17/01/2026
Ti danno un letto. Qui ti danno un turno.
A Firenze, in via Pier Capponi, da gennaio 2026 hanno preso 13 appartamenti e li hanno trasformati in una “casa comune” per persone emarginate.
Non parliamo di “inquilini modello”.
Dentro ci finiscono senzatetto cronici, ex detenuti, rifugiati e famiglie monoparentali in povertà estrema, con spazi condivisi obbligatori: cucina collettiva, orto urbano, officina per il fai‑da‑te e sala terapia di gruppo.
E qui arriva il bello.
Per restare, c’è un obbligo chiaro: 10 ore mensili di contributi comunitari, tipo pasti condivisi o manutenzione.
Il Comune di Firenze dice che il 40% arriva da strada da oltre 5 anni.
Quindi non è “un aiuto e via”: è un ecosistema chiuso dove ti tocca ricostruirti socialmente, anche quando non hai più voglia.
L’affitto è simbolico: 20–50 euro al mese, scalabili con le ore lavorate.
In più i servizi sono gratuiti: psicologo settimanale, formazione professionale e assistenza legale, grazie ai fondi europei del programma ERDF e alle partnership con cooperative sociali come Santa Casa e Fondazione Solidarietà Caritas.
Spoiler: i numeri non sono poesia.
Nei primi rapporti del progetto, lanciati l’8 gennaio 2026, c’è anche un caso reale: un ex senzatetto di 52 anni, alcolista da 15, che impara a cucinare per 20 persone e in 6 mesi trova un lavoro part‑time come giardiniere grazie all’orto condiviso.
Gli appartamenti sono monolocali da 30–40 m² con bagno privato.
Ma il cuore sta nei 400 m² di spazi comuni: giardino pensile con pannelli solari per acqua calda, lavanderia ecologica e coworking con Wi‑Fi gratuito.
Comunque: non è improvvisato.
È stato progettato da architetti under 40 vincitori di un bando comunale del 2025, e il Comune monitora tutto con un’app che registra le ore lavorate in blockchain.
L’obiettivo dichiarato è la trasparenza, con un dato secco: rischio di abusi ridotto del 90% rispetto ai vecchi dormitori.
E mentre l’Italia sta ancora litigando con l’emergenza casa e i 700.000 senzatetto stimati dall’ISTAT (dati 2024), qui prendono ispirazione dal modello basco‑italiano legato a Bilbao’s OPENGELA.
Il piano è replicarlo in 5 quartieri fiorentini entro il 2028, con 2,5 milioni di euro UE, 150 posti letto extra e rinnovabili al 70% grazie a un fotovoltaico da 50 kW.
Poi c’è il dato che fa male (in senso buono).
Secondo i report iniziali, nel primo trimestre 2026 l’80% dei partecipanti ha ridotto dipendenze e aumentato reddito autonomo, e finora ci sono zero sfratti grazie a un “patto etico” firmato all’ingresso con un mediatore terzo.
Non è ca**tà: è architettura di regole.
E quando le regole reggono, regge anche la gente.
Via Pier Capponi (Firenze): da gennaio 2026, 13 appartamenti diventano “casa comune”.
Spazi condivisi obbligatori + 10 ore/mese di contributi comunitari.
Affitto 20–50€/mese e servizi gratuiti (ERDF + Santa Casa + Fondazione Solidarietà Caritas).
Monitoraggio con app e blockchain: -90% rischio abusi vs dormitori; report 8/01/2026 con casi documentati.
Replica prevista entro 2028: 5 quartieri, 2,5M€ UE, +150 posti letto, 70% rinnovabili (FV 50 kW).