Eliana Bruna Psicoterapeuta

Eliana Bruna Psicoterapeuta Psicoterapeuta di coppia, familiare e individuale. Prevenzione e cura in psicologia perinatale. Psicologa giuridica. Terapia in ambito di giustizia riparativa.

Consulente presso procura e forze dell’ordine in sede di SIT e audizioni protette di minori.

Pensieri mattutini di una terapeuta.Domenica 5 Aprile, per caso è anche Pasqua.Questa è una di quelle mattine in cui ci ...
05/04/2026

Pensieri mattutini di una terapeuta.

Domenica 5 Aprile, per caso è anche Pasqua.

Questa è una di quelle mattine in cui ci si sveglia con il cuore un po’ acciaccato per quelle vicende della vita che non vanno proprio come vuoi.

Forse, c’entra anche il fatto che nonostante la primavera, il sole caldo e il cielo terso, ho addosso un malanno tipico invernale: mal di gola, tosse, voce azzerata, o quasi.

Insomma… niente di così tremendo, un po’ di “lasmi ste” (lasciami stare),come si dice in Piemonte.

E dappertutto si leggono messaggi più o meno simili: oggi è il giorno della rinascita, simbolica, emotiva, psicologica, e nella propria vita.

Ma magari per alcuni/e non è proprio il momento di rinascere. Magari c’è un nutrito gruppo di persone che sono ancora nella crisalide e ci stanno ancora molto comodi. Perché la crisalide protegge, permette di maturare, di sviluppare la forza per uscirne e prendere il volo. Con i propri tempi.

Chiunque tu sia, se ti senti così, voglio che tu sappia che va bene, che questo è il tuo tempo per stare fermo/a, per sentirti acciaccato/a, per desiderare di sentirti protetto/a nella tua crisalide finché ti servirà.

E poi tienila lì perché al contrario delle vere farfalle, noi esseri umani possiamo tornarci ogni tanto in quella crisalide e ricaricare le nostre energie.
Arredala bene, fa che sia come la vuoi tu e nessun altro e dotata di ogni comfort che ti faccia sentire al caldo e al sicuro.

Come sto facendo io oggi che mi sento un po’ acciaccata nel fisico e nell’animo.

E poi parti da qualcosa che è cura: una buona colazione ad esempio, preparata senza fretta, mettendo tutta l’attenzione possibile per far esplodere la creatività e per tenerti radicata/o nel qui ed ora che è l’unico momento che abbiamo per vivere appieno.

Eliana Bruna Psicoterapeuta

Pensieri notturni di una terapeuta.Un qualunque Giovedì h 3.48.Oggi è stata una giornata strana … A volte anche per chi ...
02/04/2026

Pensieri notturni di una terapeuta.

Un qualunque Giovedì h 3.48.

Oggi è stata una giornata strana …

A volte anche per chi fa il mio lavoro è difficilissimo scindere la propria vita privata da quella professionale.

Ci sono storie che ci toccano così nel profondo da lasciarci commossi e senza fiato.

Ci sono vicende private che ci fanno talmente male che ci impediscono di respirare.

Ci troviamo così, ad aver bisogno di momenti in cui stare soli con noi stessi, piangere e respirare, che alle volte non è così scontato.

Già, talvolta il respiro si interrompe, diventa più pesante o difficile da gestire ma è l’unico elemento che ci tiene radicati al corpo e alla realtà.

Ci calma, ci agita, ci fa esplodere in pianto.

Serve fermarci, ascoltarlo, assecondarlo, lasciare che fluisca attraverso ogni fibra del nostro corpo, senza opporsi, senza controllarlo, senza forzarlo né indirizzarlo.

Semplicemente lasciamo che fluisca in una danza tra il dentro e il fuori.

Siamo psicoterapeuti, psicocosi, psiconauti, chiamateci come volete… ma siamo prima di tutto persone con le stesse fragilità, gli stessi dubbi, le stesse paure e gli stessi dolori delle persone che si siedono su quelle poltrone bianche.

Ci commuoviamo, ci arrabbiamo, gioiamo, ci emozioniamo. E tutto questo anche mentre siamo a lavoro.

Tra un paziente e l’altro ci concediamo di tornare quelle persone più o meno sofferenti, gioiose, stanche, tristi, annoiate, o doloranti.

Ci concediamo di riposare la mente e il cuore per essere pronti per la persona che arriverà di lì a poco e le emozioni che abbiamo provato prima saranno il nostro faro per “sentire” l’altro.

H. 4.02 di un qualunque giovedì del mese.

Meglio tornare a dormire.

