Psicologa Monica Mammoliti Ciriè

Psicologa Monica Mammoliti Ciriè Dottoressa Monica Mammoliti - Psicologa e psicoterapeuta

02/11/2023
Quanto abbiamo amato?Guardando il percorso della vita, ci rendiamo conto di quante “cose” del passato abbiano cambiato o...
08/06/2021

Quanto abbiamo amato?

Guardando il percorso della vita, ci rendiamo conto di quante “cose” del passato abbiano cambiato ordine di importanza, a quante “cose” fatte in un modo, oggi faremmo nel modo opposto, a quanti cambi di opinione, di gusto, di valutazione, e a quante inutili paure, spesso causa di scelte prese non del tutto in modo consapevole e voluto.
Ma il bello della vita è proprio in questa continua trasformazione, che ci permette ad ogni istante, di cambiare.
Perché si può cambiare, anzi (nei limiti del possibile)... si deve!
Lo dobbiamo (non a noi) alla vita, e non domani, perché il domani è un futuro che potrebbe non arrivare, ma adesso... in questo istante!
E non per appagare il nostro io egoista, ma per la vita, per dare un senso a questa vita, (ripeto)... non alla nostra vita, ma alla vita, nella sua totalità, nella sua completezza, perché è troppo comodo lamentarsi dell'egoismo del prossimo, se lo siamo anche noi nei confronti degli altri.
Perché se è importante essere amati, ancora più importante è amare, ed è per questo che bisogna cominciare a seminare fiducia, per poterla magari un giorno raccogliere!
L'amore (come qualsiasi cosa) ancor prima di essere un frutto... è un seme, ed il buon raccolto dipende dalla cura!
E da qui la speranza di un evoluzione che moltiplichi le possibilità di un giusto equilibrio di benessere, perché se è vero, che niente è per sempre, (e questa è spesso una tra le “cose” più difficili da accettare) è anche vero che se quel “per sempre” non ci fa vivere nel benessere, sta a noi cambiare, cambiarlo... cambiando.

Dott.ssa Monica Mammoliti

Per-dono!Perdonare non vuol dire “cancellare”, ma al contrario, significa ricordare, trasformare le ferite in cicatrici,...
10/04/2021

Per-dono!

Perdonare non vuol dire “cancellare”, ma al contrario, significa ricordare, trasformare le ferite in cicatrici, che ci sono, e sono i segni di ciò che è stato, ma non sanguinano, e non fanno più male. Sono state accettate come parte di noi, della nostra esperienza, della nostra vita.
Quando perdoniamo dismettiamo il “fare” critico e punitivo, attivando scopi più benevoli e compassionevoli, che non fanno altro che condurci verso la via del “benessere”.
Il perdono dì sé, come il perdono interpersonale, è un percorso che comporta l’accettazione del torto causato o subito, e l'eventuale sofferenza che ne deriva.
Nel perdono interpersonale non è necessario, e a volte persino inopportuno (in caso di gravi atti ingiusti o violenze), che la vittima di un danno giunga ad una riconciliazione con il suo offensore. Ma perdonarsi, impegna al confronto con pensieri ed emozioni che riguardano l’errore commesso, perché oltre a perdonare i propri sbagli, è necessario riappacificarsi con l’immagine negativa, che deriva dall’essere responsabili di tali errori. E tutto ciò richiede uno sforzo maggiore, poiché la vittima e l’autore del torto “coincidono”.
Alcuni adottano uno stile di pensiero punitivo e rivelano una maggiore tendenza a manifestare problemi di ansia, depressione, rabbia, sfiducia verso sé stessi e bassa autostima, in questo caso il processo di accettazione svolge un ruolo cruciale, e in quest’ottica, l’obiettivo è quello di mettere in discussione quelle credenze disfunzionali che hanno a che fare con la responsabilità di aver compromesso un nostro ideale o scopo, e che ci rendono incapaci di accedere ad una visione positiva, ma se c'è voglia di migliorarsi, è già un passo importante, perché perdonare é un regalo che facciamo agli altri, ma soprattutto a noi stessi.

