04/03/2026
𝑰𝒍 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒖𝒏𝒐 𝒔𝒑𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒖𝒏𝒒𝒖𝒆.
Si sono mosse, tra le radici dei tigli del nostro viale, persone con fragilità che, prima della chiusura del Manicomio, sono state contenute, stigmatizzate e trattate medicalmente e fisicamente, perché considerate deboli, potenzialmente pericolose e inadeguate.
Rispettiamo e ci sentiamo responsabili della sofferenza che si è riversata sulla terra che oggi coltiviamo.
Sappiamo che per preparare un buon raccolto, la terra va aperta e che la crosta che si è creata in superficie va spaccata, ma non eliminata.
La crosta è uno strato di memoria che non va cancellato, il punto di partenza, quello a cui non vogliamo tornare, ma anche quello su cui poggiare le nostre certezze di oggi.
I nuovi germogli ce la faranno, se avremo questa cura per il passato e la giusta costanza nel presente.
𝑪'𝒆̀ 𝒃𝒊𝒔𝒐𝒈𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒂𝒛𝒊𝒆𝒏𝒛𝒂, 𝒅𝒆𝒍𝒊𝒄𝒂𝒕𝒆𝒛𝒛𝒂, 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒆 𝒇𝒊𝒅𝒖𝒄𝒊𝒂. 𝑪𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒂 𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒆.
Essere a Collegno, vuol dire fare già parte di una storia di coraggio, rivoluzione, inclusione e partecipazione, che ha coinvolto e continua a coinvolgere un'intera comunità.
𝑰𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂 𝒄𝒖𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒊 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒊 𝒈𝒆𝒓𝒎𝒐𝒈𝒍𝒊 𝒆 𝒂 𝒎𝒂𝒏𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒗𝒊𝒗𝒂 𝒍𝒂 𝒎𝒆𝒎𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒍𝒖𝒐𝒈𝒐.