Dott.ssa Ilaria Chiari Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Ilaria Chiari Psicologa Psicoterapeuta Psicologa clinica, Psicoterapeuta cognitivo comportamentale.

05/02/2026
05/02/2026

LA VULNERABILITA’

Vulnerabile, dal latino vulnus “ferita” e quindi colui che può essere ferito, attaccato, danneggiato. In senso lato persona fragile, debole, sensibile, esposta, indifesa.

Ma è davvero un male essere vulnerabile? E soprattutto essendo fatti di carne, ossa e anima, è possibile non esserlo?

A volte sembra che bisogna a tutti i costi essere forti, invincibili, inattaccabili. Con una corazza spessa ed imbattibile. Ma non è un po’ faticoso andare sempre in giro cosi? A quale prezzo?

Siamo senza zanne, artigli, pelle spessa, aculei, per cui sì, il nostro corpo è vulnerabile. Ma se è arrivato fin qui così, ci sarà un motivo.

Siamo esseri sociali, sopravvissuti grazie alle relazioni con gli altri, per cui sì, le parole degli altri ci feriscono… quindi anche la nostra mente è vulnerabile. Ma se è arrivata fin qui così, ci sarà un motivo.

Siamo figli di antenati che, all’epoca della preistoria, dovevano prendere decisioni veloci davanti ad una belva, bisognava decidere in pochi secondi se avevi di fronte un amico o nemico, e quella risorsa di cibo te la dovevi accaparrare subito perché chissà quando ne avresti trovata un’altra. All’epoca vigeva l’incertezza e pertanto si viveva nel “tutto subito”, “nel qui ed ora”. Meglio una ricompensa minore ma subito, rispetto che una più grossa ma per la quale c’è da attendere. Va da sé che capiamo perché siamo vulnerabili alle droghe, allo zucchero, allo shopping, ecc… cioè siamo “senza difese” verso tutto ciò che è piacere immediato, rispetto alla fatica. Una debolezza che un tempo ci ha SALVATO, ad oggi non ci è più utile (perché nella società di oggi, invece, bisogna allenarsi alla fatica e all’attesa, altrimenti non sopravvivi).

Quindi come fare?

La verità è che non c’è una risposta univoca, ma c’è quel meraviglioso concetto dell’equilibrio tra i due estremi… abbiamo detto che la vulnerabilità è una ferita aperta, quindi il suo contrario è la chiusura. A volte fa bene aprirsi e lasciar entrare, altre volte chiudersi e proteggersi. Ad ognuno di noi il libero arbitrio di decidere quando l’una e quando l’altra.

05/02/2026

L'INGANNO DELLA PERFEZIONE

“Dove c’è imperfezione, c’è qualcosa che accade, un evento, un processo, un mutamento, una relazione. Al contrario la perfezione è, per definizione, compiutezza atemporale. Dove c’è perfezione, è già successo tutto. L’ingranaggio non fa gioco. Le alternative sono finite. Non rimane più nulla da narrare.” (T.Pievani)

La parola “perfezione” deriva dal latino “perfectio” che a sua volta proviene dal verbo “perficere” cioè portare a termine, completare. Si collega a qualcosa di compiuto, qualcosa oltre il quale non si può più andare. Ed ecco qua il grande inganno della vita. Alcune persone passano la loro esistenza inseguendo la perfezione, ambendo ad essere perfetti, cioè cercando qualcosa che di fatto, se sei un essere umano vivente, non potrai mai raggiungere. Perché la vita è un processo, è una linea che va avanti, mentre invece qualcosa di compiuto dà l’idea di un concetto circolare (c’è anche l’espressione idiomatica: “si è chiuso un cerchio”) …quindi come puoi pensare di attuare qualcosa di circolare mentre stai facendo qualcosa di lineare?

