Paola Ferrari-Psicologa Psicoterapeuta

Paola Ferrari-Psicologa Psicoterapeuta Psicologa
Psicoterapeuta
Sessuologa clinica
terapeuta EMDR
Terapeuta SENSORIMOTOR
Operatore psicologico in PMA
Insegnante di massaggio infantile

30/04/2026
29/04/2026

💡 IL TEMPO DELL’ATTENZIONE - Social, relazioni ed empatia

🧐La serata alternerà momenti di spiegazione, esempi della vita quotidiana e brevi esperienze pratiche per allenare uno sguardo più consapevole e rispettoso nelle relazioni digitali.

🤌🏻perché online è più facile giudicare?
🤌🏻cosa succede alle emozioni dietro uno schermo?
🤌🏻qual è l’effetto di like, commenti e silenzi sulla nostra autostima?
🤌🏻 qual è il rischio di fraintendimenti e di conflitti digitali?
🤌🏻come restare autentici senza esporsi troppo?

ℹ️🎟️INGRESSO GRATUITO su prenotazione
https://www.insiemeperjacopo.org/iniziative-e-eventi/6-05-2026-il-tempo-dellattenzione

25/04/2026

Gentile Presidente Giorgia Meloni,

oggi le scrivo non solo da professionista ma da padre. Le scrivo perché sul tema dei social ai minori credo che non possiamo più permetterci di essere vaghi, prudenti o diplomatici. Io sono favorevole al divieto dei social sotto i 16 anni. Lo sono in modo convinto, netto, senza esitazioni. E lo dico da persona che da oltre vent’anni lavora con adolescenti, famiglie, dipendenze digitali e sofferenze che troppo spesso gli adulti vedono solo quando ormai sono esplose.

In questi anni ho visto ragazzi spegnersi lentamente dietro uno schermo, ho visto genitori sentirsi impotenti, ho visto relazioni rompersi, autostima crollare, sonno saltare, ansia crescere, isolamento travestito da connessione. Per questo non riesco più a considerare i social come semplici strumenti. Non lo sono. Almeno non per un ragazzo che sta crescendo.

I nostri figli oggi entrano in piattaforme che non sono neutre. Entrano in ambienti progettati per trattenerli, per catturare attenzione, per farli restare, per farli tornare. E dobbiamo avere il coraggio di dire una cosa che ancora troppi fanno finta di non vedere: gli algoritmi dei social sono studiati anche per attivare meccanismi compulsivi. Sanno intercettare fragilità, desideri, vuoti, bisogno di approvazione. E quando tutto questo incontra un adolescente, il rischio diventa enorme.

Per questo io penso che vietare i social sotto i 16 anni sia giusto. Anzi, necessario. Ma penso anche che il divieto, da solo, non basti. Perché se una legge si limita a dire “no”, senza costruire un percorso educativo serio, rischia di diventare soltanto una norma da aggirare. I ragazzi entreranno lo stesso mentendo sull’età, le piattaforme continueranno a fare finta di nulla e noi adulti continueremo ad accorgerci del problema solo dopo.

È per questo che da tempo, con l’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo, che ho l’onore di presiedere, porto avanti una proposta precisa: il Patentino Digitale. Non un simbolo, non una trovata, non una lezione occasionale fatta per sentirci a posto con la coscienza. Un percorso vero, serio, obbligatorio.

Se davvero questo Paese vuole fare una legge utile, allora dentro quella legge deve esserci anche il Patentino Digitale obbligatorio. Deve essere previsto un percorso da svolgere negli istituti scolastici, attraverso enti certificati, con almeno sei mesi di formazione reale. Sei mesi in cui ai ragazzi venga spiegato che cosa sono gli algoritmi, come funziona la dipendenza da approvazione, che cosa significa reputazione online, che cosa può diventare il cyberbullismo, come agiscono la pornografia, l’adescamento, l’umiliazione pubblica, la solitudine digitale, l’intelligenza artificiale usata senza strumenti.

E in questo percorso devono esserci anche i genitori. Non alla fine, non di lato, non come spettatori. Devono esserci dentro. Almeno per una parte obbligatoria del percorso. Perché non possiamo chiedere ai figli consapevolezza e poi lasciare gli adulti nell’ignoranza digitale. Anche i genitori devono formarsi, devono capire, devono firmare quel patentino e assumersi la responsabilità di accompagnare i figli online fino alla maggiore età.

