Valentina Mossa - Psicologia & Storytelling

Valentina Mossa - Psicologia & Storytelling Valentina Mossa, Psicoterapeuta
Per immaginare insieme nuove alternative.

Valentina Mossa, Psicologa Psicoterapeuta
Per immaginare insieme nuove alternative.

“Il coraggio di immaginare alternative è la nostra più grande risorsa, capace di aggiungere colore e suspense a tutta la nostra vita.”

[𝗦𝗼𝗻𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗼]Per tutte le volte in cui non ci sentiamo “a posto”.“Ma faccio quel che posso.”Per quelle giornate in cu...
21/03/2026

[𝗦𝗼𝗻𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗼]

Per tutte le volte in cui non ci sentiamo “a posto”.

“Ma faccio quel che posso.”

Per quelle giornate in cui qualcosa dentro si stropiccia, si nasconde, si fa piccolo.
Per quando vorremmo essere diversi, più forti, più sicuri… più “giusti”.

Questo albo ci ricorda una cosa semplice e potentissima:
possiamo non essere perfetti, possiamo fare quello che possiamo… e restare comunque noi.

In terapia, a volte, succede qualcosa di simile:
non si tratta di sistemarsi, ma di restare.
Restare in contatto, anche quando non è facile.
E pian piano riconoscersi, lì in quel: “Ma sono quel che sono.”

Un albo che tiene insieme fragilità e identità, senza aggiustare, senza correggere. Solo accogliendo.

[𝗠𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗵𝗶, 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗲𝗶?]Ci sono momenti della vita in cui sentiamo che qualcosa manca ma non sappiamo esattamente cosa.In ...
12/03/2026

[𝗠𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗵𝗶, 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗲𝗶?]

Ci sono momenti della vita in cui sentiamo che qualcosa manca ma non sappiamo esattamente cosa.
In “Gatti come noi” la scomparsa di una gatta diventa l’inizio di una ricerca che attraversa la città, gli incontri, le domande.

Ma presto diventa chiaro che quella ricerca non riguarda soltanto un animale smarrito.
Riguarda qualcosa di più difficile da nominare:
il proprio posto nel mondo.

Molte persone arrivano in terapia proprio in questo punto della loro storia: quando sentono una mancanza, un’inquietudine, una sensazione di disorientamento che non sempre ha contorni chiari.

Non sempre sappiamo cosa stiamo cercando.
Ma spesso sentiamo che qualcosa di noi è rimasto indietro, perso da qualche parte.

Forse la ricerca che attraversa questa storia parla proprio di questo: del tempo necessario per sostare nelle domande.
Quelle che riguardano chi siamo,
dove stiamo andando
e dove ci sentiamo a casa.

A volte ciò che sembra perduto è proprio ciò che ci mette sulla strada per ritrovarci.
Perché, in fondo, la ricerca più importante è sempre quella che ci riporta a noi stessi.

[ 𝐕𝐢𝐭𝐚 ]“Vita” è un albo che attraversa l’esistenza con una delicatezza quasi sussurrata.Non racconta una storia lineare...
02/03/2026

[ 𝐕𝐢𝐭𝐚 ]

“Vita” è un albo che attraversa l’esistenza con una delicatezza quasi sussurrata.
Non racconta una storia lineare: mostra il tempo che ci attraversa.

Nella stanza di psicoterapia accade qualcosa di molto simile.Portiamo frammenti. Episodi isolati. Pezzi che sembrano non potersi ricomporre.

Nel lavoro terapeutico noi non “aggiustiamo” questi pezzi, non li forziamo a combaciare.
Creiamo uno spazio in cui possano stare.
Per potersi parlare.
Per potersi riconoscere.
Per trovare un filo.

La terapia lavora tra evento e significato, tra esperienza e narrazione, tra ciò che è accaduto e il modo in cui lo abitiamo oggi.
Forse è per questo che albi come “Vita” ci parlano anche in età adulta. Perché ci ricordano che non siamo fatti di episodi isolati, ma di passaggi, di trasformazioni,
di continuità che a volte possiamo vedere solo quando qualcuno ci aiuta a guardare.

