18/01/2026
Questa donna aveva un nome.
Aveva una vita.
E oggi non può più raccontarla.
Ma non è “una donna trovata morta”.
È una donna che non è stata salvata.
Dietro questo volto non c’è solo la morte.
C’è la paura taciuta.
C’è la solitudine.
C’è una violenza che, molto probabilmente, è cresciuta nel silenzio.
Il femminicidio non arriva all’improvviso.
Arriva quando i segnali vengono ignorati.
Quando il controllo viene scambiato per amore.
Quando la sofferenza di una donna viene minimizzata.
Da psicologa giuridica e criminologa so una cosa con certezza:
prima della fine, quasi sempre, c’è una richiesta d’aiuto che non trova risposta.
Guardare questa foto fa male.
Ma dovrebbe far male ancora di più sapere che continuerà a succedere,
se continuiamo a chiamare queste morti “tragedie”
invece di chiamarle con il loro vero nome: femminicidi.
Non è solo una storia che si è spezzata.
È una responsabilità che pesa su tutti noi.
🖤 Per lei.
🖤 Per tutte quelle che non hanno più voce.
🖤 Per quelle che sono ancora in tempo.