Dott.ssa Tania Marcucci Psicologa

Dott.ssa Tania Marcucci Psicologa Sono una Psicologa, specializzata presso l'Università di Padova 👩‍🎓
Svolgo la mia attività professionale in studio 🛋 a Cerveteri e online 👩‍💻

A volte ci sforziamo di trovare una soluzione, ci pensiamo e ripensiamo, facciamo molta fatica e restiamo sempre nello s...
10/01/2026

A volte ci sforziamo di trovare una soluzione, ci pensiamo e ripensiamo, facciamo molta fatica e restiamo sempre nello stesso punto. Questo accade perché non possiamo risolvere un problema con la stessa mente che lo ha creato.
Nel mio lavoro vedo spesso quanto questa verità sia centrale, perché spesso il "problema" non è solo l'evento esterno, ma il modo in cui siamo abituati a guardarlo, interpretarlo, il modo in cui siamo abituati a reagire. È come cercare di aprire una porta nuova con una chiave vecchia: non importa quanto forte la giri.... la porta non si aprirà.
Cambiare livello di pensiero non significa solo "pensare positivo", che spesso non aiuta, ma osservare i propri automatismi, sfidare le proprie convinzioni chiedendosi: "e se le cose non fossero esattamente come le sto vedendo?", aprirsi a modi di sentire e di agire che finora abbiamo scartato per paura o abitudine 💪💬

Oggi scelgo l'immagine di un labirinto per parlare di quella sensazione che molti sperimentano di vivere in un loop... s...
05/01/2026

Oggi scelgo l'immagine di un labirinto per parlare di quella sensazione che molti sperimentano di vivere in un loop...
sempre lo stesso tipo di partner, lo stesso conflitto con il capo, la stessa dinamica amicale che finisce per deludere.
E così sembra di girare in tondo, spesso sento dire: "ho una calamita per le persone sbagliate" o "è un periodo sfortunato che dura da anni". Usiamo il verbo "capitare", come se fossimo spettatori passivi di un destino già scritto.​
In realtà, raramente si tratta di sfortuna. Spesso siamo noi, inconsciamente, a ricalcare quelli che chiamiamo schemi relazionali o cognitivi.​
Questi schemi sono come dei corridoi invisibili che abbiamo costruito molto tempo fa (spesso nell'infanzia) per proteggerci o per adattarci all'ambiente.
Il problema è che anche se oggi quei corridoi non ci servono più o ci fanno soffrire, continuiamo a percorrerli perché sono familiari. Il nostro cervello preferisce ciò che conosce, anche se è doloroso, rispetto all'incertezza del nuovo.​
Il percorso psicologico non offre una via d'uscita immediata, ma aiuta a guardare il labirinto dall'alto, a riconoscerne i corridoi ripetitivi, i vicoli ciechi e ad imparare a tracciare nuovi passaggi dove prima si vedevano solo muri.
Non siamo calamite per la sfortuna, ma persone che possono imparare a scrivere un finale diverso per la propria storia ❤️💬

Spesso il Natale viene raccontato solo come gioia e festa, ma so che per molti può essere anche un momento di riflession...
24/12/2025

Spesso il Natale viene raccontato solo come gioia e festa, ma so che per molti può essere anche un momento di riflessione profonda, di malinconia o di bilanci complessi.
A voi e a tutte le persone che ho avuto il privilegio di accompagnare in questi anni vorrei augurare, semplicemente, di essere gentili con voi stessi, di accogliere ogni vostra emozione e di regalarvi il tempo necessario per ritrovare il vostro centro.
Grazie per la fiducia e per il coraggio che portate ogni giorno nel nostro spazio condiviso.
​Un caro augurio di cuore ❤️



Quando i pazienti entrano nel mio studio, la loro attenzione cade spesso sul quadro dietro la mia scrivania:"Le cose bel...
15/12/2025

