30/07/2025
Nuovo articolo
“Se mi lasci ti distruggo”: Ricatto emotivo, dipendenza economica e triangolazione familiare nelle separazioni conflittuali
Abstract
Nelle separazioni altamente conflittuali, si osservano frequentemente dinamiche psicologiche di ricatto emotivo, spesso esercitate da un coniuge (prevalentemente la donna in questo contesto specifico) nei confronti dell’altro. Una frase ricorrente in terapia e nei racconti informali è: “Se mi lasci ti distruggo”, la cui funzione è di mantenere il controllo sull’altro coniuge, spesso attraverso il ricatto economico e l’utilizzo strumentale dei figli. Questo articolo analizza tali dinamiche da una prospettiva psicologica e giuridica, con particolare attenzione al ruolo della dipendenza economica e alla mancata elaborazione del lutto della separazione.
1. Introduzione
In molte separazioni, soprattutto in contesti in cui la donna non ha raggiunto un’autonomia economica, si osservano tentativi di mantenere lo status quo attraverso forme più o meno esplicite di minaccia. Alcuni uomini riferiscono in terapia frasi come “se stai con un’altra ti distruggo” oppure “se ti separi, non vedrai più i tuoi figli”, segnali evidenti di una comunicazione manipolativa e possessiva.
Queste dinamiche creano un contesto familiare psicologicamente tossico, in cui la paura del conflitto, la perdita dei figli o il collasso economico spingono molti uomini a non separarsi formalmente o a restare sotto lo stesso tetto pur essendo separati nella quotidianità.
2. Cornice psicologica: il ricatto emotivo e la triangolazione
2.1 Ricatto affettivo e dipendenza relazionale
Il ricatto affettivo è una strategia manipolativa con cui una persona esercita controllo sull’altra sfruttando colpa, paura o obbligo (Forward, 1997). In questi casi, l’ex moglie può assumere un atteggiamento minaccioso con frasi implicite come “vedrai cosa ti succede se mi lasci” o esplicite minacce legate ai figli.
2.2 La triangolazione nei sistemi familiari
Secondo la teoria della triangolazione di Bowen (1978), in famiglie disfunzionali uno dei genitori può utilizzare i figli per mantenere legami patologici con l’altro coniuge. In queste situazioni, il figlio diventa mediatore o “alleato” inconsapevole della madre, portando alla creazione di legami disfunzionali che impediscono una sana separazione psicologica.
3. Aspetti giuridici: la separazione, l’affido e la tutela patrimoniale
3.1 Il diritto alla separazione
In Italia, il diritto alla separazione è sancito dall’art. 151 c.c., che prevede la possibilità di scioglimento del matrimonio anche in presenza di un solo coniuge che lo richieda. Tuttavia, nella pratica, molti uomini rinunciano a tale diritto per paura delle conseguenze economiche e affettive.
3.2 Assegnazione dei figli e mantenimento
Nonostante la legge n. 54/2006 promuova l’affido condiviso, la prassi giudiziaria assegna frequentemente la residenza prevalente alla madre. In molte cause di separazione, le madri utilizzano l’arma della frequentazione dei figli per ottenere un maggiore contributo economico o per ostacolare la relazione dell’ex con nuove partner.
3.3 Assegno di mantenimento e autonomia economica
L’assegno di mantenimento è disciplinato dall’art. 156 c.c. e, nel caso del divorzio, dagli artt. 5 e 6 della legge 898/1970. Tuttavia, la Cassazione ha più volte sottolineato come l’assegno non debba essere strumento per conservare il tenore di vita, bensì mezzo per garantire un’autonomia dignitosa. Malgrado ciò, in molte sentenze si assiste ancora a una tutela quasi automatica della moglie, senza reale verifica dell’impegno a rendersi autonoma economicamente.
4. Conseguenze psicologiche nei figli e nei padri
4.1 Figli come ostaggio emotivo
Crescere in un contesto dove uno dei genitori è costretto a restare per paura delle reazioni dell’altro può portare a un apprendimento disfunzionale del concetto di amore e conflitto. Il figlio apprende che l’amore è possesso, che la dipendenza è normale e che l’aggressività relazionale è uno strumento di sopravvivenza.
4.2 Padri psicologicamente ricattati
Sempre più uomini in terapia riportano sintomi di ansia, somatizzazione e vissuti depressivi legati all’impossibilità di separarsi o vivere liberamente. La minaccia della distruzione patrimoniale o dell’allontanamento dai figli crea un clima psicologico che li tiene in uno stato costante di ipervigilanza.
5. Discussione e proposte di intervento
• Valutazione oggettiva dell’autonomia della ex coniuge da parte dei giudici, verificando l’effettiva volontà di lavorare e non solo il dato anagrafico o la presenza dei figli.
• Psicoterapia familiare nei casi di separazione in conflitto per aiutare a disattivare le dinamiche manipolative e promuovere il benessere dei figli.
• Riforma della cultura giuridica che smetta di assumere automaticamente la donna come “parte debole” e inizi a valutare le dinamiche relazionali e i ruoli in modo equo.
Conclusioni
Il fenomeno del ricatto emotivo post-separazione, soprattutto nelle situazioni in cui l’ex moglie non accetta la separazione o rifiuta l’autonomia economica, rappresenta un rischio concreto per il benessere psicologico dei figli e dei padri. Serve un approccio integrato – legale, psicologico, educativo – che permetta di uscire da stereotipi culturali ormai obsoleti e promuovere relazioni post-coniugali basate sul rispetto reciproco e sulla crescita individuale.
Bibliografia essenziale
• Bowen, M. (1978). Family Therapy in Clinical Practice. New York: Jason Aronson.
• Forward, S. (1997). Ricatto emotivo: Quando le persone a te care usano la paura, il senso di colpa e l’obbligo per manipolarti. Mondadori.
• Cassazione Civile, Sezioni Unite, sentenza n. 18287/2018.
• Legge n. 54/2006 – Affido condiviso.
• Codice Civile: artt. 151, 156 c.c.; Legge 898/1970.
Dott.ssa Carmen Eboli - Psicologa