Quello che possiamo fare è raggiungere piccole perfezioni contestuali, non assolute. Un’atleta di ginnastica artistica potrà pensare: “in questo momento, alla mia età, in questa gara, in questa giornata, dopo questi allentamenti, ho eseguito un esercizio perfetto.” Ma questo non è sufficiente per essere persone perfette in assoluto, infatti ogni anno alle gare vincono persone diverse (perché nel frattempo l’atleta è cambiato, è invecchiato, ecc…) … E comunque anche se vincesse sempre la stessa persona, non vuol dire che questa persona sia perfetta in tutti gli altri ambiti della sua vita. Sì, anche perché non dimentichiamoci che noi non possiamo controllare tutte le variabili. Ci sono cose che non possiamo prevedere e gestire, come per esempio le altre persone con i loro gusti e le loro reazioni. Ciò vuol dire che un atleta può compiere un esercizio perfetto perché assolve a tutti gli standard, ma magari ad un giudice comunque non è piaciuto. E quindi chi/cosa stabilisce che ho raggiunto la perfezione?

Perfino la nostra evoluzione ci insegna questo: noi siamo il frutto di tante imperfezioni. Non siamo stati creati così da zero, ma nel corso del tempo le nostre strutture sono state aggiustate, cambiate, modellate, riutilizzate, trasformate… ed il nostro cervello e il nostro corpo non sono macchine perfette, sono macchine che si sono adattate con flessibilità a cambiamenti ambientali, al tempo, al contesto, ecc… sono “macchine” che hanno saputo arrangiarsi pian piano, passando in rassegna un pezzo alla volta e rimodellandolo. Perché ciò che prima va bene, magari poi non va più. Il nostro cervello è plastico, e la duttilità nell’adeguarsi alle sollecitazioni ambientali rimane la sua qualità adattiva centrale. Esso è dipendente dall’apprendimento esperienziale, cioè NOI CAMBIAMO OGNI VOLTA CHE CI ACCADE QUALCOSA.

Ed inoltre “perfezione ed eleganza” non sono criteri della natura. Piuttosto vale il “basta che funzioni”. In un’epoca dove l’estetica sembra essere tutto, a livello di evoluzione non conta. Cioè chi rimane vivo non è il più bello, ma il più flessibile. E per “vivo” intendo non solo chi rimane in vita, ma chi è più felice, realizzato, soddisfatto, non è chi è esteticamente più bello, ma chi riesce ad adattarsi a ciò che gli accade.

Il biologo Wilson diceva: “il vero problema dell’umanità è che abbiamo emozioni paleolitiche, istituzioni medievali e tecnologie futuristiche”. Sì perché quando l’ambiente corre più veloce di noi ci ritroviamo evolutivamente sfasati, e dunque potremmo sentirci un po’ inadatti, inadeguati. L’evoluzione è un tira e molla tra il materiale a disposizione e l’ambiente che cambia intorno a noi. Va da sé che qualche compromesso ci vuole, con i relativi “pro” e “contro”. La causa di alcuni disturbi mentali che ci affliggono oggi deriva proprio da questo.

Io scelgo di essere imperfetta ma viva, perché ho capito che solo chi ha completato la vita (è morto) può ambire alla compiutezza assoluta (la perfezione assoluta).

28/01/2026
13/12/2025
CHE COSA HA DI “STRANO” QUESTA IMMAGINE? Apparentemente forse nulla… se non fosse che ci permette di ragionare su un mec...
20/11/2025

CHE COSA HA DI “STRANO” QUESTA IMMAGINE?

Apparentemente forse nulla… se non fosse che ci permette di ragionare su un meccanismo cerebrale molto comune. Le persone in foto stanno entrando in una palestra, si suppone che ci vadano per migliorare la loro forma fisica (dimagrire? Tonificare i muscoli?), quindi non sarebbe più coerente che prendessero le scale normali invece di quelle mobili? Se il mio obiettivo (e forse anche valore?) è quello di avere una buona salute fisica, dovrei cercare di perseguirlo ogni volta che mi si presenta un’occasione, non solo in quell’ora di palestra.

In realtà qua entra in gioco questo meccanismo: SE IL CONTESTO CONSENTE DI AVERE UNA VIA PIU’ FACILE E BREVE, L’ESSERE UMANO, CON MOLTA PROBABILITA’, LA PRENDERA’. Perché è programmato cosi. Ecco perché queste persone scelgono le scale mobili anche se sono dissonanti con l’obiettivo che vogliono raggiungere.

Questo meccanismo nasce per proteggerci, è salvifico, perché la rapidità di pensiero e di azione ci permette di consumare meno energie (non posso ripassare ogni volta tutti i passaggi che mi servono per fare qualcosa), di progettare, di prevedere, di essere più efficienti… ma a volte la velocità fa commettere degli errori. In questo caso l’errore è non accorgermi che questo automatismo mi sta allontanando dalla persona che vorrei essere.

