Studio di Psicologia Cles e Trento - Dr.ssa Annalisa Stablum

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Studio di Psicologia Cles e Trento - Dr.ssa Annalisa Stablum Riceve su appuntamento a Cles e a Trento:
a Cles in via Madruzzo 2 e a Trento in via Andrea Pozzo 30

06/04/2026

ChatGPT non ti dirà mai che stai delirando.

Non perché non lo sappia. Ma perché è stato addestrato per non contraddirsi con te, per seguire il tuo filo, validare il tuo punto di vista e tenerti soddisfatto.

In psichiatria però è un problema serio. Uno studio appena uscito su JAMA Psychiatry ha testato tre versioni di ChatGPT con domande costruite intorno ai sintomi tipici della psicosi. Con la versione gratuita — quella usata dalla stragrande maggioranza delle persone — la probabilità di ricevere una risposta inadeguata era 43 volte più alta rispetto a domande neutre. Le versioni a pagamento non si sono comportate in modo sostanzialmente diverso. La terapia funziona anche perché qualcuno, dall’altra parte, può permettersi di non darti ragione.

Insegno agli psicologi a fare i terapeuti. E no, non basta la tecnica.

Le conoscenze validate le impari dai libri, e presto, probabilmente, anche da un buon LLM. Ma la parte che conta di più si apprende altrove: dentro un’aula dove si lavora col corpo, le emozioni, la relazione. Un viaggio spesso faticoso, dentro se stessi.

Il terapeuta efficace non è solo quello che applica protocolli. È quello che sa sintonizzarsi, che ha attraversato i propri stati emotivi e li riconosce, senza nominarli, nel paziente seduto di fronte. Questa capacità incarnata e relazionale non è ancora replicabile. Forse un giorno, quando l’AI sarà davvero senziente. Per ora: ottima per slides, articoli, supporto diagnostico. Meno per stare nella stanza.

Il punto però è un altro: anche usarla bene richiede competenza. Fare le domande giuste non è banale. È già clinica, in un certo senso.

📚 Shen et al., JAMA Psychiatry, 2026

Un augurio sincero per una Pasqua serena!
05/04/2026

Un augurio sincero per una Pasqua serena!

  Dovremmo imparare dalla primavera il rispetto dei tempi.La sua capacità di non forzare.Di non mettere fretta.Quel suo ...
20/03/2026


Dovremmo imparare dalla primavera il rispetto dei tempi.

La sua capacità di non forzare.

Di non mettere fretta.

Quel suo silenzioso

rimanere

in attesa

che ognuno fiorisca a modo suo.

16/03/2026

La crisi più silenziosa della sanità globale non è una malattia. Sono i medici che dicono ai propri figli: “Non diventare uno di noi.”

In tutto il mondo sta accadendo qualcosa di profondamente scomodo all’interno della professione medica. I medici stanno silenziosamente scoraggiando la nuova generazione dall’intraprendere la professione.

Per comprendere meglio questa crisi, la Debabrata Mitalee Auro Foundation, ha recentemente condotto un sondaggio tra i medici.
Hanno partecipato più di 1.200 medici ed il risultato dovrebbe preoccupare ogni sistema sanitario del mondo.

Il 91,4% dei medici ha dichiarato che non vorrebbe che i propri figli diventassero medici.

Nove su dieci.

Le ragioni sono sorprendentemente simili nei diversi Paesi.

Un Medico internista ha commentato che oggi la medicina spesso sembra essere praticata sotto sorveglianza costante.

Cartelle cliniche elettroniche.
Burocrazia amministrativa.
Rischio di contenziosi legali.

“Passo più tempo a proteggermi legalmente che a fare il medico.”

Il burnout è elevato.

La pressione amministrativa è incessante.

Il costo emotivo della professione viene raramente discusso apertamente.

In Australia, un chirurgo ha descritto un’altra preoccupazione crescente. Gli ospedali stanno iniziando a formare i medici non solo nelle competenze cliniche, ma anche su come gestire parenti aggressivi o arrabbiati quando gli esiti non sono quelli che le famiglie speravano.

E in generale le pressioni sono ancora più stratificate.

Burnout.
Ansia legale.
Violenza.
Sfiducia pubblica.

Il sondaggio ha rivelato che:

Il 78% dei medici riferisce livelli elevati di burnout.
L’84% ritiene di avere più probabilità rispetto alla popolazione generale di subire aggressioni fisiche o verbali da parte dei pazienti o dei loro familiari.
Il 67% ha affrontato denunce medico-legali.
Più della metà riferisce sintomi di ansia o depressione.
Quasi due terzi ritengono che la percezione pubblica dei medici sia peggiorata significativamente negli ultimi cinque anni.