Quando i pazienti entrano nel mio studio, la loro attenzione cade spesso sul quadro dietro la mia scrivania:
"Le cose belle richiedono tempo".
​L'ho scelto perché racchiude perfettamente l'essenza del percorso psicologico.
​Viviamo in una società che ci spinge a volere risultati immediati... soluzioni veloci, benessere pronto all'uso.
Ma quando si tratta di cambiare davvero le nostre dinamiche interiori, guarire vecchie ferite o costruire una nuova consapevolezza, la fretta è il nostro peggior nemico. ​Non è una corsa: non si tratta di risolvere tutto in due sedute, ma di imparare a stare con i nostri pensieri e le nostre emozioni, anche quelle scomode.
​È un processo profondo: il percorso richiede di sedersi, prendersi il proprio spazio e lasciare che i cambiamenti fioriscano con il ritmo di ognuno. Imparare ad aspettare i frutti del proprio lavoro interiore è la prima grande conquista ed è un investimento prezioso nel nostro futuro o in quello di un figlio. Auguro a tutti di dedicare tempo a QUELLA cosa bella perchè tutto ciò che vale la pena di ottenere richiede pazienza 💬❤️💪



"La violenza spesso non inizia con un urlo.Inizia con un sussurro".Con un “non sei abbastanza”.Con uno sguardo che sminu...
26/11/2025

"La violenza spesso non inizia con un urlo.
Inizia con un sussurro".
Con un “non sei abbastanza”.
Con uno sguardo che sminuisce.
Con un confine che si restringe di pochi centimetri alla volta.
La violenza non riguarda solo le donne.
A volte colpisce gli uomini, spesso in silenzio. A volte i bambini, invisibili nelle loro paure. A volte chiunque abbia imparato – troppo presto – che l’amore può fare male.
La violenza è un’ombra lunga, e comincia molto prima del gesto.
Comincia nelle storie di attaccamento, laddove qualcuno ha vissuto un amore instabile, imprevedibile, o troppo doloroso per potersi fidare.
Comincia nei modelli familiari, in quelle case in cui non si parlava mai o si parlava solo urlando.
Comincia nei copioni che ci abitano, quando impariamo che il controllo è un modo per non sentirsi soli, o che sopportare è un modo per essere amati.
E così, prima ancora di un pugno, arrivano la gelosia che si traveste da cura, le critiche “per il tuo bene”, i silenzi che puniscono, la manipolazione sottile, il bisogno di controllare telefoni, orari, respiri...
il dare per scontato che l’altro “deve capire”...
E dall’altra parte, chi subisce spesso è qualcuno che ha imparato, da molto piccolo, che per sentirsi amato bisogna essere accomodante, paziente, comprensivo oltre il limite umano.
Qualcuno che conosce bene la solitudine, e per paura di riviverla sopporta ciò che non dovrebbe.
Qualcuno cresciuto nello stile di attaccamento in cui l’amore si rincorre, si merita faticosamente.
Non si arriva mai alla violenza all’improvviso, ci si scivola dentro un passo alla volta.
E per questo riconoscere i passi precedenti è fondamentale, possiamo imparare a individuarla quando ancora è solo un’ombra.
Perchè dove c'è controllo non c’è amore, dove c’è paura non c’è casa.
Dove c’è rispetto, invece, c’è un luogo in cui si può respirare ❤️💬

Essere fratello o sorella di una persona con disabilità significa crescere in bilico tra due estremi: l’amore più puro e...
23/10/2025

Essere fratello o sorella di una persona con disabilità significa crescere in bilico tra due estremi: l’amore più puro e la fatica più grande.
Da una parte si instaura un legame viscerale, che ti fa sentire pronto a difenderlo da tutto e da tutti.
Dall’altra, la rabbia che non si può dire, la frustrazione che si ingoia in silenzio, il senso di colpa che arriva quando, anche solo per un istante, pensi: “Vorrei che fosse diverso. Vorrei una vita più leggera.”
Ci sono poi gli sguardi.
Quelli che giudicano, che fanno male anche senza parole.
Ti senti grato e stanco, pieno d’amore e svuotato allo stesso tempo, con quella paura del futuro, quella domanda che fa tremare: “cosa sarà di lui/lei quando i nostri genitori non ci saranno più? Saprò fare abbastanza?"
Diventate presto adulti, spesso troppo presto.
Imparate a non chiedere, a non pesare, a essere “quelli forti”.
Nelle vostre menti si affollano pensieri che spesso restano taciuti, perché sembra sbagliato persino pensarli.
Eppure, sono umani. Legittimi.
Avete diritto di esistere anche come individui, non solo come fratelli, perché amare davvero non significa consumarsi: significa restare vivi accanto all’altro.
Prendersi cura di sé non è egoismo, è scegliere di non perdersi...
è dire: “Io resto, ma resto intero".
Dentro a quella stanchezza, a quella rabbia, a quella confusione c’è la vostra umanità.
E nella vostra umanità, tutta la bellezza del vostro modo di amare 💬❤️