🗺️MAPPEWorkshop di Libroterapia Illustrata e Illustrazione a cura di Valentina Mossa, Maria Sole Pipino (psicoterapeute)...
08/02/2026

🗺️MAPPE

Workshop di Libroterapia Illustrata e Illustrazione a cura di Valentina Mossa, Maria Sole Pipino (psicoterapeute) e Roberta Rossetti (illustratrice)

14 marzo 2026 da Pangramma, Via Vigone 62, Torino dalle 10 alle 14

Ci sono luoghi che abbiamo abitato davvero e luoghi che esistono solo dentro di noi.
Case, sentieri, stanze, boschi, isole, rifugi. Spazi che ci hanno attraversato e che hanno lasciato dentro di noi una traccia.A volte li conosciamo, a volte li abbiamo dimenticati o forse non li abbiamo ancora disegnati.

In questo workshop, attraverso la lettura, il segno, le parole, il colore e il simbolo, daremo forma a una mappa da tenere con noi
quando fuori è troppo
e serve ricordare dove tornare.

Info:
- Materiale Incluso
- Pranzo a base vegetale compreso e a cura di Osterie Torino
- Non sono necessarie competenze specifiche nella tecnica del disegno
- Quota: 80 euro.

🌼 Qui per le iscrizioni

https://forms.gle/PscuoRyb8yBQt9kF8

[𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞]“Questo immenso non sapere” è una postura, prima ancora che un titolo. È il luogo da cui pren...
30/01/2026

[𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞]

“Questo immenso non sapere” è una postura, prima ancora che un titolo. È il luogo da cui prende avvio ogni autentico percorso terapeutico.
Ci ricorda qualcosa che in psicoterapia conosciamo bene: che la fretta di capire, di spiegare, di dare senso subito può diventare una difesa.
E che il non sapere, se abitato con cura, è uno spazio generativo.

In terapia non cerchiamo risposte immediate, né verità definitive. Cerchiamo piuttosto di sostare nelle domande, di tollerare l’incertezza, di dare tempo a ciò che ancora non ha parole.

Come scrive Thomas Ogden:
«L’analisi è una conversazione in cui si pensa insieme ciò che non è ancora stato pensato.»

La psicoterapia è, in fondo, un esercizio di fiducia nell’ignoto. Un imparare a restare accanto a ciò che fa paura perché non è chiaro, senza forzarlo.

Perché è proprio lì —in questo immenso non sapere —
che qualcosa di nuovo può finalmente prendere forma.

[𝗔𝗯𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗼𝗲𝘁𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼… 𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮]“Abitare poeticamente il mondo” non è un libro da leggere: è un l...
10/01/2026

[𝗔𝗯𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗼𝗲𝘁𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼… 𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮]

“Abitare poeticamente il mondo” non è un libro da leggere: è un libro da dimorare.
Christian Bobin ci invita a rallentare lo sguardo, a sostare nell’inappariscente, a riconoscere che la vita accade soprattutto nei margini, nelle pause, nelle crepe.

Questa postura dello sguardo – attenta, delicata, non invasiva – è sorprendentemente vicina a quella richiesta nella relazione psicoterapeutica.

In psicoterapia non si tratta di “aggiustare” l’altro, ma di abitare con lui uno spazio: uno spazio di parola, di silenzio, di attesa. Uno spazio che, come scrive Bobin, non va riempito ma custodito.
Non è forse questa la qualità centrale del setting analitico?
Un’attenzione che non interpreta subito, che non colonizza l’esperienza del paziente, ma resta.

Donald Winnicott parlava di holding: la capacità di offrire un ambiente sufficientemente buono in cui il Sé possa emergere senza essere forzato. Bobin, con altre parole, sembra dirci la stessa cosa: la vita fiorisce dove non viene strattonata.