Non è semplicemente un problema professionale.

È un problema sociale.

Perché la medicina è una delle poche professioni in cui esperienza, giudizio e fiducia umana non possono essere facilmente sostituiti.

Se le menti più brillanti iniziano a guardare questa professione e decidono silenziosamente che il prezzo da pagare è troppo alto, i sistemi sanitari di tutto il mondo ne sentiranno le conseguenze.

E questo ci lascia con una domanda scomoda.

Se le persone che salvano le nostre vite stanno dicendo ai propri figli di non seguirli nella professione…

Chi ci curerà domani?

Fonte: Debabrata Mitalee Auro Foundation

13/03/2026

Quando un figlio o una figlia manifestano difficoltà scolastiche o personali, un genitore ha di fronte solo due strade.
La prima è fare finta di niente, sperare che passi (spoiler: non passa), minimizzare, dare la colpa alla scuola, agli amici, alla società, al figlio o alla figlia, girarsi dall’altra parte, forse illudendosi che “Se fingo che non esista, allora non esiste”. Lo capisco, vi capisco, prendere coscienza che qualcosa non va fa tanta paura. Fa tremare la terra sotto i piedi.
La seconda strada è rimboccarsi le maniche, preparare una scorta di fazzolettini, tendere una mano, ascoltare, provare a capire, cercare una soluzione e, se ci si accorge che da soli non bastiamo, chiedere aiuto.

La seconda strada è in salita, tortuosa e piena di buche. L’ho percorsa e la sto percorrendo, e vorrei raccontarvi qualcosa, nel caso in cui decidiate di imboccarla anche voi.
Quando una madre o un padre scelgono di aiutare un figlio o una figlia a stare meglio, devono sapere che verranno messi in discussione. Dai figli, dagli insegnanti, dagli specialisti (rivoltarvi come calzini è il loro lavoro), dal primo che si sentirà in diritto di dare consigli non richiesti (e, di solito, perfettamente inutili). Da se stessi.
Dovrete abbandonare l’idea che avevate di voi come “buoni genitori” per diventare “genitori che ce la mettono tutta”, per poi scoprire (spoiler numero due), dopo un lungo viaggio, che le due cose coincidono.

Le domande faranno sbocciare altre domande, altre incertezze, altre crisi. La parola “crisi”, in origine, indicava la competenza con cui gli agricoltori separavano il grano dalle piante infestanti per assicurarsi un buon raccolto. Se vorrete aiutare i vostri figli, vi capiterà quasi sicuramente di smarrirvi, come smarriti sono i vostri figli - ma in maniera diversa, parallela.
Gli specialisti e gli insegnanti vi faranno molte domande e vi sentirete un po’ messi sotto una enorme lente d’ingrandimento, coi vostri pregi e soprattutto con tutti i vostri difetti. Non vergonatevi. Non vergognatevi di aver sbagliato e di sbagliare. Non ci si deve mai vergognare quando ci si mette in discussione. Tenete duro, fate tesoro di questo trambusto interiore, perché vi servirà per conoscervi più a fondo. Il solo fatto di provarci deve farvi sentire valorosi.

Per molti anni la mia identità ha ruotato attorno al mito della madre perfetta – che non ero. Quando la crisi ha spalancato porte e finestre di casa come un uragano, portando polvere, lacrime, disordine e incertezza, mi sono sentita persa. Ma poi ho scelto di affidarmi a chi ne sapeva più di me, e mettendomi a n**o (poiché non c’era altra strada) ho scoperto che la madre perfetta non esiste, i figli perfetti non esistono, i padri perfetti non esistono, la perfezione è una fregatura. Esiste avere il coraggio di tendere una mano, avere l’immensa fortuna di trovarne una che prende la nostra (che siamo bambini, ragazzi, adulti), rimettere insieme i pezzi in una maniera che non avremmo mai immaginato per disegnare un presente nuovo, più interessante, meno prevedibile, aperto alle possibilità.
Alla possibilità di confessarsi imperfetti e trovare una parola di conforto.
Alla possibilità di ammettere che non va tutto bene - e stare meglio.
Alla possibilità di metterci di fronte a nostro figlio o a nostra figlia, guardarci negli occhi con le braccia abbassate, e magari ci scappa un abbraccio. Magari ci scappa un Ti voglio bene. Magari ci scappa un nuovo modo di essere famiglia, dove nessuno è perfetto e tutti sappiamo di avere un luogo sicuro dove tornare.