Quando faccio lezione agli specializzandi mi ritrovo molto spesso a dire questa frase:“L’unico strumento del nostro lavo...
31/03/2026

Quando faccio lezione agli specializzandi mi ritrovo molto spesso a dire questa frase:

“L’unico strumento del nostro lavoro siamo noi. Dobbiamo aver cura della nostra anima e del nostro corpo ed imparare a sentire le emozioni così che possano risuonare con quelle dei pazienti.
Solo questo ci può far comprendere.”

Che comprendere non è capire.

Il capire è cosa del cervello.

Il comprendere è cosa del corpo, dei sensi, delle emozioni.

E così ci si ritrova a commuoversi davanti ad una persona che dopo anni riesce a scendere nel profondo di un dolore antico fatto di noncuranza, di negazione e di abuso.

E non come ci si commuove davanti ad un film che con le giuste musiche e le giuste parole stimola emozioni superficiali.

Ma come chi accetta la scommessa.

La persona con cui ho condiviso la commozione era davvero lì, in quel profondo buio e spaventoso e io avevo il dovere di accompagnarla, di non lasciarla sola come hanno fatto quando era troppo piccola per non averne il terrore.

Per farlo però, ho dovuto accedere al mio profondo buio e guardarlo e sentire che era allo stesso modo terrificante come quando anche io sono stata lasciata sola a vivere quelle esperienze terribili. E accettare di tornare bambina anche io, là dove mi hanno fatto male. Già perché quando il trauma si riattiva, si reagisce con l’età in cui è stato inferto, non quella che si ha adesso. Anche noi psiconauti.

Ecco cosa significa che lo strumento della psicoterapia siamo noi stessi. Nessun monitor a difenderci, nessuna tabella o strumento fisico.

Solo noi con il nostro corpo e la nostra anima feriti nel profondo.

Un profondo in cui abbiamo imparato a scendere quando serve, l’abbiamo esplorato con guide esperte, abbiamo collocato le esperienze al posto giusto.
Questo, però, non ci salva, ogni volta che accompagniamo qualcuno nel suo profondo dolore, dal sentire che il nostro è ancora vivo, bruciante, dolorante come quando ce lo hanno inferto la prima volta.

Quando eravamo troppo piccoli per difenderci e gli adulti troppo distratti per vederci.

Eliana Bruna Psicoterapeuta

“Dottoressa io non so più cosa fare con mia figlia/mio figlio. Non lo riconosco più, non è più il mio bambino.”Molti mie...
28/03/2026

“Dottoressa io non so più cosa fare con mia figlia/mio figlio. Non lo riconosco più, non è più il mio bambino.”

Molti miei pazienti con figli adolescenti mi dicono sconsolati questa frase. E la mia risposta, a primo impatto, non è che piace tanto.

“Vero! Quella bambina/quel bambino non c’è più”.

Ha lasciato il posto ad una ragazzina/un ragazzino che a tratti sembra uscita/o da un thriller psicologico che David Lynch spostati, a tratti sembra avere la capacità di comprensione di una medusa e a tratti ancora fa trapelare un velo di saggezza ma non troppa perchè “poi devo crescere subito”. Tutto condito dall’ombra della bimba/del bimbo che fu che si vede solo in certi momenti della giornata, tipo all’ora in cui vanno a dormire e ti chiedono ancora le coccole e i grattini.

La confusione regna sovrana e sono in grado di farti richieste che a confronto progettare di scalare un 8000 ti pare più fattibile.

In tutto ciò ci sono due cose che noi genitori sentiamo potenti ma che non sappiamo spesso come gestire: il lutto per per quella bambina o quel bambino che non c’è più e l’esigenza che hanno che si cambi approccio, che ci si rapporti a loro per quello che sono in questo particolare momento.

E non si può nemmeno andare a ripescare la nostra adolescenza perché i tempi sono diversi, i modi di incontrarsi che hanno pure, le canzoni, le serie tv, la scuola e gli sport… tutto diverso. E noi annaspiamo.

Quello che propongo a questi genitori smarriti, spesso, lascia perplessi e secondo me si chiedono se sono del mestiere.

“Mio figlio non lo riconosco più! Sta tutto il tempo alla play e non parla con me”

“E lei si metta a giocare con suo figlio. Inizialmente non sarà facile ma non ha idea di quanto avvicini condividere una partita a FIFA con il proprio figlio…”

Una volta un papà mi ha proprio detto:” dottoressa io le sto dicendo che passa le giornate sulla play e lei mi dice di farlo con lui?”

