che i risultati siano una bella conseguenza di una maggiore dedizione alle vostre persone.

[Sul perché, spesso, lavoro meglio sotto pressione, sotto  ].Perché so bene che proprio lì il mio corpo e la mia mente m...
21/10/2022

[Sul perché, spesso, lavoro meglio sotto pressione, sotto ].

Perché so bene che proprio lì il mio corpo e la mia mente metteranno a disposizione tutta l’energia e la volontà per compiere tutto ciò che è necessario.

Sapendo questo, organizzo le mie attività quotidiane a seconda di quando la mia energia può raggiungere il suo picco di .

Ci sono dei "Perché" e ci sono dei "Ma": ti invito a leggere lo slider.

“Enrica perché insisti tanto sul tema delle Generazioni Z e di un'insita fragilità in questa”?Mi chiesero, non proprio d...
18/10/2022

“Enrica perché insisti tanto sul tema delle Generazioni Z e di un'insita fragilità in questa”?
Mi chiesero, non proprio dalla regia.

La risposta semplice: ho un contatto continuo e un osservatorio diretto su questi ragazzi tramite il lavoro in Università (proprio di orientamento) e il lavoro da recruiter; questo mi porta ad ascoltarti quotidianamente e a sentirmi in dovere di “far qualcosa” per supportarli.

La risposta più complicata, adesso.
Perché è necessario.
E’ una generazione che ha vissuto la pandemia in un ciclo di vita (professionale e personale) in cui si costruiscono riferimenti, specifiche abilità e pian piano, i tasselli della propria identità.

Dal giorno alla notte le lezioni son diventate online (perdendo contatto con la relazionalità con professori e colleghi).
Pietre miliari come le lezioni in Università, i ritmi scanditi, le opportunità presentate, le sessioni di laurea, si sono trasformate in momenti dietro ad uno schermo, spesso in pigiama e ciabatte (così simbolico non è).

Non lo dico solo io, lo dice la ricerca (https://lnkd.in/dcxhZ2BS):

𝒍𝒂 𝒈𝒆𝒏𝒆𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒁 𝒗𝒊𝒗𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒍𝒆 𝒕𝒓𝒂𝒏𝒔𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒇𝒓𝒂 𝒊𝒍 𝒑𝒆𝒓𝒊𝒐𝒅𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊 𝒆 𝒍’𝒊𝒏𝒈𝒓𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒎𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒅𝒆 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐.

I tono di mero lamento non mi appartengono, provo sempre a capire cosa si può fare.
Per questo vi condivido alcune riflessioni, nate da un confronto con una manager, donna, in un momento pre colloquio di selezione e che oggi, dopo diverse fasi di progettazione, stiamo iniziando a mettere in atto in fase di onboarding, quel magico momento in cui un’azienda apre le porte ad un nuovo ingresso.

01/09/2022
[sul   Giusto]Questa sono io pochi minuti prima di tenere la mia prima lezione in Università Cattolica, per un Master in...
01/06/2022

[sul Giusto]

Questa sono io pochi minuti prima di tenere la mia prima lezione in Università Cattolica, per un Master in ambito Marketing.

Avrei parlato di e di come presentarsi al meglio, valorizzando le proprie qualità ed esperienze.

Insomma, ero lì a riguardare le slide ma in realtà non la stavo guardando per davvero; forse quel pc era più una richiesta subliminale di essere lasciata sola, tra me e i mie pensieri.

Lì davanti a quel pc, con l’indice che fa scorrere le slide meccanicamente, pensavo: “Ti rendi conto di cosa stai facendo?”

Ero indecisa tra:

- scacciare il pensiero per non generare ansia da prestazione;
- oppure accogliere la pienezza del momento, tra l’adrenalina, le aspettative e l’augurio di essere all’altezza.

Ero nel posto giusto, lo sentivo, nella direzione dei miei e dei miei desideri di più lungo periodo.

Ed è stato fondamentale fermarmi ad assaporare quelle sensazioni pochi minuti prima dell’evento perché il mio corpo, la mia strana sensazione di pace e centratura, mi diceva che ero sulla mia strada.
Era una sensazione viscerale, potevo sentirla molto bene.

