03/01/2026
Non c’è dolore più grande di un genitore che perde un figlio in una strage così terrificante, peraltro in un momento di festa. O di qualcuno che si salva mentre perde un amico. Qualcosa che non augurerei al mio peggior nemico.
E, per rincarare, ci sono dei giudizi malevoli sui ragazzi alla tragica festa (che ho purtroppo letto sui social) i quali dovrebbero solo creare ribrezzo in chi legge e vergogna in chi scrive, e invece prendono like a pioggia. Ma che razza di individui siamo diventati? Non c’è più rispetto neanche per una così tremenda tragedia?
La tragedia di Crans-Montana ci pone davanti a un dolore che non può e non deve essere aggravato dal giudizio. Quei giovani erano lì per fare qualcosa di profondamente umano e necessario: celebrare insieme l’inizio di un nuovo anno, condividere gioia, sentirsi parte di una comunità.
Il bisogno di socialità, di festa, di leggerezza non è superficialità o irresponsabilità, è un bisogno psicologico fondamentale, soprattutto in quella fase della vita in cui l’identità si costruisce attraverso le relazioni con i coetanei.
Partecipare a feste lo abbiamo fatto tutti e non necessariamente solo quando eravamo adolescenti. E, a volte, in queste feste abbiamo forse fatto cose pericolose, ma ci è andata bene (spesso solo grazie al caso e alla fortuna).
Nessuno di quei ragazzi poteva immaginare che un locale frequentato, apparentemente sicuro, nascondesse pericoli mortali: la fiducia negli spazi pubblici è una condizione necessaria per vivere, non un’ingenuità da rimproverare.
I sopravvissuti ora portano ferite invisibili profondissime: il trauma, il senso di colpa per essere vivi, la paura che può paralizzare la vita quotidiana. Hanno bisogno di essere accolti con compassione totale, non con domande che insinuano una qualche responsabilità. La loro presenza in quel locale era legittima, normale, sana. E chi ha perso la vita merita tutto il dolore di una intera società.
Ciò che non era normale era l’assenza di sicurezza adeguata. Rispettare il dolore delle vittime e dei sopravvissuti significa riconoscere questa semplice verità.