Proprio così. I nostri figli sono in un momento molto turbolento del loro ciclo di vita: vanno avvicinati con delicatezza e curiosità. Non possiamo pensare che solo perché diciamo loro frasi fatte tipo:” a mamma e papà puoi dire tutto” loro si sentano liberi di farlo. Anzi. Spesso quella frase sottende “a patto che non dica cose che mi spiazzano” e qui c’è un condizionamento che loro sentono.

Inoltre è importante rispettare i loro spazi: stanno crescendo non possiamo pensare che non dia loro fastidio se entriamo in camera senza bussare.

Insomma… potrei scrivere per ore. Ma il succo è: se vogliamo conoscere davvero i nostri figli e fornire loro un luogo sicuro in cui rifugiarsi, dobbiamo regredire un po’ alla loro età, che per altro non è affatto male, riscoprire il gioco, il qui ed ora, la spensieratezza e mentre cantiamo con loro a squarcia gola in macchina o ridiamo fino alle lacrime per un video stupito su tik tok o esultiamo perché li abbiamo stracciati a FIFA, stiamo costruendo relazione… una relazione forte, sicura che non fa paura perché ci avvicina. E in quella relazione poi possiamo far loro da guida, non come chi fa le paternali ma come chi li aiuta a sostenere il peso della responsabilità di diventare grandi.

Questa sfida non è semplice ma vi assicuro che abbiamo tutte le risorse dentro di noi per vincerla, sopratutto se la giochiamo insieme a loro e non contro.

Eliana Bruna Psicoterapeuta

Ph una figlia che si fa i selfie con una mamma in una giornata che si sono dedicate. Una giornata in cui non c’è stato un momento in cui siamo state serie.

27/03/2026

Purtroppo questo governo non ha proprio dimestichezza con tutto ciò che riguarda gli aspetti psicologici, emotivi e di contesto in cui certe vicende maturano.

L’unica cosa che sanno ripetere come mantra è che inaspriranno le pene e, udite udite, abbasseranno la soglia dell’imputabilità sotto i 14 anni….

Senza nemmeno considerare che in questa fase del ciclo di vita le persone, perché “gli adolescenti” sono persone, non hanno ancora nemmeno completato lo sviluppo di strutture del cervello fondamentali per comprendere come va il mondo, come il lobo frontale, per dire.

Questo governo, ma anche gli altri ce li metterei dentro, non ha capito che per costruire un mondo migliore ci vogliono investimenti importanti su cultura, prevenzione, intervento e cura della persona a 360 gradi, dagli aspetti fisici a quelli psico-emotivi.

Non hanno capito che non ci vogliono proclami da campagna elettorale ma azioni concrete:

aumentare il personale specialistico nei servizi in modo che si possano fare interventi tempestivi e qualificati

aprire strutture di accoglienza come comunità e centri clinici per strutturare interventi di prevenzione, divulgazioni, cure primarie di primo e secondo livello.

Permettere agli istituti scolastici di strutturare progetti complessi e duraturi per la salute dei proprio insegnanti, per la loro formazione e per il bene dei ragazzi.

Creare sinergie tra le figure professionali che operano nel settore…

lo diciamo tutti, dalla psicoterapeuta come me che opera nel suo studio e nella formazione, ai grandi come Luigi Cancrini e Matteo Lancini che da molti anni lavorano con i minori e sanno bene cosa ci vorrebbe per prendersi cura delle infanzie infelici ed evitare che, da grandi, incappino in carriere criminali. Perché non ci ascoltate????

Eliana Bruna Psicoterapeuta

Vi aspetto Sabato 21 alle 10 per una chiacchierata intorno alla fase del ciclo di vita che forse più destabilizza noi do...
15/03/2026

Vi aspetto Sabato 21 alle 10 per una chiacchierata intorno alla fase del ciclo di vita che forse più destabilizza noi donne… e qui lancio un appello: SAREBBE BELLISSIMO E LO SPERO CON TUTTO IL CUORE SE PARTECIPASSERO ANCHE GLI UOMINI. Lo so, perdonate il mio azzardo ma credo sia fondamentale, soprattutto per le relazioni, comprendere cosa succede in noi stesse. Allo stesso modo anche per chi ci sta vicino è importante capire e sapere come “funzioniamo” in un passaggio evolutivo così delicato ed intenso e sarebbe anche molto bello che ci fosse interazione anche con l’altra metà del cielo. Perché le relazioni sono responsabilità di tutti coloro che ne fanno parte e se c’è chi sta affrontando un passaggio evolutivo delicato, e quindi ne è responsabile, è altrettanto vero che chi le sta vicino abbia la consapevolezza di cosa sta succedendo alla propria moglie, mamma, sorella o anche amica, per potersi approcciare in modo adeguato. Infondo la cura delle relazioni, che sono il nostro pane quotidiano, passa proprio da qui: la cura di sé stessi e dell’altro.

