Pensarsi-Dott.ssa Aurora Solomita

Pensarsi-Dott.ssa Aurora Solomita Prevenzione e Benessere, Consulenza e Sostegno psicologico all'individuo, alla coppia e alla famigli

La pagina ha lo scopo di promuovere e divulgare una serie di servizi disponbili, di teorie, articoli pubblicati su riviste internazionali, nell'ambito della pratica professionale psicologica. La prevenzione assieme alla promozione del benessere psicologico, costituiscono un elemento fondamentale per il miglioramento della qualità della vita di ogni persona. La consulenza ed il sostegno psicologico all'individuo, alla coppia ed alla famiglia sono finalizzati ad accogliere la richiesta, a valutare la problematica riportata e le risorse e a concordare un percorso adeguato per la gestione di un eventuale disagio. L'Orientamento, la Formazione e la Ricerca, consentono l'analisi di interessi, attitudini e risorse dell'individuo o del gruppo, in un'ottica di potenziamento delle abilità, risoluzione dei problemi e capacità di effettuare scelte formative e professionali ottimali. Infine, nell'ambito peritale, l'intento è quello di diffondere teorie, metodi e strumenti psicologici che analizzano l’interazione tra persona e sistema della giustizia amministrativa, civile, penale, minorile ed ecclesiastica. Per ulteriori informazioni, si suggerisce di visitare il sito web.

24/01/2023

L’autopsia dirà se il bimbo di Anna, nome di fantasia, è morto davvero per soffocamento. Saranno i giudici, invece, a dire se qualcuno ha colpe specifiche per la sua morte. Quello che resta di questa storia, però, è lo squallore di una pratica ospedaliera fredda, scostante, affidata a protocolli che servono più alla tutela legale del personale sanitario che alla salute dei pazienti.
Dobbiamo dire di nuovo, da psicoterapeuti, e con più forza, fino a farci sentire da tutti, che la nascita di un bambino è ogni volta un evento insieme miracoloso e pieno di rischi. Che una partita importante per la salute mentale del bambino e di sua madre si gioca nelle prime ore e nei primi giorni di vita. Che la costruzione di un ambiente umano adatto alla importanza dell’evento dovrebbe essere una priorità assoluta per i luoghi del parto e del puerperio. Che la condivisione col padre e con i famigliari dovrebbe essere favorita con entusiasmo e non subita da un personale stanco ed inaridito dai protocolli. Che la presenza di psicologi e assistenti sociali dovrebbe essere assicurata per tutte le situazioni difficili. Che medici ed infermieri dovrebbero essere educati, nelle Università, a rendersi conto del fatto che negli ospedali non si ha a che fare con dei pazienti ma con delle persone. E’ una cultura psicologica e psicoterapeutica quella di cui c’è sempre più bisogno nelle nostre strutture sanitarie. Anche se gli amministratori e i politici non se ne sono ancora accorti.

11/12/2022

Buona domenica ❤️

Durante i miei due travagli mi sono sentita esattamente così: non ero sola! Eravamo io e la mia bambina, il mio bambino, certo, ma in me in particolare, nel mio corpo, nella mia coscienza, nel mio sentire di mammifera... Fluivano tutte le donne che nella storia dell'umanità avevano già generato.

Non parlo solo delle mie antenate, ma di qualcosa di molto più grande 😄

E a te come è andata?

04/12/2022

Buona domenica!

Oggi un pensiero dall'amato Winnicott: da dove viene veramente un bambino?

Quanto è importante, quanto è potente il concepimento di una creatura? E quando avviene per davvero? Quando c'è l'incontro tra le cellule? Quando si impianta l'embrione? Quando se ne inizia a parlare nella coppia? Quando diventa un progetto vero e proprio?

Spunti e riflessioni ❤️



03/12/2022

Buongiorno! Buon sabato!

Oggi la citazione è di un poeta, quindi di un "non addetto ai lavori".

L'ho scelta perché mi fa pensare molto ai primi momenti dopo il parto, quando la madre e il bambino si riuniscono e, se non avvengono interferenze, c'è il reciproco riconoscimento: ci si annusa, ci si guarda, ci si ascolta e si ritrova quel continuum della pancia.

Imprinting ❤️

E la storia dell'umanità va avanti, con la speranza e la promessa d'amore suggellata dall'ossitocina.