E magari, una sera come tante, sentirete vostra figlia ridere nella sua stanza insieme a un’amica con la sua voce cristallina e senza ombre, e quel frammento di normalità vi sembrerà un meraviglioso traguardo da cui ripartire. Ecco il vostro prezioso raccolto.
(La cattiva notizia è che non si finisce mai di coltivare. La buona è che il panorama è impagabile).

“Non vedrai mai un fiore di loto nell’acqua limpida. Esso può nascere, crescere e germogliare solo se le sue radici sono...
12/03/2026

“Non vedrai mai un fiore di loto nell’acqua limpida. Esso può nascere, crescere e germogliare solo se le sue radici sono piantate nel fango. Lo stesso vale per noi esseri umani: anche noi, se vogliamo fiorire, dobbiamo partire dal nostro fango interiore. Dalla nostra sofferenza. Soffrire non è il problema, ma la base da cui partire per guarire.”
Cit.

22/01/2026

Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più “accettato”, conservasse sempre un resto, una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?
Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.
Possiamo provare a rimarginarla, a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni, torna a farsi sentire...
Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera, ma qualcosa che si trasforma.
Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza.
È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione.
Il lutto, se resta senza lavoro, ci incatena al passato, ci condanna alla paralisi della malinconia.
Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.
È qui che nasce una nuova forma di nostalgia — non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva, che illumina come la luce delle stelle morte: una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.
La nostalgia delle stelle morte è questo: la memoria che non spegne, ma accende; il dolore che non distrugge, ma trasforma;
il passato che non ci trattiene, ma ci invita ad andare avanti.
Il lutto, allora, non è mai solo perdita.
È anche promessa.
È un ritorno di luce - quella che proviene da ciò che abbiamo amato, e che, anche se non c’è più, continua a mostrarci la via.

Massimo Recalcati

25/11/2025
04/11/2025

IL NOSTRO LASCITO
La grande fatica dei genitori di oggi è che hanno un vissuto da bambini che stanno tentando in molti modi di cambiare.
Siamo i primi che hanno deciso, consapevolmente, che l'educazione di un tempo ci ha lasciato ferite.

Siamo cresciuti con genitori che decidevano tutto.
Le regole non si mettevano in discussione e le punizioni arrivavano veloci.
Era un modo chiaro di crescere, ma poco spazio lasciava al dialogo, alle emozioni, alle domande.
C'erano silenzi giudicanti non in ascolto.

Stiamo provando a trasformare un modo di essere genitori che ci portiamo dentro da generazioni.

Siamo cresciuti con genitori che “non si discutevano”.
Le regole erano legge, e le emozioni spesso restavano in silenzio.
“Si fa così e basta” era la frase che chiudeva ogni dialogo.

Oggi, invece, proviamo ad aprirlo quel dialogo.
Cerchiamo di ascoltare, di spiegare, di dare un senso ai comportamenti dei nostri figli.
Oggi proviamo a fare diversamente.
Cerchiamo di ascoltare, di spiegare, di capire cosa c’è dietro a un comportamento.
Vogliamo che i nostri figli si sentano VISTI, non solo corretti.
Forse anche noi vorremmo essere stati visti diversamente.

Ma non è sempre facile.
Dentro di noi vive ancora la voce del passato — quella parte che reagisce prima ancora di pensare.
A volte ci sorprende, ci fa alzare la voce, ci riporta indietro.
Quella voce dentro di noi che abbiamo ascoltato da bambini — quella che dice “si fa così e basta”.
Altre volte ci immergiamo dalla parte opposta, nel lasciar fare senza confini, perché si sta provando.

Ricordo sempre ai genitori che vengono da me le parole di Winnicott: “Una madre sufficientemente buona non è perfetta, ma sa riparare.”
Non siamo perfetti, ma FALLIBILI e dobbiamo essere COMPASSIONEVOLI, in primis con noi stessi.

È questo che stiamo facendo, ogni giorno: riparare.
Riparare il modo in cui siamo stati ascoltati, amati, educati.
E costruire qualcosa di nuovo, più autentico, più vicino ai nostri figli.

Non siamo genitori perfetti. Siamo genitori in cammino:
Ogni volta che scegliamo il dialogo invece del rimprovero,
la connessione invece del controllo,
stiamo facendo un passo avanti.
Ed è faticoso cambiare la storia, ma come ci ricorda Alice Miller, “Ciò che non abbiamo ricevuto da piccoli, cerchiamo di donarlo ai nostri figli.”
E in questo dono si gioca tutta la nostra trasformazione.

È il nostro lascito.