“Ogni volta davanti all'insegnante mi blocco" "Quando mio figlio mi dice così mi viene un nodo allo stomaco.”“Prima di d...
05/10/2025

“Ogni volta davanti all'insegnante mi blocco"
"Quando mio figlio mi dice così mi viene un nodo allo stomaco.”
“Prima di discutere con lei mi prende un forte mal di testa.”
“Quando devo andare all'università non riesco a dormire la notte.”

Queste frasi le sento spesso.
Ed è lì che spiego che non è il corpo a inventarsi qualcosa, ma è la mente che cerca un modo per comunicare un disagio.
Questo meccanismo si chiama somatizzazione: quando le emozioni che non trovano voce, finiscono per trasformarsi in sintomi fisici.

🔹 Nei bambini può apparire come il mal di pancia prima di andare a scuola o il mal di testa quando devono affrontare situazioni nuove.
🔹 Nei ragazzi spesso si manifesta con tensioni muscolari, insonnia o disturbi gastrointestinali legati a stress, ansia o senso di inadeguatezza.
🔹 Negli adulti si possono osservare rigidità, stanchezza cronica, dolori che non trovano spiegazione medica chiara.

Il punto non è “curare il sintomo” in sé, ma andare a vedere cosa c’è dietro:

Qual è l’emozione che non riesco a riconoscere?

Che cosa non sto dicendo, ma il mio corpo prova a urlare per me?

La buona notizia è che questo processo si può comprendere e trasformare: dare spazio alle emozioni, imparare a nominarle e condividerle permette al corpo di alleggerirsi e alla mente di respirare.

Non sentirti quindi “esagerato” o “debole”. Il tuo corpo sta semplicemente facendo da messaggero. E come tutti i messaggi, merita di essere ascoltato 💬🤝

Ogni famiglia custodisce ferite nascoste.Ferite che non hanno mai trovato voce, che si celano tra i silenzi e gli sguard...
02/10/2025

Ogni famiglia custodisce ferite nascoste.
Ferite che non hanno mai trovato voce, che si celano tra i silenzi e gli sguardi.
E poi, in mezzo a questo silenzio, arriva qualcuno che non può più ignorarle...
Qualcuno che si accorge di ciò che gli altri hanno messo da parte.
Non è un compito leggero.
Significa fermarsi davanti al dolore, accogliere la rabbia, la tristezza, la paura.
Significa rinunciare a fingere che “vada tutto bene”.
Ma proprio in quel momento accade qualcosa di straordinario: il dolore smette di essere un peso che schiaccia e diventa la porta verso la trasformazione. È lì che la ferita si apre alla possibilità di guarire.
Perché la guarigione non inizia quando evitiamo ciò che fa male, ma quando troviamo il coraggio di restare e di sentire davvero 💬❤️

Un nuovo spazio, gli stessi obiettivi: accogliervi, ascoltarvi, crescere insieme ❤️🌺 📍Via Settevene Palo 183, Cerveteri
22/09/2025

Un nuovo spazio, gli stessi obiettivi: accogliervi, ascoltarvi, crescere insieme ❤️🌺

📍Via Settevene Palo 183, Cerveteri

Qualche giorno fa un'amica mi ha detto una frase importante: "io ci tengo molto a festeggiare anche le cose più piccole,...
19/09/2025

