15/01/2026
PERCHE’ VIDEOGIOCARE NON EQUIVALE A GIOCARE : UN MESSAGGIO “SALVAVITA” PER GENITORI E FIGLI
Se siete genitori in difficoltà con la regolamentazione dei videogiochi nella vita dei vostri figli, prendetevi cinque minuti e leggete questo post.
Se c’è un problema che oggi riguarda tutti i genitori di bambini e preadolescenti (soprattutto maschi) quel problema si chiama: “dipendenza da videogiochi”. Nessuno in passato è mai stato dipendente dai giochi che faceva: non ti svegliavi di notte per correre in cortile a giocare a bandiera o nascondino oppure per andare in sala a giocare a Monopoli. Non davi calci alle ante dell’armadio o alla porta se i genitori ti dicevano “Adesso basta giocare, è ora di studiare”. Tutto questo sta avvenendo nelle vite dei nostri figli e ha ragioni economiche e neurobiologiche, come spieghiamo in modo approfondito nel libro “Esci da quella stanza” (Mondadori ed.) che dovrebbe essere una lettura fondamentale per chi sta crescendo figli nel terzo millennio. Ecco un breve estratto dal nostro volume:
“Nei videogiochi i nostri figli, si trovano ingaggiati inizialmente in un’attività stimolante, attraente, divertente, eccitante che poi, però, richiede di non essere interrotta e di essere messa in atto il più possibile e senza soluzione di continuità. Videogiocare non equivale a giocare. O meglio: anche chi videogioca, sta giocando. Ma al tempo stesso chi crea le piattaforme di videogioco quando pensa al proprio giocatore non pensa semplicemente a trovare la migliore risposta alla domanda: “Come posso farlo divertire, giocando?”. Perché i produttore creano videogiochi ponendosi due domande chiave:
1. “Mentre lo faccia divertire giocando, come posso prolungare il più possibile il suo tempo di permanenza dentro al videogioco?”.
2. “Mentre passa più tempo possibile con il videogioco, quanti soldi possono fargli spendere?”.
Insomma, il fine principale di un videogioco, almeno di quelli che oggi vanno per la maggiore tra bambini e ragazzi di tutte le età, non è quasi mai quello di fornire un divertimento e un intrattenimento a misura di “bambino”, bensì quello di garantire un profitto a favore delle multinazionali che controllano l’industria. Un tempo il grande guadagno delle multinazionali del videogioco era rappresentato dalla vendita del supporto fisico necessario a giocarlo con la consolle di proprietà che a partire dagli ultimi anni del secolo scorso è diventata un “must have” in tutte le case in cui erano presenti preadolescenti e adolescenti. Quindi prima del passaggio alle consolle connesse online, il grande profitto delle multinazionali dei videogiochi era associato alla vendita degli “oggetti fisici” necessari per poter vivere questa esperienza tra le pareti domestiche: volanti, microfono, cuffie, joystick e cartucce contenenti la versione più recente dello stesso. Nei centri commerciali si trovava sempre un grande negozio tutto dedicato a questi prodotti, che potevano ve**re acquistati sia nuovi che usati. Poi è cambiato il mondo. i ragazzi oltre alle consolle, hanno avuto in mano gli smartphone e questo ha permesso loro di poter continuare a fare fuori casa quello che potevano fare stando in casa propria. A quel punto, l’industria del videogioco ha deciso di guadagnare cifre impensabili sfruttando gli “investimenti” che ogni singolo giocatore fa, mentre sta effettuando le partite con i suoi devices portatili. Il gioco così, molto spesso, viene scaricato con modalità totalmente gratuita dai negozi di App disponibili nell’online. Apparentemente, perciò, tu entri dentro al videogioco a costo zero. Solo che quando cominci a giocarlo, ecco che cominciano ad arrivare infiniti richiami ed inviti ad investire denaro nel gioco che stai facendo, che si trasforma in una vera e propria slot machine a vantaggio della multinazionale che l’ha prodotto”.
(tratto da “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo reale” di A.Pellai e B:Tamborini, Mondadori ed.)
Insomma più videogiochi e più desideri continuare a videogiocare. Più videogiochi e più spendi. Solo che più videogiochi e meno vivi la vita che dovresti vivere quando sei in età evolutiva. Ecco perché prendere consapevolezza di tutto ciò, può davvero rimettere i nostri figli nella vita che a loro serve per acquisire abilità e competenze che li rendano capaci di vivere nel principio di realtà.
Se pensate che questo messaggio possa essere utile ad altri genitori ed educatori, condividetelo. Rendetelo virale. E magari leggetelo anche con i vostri figli. Ascoltandolo, vi diranno “Che PPPAAALLLEEEE!”, ma non potranno che constatare, dentro di sé, che non c’è una singola parola in questo testo che non corrisponda alla pura realtà che stanno vivendo.