Vi aspetto Sabato 21 alle 10 per una chiacchierata intorno alla fase del ciclo di vita che forse più destabilizza noi do...
15/03/2026

Vi aspetto Sabato 21 alle 10 per una chiacchierata intorno alla fase del ciclo di vita che forse più destabilizza noi donne… e qui lancio un appello: SAREBBE BELLISSIMO E LO SPERO CON TUTTO IL CUORE SE PARTECIPASSERO ANCHE GLI UOMINI. Lo so, perdonate il mio azzardo ma credo sia fondamentale, soprattutto per le relazioni, comprendere cosa succede in noi stesse. Allo stesso modo anche per chi ci sta vicino è importante capire e sapere come “funzioniamo” in un passaggio evolutivo così delicato ed intenso e sarebbe anche molto bello che ci fosse interazione anche con l’altra metà del cielo. Perché le relazioni sono responsabilità di tutti coloro che ne fanno parte e se c’è chi sta affrontando un passaggio evolutivo delicato e quindi ne è responsabile ma è altrettanto vero che chi sta vicino abbia la consapevolezza di cosa sta succedendo alla propria moglie, mamma, sorella o anche amica, per potersi approcciare in modo adeguato. Infondo la cura delle relazioni, che sono il nostro pane quotidiano, passa proprio da qui: la cura di sé stessi e dell’altro.

09/03/2026
Avere paura di percorrere una strada buia di notte.Sentirsi tremare dentro quando ci si sente aggredite. Sentirsi fuori ...
08/03/2026

Avere paura di percorrere una strada buia di notte.

Sentirsi tremare dentro quando ci si sente aggredite.

Sentirsi fuori luogo in contesti prevalentemente maschili perché sai e vedi cosa guardano di te e intuisci cosa potrebbero pensare.

Sapere che se ti comporti in un certo modo avrai il posto o la promozione se no “mi spiace lui ha un profilo più adatto” e non parliamo di profilo professionale.

Vivere una costante frustrazione quando tu ci metti tutta te stessa, hai studiato, ne sai più di loro e il massimo del riconoscimento è “sei proprio carina”.

Stare in apnea finché non otterrai quella approvazione che non ti serve, che ti puoi dare solo tu, ma che ti hanno insegnato che devi chiedere agli altri, meglio se uomini.

Sentirsi in colpa se vuoi fare carriera e anche avere una famiglia.

Sentirsi additare da tutti, anche da chi dovrebbe sostenerti, perché “i bambini hanno bisogno di te non puoi stare a lavoro fino a quest’ora” e nello stesso tempo “se vuoi far carriera devi dedicarti di più al lavoro”.

Sentirsi le uniche che DEVONO prendersi cura, quasi fosse scritto nella pietra e se per caso ti allontani un attimo dai radar sentirsi richiamare all’ordine.

Sentirsi in dovere di sorridere, di non essere stanche, fragili o impaurite pena essere apostrofare come pesanti e complicate.

Sentirsi chiamare il “sesso debole” quando poi sappiamo bene che forza abbiamo in certi momenti. Altro che.

Sentirsi dire “ma non sei troppo scollata?” “Dove vai vestita così?” e chi più ne ha più ne metta.

Sentirsi sole, lasciate sole, “tanto tu sei in gamba e ce la fai”

Sentirsi in dovere di rassicurare, curare, stare attente, gestire, pensare a organizzare tutto e non perdere nulla se no non viene fatto e nessuno se ne ricorda e la colpa di chi è?

E tutto questo con il ciclo, la febbre, il mal di gola o l’influenza intestinale.

Finché ci sarà anche solo una di noi costretta a sentirsi così ogni giorno, potremmo parlare solo di una festa a metà.

Ci basterebbe sentirci viste, ma davvero, ci basterebbe sentire di non avere tutto il carico, di non sentire più la colpa, di vederci riconosciuti diritti impliciti che non sono scritti da nessuna parte ma che sono vitali.

La mia festa oggi è stata dedicarmi a lei, una ragazza che spero sarà una donna libera da tutto questo.

Eliana Bruna Psicoterapeuta

Quando i pensieri sono troppi e troppo pesanti, troppo confusi, troppo soverchianti e la paura si espande nel petto lasc...
07/03/2026

Quando i pensieri sono troppi e troppo pesanti, troppo confusi, troppo soverchianti e la paura si espande nel petto lasciandovi paralizzati.

Quando non riuscite più a sentir-vi, perché le emozioni sono anestetizzate dal rumore che avete in testa.

