Dott.ssa Vania Camerin, Psicologa Psicoterapeuta Conegliano

Dott.ssa Vania Camerin, Psicologa Psicoterapeuta Conegliano Autostima. .

Psicoterapeuta Funzionale
Pratictioner EMDR
Trainer MINDFULNESS
MBCT programma mindfulness basato sulla terapia cognitiva
MBSR mindfulness per riduzione stress

Ambiti di cura:
Ansia e Attacchi Panico
Psicosomatica
Elaborazione Lutto
Relazioni.

19/02/2026
15/02/2026

VUOI SALVARE LA SALUTE MENTALE DI UN ADOLESCENTE? FAGLI LEGGERE QUESTO POST

Se siete genitori, docenti o educatori prendetevi il tempo di leggere questo post. E’ lungo, ma può aiutarvi a comprendere aspetti di importanza fondamentale per la salute mentale dei vostri figli e studenti.

Meta e il mondo dei social media in questo momento, negli Stati Uniti, devono rispondere – davanti ai giudici – di aver deliberatamente esposto minorenni ad un ambiente tossico, che ha concretamente minato la salute mentale di preadolescenti e adolescenti. Le famiglie che si sono costituite in class action contro le multinazionali del digitale sono al tempo stesso eroiche e consapevoli. Eroiche perché la loro è la battaglia di Davide contro il gigante Golia. Consapevoli perché nella loro famiglia c’è stato un figlio che ha avuto un problema di salute mentale molto impattante che, in alcuni casi, ha portato anche al suicidio del minore stesso. Im questi giorni, di fronte alla sede del tribunale statunitense dove si svolge il processo contro i social media, è stata allestita una sorta di “camera mortuaria” con le immagini di ragazzi e ragazze la cui traiettoria di vita e di crescita è cambiata dopo essere entrati nel mondo dei social media e poi si è interrotta, perché ciò che stava accadendo nelle loro vite online era incompatibile con la loro capacità di sopravvivervi nella vita reale.

Dal punto di vista della sanità pubblica ciò che sta accadendo negli Stati Uniti è di importanza fondamentale. La correlazione tra ingresso precoce e intenso in un social media e salute mentale in età evolutiva è fortissima e ben dimostrata dall’epidemiologia comportamentale e clinica dell’età evolutiva. Il tema portante di questo dibattito è la “consapevolezza” che le multinazionali hanno del loro approccio verso i nostri figli: ovvero il danno arrecato alla loro salute mentale non è il risultato del caso, ma la conseguenza di un disegno strategico, realizzato a scopo di profitto, per cui i grandi designer delle piattaforme digitali sapendo quanto fragile è la capacità della mente preadolescente di resistere all’ingaggio dopaminergico (ovvero all’effetto prodotto dalla produzione di dopamina nella nostra mente conseguente ad uno stimolo che produce gratificazione istantanea) hanno deciso di sfruttarlo in modo deliberato per ottenere maggiori profitti. La stessa cosa avevano fatto le multinazionali del tabacco quando avevano addizionato il contenuto delle si*****te con sostanze chimiche che ne aumentavano il potere additivo, obbligando i fumatori a comprare sempre più tabacco.

Oggi molti specialisti della mente sentono che finalmente si attribuisce una responsabilità oggettiva a chi ha sfruttato il funzionamento mentale in età evolutiva e la sua vulnerabilità solo ed esclusivamente a scopo di profitto, disinteressandosi del danno prodotto sull’utente finale. Altri specialisti della mente invece continuano a dire che è tutta colpa di noi genitori che non sappiamo gestire l’accesso al mondo online dei nostri figli. Vi propongo questa immagine: immaginate che il cervello dei nostri figli sia un pezzetto di ferro. Immaginate che nel mondo, un grande dittatore decida di generare un campo magnetico potentissimo che ha il potere di spostare i pezzetti di ferro (ovvero i cervelli dei nostri figli) verso di sé. Quel campo magnetico agisce dappertutto: a scuola, a casa , in camera da letto, fuori nelle strade della comunità. Ora dite ai genitori che loro devono blindare ogni singolo locale e spazio di vita dei loro figli per garantirne una buona crescita. Se non ne sono capaci, la responsabilità dei danni prodotti dal campo magnetico è loro, non di chi lo ha collocato al centro del mondo, allontanando quel “cervello/pezzetto di ferro” da tutte le altre traiettorie di vita.

Forse è arrivato il tempo di attribuire a chi ha prodotto il campo magnetico la sua responsabilità oggettive, di togliere quel campo magnetico dal mondo e di chiedere di pagare il conto dei danni prodotti. Il processo contro i social media negli Stati Uniti sta facendo comprendere tutto questo. E tutti noi dovremmo seguirlo col fiato sospeso. Perché dal suo esito dipende la salute mentale dei nostri figli di oggi e di domani. Sono così stanco di sentire che è tutta colpa di noi genitori. E ho letto addirittura che c’è chi spera che vinca Meta, perché sarebbe la cosa migliore per i nostri figli e per noi genitori. No, io non ci sto.