Generalizzando, potremmo fare anche questo esempio: perché se non c’è un cestino vicino buttiamo la sigaretta per terra? Perché è più rapido… ma così coltivi il tuo valore di rispetto per l’ambiente?

Conoscere il funzionamento del cervello, consente di poter modificare i nostri comportamenti senza giudicarci eccessivamente. A volte capita che in terapia le persone mi dicano: “faccio cosi perché il mio cervello è stupido” … no, il tuo cervello non è stupido, il tuo cervello fa il cervello, punto. Fa ciò per cui è stato programmato. E di solito è settato sul “salvarti la pelle” … sempre e comunque (anche a costo, a volte, di fare qualche errore).

Se avessi un problema al fegato diresti: “ho un fegato malato” o “ho un fegato stupido?” …Di solito siamo più indulgenti con le altre parti del corpo e meno con la nostra mente. Solitamente se succede qualcosa agli altri organi diamo loro un’accezione più passiva “gli è capitato questo e allora ha smesso di funzionare bene”, con la mente invece diamo un ruolo più attivo: “testa mia, sei tu che non funzioni bene!”. In realtà lei funziona benissimo, ma dobbiamo conoscere il suo linguaggio. Quindi, non insultiamola, cerchiamo di comprenderla, parliamole con gentilezza, e cerchiamo di tenere sempre presente i nostri valori, affinché siano la nostra bussola.

P.S. In questo post ho usato come sinonimi “obiettivo” e “valore”, cosa che chiaramente non lo sono, ma in questo caso potevano essere sovrapposti per esprimere il messaggio che volevo veicolare. In realtà il valore è evidentemente qualcosa per noi importante, l’obiettivo è qualcosa che voglio raggiungere ma non necessariamente è qualcosa a cui io tengo particolarmente.

13/11/2025
IL MIO VIAGGIO ALLE SEYCHELLESOggi ho riguardato delle vecchie foto scattate durante un viaggio alle Seychelles e ho ric...
07/11/2025

IL MIO VIAGGIO ALLE SEYCHELLES

Oggi ho riguardato delle vecchie foto scattate durante un viaggio alle Seychelles e ho ricordato una serie di miei pensieri.

È un luogo paradisiaco composto da acque cristalline e spiagge bianche (sotto una foto originale), la natura è incontaminata e ci sono alcune tipi di flora e fauna autoctone davvero spettacolari: dalla Vallée de Mai con il Coco de Mer, ai pipistrelli, alle tartarughe giganti. In quel luogo sembra che il tempo si fermi: esisti solo tu e la natura con i suoi suoni e i suoi colori. Tutto è lento, riflessivo e rallentato (infatti vicino ai chioschi sulla spiaggia, spesso, c’erano dei cartelli con scritto: “hakuna matata”). Sarei rimasta lì molto di più di sole due settimane...

Però questo viaggio mi ha rammentato anche un’altra cosa…

Ho notato che il clima era sempre uguale: ogni giorno c’era sempre la stessa temperatura umida e calda, un misto tra sole ed una pioggerellina fine. Questo faceva sì che ogni giorno sembrasse sempre uguale. Ero in paradiso eppure con il passare dei giorni, anche quello sembrava non bastare. Mi sono chiesta che cosa mi mancasse e la risposta è stata: “il domani”.

Ho iniziato a riflettere sul fatto che la lentezza si apprezza grazie alla rapidità, che sono le ombre a dare un senso alle luci, la serenità si nota di più dopo i momenti bui, la felicità si comprende meglio grazie alla tristezza. L'energia vitale si nutre proprio di questa alternanza.

Ti sei mai chiesto: “ma perché nella vita non può andare sempre tutto bene?”... credo che la risposta sia che se andasse sempre tutto bene non riusciresti più a notarlo appieno perché diventerebbe la quotidianità, cioè una realtà della quale potresti perdere consapevolezza perché dopo un po’ daresti per scontata. Il presente da solo non ci basta, poiché è impossibile rimanere solo nell’odierno. Noi siamo la nostra storia (passato) e viviamo proiettati al futuro grazie alla speranza, il desiderio, la variabilità, il cambiamento, la motivazione (se ci togli queste cose, siamo spacciati). Gli arcobaleni sono sbalorditivi anche perché sono rari, se li vedessimo tutti i giorni a qualsiasi ora, forse non ci accorgeremmo neanche più di loro.