“Abbi cura di godermi,esplorarmi, proteggermi. Non capiterò una seconda volta” mi disse la vita.Fabrizio Caramagna
10/10/2025

“Abbi cura di godermi,
esplorarmi,
proteggermi.
Non capiterò una seconda volta” mi disse la vita.
Fabrizio Caramagna

12/09/2025

“È solo erba sintetica, non fa niente.”
Così mi ha detto un ragazzino di 13 anni parlando dello Spice, la droga che gira su TikTok e che qualcuno spaccia come alternativa leggera alla cannabis.

Ma lo Spice non è erba: è un miscuglio di erbe secche impregnate di sostanze chimiche, fino a 100 volte più potenti del THC.
Gli effetti? Tachicardia, convulsioni, allucinazioni, paranoia, danni cerebrali, morte.

Su TikTok viene mostrato come fosse un gioco. E a quell’età basta un video virale per trasformare la curiosità in trappola.
Costa poco, si trova facilmente, promette lo sballo immediato. In realtà regala solo il vuoto.

Non pensiamo che “tanto i nostri figli non lo vedono”: l’algoritmo arriva ovunque. Serve parlarne noi, prima che a farlo sia il web.

👉 Perché lo Spice non toglie solo la lucidità. Può togliere la vita.

08/09/2025

«Fare psicoterapia è una cosa seria. Vuol dire affidare i propri dubbi e bisogni a un’altra persona competente, formata a questo scopo e che ha a cuore la tutela del paziente».

In un’intervista a La Stampa, la Presidente del CNOP, Maria Antonietta Gulino, avverte che i chatbot terapeutici non possono sostituire l’incontro umano tra psicologo e paziente. «L’Intelligenza artificiale non ha i requisiti. Per cui non solo è inutile, ma può addirittura causare un peggioramento del disagio».

Il fascino della disponibilità 24 ore su 24, osserva Gulino, è solo apparente: «Quando si fa psicoterapia anche l’attesa è importante nella ricerca della risposta a un bisogno. La richiesta immediata di un riscontro non è sempre positiva. Spesso lo psicoterapeuta non dà risposte, ma accompagna a rimanere nel dubbio».

A preoccupare è soprattutto il rischio di banalizzare i vissuti dei più giovani: «Le frasi fatte, ripetute e un po’ consolatorie, quasi come fossero pacche sulla spalla, non servono a risolvere un disagio.»

L’intelligenza artificiale, sottolinea la Presidente, non va demonizzata: «Abbiamo un gruppo di lavoro che si occupa di IA e nuove tecnologie per studiare come possiamo utilizzarla e integrarla nei percorsi terapeutici».

Per il CNOP la priorità rimane una: aumentare la presenza di psicologi e psicoterapeuti nel servizio pubblico, evitando che la diffusione dei chatbot crei un nuovo digital divide tra chi deve accontentarsi di servizi digitali insoddisfacenti e chi può permettersi un percorso privato.

Per leggere l'intervista 👉🏻 https://www.lastampa.it/cronaca/2025/08/19/news/psicoterapia_intelligenza_artificiale_psicologa_gulino-15274875/amp/

Indirizzo

Via Madruzzo 2
Cles
38023

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 17:30
Martedì 08:30 - 17:30
Mercoledì 08:30 - 18:30
Giovedì 08:30 - 17:30
Venerdì 08:30 - 18:30
Sabato 08:00 - 12:00

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Chi sono

Laureata in psicologia clinico-dinamica a Padova con il massimo dei voti, sono psicologa clinica, psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-costruttivista, terapeuta EMDR (tecnica psicoterapica per l’eleborazione di eventi traumatici) e operatrice di Training Autogeno.

Attraverso la mia pratica clinica intendo promuovere una visione della figura dello psicologo come professionista della salute che non lavora solo con il disagio conclamato, ma anche come supporto a persone che stanno attraversando un periodo particolare della propria vita o che desiderano comprendere meglio se stessi e le proprie risorse a cui attingere nei momenti di difficoltà.

Mi rivolgo a coloro che si trovano ad affrontare un periodo di vita critico, come l'adolescenza, la fine di una relazione significativa, la perdita di una persona cara e tutti i cambiamenti importanti.

Predispongo percorsi personalizzati anche in caso di difficoltà legate alla gestione dell' ansia, dello stress, insonnia e per affrontare problematiche depressive, di natura sessuale, relazionale, disordini alimentari e abuso di sostanze. Prevedo percorsi di supporto anche per chi sta vivendo una malattia organica importante (es. cancro, malattie neurodegenerative), per i loro familiari e per chi deve affrontare un lutto.