16/11/2025
🍂 Quando il silenzio fa più profondo l’autunno
「静かな心は幸せを呼ぶ」
Shizukana kokoro wa shiawase o yobu
“Un cuore quieto attira la felicità.”
In Giappone il silenzio non è solo “assenza di rumore”: è un linguaggio.
Nelle tradizioni legate allo Zen e al concetto di chinmoku (沈黙), il tacere è una forma di rispetto, di ascolto e di presenza interiore.
A metà novembre, anche qui da noi, il mondo rallenta: mattine fredde, nebbia bassa, passi più lenti. È il tempo in cui ci si accorge che ciò che ci agita davvero non è là fuori, ma nel modo in cui il nostro cuore reagisce a ciò che accade.
La frase di oggi ci invita a una cosa semplice e difficilissima: invece di inseguire la felicità, creare lo spazio perché possa avvicinarsi — coltivando un cuore calmo, come uno stagno d’autunno.
In molte pratiche meditative giapponesi, dal zazen allo shikantaza (“solo sedere”), si allena proprio questo: restare seduti dentro il fruscio dei pensieri, finché piano piano la superficie si placa.
Una domenica di novembre può diventare il nostro piccolo monastero domestico: una tazza calda tra le mani, il rumore lontano della città, un momento in cui non dobbiamo dimostrare niente a nessuno.
Tre spunti da portare con te oggi:
Crea un “angolo di quiete” in casa
Anche solo una sedia vicino alla finestra, una candela, un libro. Decidi che per dieci minuti quello è uno spazio senza telefono né notifiche.
Parla più piano, ascolta più a fondo
Oggi prova a rallentare il tono di voce e ad ascoltare davvero chi hai davanti, senza intervenire subito. Il silenzio tra una frase e l’altra è parte della conversazione.
Camminata breve, sguardo lungo
Esci, anche solo cinque minuti, e osserva il quartiere come se fosse un giardino zen: rami nudi, foglie sui marciapiedi, vetri appannati. Lascia che siano loro a parlare al posto tuo.
In questa immagine c’è una meditazione molto semplice: l’autunno non scende solo sul paesaggio, ma anche sui rapporti umani. Nel buio che cresce, la domanda non è “chi mi capisce?”, ma “chi posso pensare con gentilezza, anche da lontano?”.
Aki fukaki 秋深き e il tempo della brina
L’espressione aki fukaki (“autunno profondo”) è una parola stagionale che evoca la fine dell’autunno, quando i colori si fanno più scuri, l’aria più tagliente e il mondo sembra trattenere il fiato.
Nel calendario solare giapponese, questo periodo si collega al sekki di Sōkō (霜降) — “discesa della brina” — il momento in cui l’erba del mattino si copre di un velo bianco e la natura inizia davvero a prepararsi all’inverno.
È interessante notare che proprio in queste settimane, molti testi giapponesi sottolineano l’importanza di una cortesia silenziosa: aggiustare con cura le stoviglie sul tavolo, chiudere piano le porte, abbassare la voce in casa la sera. Sono piccoli gesti che trasformano il silenzio in attenzione per l’altro, come nel verso di Bashō che si chiede: “che cosa starà facendo il mio vicino?”.
Portare un po’ di questo spirito nelle nostre domeniche di novembre significa trasformare il freddo esterno in calore domestico: non riempire il silenzio, ma abitarlo con gesti gentili.
Che questa domenica ti porti un silenzio pieno, non vuoto: il rumore lieve del cucchiaino nella tazza, un libro aperto, un pensiero buono rivolto a qualcuno.
L’autunno profondo non è solo fine: è il luogo dove il cuore, finalmente, può riposare. 🍂