Buon weekend

02/12/2022

Buongiorno!

Poche parole ma di grande impatto stamattina, e subito la mente immagina scenari esotici, siamo in Africa, la culla della vita! Una donna porta sulla schiena il proprio bambino: un telo di stoffa, dondolio, passi, passi, lavoro fisico... Dopo poco il bambino si addormenta beatamente, ogni dolore, ogni fastidio scompare.

Magie che il contatto rende possibili ❤️ Siamo pelle,siamo tatto, siamo mammiferi in cerca di calore e morbidezza.

Calendario dell’avvento speciale…
01/12/2022

Calendario dell’avvento speciale…

Buon 1 dicembre a te!
Oggi iniziamo a sfogliare insieme il calendario dell'Avvento che ho pensato per questo Natale 2022.

Ogni giorno leggerai una frase, una citazione per l'esattezza: poeti, scrittori, psicologi e studiosi appartenenti anche a mondi diversi... Che però, almeno una volta nella loro vita, hanno parlato di bambini, figli, madri, padri, toccando varie dimensioni della sfera pre-neonatale.

Un calendario- tributo dai ❤️

Spero che questi pensieri possano ispirarti, motivarti, farti pensare, sognare... Io nel farlo ho provato riconoscenza e gratitudine per tutti questi esseri umani 😄

Partiamo da uno dei miei preferiti, Winnicott 🥰

“Se i bambini non hanno urgentemente bisogno di un bagno, significa che non hanno giocato abbastanza”
03/06/2022

“Se i bambini non hanno urgentemente bisogno di un bagno, significa che non hanno giocato abbastanza”

I bambini non nascono per stare calmi, per non toccare niente, per essere pazienti e per stare da soli. I...

28/03/2022
08/03/2022

Il CNOP attiverà in questi giorni l'iniziativa “Psicologi per Emergenza Guerra” mettendo a disposizione online, grazie alla collaborazione delle associazioni di psicologia dell’emergenza e delle società scientifiche interessate, informazioni e materiali utili, per la popolazione, i professionisti e gli operatori relativamente a indirizzi di riferimento, iniziative di aiuto e documentazione.
Le iniziative che si stanno attivando come Comunità professionale sono diverse, dal supporto agli psicologi dei Paesi coinvolti, all’aiuto ai rifugiati e alla popolazione originaria dell’Ucraina, ma anche strumenti utili alla popolazione italiana per affrontare questa ennesima emergenza.
Per approfondire ▶️ https://www.psy.it/il-cnop-la-mobilitazione-della-professione-psicologica-sulle-conseguenze-della-guerra.html

18/02/2022

Oggi, 18 febbraio, ricorre la giornata mondiale della sindrome di Asperger E, come ogni anno, verremo bombardati da una valanga di articoli carichi di imprecisioni, articoli e post che in molti casi perpetreranno stereotipi e falsi miti sull’autismo, spesso scritti da persone con una conoscenza vaga e confusa dell’argomento. E allora, proviamo a fare chiarezza sui punti che vengono sistematicamente fraintesi.

Innanzi tutto, bisogna specificare che dal 2013, con la pubblicazione della quinta edizione del manuale diagnostico dell’Associazione Psichiatrica Americana (DSM-5), la sindrome di Asperger è stata inclusa nei disturbi dello spettro autistico, scomparendo di fatto come definizione diagnostica autonoma. Stessa cosa avviene nell’undicesima edizione del manuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ICD-11).

Ma si tratta di un cambio di diagnosi che in qualche modo è stato imposto dall’alto, e oggi molte persone diagnosticate come Asperger preferiscono continuare a usare questa definizione in riferimento alla loro condizione. È una questione identitaria, e sebbene io preferisca (per vari motivi, anche sociali e politici) essere definito autistico, credo che sia una scelta personale.

Sicuramente oggi leggerete che l’asperger è caratterizzato da “deficit sociali” o “incapacità di stabilire rapporti sociali”, e che gli asperger sono “completamente disinteressati a sancire rapporti di amicizia o di affetto con i coetanei” (tutto preso da articoli sull’argomento). Questo è il risultato di una visione deficitaria dell’autismo che contrasta con il concetto di neurodiversità che, lentamente, sta cominciando a diffondersi anche nel mondo accademico e clinico. Noi persone autistiche non abbiamo deficit sociali ma una differente modalità di interazione; vi invito a osservare un gruppo di persone autistiche, vedrete un livello di socialità molto alto, solo che si basa su una differente comprensione e condivisione di segnali, norme sociali, gesti. È come se neurotipici e autistici parlassimo due lingue differenti e volessimo comunicare tra noi senza cercare di trovare un linguaggio comune.