Dott.ssa Monica Mammoliti

L’emergenza Coronavirus, ci ha messo in una crisi di enorme portata, ed anche se di “crisi” ne abbiamo attraversate e su...
13/03/2021

L’emergenza Coronavirus, ci ha messo in una crisi di enorme portata, ed anche se di “crisi” ne abbiamo attraversate e superate tante, questa situazione di emergenza mondiale, sanitaria ed economica, sta mettendo a serio rischio i nostri equilibri, sconvolgendo le nostre abitudini e le sicurezze personali, relazionali e professionali.
Seguendo i bisogni emotivi di sicurezza, appartenenza, stima e auto-realizzazione che, per il nostro bene, richiedono e meritano di essere soddisfatti, siamo approdati su un terreno spesso fonte di ansia, paura, rabbia e tristezza, quello del “cambiamento”. Che ci porta a riattivare le nostre capacità di sopravvivenza e di adattamento, la nostra potenzialità di mutare, di trasformare il nostro modo di pensare, di conformarci a un contesto “nuovo” (trovando ogni volta la soluzione più giusta per vivere alle condizioni più diverse), risvegliando il senso di speranza, di voglia di ripartenza, di volontà di tornare in pista e di rimettersi in gioco.
L’adattamento ha a che fare con la nostra capacità di conformarci alle condizioni ambientali e di vita, ad essere flessibili e aperti, il che significa dover modificare schemi, comportamenti e riferimenti conosciuti per svilupparne altri del tutto nuovi.
Non è affatto semplice, ognuno di noi incontra delle resistenze, che ci rendono difficile abbandonare o modificare il “vecchio” stile di vita.
La difficoltà è del tutto normale, perché, ogni cambiamento richiede impegno, energia ed elasticità mentale, le difficoltà e resistenze dipendono anche dalle esperienze passate, chi nel tempo ha maturato una struttura rigida e abitudinaria vive il “cambiamento” con stress che genera: stanchezza, frustrazione e alti livelli di ansia.
Cambiare significa mettersi in discussione, e talvolta rinunciare ai nostri schemi, alle nostre letture interpretative, ai significati che abbiamo costruito, alle nostre consuetudini e ai comportamenti consolidati.
Provare ad accogliere le novità con entusiasmo, anche quando inizialmente vorremmo tirarci indietro. Il cambiamento diventa una costante e offre una continua occasione di crescita, un vantaggio.
La cosa si fa invece più dura se il cambiamento provoca preoccupazioni e mal di pancia, se il nostro corpo prova inquietudine e irrequietezza, se ci fa perdere l’orientamento. Proviamo paura e irrigidimento, opponiamo resistenza, ma opporre resistenza non serve a niente.
Il cambiamento è inevitabile. Allo stesso tempo incominciamo a dubitare delle nostre capacità, ma non si può più tornare indietro, l’energia dev'essere convogliata verso il futuro e ai nuovi obiettivi in modo positivo, alimentando la fiducia in noi stessi.
Sforzarsi di riconoscere le diverse opportunità derivanti dalla nuova situazione aumenta la motivazione. L’atteggiamento generale migliora e l’autostima aumenta.
Cogliere l’opportunità con coraggio e curiosità, e un pizzico di fiducia in se stessi, con responsabilità ed un po' di sana incoscienza, guardandosi dentro e spronandosi, evitando di assumere un atteggiamento vittimistico. È vero che gli stimoli al cambiamento arrivano di regola dall’esterno, come è anche vero che sta soltanto a noi cambiare, accettare la situazione e prenderla in mano.

Dott.ssa Monica Mammoliti

Una vita (im)perfetta!Per quanto perfetta possa sembrare la nostra vita, il sistema nervoso parla chiaro: se è presente ...
04/03/2021

Una vita (im)perfetta!

Per quanto perfetta possa sembrare la nostra vita, il sistema nervoso parla chiaro: se è presente un disagio o un disturbo, vuol dire che questa vita non è così perfetta come crediamo.
Bisogna avere molto coraggio per ammettere di star vivendo una vita che non è quella che vogliamo per davvero, abbandonarla per fare qualcosa che ci appassiona veramente, ma che è rimasto “bloccato”.
Infatti potrebbe essere proprio quel “blocco” la causa del malessere.
Ma è un preciso dovere di ognuno di noi, per quanto difficile e doloroso sia, individuare i fattori di repressione del passato e del presente ed agire per dissolverli. Spesso all’inizio non riconosciamo questa condizione di inibizione rispetto alla nostra vera essenza, ma con il passare del tempo ed una giusta terapia, ognuno di noi può individuare gli elementi che non hanno avuto spazio nelle nostre vite. Molte volte, infatti, risulta più difficile uscire da una condizione repressiva che da situazioni più esplicitamente traumatiche, poiché la questione ci porta ad affrontare una sensazione di colpa maggiore; chi ha questa predisposizione inizia a generare la tendenza tipica della personalità ossessiva, a reprimere gli istinti, le pulsioni e le componenti più spontanee della personalità. Queste circostanze hanno una stretta relazione con la paura, la repressione, l’inibizione e l’impossibilità di sviluppare debitamente tutti gli aspetti e l’essenza della nostra personalità. La natura di ognuno di noi risponde a logiche ed esigenze precise e individuali.