“Abitare poeticamente il mondo” è allora anche un invito clinico:
a abitare poeticamente la stanza di terapia,
a fare spazio all’umano prima che al sintomo,
a ricordare che la cura passa spesso da una presenza gentile più che da una spiegazione brillante.

[La cura e le cose belle]La psicoterapia non è solo parlare del dolore.È anche imparare a prendersi cura, a riconoscere ...
20/12/2025

[La cura e le cose belle]

La psicoterapia non è solo parlare del dolore.
È anche imparare a prendersi cura, a riconoscere ciò che nutre, ciò che ripara, ciò che rende la vita abitabile.

È permettersi relazioni sicure, parole che tengono, silenzi che non fanno paura.
È anche fare cose belle: guardare, creare, scegliere ciò che fa sentire vivi.

Come scriveva Aldo Carotenuto, “la cura non consiste nel togliere il dolore, ma nel restituire senso all’esperienza”.
La cura nasce lì: quando la vita, anche ferita, torna ad avere significato.

La psicoterapia è questo: un luogo dove ciò che fa male può essere trasformato, non cancellato.

Fare cose belle non è fuga.
È resistenza alla disumanizzazione del dolore.
La cura è una pratica quotidiana.
A volte è una seduta.
A volte è una scelta gentile.
A volte è semplicemente non smettere di cercare ciò che ci fa sentire vivi.

[in diapositiva: io che faccio una delle cose belle di cui parlo 😊]

08/11/2025

[𝗗𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝗺𝗮𝗹𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲: 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗮]

A volte il lavoro in studio è ricordare insieme che il dolore ha cittadinanza.
Leggendo Diritto al malessere ho sentito risuonare proprio questo: non c’è guarigione nell’obbligo a “stare bene”, ma nello spazio dove possiamo dire come stiamo, senza sconti né fretta.

Qui abita il mio mestiere: esserci senza invadere, accogliere senza normalizzare a tutti i costi. Il libro lo dice con chiarezza politica e umana: non patologizzare ogni disagio; restituire dignità all’ambivalenza; difendere il tempo psichico dal cronometro della performance.

In studio, come nella vita, non prometto felicità: prometto un luogo dove il sintomo può parlare (Hillman), e dove il “diritto al malessere” non è resa, ma il primo gesto di responsabilità verso di sé.

[ 𝗠𝗮𝗺𝗺𝗮, 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗵𝗮𝗶 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗮 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗼𝗴𝗴𝗶?𝗟𝗮 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗮 𝗕𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮.]Ci sono domande che, quando arrivano, ci sorp...
28/08/2025

[ 𝗠𝗮𝗺𝗺𝗮, 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗵𝗮𝗶 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗮 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗼𝗴𝗴𝗶?
𝗟𝗮 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗮 𝗕𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮.]

Ci sono domande che, quando arrivano, ci sorprendono. Non perché siano complicate, ma perché ci chiedono di spiegare l’essenziale con semplicità.

La settimana scorsa è stata Bianca, la mia bimba di tre anni e mezzo, a farmi la domanda più difficile: “Cosa hai fatto a lavoro stamattina mamma?” É difficile capire cosa Bianca sappia del mio lavoro. Mi descrive come “la dottoressa delle persone” ma finora non si era interessata, effettivamente, a cosa accadesse in quelle ore che mi portano in un luogo altro.

Spiegare a una bambina piccola cosa accade in un colloquio psicoterapeutico mi ha messa sicuramente in difficoltà e quando sono in difficoltà la cosa che mi salva sempre é cercare di essere il più semplice possibile:

“Ho incontrato L. che aveva avuto brutte giornate a lavoro,
G. e F. che desiderano tanto un bimbo,
S. che ha comprato una nuova casa,
M. che si é innamora per la prima volta e E. che era dispiaciuta per aver litigato con la sua mamma.”

Bianca mi ha ascoltata seria, poi ha detto:
“Anche io sono triste quando noi litighiamo. Però poi facciamo pace. Lo hai detto?”

Ho sorriso.

