Dott.ssa Ilaria Chiari Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Ilaria Chiari Psicologa Psicoterapeuta Psicologa clinica, Psicoterapeuta cognitivo comportamentale.

14/03/2026
07/03/2026

"Il mondo ti chiederà chi sei e se non lo sai, sarà il mondo a dirtelo." (Carl Jung)

03/03/2026
02/03/2026

La consapevolezza rappresenta uno stato di attenzione aperta e intenzionale verso la propria esperienza interna e verso ciò che accade nell’ambiente circostante, osservando pensieri, emozioni e comportamenti senza giudicarli.

Nel percorso di benessere psicologico, svilupparla significa imparare a riconoscere ciò che proviamo e come reagiamo, interrompendo automatismi e schemi ripetitivi che possono generare disagio o tensione. Questo processo permette di costruire una relazione più chiara e stabile con sé stessi e con gli altri.

La pratica quotidiana della consapevolezza può favorire:
• una migliore regolazione delle emozioni
• decisioni più coerenti con i propri bisogni e valori
• una maggiore capacità di riconoscere e gestire schemi mentali ricorrenti

Allenata con continuità, contribuisce a sostenere equilibrio, chiarezza e benessere nella vita personale e relazionale.

02/03/2026

Vi è mai capitato di lasciare vostro figlio in una situazione, per esempio all’asilo o dai nonni, e dirgli prima di andare via: “…e mi raccomando, fai il bravo!”?

…ma perché non andrebbe detta questa frase? Essenzialmente perché non vuol dire niente.

I concetti non possono essere arbitrari, soggettivi, teorici, astratti ma devono essere operazionalizzabili. Cioè devono poter essere tradotti in comportamenti concreti, misurabili ed osservabili. Questo dovrebbe essere fatto anche tra adulti, per esempio tra partner o tra colleghi, ma ancora di più va fatto se si vuole insegnare qualcosa ad un bambino.

E quindi cosa dire? Per esempio:

• Rivolgiti con gentilezza ai tuoi compagni
• Se domandi qualcosa chiedi “per favore”
• Segui le regole che ti danno le maestre
• Cammina lontano dalle finestre
• Con il pallone gioca in giardino, non dentro casa
• Accarezza il cane sulla schiena senza tirargli la coda
• Ecc…

In questi esempi ho fornito delle regole di condotta (che è proprio il senso dell’insegnamento), cioè il bambino sa cosa deve fare. Ho evitato frasi che iniziassero con il “non” perché anche quelle non forniscono una soluzione… il bambino capisce che non deve farlo ma non riesce ad andare oltre… rimane fermo a: “e quindi cosa devo fare?”.

Cioè se gridando gli diciamo: “non urlare!”, gli stiamo creando solo confusione perché innanzitutto ci prende da esempio (se urliamo noi, urlerà anche lui) e poi perché non sa riconoscere che opzione opposta deve fare. Per noi adulti è automatico pensare che se non devo urlare probabilmente dovrò parlare piano, ma per un bambino non lo è... quindi indichiamogli fin da subito come ci si dovrebbe comportare e ricordatevi che il vostro esempio è la più potente forma di lezione.

Il Bonus Psicologo è un contributo economico destinato a sostenere le spese per sessioni di psicoterapia presso professi...
12/02/2026

Il Bonus Psicologo è un contributo economico destinato a sostenere le spese per sessioni di psicoterapia presso professionisti privati.

Trovate tutte le informazioni necessarie sul sito dell’INPS. Attualmente stiamo erogando le prestazioni approvate nel 2025, quindi per adesso non si possono presentare le nuove domande, tuttavia il bonus è stato confermato anche per l’anno 2026. Di solito è possibile fare richiesta nella seconda metà dell’anno, ma aspettiamo indicazioni precise. Io vi terrò aggiornati, però sappiate che esiste la possibilità di poter usufruire di questo servizio (perché purtroppo ancora non tutti lo sanno).

Se avete presentato domanda ma non vi è stata accettata, tenete comunque monitorata la graduatoria perché può scorrere… invece qualora vi fosse stata accettata, usufruitene, perché avrete una sola possibilità (non si può richiedere più volte).

La strada è lunga ma finalmente anche la salute dell’anima sta diventando un diritto.

BUON SAN VALENTINO
12/02/2026

BUON SAN VALENTINO

05/02/2026

LA VULNERABILITA’

Vulnerabile, dal latino vulnus “ferita” e quindi colui che può essere ferito, attaccato, danneggiato. In senso lato persona fragile, debole, sensibile, esposta, indifesa.

Ma è davvero un male essere vulnerabile? E soprattutto essendo fatti di carne, ossa e anima, è possibile non esserlo?

A volte sembra che bisogna a tutti i costi essere forti, invincibili, inattaccabili. Con una corazza spessa ed imbattibile. Ma non è un po’ faticoso andare sempre in giro cosi? A quale prezzo?

Siamo senza zanne, artigli, pelle spessa, aculei, per cui sì, il nostro corpo è vulnerabile. Ma se è arrivato fin qui così, ci sarà un motivo.

Siamo esseri sociali, sopravvissuti grazie alle relazioni con gli altri, per cui sì, le parole degli altri ci feriscono… quindi anche la nostra mente è vulnerabile. Ma se è arrivata fin qui così, ci sarà un motivo.