Vedete, corriamo sempre, spuntiamo obiettivi, facciamo cose ed incontriamo persone senza neanche rendercene conto, a volte.
Raggiungiamo importanti risultati, importantissimi, arriviamo sulla cima delle montagne più impervie ma… siamo sulla montagna che desideravamo scalare? Era la nostra montagna?
Siamo sulla nostra strada?

TU, stai seguendo il tuo desiderio?
Nella frenesia del fare e dei risultati raggiunti, ogni tanto, fermati a capire se la tua direzione è ciò che desideravi per te, se tutto ciò che fai, se tutto ciò che sei, ti corrisponde.

Se è così, assapora quella bellissima sensazione e sii grat* per gli sforzi fatti.
Se non è così, è il momento di lavorare su un passaggio, graduale, ad un nuovo desiderio, magari più energizzante.

🅱🅰🅻🅰🅽🅲🅴: lo sento nominare praticamente sempre.Dai colloquio di selezione, come obiettivo di carriera o di vita, ormai;f...
20/05/2022

🅱🅰🅻🅰🅽🅲🅴: lo sento nominare praticamente sempre.

Dai colloquio di selezione, come obiettivo di carriera o di vita, ormai;
fino alle persone che seguo in azienda le quali mi pongono sempre più spesso il problema del “𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑓𝑎𝑟𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑜 𝑎 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑎𝑙𝑎𝑛𝑐𝑒?".

Raggiungere un balance.
Acchiappare un balance.
Trovare la regola e lo schema per bilanciare tutto.
Trovare la soluzione della vita.

𝐓𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐨 (𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐝𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐫𝐞𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞) 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐮𝐬𝐜𝐢𝐫𝐞 𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐫 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐢, 𝐝𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐞𝐧𝐢, 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐩𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚.
Come l’immagine sotto (sapete, mi piace visualizzare).

Certo, potremmo mettere dei paletti per tenere la palla ferma, ma mi chiedo:

🤔 non perderemmo così la vivacità del movimento della vita?
🤔 siamo proprio sicuri che quei paletti reggeranno per sempre la nostra palla, consentendole davvero di stare ferma, immobile?

Lo dico: 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗼, 𝗼𝗴𝗴𝗶, 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗲𝗾𝘂𝗶𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶𝗼 𝗼 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝘂𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗦𝗧𝗔𝗥𝗘 𝗲 𝗔𝗙𝗙𝗥𝗢𝗡𝗧𝗔𝗥𝗘, 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶, 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗗𝗜𝗦𝗘𝗤𝗨𝗜𝗟𝗜𝗕𝗥𝗜𝗢?

Forte eh.
Sposto l’attenzione dalla palla che si muove (e proprio non sta ferma) alla persona che è lì su.

E’ il momento di uscire dalla metafora.

Tu, proprio tu, ti invito piuttosto a 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝘁𝘂𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 per sentirti capace di affrontare questi momenti sempre più ibridi e fluidi (riprendo le parole di Monica Bormetti).

Ti invito a 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀, sulla capacità di perdere l’equilibrio e di ricostruirlo, in fretta e serenamente.

Ti invito a 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹’𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗲𝗿𝗿𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗹𝗶, in modo da non cadere, allo stesso modo, la prossima volta.

Ti invito a 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝗳𝗳𝗶𝗰𝗮𝗰𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, spostando il POTERE dentro di te, non all’esterno.

“𝐷𝑖𝑚𝑚𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑖 𝑠𝑒𝑙𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖𝑟𝑚𝑒𝑙𝑜”Eh già, delle volte in selezione si segue questo principio: non s...
12/05/2022

“𝐷𝑖𝑚𝑚𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑖 𝑠𝑒𝑙𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖𝑟𝑚𝑒𝑙𝑜”

Eh già, delle volte in selezione si segue questo principio: non sempre un’azienda comunica alla luce del sole che è alla ricerca di una nuova persona da inserire.