Qualche giorno fa un'amica mi ha detto una frase importante: "io ci tengo molto a festeggiare anche le cose più piccole, a tanti passano inosservate, per me invece è importante celebrarle".
Questa frase mi ha fatto pensare a quanto spesso ci dimentichiamo di gratificarci.
Non serve un grande traguardo per fermarci e dire “bravo/a, ce l’hai fatta”. 💪
Forse può sembrare una frase scontata, ma riflettiamo: quante volte possiamo dire di averla applicata nella nostra quotidianità? 💬 Spesso, presi dalla fretta, dalle preoccupazioni o dal desiderio di raggiungere grandi traguardi, dimentichiamo che anche le cose più semplici meritano di essere riconosciute e apprezzate.
E allo stesso modo, non dovremmo dimenticarci di essere grati anche per le persone che abbiamo accanto: chi ci sostiene, chi ci ascolta, chi con la sua presenza rende più leggera la nostra quotidianità. Valorizzarle e riconoscerne il ruolo è un altro modo per coltivare gratitudine e benessere. 🪷
La felicità non nasce solo dai grandi eventi, ma dalla capacità di riconoscere e “celebrare” i piccoli momenti quotidiani e le persone che li rendono speciali.
Provate a sperimentare: questa sera annotate 3 piccole cose della giornata che meritano di essere festeggiate ❤️

💬♥️
31/08/2025

💬♥️

Qualche giorno fa è accaduto un episodio che mi ha colpita. Protagonista, un ragazzino con autismo che da qualche anno s...
07/08/2025

Qualche giorno fa è accaduto un episodio che mi ha colpita. Protagonista, un ragazzino con autismo che da qualche anno sta compiendo piccoli ma importanti passi verso l’apertura agli altri.
Adesso spesso quando incontra qualcuno, anche per strada, si avvicina e chiede con spontaneità e gentilezza: “Ciao, come stai?”. È il suo modo di entrare in relazione, di cercare un contatto.

A volte, però, capita che la persona a cui si rivolge sia distratta, allora lui può mettere una mano sulla spalla dell’altro come per dire: “ehi, ci sono anch’io, ti sto parlando.”
Non è mai un gesto aggressivo. Forse può sembrare invadente e posso capirlo, ma è un gesto genuino, ingenuo... il tentativo, ancora un po’ goffo, di comunicare, di richiamare l’attenzione.

Molte persone, per fortuna, rispondono. Alcune ricambiano il saluto, scambiano due parole, o almeno gli dedicano un sorriso. Ma ce ne sono altre — troppe — che lo ignorano completamente, come se fosse trasparente. Altre ancora lo guardano storto, infastidite da una domanda così semplice.
E poi c’è stata quella persona, pochi giorni fa, che ha reagito in modo violento, gridandogli addosso: “Non mi toccare!!!”
Lui è rimasto colpito ed è stato nervoso tutto il giorno.
Perché quella reazione così dura, così sproporzionata, ha rotto un suo schema, lo ha fatto sentire sbagliato, indesiderato, rifiutato. Eppure voleva solo salutare.

Sì, è vero, ora in terapia dovrà affrontare anche questo. Imparerà, con calma e con l’aiuto della sua amorevole famiglia che non si toccano gli sconosciuti, che certe regole sociali esistono e vanno rispettate, anche se a volte sono complicate da capire. Ma non si può fare a meno di domandarsi: è possibile che sia più facile insegnare a un bambino autistico a controllare questi gesti, che non aspettarsi da una persona cosiddetta neurotipica un minimo di comprensione, di tolleranza, di empatia?

Perché è questo il punto. Ci si aspetta che chi vive nel mondo della neurodiversità faccia uno sforzo continuo per adattarsi, per adeguarsi alle regole implicite che gli altri danno per scontate, mentre spesso chi quelle regole le conosce benissimo non si sforza affatto di capire chi è diverso, o semplicemente non risponde con gentilezza a un saluto disarmante nella sua autenticità.

Non si tratta di giustificare tutto. Si tratta di educare lo sguardo. Perché ogni giorno ci passano accanto persone che stanno imparando a vivere in un mondo che spesso non è pensato per loro. E non chiedono molto. Spesso basta solo un sorriso.
O un semplice:
“Ciao, sto bene. E tu?” 💬❤️

Indirizzo

Via Settevene Palo 183
Cerveteri
00052

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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