Ma avere il disturbo non ci condanna a soffrirne e con l’aiuto di un bravo psicoterapeuta si raggiunge la consapevolezza di tutti questi elementi, e si trovano il coraggio e gli strumenti per individuarli e affrontarli.

Dott.ssa Monica Mammoliti

Alcuni tristi fatti di cronaca mi hanno portata a riflettere su un tema a mio avviso sottovalutato:Che cos’è la depressi...
24/02/2021

Alcuni tristi fatti di cronaca mi hanno portata a riflettere su un tema a mio avviso sottovalutato:

Che cos’è la depressione?

La depressione è il disturbo del “tono dell’umore”; una funzione psichica importante nell’adattamento al nostro mondo interno ed a quello esterno, flette verso l’alto quando ci troviamo in situazioni positive e favorevoli, flette invece verso il basso quando ci troviamo in situazioni negative e spiacevoli.
Si parla di depressione quando il tono dell’umore perde il suo carattere di flessibilità, si fissa verso il basso e non è più influenzabile dalle situazioni esterne favorevoli.
Una persona che si ammala di depressione solitamente ha una visione della realtà assolutamente nera e negativa.

Questi alcuni sintomi più significativi:

umore depresso e marcata diminuzione di interesse o piacere per le attività svolte: quando ci si sente svuotati e privi di energia;

alterazione dell’appetito, diminuzione o aumento dell’appetito e del peso;
disturbo del sonno, più speso sotto forma d’insonnia, con risveglio mattutino precoce;

agitazione o rallentamento psicomotorio;

senso di spossatezza non motivato da sforzi fisici;

sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati;
riduzione della concentrazione, attenzione e memoria;

pensieri ricorrenti di morte, paura di morire o ricorrente pensiero al suicidio.

Un consulto psicologico ed eventualmente un percorso di psicoterapia potrebbero essere l’avvio e/o un affiancamento, ad una vera e propria cura farmacologica con antidepressivi, quando il solo lavoro psicologico non basta.

Dott.ssa Monica Mammoliti

Cos’è l’inquietudine? Il vocabolario definisce l’inquietudine uno stato proprio dell'animo che non trova pace e individu...
17/02/2021

Cos’è l’inquietudine?

Il vocabolario definisce l’inquietudine uno stato proprio dell'animo che non trova pace e individua come sinonimi agitazione e ansia.
Tutti noi abbiamo sperimentato questo sentimento: quando ci sentiamo incompleti, quando cerchiamo qualcosa e non sappiamo cosa, quando ci sentiamo tesi senza sapere il perché…
Questa emozione è propria della natura umana, è come un’energia che ad un certo punto esplode e ci porta a cambiamenti di vita. Ovviamente altro è l’inquietudine legata a circostanze contingenti (senso di colpa, difficoltà a prendere una decisione difficile, incertezza per qualcosa di pauroso che ci viene incontro), o il malessere dovuto ad un costante “rimuginio” che divora pensieri, azioni, che diventa paralizzante e di cui è necessario individuare le cause profonde.
Quindi l’inquietudine come condizione esistenziale legata ad una esigenza di cambiamento, di rinnovamento, di superamento da una situazione percepita come soffocante verso una di libertà, di apertura, di realizzazione è la manifestazione della vitalità dell’essere umano che ci spinge in avanti, oltre le abitudini e le certezze rassicuranti.

“L'inquietudine dei desideri produce la curiosità e l'incostanza, il vuoto dei piaceri turbolenti genera la noia. Nessuno si annoia mai della sua condizione, quando non ne conosce di più piacevoli.”
Jean-Jacques Rousseau

08/02/2021

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Ciriè
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