Parliamo di quello che gli americani chiamano “𝗛𝗶𝗱𝗱𝗲𝗻 𝗝𝗼𝗯 𝗠𝗮𝗿𝗸𝗲𝘁” - il mercato del lavoro nascosto, ovvero tutti quegli annunci di lavoro che non troverai mai online… ma proprio da nessuna parte.

Eppure l’azienda è alla ricerca e ha bisogno proprio di quella persona lì ma non lo dice.

Perché?

1⃣ Perché tendenzialmente le offerte di lavoro molto prima di essere rese pubbliche sono diffuse tra i corridoi della stessa azienda e può capitare che i candidati arrivino dalle stesse (buone) referenze dei propri dipendenti… dunque ✔FATTO ancor prima di aver bisogno di pubblicare online!

2⃣Perché altre volte per motivi organizzativi non è sempre e comunque la scelta giusta rendere pubblica la ricerca di un nuovo profilo (è il caso di ristrutturazioni, cambi generazionali o più in generale momenti di change management).

Dunque, perché TU dovresti intercettare questo mercato del lavoro nascosto?

Perché diverse survey internazionali rendono noto che “quel lavoro giusto” non arriva dai canali tradizionali e dall’invio del cv (si forse, ma dopo); 𝒊𝒍 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒐 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂 𝒅𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒐𝒑𝒑𝒐𝒓𝒕𝒖𝒏𝒊𝒕𝒂̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒆𝒊 𝒓𝒊𝒖𝒔𝒄𝒊𝒕* 𝒂𝒅 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒄𝒆𝒕𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒐 𝒄𝒉𝒊𝒔𝒔𝒂̀, 𝒄𝒓𝒆𝒂𝒓𝒆.

Leggi i consigli nelle slide per capire come fare.

A volte facciamo o diciamo delle cose senza rendercene conto.Poi ci scusiamo o pentiamo. Vi capita?Si dice che tra stimo...
10/05/2022

A volte facciamo o diciamo delle cose senza rendercene conto.
Poi ci scusiamo o pentiamo. Vi capita?

Si dice che tra stimolo e risposta vi è uno spazio e che in quello spazio c’è il nostro potere di scelta di reazione. Più o meno come l’immagine nello slider.

Sono cresciuta con scarsa di questo spazio; soprattutto sono cresciuta lasciandomi trascinare dalla R, dalle risposte “reattive”, poco pensate e non sempre funzionali.

Nessuno spazio, nessuna scelta consapevole; cavolo nemmeno nessuna parentesi da aprire!
Reazioni che non sempre mi portavano a fare o dire ciò che realmente volevo.

Badate bene che per notare quelle parentesi tra stimolo e risposta serve molta consapevolezza; per fare spazio poi, per aprire quel benedetto spazio, serve inoltre concentrazione e lavoro su di sé.

Ho imparato negli anni a osservare quella che io chiamo “la pausa sacra”.

Stimolo (battuta, richiesta, osservazione altrui, etc…)

Fermarsi.
Aprire lo spazio.
Respirare.
Respirare.
Capire.
Comprendere.

Risposta.

Non aver paura del respiro, non temere di essere giudicato in questa pausa e guarda cosa accade, dentro di te, nel silenzio.

𝑀𝑖 𝑠𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎 𝑛𝑢𝑑𝑎.Piano, piano; niente di volgare ma continuate a leggere perché un po’ è come spogliarmi. Lo sapete, ...
20/04/2022

𝑀𝑖 𝑠𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎 𝑛𝑢𝑑𝑎.

Piano, piano; niente di volgare ma continuate a leggere perché un po’ è come spogliarmi.

Lo sapete, mi capita di balbettare.
E ne parlo perché è importante non solo per me ma perché spero anche di ʟᴀsᴄɪᴀʀᴇ ᴜɴ ᴍᴇssᴀɢɢɪᴏ.

Ultimamente mi capita di balbettare più di frequente perché sto alzando un bel po’ l’asticella sul lavoro.

Ci tengo moltissimo a fare bene e come 𝒊𝒏 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒆 𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒆 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒄𝒊 𝒕𝒆𝒏𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒍𝒊̀, 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒍𝒊̀, 𝒆̀ 𝒂𝒏𝒏𝒊𝒅𝒂𝒕𝒂 𝒍’𝒆𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆.

