PrānāYurta l'oasi dello Yoga

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Pranayurta è un luogo magico e suggestivo, caratterizzato da una splendida yurta è uno spazio concepito per lo yoga, la meditazione, musica live, mostre d'arte, attività culturali, ricreative e olistiche.

09/02/2026

I primi tre versi della Haṭhapradīpikā: due considerazioni

श्री आदिनाथाय नमोऽस्तु तस्मै
येनोपदिष्टा हठयोगविद्या ।
विभ्राजते प्रोन्नतराजयोगम्
आरोढुमिच्छोरधिरोहिणीव ॥ १॥
प्रणम्य श्रीगुरुं नाथं स्वात्मारामेण योगिना ।
केवलं राजयोगाय हठविद्योपदिश्यते ॥ २॥
भ्रान्त्या बहुमतध्वान्ते राजयोगमजानताम् ।
हठप्रदीपिकां धत्ते स्वात्मारामः कृपाकरः ॥ ३॥

śrī ādināthāya namo'stu tasmai yenopadiṣṭā haṭhayogavidyā |
vibhrājate pronnatarājayogam āroḍhum icchoradhirohiṇīva || praṇamya śrīguruṁ nāthaṁ svātmārāmeṇa yoginā | kevalaṁ rājayogāya haṭhavidyopadiśyate || bhrāntyā bahumatadhvānte rājayogamajānatām | haṭhapradīpikāṁ dhatte svātmārāmaḥ kṛpākaraḥ ||

Sia reso omaggio a quel venerabile Ādinātha dal quale [fu] insegnata la conoscenza dello haṭhayoga [che] rifulge come una scala per colui che desidera salire l'eccelsa [dottrina] del rājayoga. La scienza dello haṭha[yoga] è insegnata, soltanto per [l'acquisizione del frutto] del rājayoga, dallo yogin Svātmārāma dopo aver omaggiato il Signore, venerabile maestro. Svātmārāma, compassionevole, offre la lanterna dello haṭha[yoga] [per il bene] di coloro ignorano il rājayoga [e stazionano] nell'oscurità dei molti pensieri causati dalla varietà delle opinioni.

(traduzione personale da HP I, 1-3)

Considerazioni personali: a) tradizionalmente la scienza dello haṭhayoga è ricondotta direttamente a un dio (e più precisamente ad Ādinātha, ipostasi di Śiva), dunque Svātmārāma, autore umano o al massimo semi divino, ne sarebbe solo il depositario; b) la scienza dello haṭhayoga, infine, non è incompatibile con quella del rājayoga ma, viceversa, ne rappresenta la scala.

07/02/2026

Le probabili origini della lingua sanscrita: un tentativo di ricostruzione

a) Tanto per iniziare si dovrebbe distinguere fra sanscrito classico e vedico, ossia la lingua in cui è stato composto lo strato più arcaico del Veda fra il 1500-1200 a. C. circa. Il sanscrito classico, invece, è stato sistematizzato definitivamente intorno al IV sec. a. C. dal lavoro sincronico di tre formidabili grammatici fra i quali eccelle Pāṇini.

b) Ebbene il vedico, insieme al greco/latino/ittita (la lingua indoeuropea più antica attestata) etc., è fortemente sospettato di essere "fuggito" da una presunta casa-madre (localizzabile non senza difficoltà fra il mar Nero e il mar Caspio), sovente denominata PROTO INDO EUROPEO, intorno al II millennio a. C. circa. Va evidenziato che i clan/tribù di questo filone, denominato INDOARIO, ovvero i più arcaici portavoce dello spin-off indoeuropeo dal quale si svilupperà prima il vedico e successivamente il sanscrito classico (due lingue somiglianti semplicemente perché attingenti dai medesimi dialetti indoari), all’epoca di queste prime ondate migratorie verso sud-est parlavano solo dei dialetti molto simili, probabilmente non ancora fusi in un’unica lingua.

c) Detto questo, pur non essendo un alfiere delle superatissime tesi delle invasioni di massa dei parlanti indoeuropei ("tesi centrifuga forte"); credo tuttavia che questi ultimi, logicamente, arrivassero da ovest intorno al 1500 a. C. lasciandosi alle spalle cruciali tappe delle quali non ho potuto dare contezza in questo post (si studino le testimonianze linguistiche dei Mitanni!), e progressivamente abbiano indoeuropizzato linguisticamente e culturalmente il subcontinente indiano ("tesi centrifuga debole"). Mi sento di escludere le cosiddette "tesi centripete" perorate oggi dagli stessi indiani per evitare di affermare che il loro veicolo linguistico privilegiato, il sanscrito appunto, fosse una lingua indoeuropea: ossia che il popolo vedico abbia avuto origine in India e che gli autori del Veda fossero i Vallindi (gli "autoctoni" del subcontinente indiano tanto per intendersi).

d) Tutto ciò, per mezzo di una sintesi brutale, spiega abbastanza logicamente la plateale familiarità fra il sanscrito e il resto delle lingue indoeuropee (dunque vedico/sanscrito e latino sono cugine tanto per intendersi!)

04/02/2026

Posizione-del-ca****re (śavāsana) nei testi premoderni

उत्तानं शववद्भूमौ शयनं तच्छवासनम् |
शवासनं श्रान्तिहरं चित्तविश्रान्तिकारकम् ||

uttānaṁ śavavadbhūmau śayanaṁ tacchavāsanam
śavāsanaṁ śrāntiharaṁ cittaviśrāntikārakam

[Lo yogin dovrebbe stare] sdraiato sulla terra come un ca****re [in un] atto di riposo: questa è la posizione-del-ca****re (śavāsana). [Tale] posizione-del-ca****re rimuove la fatica e propizia riposo mentale.

Traduzione personale da Haṭhapradīpikā (I, 32)

28/01/2026

La metafora del carro nella Kaṭhopaniṣad (III a. C.)

Nella Kaṭhopaniṣad, ove lo yoga è definito come il controllo saldo dei sensi che conduce allo stato supremo (2.3.10-11), si paragona l'uomo al carro per mezzo di una celebre metafora: il sé (ātman) è il padrone del carro/passeggero, l'intelletto (buddhi) l'auriga, la mente (manas) le redini, il corpo (śarīra) è il carro stesso e, infine, i sensi (indriya) sono i cavalli e i loro oggetti sono le strade (1.3.3-9):

आत्मानं रथिनं विद्धि शरीरं रथमेव तु ।
बुद्धिं तु सारथिं विद्धि मनः प्रग्रहमेव च ॥
इन्द्रियाणि हयानाहुर्विषयांस्तेषु गोचरान् ।
आत्मेन्द्रियमनोयक्तं भोक्तेत्याहुर्मनीषिणः ॥

ātmānaṁ rathinaṁ viddhi śarīraṁ ratham eva tu
buddhiṁ tu sārathiṁ viddhi manaḥ pragraham eva ca
indriyāṇi hayānāur viṣayāṁs teṣu gocarān
ātmendriyamanoyaktaṁ bhoktetyāhur maṇīṣinaḥ

Conosci il sé come il possessore del carro e il corpo come [fosse] semplicemente il carro, conosci [poi] l'intelletto come l'auriga e la mente come [fosse] semplicemente le redini. I sensi sono i cavalli [e] gli oggetti dei sensi sono il campo [delle azioni]. [L'essere vivente > jīva] munito del sé, [dei] sensi e [della] mente è definito il fruitore [dell'esistenza], così i sapienti proclamano.

Traduzione personale da Kaṭhopaniṣad (1.3.3-9)

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