“E che hai detto a tutti?”
“Che li capisco.”
“E ora sono felici?”
“Non so se siano proprio felici felici, ma sanno di essere ascoltati. E avere qualcuno che ti ascolta quando sei triste è una cosa molto bella: fa sentire meno soli e spesso aiuta a risolvere i problemi.”
“Eh. Appunto.”

Appunto.

A volte la psicoterapia è proprio questo: uno spazio semplice, umano, dove sentirsi capiti e meno soli.
Un po’ come un girotondo: bastano mani che si cercano, uno sguardo che incontra l’altro e la certezza di non essere soli a danzare.

Non sempre servono grandi parole.
Molte volte, come nel gioco dei bambini, è la semplicità a contenere la forza più grande.

[“𝗣𝗶𝘂̀ 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮? 𝗠𝗲𝗻𝗼 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮?”𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗲 𝗡𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗠𝗼𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶]In Bianca, Nanni Moretti si rivolge ad una pianta: “Cosa vuoi? Pi...
20/08/2025

[“𝗣𝗶𝘂̀ 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮? 𝗠𝗲𝗻𝗼 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮?”
𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗲 𝗡𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗠𝗼𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶]

In Bianca, Nanni Moretti si rivolge ad una pianta: “Cosa vuoi? Più acqua? Meno acqua?”. (Per chi non conoscesse la scena potete gustarla nella seconda diapositiva!)
Con l’ironia che lo contraddistingue Moretti racconta molto di noi e dell’umana difficoltà a riconoscere quali siano i nostri bisogni e quelli degli altri.

In terapia accade lo stesso: molti pazienti arrivano senza sapere “quanta acqua” serva loro davvero. A volte hanno dato tutto agli altri, dimenticando se stessi. Altre volte hanno trattenuto, per paura di chiedere.

La psicoanalisi non offre una ricetta perfetta, non dice quanta “acqua” serva ma permette, grazie ad un lavoro certosino, di arrivare, insieme, a capirlo. A sciogliere il dubbio, a scoprire il perché di questa incertezza.

Il mio compito, come terapeuta, non è stabilire la misura esatta, ma accompagnarvi a sciogliere i nodi che impediscono di ascoltarsi, fino a quando non riuscirete ad “annaffiarvi” da soli.

Ed è per questo che tocca fare - ogni tanto!- un passaggio dal simbolico al concreto: iniziamo a portare qualche pianta in studio per ricordarci insieme di annaffiarci e di chiederci sempre quanta acqua ci serva…

sperando che non facciano la stessa fine delle piante morettiane 😅

[B, il Buio e un buco ]   C’era B e c’era il BuioB viveva in mezzo al fiume. E il buio viveva in un buco. E il buco era ...
01/06/2025

[B, il Buio e un buco ]

C’era B e c’era il Buio
B viveva in mezzo al fiume.
E il buio viveva in un buco.
E il buco era proprio in mezzo alla pancia di B.
Quindi B e il buio vivevano insieme in mezzo al fiume.

A tutto il buio e a tutti i buchi che troppo spesso cerchiamo di tappare.
Un albo per lasciarli suonare insieme, per scoprire cosa mai possa accadere.
Perché, in fondo, nonostante la paura del buio, é proprio in quel profondo che possiamo fare incredibili scoperte - che ci parlano di noi.

[“Per fortuna esiste qualcosa che non si può abbattere”]I legami, ad esempio. O le nostre radici che, spesso prepotenti,...
08/05/2025

[“Per fortuna esiste qualcosa che non si può abbattere”]

I legami, ad esempio.
O le nostre radici che, spesso prepotenti, irrompono nel nostro quotidiano.
O ancora radici che, invece, discretamente, lo accompagnano.
I gruppi, che si formano e ci fanno sentire accolti e sostenuti.
Il silenzio, spesso muro invalicabile.
L’assenza, forte e tangibile.
La nostra casa, ovunque essa sia.
Le nostre origini: quello che rimane, quello che anche se tagli é dentro di te.

Indirizzo

Via Torino 51
Chivasso
10034

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 21:00

Telefono

+393470300839

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