Che bella, se la guardi da fuori.
Ma che tremore di gambe, oddio che guance arrossate, che balbettio, che sudore, se la guardi da così vicino di quando ci sei dentro.

Si dice che 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰’𝗲̀ 𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
e questa emozione esiste se i desideri di carriera sono così potenti che vale la pena emozionarsi, impegnarsi, faticare, sopportare l’incertezza, rischiare di….

Insomma 𝒑𝒆𝒓 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒂 𝒄𝒖𝒊 𝒄𝒊 𝒕𝒆𝒏𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒗𝒂𝒍𝒆 𝒍𝒂 𝒑𝒆𝒏𝒂 𝒇𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒕𝒓𝒐𝒗𝒂𝒓𝒆 𝒗𝒖𝒍𝒏𝒆𝒓𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊 𝒆 𝒕𝒆𝒏𝒕𝒆𝒏𝒏𝒂𝒏𝒕𝒊.

Definisco 𝗹𝗮 𝘃𝘂𝗹𝗻𝗲𝗿𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗹’𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝗽𝗼𝗿𝘀𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝗮𝘂𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀ (ecco l’essermi sentita nuda, oggi, quando ho ricominciato a balbettare). 


Di solito ci piace notare l’autenticità degli altri ma allo stesso tempo spaventa mostrare la nostra.

𝐓𝐞𝐦𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐚 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚; 𝐭𝐞𝐦𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚 𝐨𝐟𝐟𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐢, 𝐭𝐞𝐦𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢, 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐬𝐢𝐧𝐚𝐭𝐢

Se guardo la tua vulnerabilità è coraggio.
Se invece guardo la mia è inadeguatezza.
La tua vulnerabilità mi attrae.
La mia mi respinge.

Uso queste parole di Bene Brown per ricordarmi di una cosa… e ricordarla anche a voi.

𝘼𝙗𝙗𝙞𝙖𝙩𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙧𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤 𝙙𝙞 𝙚𝙨𝙥𝙤𝙧𝙩𝙞 𝙚 𝙙𝙞 𝙡𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖𝙧𝙫𝙞 𝙜𝙪𝙖𝙧𝙙𝙖𝙧𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙞̀ 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙨𝙞𝙚𝙩𝙚.

… e io non so come siamo arrivati a pensare alla paura come ad uno strumento “educativo”.“Se li spaventi capiscono che n...
13/04/2022

… e io non so come siamo arrivati a pensare alla paura come ad uno strumento “educativo”.

“Se li spaventi capiscono che non devono fare più quell’errore”.

Uhm.

Io invece credo che… nulla privi il cervello delle sue piene facoltà intellettuali come la paura.

La paura, la minaccia, il linguaggio violento bloccano, fanno scappare.
Creano REAZIONE, DIFESA o CONTRATTACCO; ABBANDONO.

La paura non permette di fiorire, semplicemente blocca il potenziale.
E’ la comprensione, nel senso più ampio del termine, che porta all’apprendimento.

° Comprensione dell’errore;
° Comprensione di che cosa ha portato a commettere quello sbaglio;
° Comprensione e accoglienza della persona.

Eppure c’è un intero sistema del lavoro (e dell'educazione, neh) che si basa sulla condanna dell’errore: penna rossa!
SBAGLIATO.
C’è un errore: chi è il colpevole?

Mentre ascoltavo quella persona scommettere sul potere della paura tra me e me pensavo che c’è proprio tanto bisogno di parlare di sicurezza psicologica in azienda.

Di cosa parlo?

Di un concetto-manifesto studiato per oltre un ventennio da Amy Edmondson, ricercatrice e professoressa su tematiche quali Leadership e Management presso l’Harvard Business School.

Un concetto-manifesto che ogni azienda dovrebbe rendere priorità per garantire un ambiente di lavoro sereno che LIBERA il potenziale delle persone e non lo trattenga, “stretto”, da ingiustificati ed inutili tentativi di usare la paura come strumento di cambiamento.

Indirizzo

Cernusco Sul Naviglio
20063

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393490841528

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