Una volta ottenuto, il Patentino Digitale deve diventare anche la condizione necessaria per entrare sui social. Non un attestato da conservare in un cassetto, ma una vera chiave di accesso. Solo i minori che avranno completato il percorso formativo, insieme ai loro genitori, dovranno poter essere autorizzati all’ingresso in piattaforma. E le piattaforme dovranno essere obbligate per legge a riconoscere quella autorizzazione, impedendo l’accesso a chi ne è privo. Perché altrimenti continueremo a chiedere responsabilità ai ragazzi lasciando però aperte tutte le porte. Perché il punto è tutto qui: la libertà digitale senza educazione non è libertà. È abbandono.

Presidente, se davvero vogliamo proteggere i nostri ragazzi, allora serve il coraggio di fare entrambe le cose: mettere un limite chiaro e costruire uno strumento educativo serio. Per questo le chiedo di sostenere una legge che preveda il divieto dei social sotto i 16 anni, ma che inserisca al suo interno anche l’obbligo del Patentino Digitale.

Per una volta proviamo ad arrivare prima del danno. Perché su questo tema non possiamo più permetterci di arrivare dopo.


24/04/2026
15/04/2026

Non serve sparire per abbandonare un figlio.
A volte basta restare nella stessa stanza e non alzare mai davvero gli occhi. Ci sono bambini che non hanno perso i genitori. Hanno perso il loro sguardo. Parlano, e l’adulto scorre. Cercano contatto, e trovano una notifica. Provano a esistere nella mente di chi li ama, ma troppo spesso trovano uno schermo acceso al posto di una presenza vera.

È da qui che nascono gli orfani digitali: figli accuditi, nutriti, accompagnati, ma lasciati soli nel punto più importante. Quello della relazione.
Un bambino non cresce solo di cure. Cresce di attenzione, di volto, di ascolto, di tempo mentale. Cresce sentendosi abbastanza importante da interrompere il resto del mondo.
Se invece impara presto che viene dopo, dopo il telefono, dopo il lavoro, dopo i messaggi, dopo tutto, quella ferita resta.

E resta anche nel modo in cui, crescendo, userà il digitale. Perché un bambino calmato con uno schermo non sta imparando a regolare le emozioni. Sta imparando a delegarle.
Sta imparando che la noia si spegne, che la tristezza si distrae, che il vuoto si riempie, che l’attesa si evita.
Così il digitale smette di essere uno strumento e diventa una protesi emotiva. E allora sì, le dipendenze digitali cominciano molto prima. Cominciano quando lo schermo prende il posto dello sguardo.

Per questo, prima ancora del sacrosanto divieto dei social sotto i 16 anni, dovremmo avere il coraggio di chiedere una legge sul diritto alla disconnessione degli adulti.
Perché un figlio non impara il limite da un genitore sempre online, sempre reperibile, sempre altrove.

La prima educazione digitale non è togliere un telefono ai ragazzi. È restituire presenza agli adulti.

13/04/2026

Leggo queste dichiarazioni sui giornali sull’omicidio di Massa e ogni volta mi auguro che siano state riportate male, perché davanti a una morte certe frasi rischiano di suonare fuori posto. Capisco il dolore di un padre, lo capisco davvero, perché nessuno è pronto a vedere il proprio figlio dentro una storia così. Ma continuare a dire “non è un cattivo ragazzo” sposta il punto, lo allontana da dove dovrebbe stare. Qui non si tratta di difendere un’immagine, qui si tratta di avere il coraggio di restare dentro la realtà. E la realtà è che è stato commesso qualcosa di gravissimo. In questi momenti, per quanto possa essere difficile, l’unica cosa che tiene insieme dignità e responsabilità è dirlo chiaramente: ha sbagliato. Senza aggiungere altro, senza cercare spiegazioni che rischiano di diventare giustificazioni. Anche perché la cosa più importante non è nemmeno che lo dica un padre, ma che lo capisca fino in fondo quel figlio, che non si racconti scorciatoie, che non si nasconda dietro alibi. Dall’altra parte c’è una famiglia distrutta, un bambino che crescerà senza un padre, e davanti a questo le parole contano, eccome se contano. Il resto, tutto il resto, rischia solo di essere un modo per non guardare davvero quello che è successo.

Indirizzo

Via Alcide De Gasperi 14
Cerro Maggiore
20023

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 19:30
Martedì 08:30 - 19:30
Mercoledì 08:30 - 19:30
Giovedì 08:30 - 19:30
Venerdì 08:30 - 19:30
Sabato 08:30 - 12:30

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Paola Ferrari-Psicologa Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Paola Ferrari-Psicologa Psicoterapeuta:

Condividi

Digitare