18/03/2022
Oggi è la Giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid.
Vorrei dire che si chiudono due anni di paura, angoscia, ansia, incertezza sul futuro, isolamento, solitudine, sopraffazione, allarme, stanchezza...ma temo che le tracce di questo periodo ce le porteremo dentro ancora per lungo tempo. Hanno scavato dei solchi, tanto profondi che a volte non li percepiamo in superficie, ma capaci di scuotere le fondamenta del nostro vivere.
Il pensiero va a tutti coloro che abbiamo perso e ai lutti, privati e collettivi, che stiamo ancora elaborando.
Quello che ci resta, a mio avviso, sono le domande.
La mia stanza di terapia è piena di domande sul senso, sulla morte, sulla vita, sul tempo e la sua qualità, su una società che fatica a trovare le risposte.
Eppure quelle risposte dovremo costruirle, in primis perché ce le chiedono i ragazzi, e poi perché, in fondo, senza un orizzonte di senso, si smarriscono anche gli adulti.
Non ho ricette, ma il primo step per affrontare le domande è non avere paura di porsele, non ignorare quel buco nella trama del filato, perché è proprio da lì che può filtrare la luce..
Il secondo potrebbe essere dedicare più ascolto a chi ha il coraggio di guardare attraverso il buco, magari perché ha uno sguardo più acerbo e non ancora assuefatto alle incongruenze..da lì potrebbero arrivare anche le risposte.