15/04/2026
Oggi parliamo di un'emozione primaria, la rabbia, con la parabola della barca vuota (insegnamento attribuito al filosofo taoista Zhuangzi).
Un monaco decide di meditare da solo su una barca in mezzo a un lago.
Mentre è immerso nel silenzio ad occhi chiusi, sente improvvisamente un forte urto: un'altra imbarcazione ha colpito la sua.
La reazione è impulsiva e immediata: il monaco, disturbato, sente la rabbia mo***re. Apre gli occhi pronto a inveire contro il barcaiolo sbadato che ha rovinato la sua quiete.
Aprendo gli occhi però, si accorge che la barca che lo ha urtato è completamente vuota. Probabilmente si era slegata dal molo e andava alla deriva sospinta dal vento.
In quel momento, la rabbia del monaco svanisce all'istante, non essendoci nessuno con cui prendersela, capisce quindi che la rabbia non era stata "causata" dall'urto, ma era già presente dentro di lui.
La parabola offre diverse chiavi di lettura psicologiche e spirituali, insegna che la rabbia non è causata dagli eventi esterni, ma dalla nostra reazione ad essi:
se la barca è vuota non ci arrabbiamo, se pensiamo ci sia qualcuno, esplodiamo.
Questo dimostra che la rabbia dipende dalla nostra percezione di un'intenzione altrui di farci del male.
Zhuangzi suggerisce che se riuscissimo ad attraversare il "fiume del mondo" svuotando noi stessi del nostro ego (diventando noi stessi una "barca vuota"), nessuno potrebbe ferirci o scontrarsi con noi in modo conflittuale.
Vedere gli altri come "barche vuote". Un'applicazione pratica consiste nel guardare chi ci offende o ci taglia la strada nel traffico come a una barca vuota, mossa da correnti di ignoranza, stress o sofferenza, piuttosto che da un desiderio consapevole di colpirci.
Domani giovedì incontri tra barche vuote alle 10:40 e alle 19:00. 😊🙏