Quando non avete più il contatto con voi stessi e vi sembra di galleggiare in una nebulosa grigia e spaventosa.

Quando volete ritornare a voi….

COMINCIATE DAL CORPO

Muovetelo, in qualsiasi modo vi piaccia o possiate,

MUOVETELO

Camminate, correte, fate pesi, bici, pilates, crossfit, arrampicate, nuoto, danza.

Ballate e cantate come se aveste 6 anni e non ve ne fregasse nulla del resto intorno a voi.

E attraverso questo movimento

SENTITELO

Let’s go! E buon sabato!

Bruna Psicoterapeuta

Quando i pensieri sono troppi e troppo pesanti, troppo confusi, troppo soverchianti e la paura si espande nel petto lasc...
07/03/2026

Quando i pensieri sono troppi e troppo pesanti, troppo confusi, troppo soverchianti e la paura si espande nel petto lasciandovi paralizzati.

Quando non riuscite più a sentir-vi, perché le emozioni sono anestetizzate dal rumore che avete in testa.

Quando non avete più il contatto con voi stessi e vi sembra di galleggiare in una nebulosa grigia e spaventosa.

Quando volete ritornare a voi….

COMINCIATE DAL CORPO

Muovetelo, in qualsiasi modo vi piaccia o possiate,

MUOVETELO

Camminate, correte, fate pesi, bici, pilates, crossfit, arrampicate, nuoto, danza.

Ballate e cantate come se aveste 6 anni e non ve ne fregasse nulla del resto intorno a voi.

E attraverso questo movimento

SENTITELO

Let’s go! E buon sabato!

Eliana Bruna Psicoterapeuta

Quando ci sentiamo soli anche se abbiamo molte persone vicine, tra amici e familiari, dovremmo fare due chiacchiere con ...
02/03/2026

Quando ci sentiamo soli anche se abbiamo molte persone vicine, tra amici e familiari, dovremmo fare due chiacchiere con quella solitudine.

Chiederle da dove viene.

Chiederle chi ce l’ha fatta provare e in che momento della nostra vita.

Chiederle cosa ci vuole suggerire.

Invece tendiamo a chiedere a chi sta vicino a noi di colmarla, di non farcela provare, di estirparla dal nostro profondo.

E chi ci è vicino, spesso, non può. Anzi… sempre. Perché, quasi come per magia, avremo scelto una persona che rispecchia abbastanza fedelmente chi ce l’ha creata e ripropone, facilmente, lo stesso tipo di legame.

Non avremo mai l’opportunità di conoscere qualcuno che si comporterà in modo diverso, che ci sarà, che ci farà sentire la sua vicinanza, finché non lo faremo noi con noi stessi.

Riconoscere i legami disfunzionali, quelli che sul web vengono definiti “tossici”, implica che prima noi riconosciamo che è la nostra ferita che ce li ha fatti cercare ed accettare. Praticamente, implica riconoscere che abbiamo fatto tutto da soli.

Deprimente? Forse.

Ma sicuramente significa anche che possiamo invertire la rotta partendo da noi. Finché non troviamo un porto sicuro dentro di noi sarà totalmente inutile cercarlo fuori; viceversa quando noi diventeremo porto sicuro per noi stessi, troveremo e avvisteremo anche quelli esterni. Persone nutrienti, accoglienti, disposte a darci ciò che ci fa bene.

La psicoterapia può aiutare, anzi, ha proprio questo scopo: accompagnare le persone a ri-trovarsi, ad attraversare le proprie ferite, risanarle e rinascere con occhi nuovi con cui guardare un orizzonte diverso.

Non possiamo pretendere, forse nemmeno ci è concesso di sperare che “l’altro” si modelli, cambi o si adatti a ciò di cui abbiamo bisogno. L’incontro è bello nella differenza data dalle nostre unicità e non possiamo permettere ad una ferita che ha radici lontane, di deviare la nostra direzione e farci credere di non farcela.

Quando capiremo questo, nel profondo non solo razionalmente, avremo già fatto metà del lavoro e ci orienteremo su relazioni più nutrienti.

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CHI SIAMO Dott.ssa Eliana Bruna Psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale e familiare Dott.ssa Elisa Castellar Psicologa, Psicoterapeuta sistemico-relazionale e familiare. I NOSTRI SERVIZI Psicologia e psicopatologia perinatale Psicodiagnostica Psicoterapia individuale, di coppia e familiare TERAPIA E SOSTEGNO IN GRUPPO Gruppi Metalogo Gruppi sulla genitorialità Gruppi sostegno nel post partum MEDIAZIONE FAMILIARE

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