Siamo figli di antenati che, all’epoca della preistoria, dovevano prendere decisioni veloci davanti ad una belva, bisognava decidere in pochi secondi se avevi di fronte un amico o nemico, e quella risorsa di cibo te la dovevi accaparrare subito perché chissà quando ne avresti trovata un’altra. All’epoca vigeva l’incertezza e pertanto si viveva nel “tutto subito”, “nel qui ed ora”. Meglio una ricompensa minore ma subito, rispetto che una più grossa ma per la quale c’è da attendere. Va da sé che capiamo perché siamo vulnerabili alle droghe, allo zucchero, allo shopping, ecc… cioè siamo “senza difese” verso tutto ciò che è piacere immediato, rispetto alla fatica. Una debolezza che un tempo ci ha SALVATO, ad oggi non ci è più utile (perché nella società di oggi, invece, bisogna allenarsi alla fatica e all’attesa, altrimenti non sopravvivi).

Quindi come fare?

La verità è che non c’è una risposta univoca, ma c’è quel meraviglioso concetto dell’equilibrio tra i due estremi… abbiamo detto che la vulnerabilità è una ferita aperta, quindi il suo contrario è la chiusura. A volte fa bene aprirsi e lasciar entrare, altre volte chiudersi e proteggersi. Ad ognuno di noi il libero arbitrio di decidere quando l’una e quando l’altra.

05/02/2026

L'INGANNO DELLA PERFEZIONE

“Dove c’è imperfezione, c’è qualcosa che accade, un evento, un processo, un mutamento, una relazione. Al contrario la perfezione è, per definizione, compiutezza atemporale. Dove c’è perfezione, è già successo tutto. L’ingranaggio non fa gioco. Le alternative sono finite. Non rimane più nulla da narrare.” (T.Pievani)

La parola “perfezione” deriva dal latino “perfectio” che a sua volta proviene dal verbo “perficere” cioè portare a termine, completare. Si collega a qualcosa di compiuto, qualcosa oltre il quale non si può più andare. Ed ecco qua il grande inganno della vita. Alcune persone passano la loro esistenza inseguendo la perfezione, ambendo ad essere perfetti, cioè cercando qualcosa che di fatto, se sei un essere umano vivente, non potrai mai raggiungere. Perché la vita è un processo, è una linea che va avanti, mentre invece qualcosa di compiuto dà l’idea di un concetto circolare (c’è anche l’espressione idiomatica: “si è chiuso un cerchio”) …quindi come puoi pensare di attuare qualcosa di circolare mentre stai facendo qualcosa di lineare?

Quello che possiamo fare è raggiungere piccole perfezioni contestuali, non assolute. Un’atleta di ginnastica artistica potrà pensare: “in questo momento, alla mia età, in questa gara, in questa giornata, dopo questi allentamenti, ho eseguito un esercizio perfetto.” Ma questo non è sufficiente per essere persone perfette in assoluto, infatti ogni anno alle gare vincono persone diverse (perché nel frattempo l’atleta è cambiato, è invecchiato, ecc…) … E comunque anche se vincesse sempre la stessa persona, non vuol dire che questa persona sia perfetta in tutti gli altri ambiti della sua vita. Sì, anche perché non dimentichiamoci che noi non possiamo controllare tutte le variabili. Ci sono cose che non possiamo prevedere e gestire, come per esempio le altre persone con i loro gusti e le loro reazioni. Ciò vuol dire che un atleta può compiere un esercizio perfetto perché assolve a tutti gli standard, ma magari ad un giudice comunque non è piaciuto. E quindi chi/cosa stabilisce che ho raggiunto la perfezione?

Perfino la nostra evoluzione ci insegna questo: noi siamo il frutto di tante imperfezioni. Non siamo stati creati così da zero, ma nel corso del tempo le nostre strutture sono state aggiustate, cambiate, modellate, riutilizzate, trasformate… ed il nostro cervello e il nostro corpo non sono macchine perfette, sono macchine che si sono adattate con flessibilità a cambiamenti ambientali, al tempo, al contesto, ecc… sono “macchine” che hanno saputo arrangiarsi pian piano, passando in rassegna un pezzo alla volta e rimodellandolo. Perché ciò che prima va bene, magari poi non va più. Il nostro cervello è plastico, e la duttilità nell’adeguarsi alle sollecitazioni ambientali rimane la sua qualità adattiva centrale. Esso è dipendente dall’apprendimento esperienziale, cioè NOI CAMBIAMO OGNI VOLTA CHE CI ACCADE QUALCOSA.

Ed inoltre “perfezione ed eleganza” non sono criteri della natura. Piuttosto vale il “basta che funzioni”. In un’epoca dove l’estetica sembra essere tutto, a livello di evoluzione non conta. Cioè chi rimane vivo non è il più bello, ma il più flessibile. E per “vivo” intendo non solo chi rimane in vita, ma chi è più felice, realizzato, soddisfatto, non è chi è esteticamente più bello, ma chi riesce ad adattarsi a ciò che gli accade.

Il biologo Wilson diceva: “il vero problema dell’umanità è che abbiamo emozioni paleolitiche, istituzioni medievali e tecnologie futuristiche”. Sì perché quando l’ambiente corre più veloce di noi ci ritroviamo evolutivamente sfasati, e dunque potremmo sentirci un po’ inadatti, inadeguati. L’evoluzione è un tira e molla tra il materiale a disposizione e l’ambiente che cambia intorno a noi. Va da sé che qualche compromesso ci vuole, con i relativi “pro” e “contro”. La causa di alcuni disturbi mentali che ci affliggono oggi deriva proprio da questo.

Io scelgo di essere imperfetta ma viva, perché ho capito che solo chi ha completato la vita (è morto) può ambire alla compiutezza assoluta (la perfezione assoluta).

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