Non vorrei essere fraintesa, ho ripetuto tante volte che bisogna vivere l’OGGI, che bisogna rallentare, certo, però in assoluto è impossibile stare sempre e solo nel “qui ed ora”… non bisogna essere sopraffatti dal passato e dal futuro, ma il mio OGGI deve concernere anche quest’ultimi… bisogna far la spesa OGGI se DOMANI voglio mangiare, bisogna studiare oggi se tra un mese voglio passare l’esame, devo lavorare oggi se tra un paio di anni voglio comprarmi casa, ecc… ecc…

Dal mio viaggio ho imparato che voglio vivere le Seychelles come un sogno, un desiderio che ogni tanto posso soddisfare, e per appagare i miei desideri devo VIVERE e per vivere davvero devo comprendere tutto, sia “il bello” sia “il brutto” … voglio poter progettare, notare, cambiare, respirare, meditare, correre, rallentare, piangere, ridere, cadere, rialzarmi, sperare, fallire, arrivare, ma soprattutto voglio poter vedere e sentire tutto affinché io possa apprezzare davvero e con consapevolezza chi sono e quale vita voglio vivere.

“L’acqua la insegna la sete” – Emily Dickinson:

L’acqua, la insegna la sete.
La terra, gli oceani trascorsi.
Lo slancio, l’angoscia.
La pace, la raccontano le battaglie.
L’amore, i tumuli della memoria.
Gli uccelli, la neve.

Ti sei mai guardato allo specchio dicendoti: “come sono brutto!” ?E se modificassimo il nostro linguaggio interiore?“Son...
23/10/2025

Ti sei mai guardato allo specchio dicendoti: “come sono brutto!” ?

E se modificassimo il nostro linguaggio interiore?

“Sono brutto” è diverso da “mi sento brutto” … i pensieri e le sensazioni sono due realtà diverse, anche se si influenzano a vicenda. Come altrettanto differenti sono i dati di fatto rispetto alle opinioni.

Dietro ogni pensiero c’è una sensazione che va notata, ascoltata e adeguata.

Dietro ogni frase c’è un’opinione o un dato di fatto che vanno riconosciuti e distinti.

La RABBIA è un’emozione che, di solito, scaturisce perché percepiamo che un nostro confine è stato valicato. Ci segnala ...
23/10/2025

La RABBIA è un’emozione che, di solito, scaturisce perché percepiamo che un nostro confine è stato valicato. Ci segnala che qualcosa per noi importante è stato oltrepassato, lo troviamo ingiusto e quindi ci mettiamo sulla difensiva e contrattacchiamo.

Per es. un collega di lavoro arriva sempre in ritardo sul posto di lavoro, io mi posso arrabbiare perché per me ha varcato il confine del rispetto del tempo altrui.

Allora, esprimere rabbia ovviamente va bene, ma bisogna farlo in modo assertivo. Sì perché non ci sono emozioni migliori di altre ma devono essere inserite nel contesto giusto e proporzionate all’evento.

È che a volte RABBIA prende il sopravvento su tutto facendoci perdere il controllo e trasformandoci in un ferro caldo: debole, plasmabile, malleabile, fragile, incline alla rottura… cioè potremmo cambiare irrimediabilmente la nostra forma interiore. Potremmo ferire, ve**re feriti, rovinare relazioni… allora cosa fare quando ci arrabbiamo con qualcuno?

Bisognerebbe:
• Riconoscere di essere arrabbiati (non lo diamo per scontato!)
• Individuare i motivi ed i risultati che si vogliono ottenere
• Riconoscere i propri diritti
• Ascoltare il punto di vista dell’altro
• Avere coerenza tra i propri sentimenti e le modalità espressive
• Scegliere il luogo ed il tempo giusto affinché l’altro sia predisposto all’ascolto
• Riconoscere il proprio tempo interiore: se ho raggiunto il picco, non è il momento di parlare, mi prendo un po’ di tempo e poi condivido con l’altro la mia emozione.

23/10/2025

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