La sindrome di Asperger (l’autismo, in generale) non è una malattia.
E questo non perché ci sia qualcosa di brutto nell’essere malati, ci mancherebbe altro, ma perché l’idea di malattia è legata a quella di cura, di guarigione, di transitorietà. Lo dice anche il vocabolario Treccani che “si intende per malattia un’alterazione transitoria e reversibile”. Ma l’autismo è una condizione del neurosviluppo che accompagna la persona per tutta la vita, non si cura, è una diversa organizzazione del sistema nervoso con le conseguenti differenze comportamentali, sensoriali, cognitive ed emotive che ne conseguono (quelli che vengono definiti sintomi, parola che non trovo particolarmente piacevole, ma vabbè…). Per cui noi persone autistiche non andiamo curate (almeno, non dall’autismo), non siamo “affette” né “soffriamo” di autismo o asperger.

Inoltre, continuare a dire che “soffriamo” di autismo, non fa altro che alimentare un linguaggio sensazionalistico, del dolore, come se le persone neurodivergenti – incluse quindi quelle autistiche – vivessero costantemente una vita di sofferenza. Sarebbe invece il caso di riflettere sul fatto che una buona parte di quelle difficoltà che sicuramente incontriamo nella nostra vita, sono causate dall’interazione con una società a maggioranza neurotipica che, ovviamente, è strutturata da e per persone neurotipiche, non autistiche. Diciamo quindi che, come per la disabilità motoria esistono barriere architettoniche (e non solo quelle architettoniche), alle persone nello spettro autistico la società pone delle barriere che possono essere neurologiche, sensoriali, sociali.

Molto spesso si legge anche che gli asperger non hanno empatia.
Mi dispiace deludere i fan accaniti di quella visione dell’autismo scaduta e rancida, ma non è così. Quasi quattro decadi fa, i ricercatori Simon Baron-Cohen e Uta Frith ipotizzarono che noi persone autistiche avessimo un deficit nella Teoria della Mente[1] (ToM, o Theory of Mind, in inglese), ossia che non fossimo capaci di attribuire stati mentali a noi stesse e agli altri.

Questa idea, che ha stigmatizzato ulteriormente le persone autistiche, è stata successivamente ritrattata dallo stesso Baron-Cohen, ma soprattutto è stata sconfessata da diversi ricercatori, tra cui Ann Gernsbacher[2] oppure Damian Milton. In particolare Milton, ricercatore autistico, col suo Problema della Doppia Empatia[3] ci spiega come le persone autistiche non abbiano un deficit nella ToM, non siano carenti di empatia, ma semplicemente utilizzino altri parametri e codici per analizzare il comportamento di chi hanno di fronte, inferirne gli stati mentali e comportarsi di conseguenza. In pratica, tra autistici e non autistici parliamo due lingue differenti, e finché non troveremo un linguaggio comune avremo sempre l’impressione di non capirci a vicenda.

E quindi, come si fa? Forse potrebbe essere utile ascoltare. L’unico modo per comprendere realmente una una persona neurodivergente è ascoltarla. E ascoltare vuol dire mettere da parte i pregiudizi, non dare credito agli stereotipi; ascoltare presuppone la volontà di comprendere realmente l’altro, le sue necessità, vedere le differenze per quello che effettivamente sono: differenze, non difetti o mancanze.

NOTE:
[1] Baron-Cohen, S., Leslie, A. M., & Frith, U. (1985). Does the autistic child have a “theory of mind” ? Cognition, 21(1), 37–46. doi: 10.1016/0010-0277(85)90022-8
[2] Gernsbacher, M. A., & Yergeau, M. (2019). Empirical Failures of the Claim That Autistic People Lack a Theory of Mind. Archives of scientific psychology, 7(1), 102–118. doi:10.1037/arc0000067
[3] Milton, D. E. M. (2012). On the ontological status of autism: the “double empathy problem.” Disability & Society, 27(6), 883–887. doi:10.1080/09687599.2012.710008
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