E spero che questo testo lo rendiate virale il più possibile. Perché sarà certamente penalizzato dall’algoritmo che non ha mai premiato questo genere di contenuti. Spero anche che domani venga letto a scuola da più docenti possibili ai loro studenti. Magari cominciando ad interessarli al processo contro i social media.

Questa sarebbe davvero l’educazione digitale che oggi serve a loro. Un’educazione digitale che gli insegni che i loro cervelli sono molto più che un pezzettino di ferro.

13/02/2026

All’inizio può esserci dubbio, esitazione, persino resistenza.
È una parte naturale del processo, soprattutto quando ci si avvicina a un lavoro profondo sui ricordi e sulle emozioni.

Nel percorso EMDR non si tratta di “credere” subito, ma di fare esperienza, passo dopo passo. Di permettere al sistema di riorganizzarsi, al dolore di trovare nuove connessioni, alla persona di sentirsi più stabile mentre va avanti.

Le testimonianze ci ricordano che il cambiamento non è sempre immediato, ma può diventare concreto nel tempo. E che anche lo scetticismo può trasformarsi in fiducia, quando l’esperienza viene attraversata con il giusto supporto.

Ogni percorso è unico. E ogni passo conta 🤍

07/02/2026

Contrastare il bullismo e il cyberbullismo significa prendersi cura del benessere delle nuove generazioni. Sono fenomeni che non possono essere ignorati, perché colpiscono in modo profondo la vita emotiva e relazionale di bambine, bambini, ragazze e ragazzi, mettendo a rischio il loro diritto a crescere in contesti sicuri e rispettosi.

I dati ISTAT pubblicati a giugno 2025 ci aiutano a capire la portata del problema: un ragazzo su cinque è vittima di bullismo e oltre due giovani su tre tra gli 11 e i 19 anni hanno vissuto esperienze di offesa o violenza, online o offline. A essere più esposti sono i più giovani, tra gli 11 e i 13 anni, in una fase delicata della crescita.

Bullismo e cyberbullismo generano sofferenza, isolamento e paura. Per questo è fondamentale investire in interventi educativi continui e condivisi, capaci di costruire ambienti scolastici e sociali che sappiano accogliere, proteggere e sostenere. La psicologia ha un ruolo essenziale nel preve**re, riconoscere e affrontare questi fenomeni, lavorando insieme a famiglie, scuole e istituzioni.

"la pratica della meditazione è soprattutto RICORDARE:Ricordati di essere completamente sveglio,Anziché immerso nel sonn...
28/01/2026

"la pratica della meditazione è soprattutto RICORDARE:
Ricordati di essere completamente sveglio,
Anziché immerso nel sonno dell'automatismo e nelle nebbie della mente"

JKZ

27/01/2026

Coltivare la memoria è un impegno quotidiano: custodire il passato significa rafforzare la consapevolezza con cui costruiamo il futuro.

La Mindfulness non è solo un esercizio mentale, ma un vero e proprio ponte mente-corpo che permette di ristabilire un di...
26/01/2026

La Mindfulness non è solo un esercizio mentale, ma un vero e proprio ponte mente-corpo che permette di ristabilire un dialogo profondo con la nostra dimensione fisica.
​Molto spesso viviamo "nella nostra testa", persi in pensieri sul futuro o nel passato, ignorando i segnali che il corpo ci invia costantemente.

23/01/2026

La fuga di Diego, 14enne ritrovato dopo giorni, racconta il paradosso tra onnipotenza digitale e fragilità reale. L’analisi di Alberto Pellai interroga genitori ed educatori

21/01/2026
Non sempre il trauma è un evento.A volte è una somma. Una somma di situazioni relazionali e non, traumatiche. Il trauma ...
15/01/2026

Non sempre il trauma è un evento.
A volte è una somma. Una somma di situazioni relazionali e non, traumatiche.

Il trauma non nasce quindi sempre da un singolo evento.
A volte è il risultato di esperienze stressanti ripetute nel tempo che il sistema nervoso non ha potuto integrare.

15/01/2026

PERCHE’ VIDEOGIOCARE NON EQUIVALE A GIOCARE : UN MESSAGGIO “SALVAVITA” PER GENITORI E FIGLI

Se siete genitori in difficoltà con la regolamentazione dei videogiochi nella vita dei vostri figli, prendetevi cinque minuti e leggete questo post.
Se c’è un problema che oggi riguarda tutti i genitori di bambini e preadolescenti (soprattutto maschi) quel problema si chiama: “dipendenza da videogiochi”. Nessuno in passato è mai stato dipendente dai giochi che faceva: non ti svegliavi di notte per correre in cortile a giocare a bandiera o nascondino oppure per andare in sala a giocare a Monopoli. Non davi calci alle ante dell’armadio o alla porta se i genitori ti dicevano “Adesso basta giocare, è ora di studiare”. Tutto questo sta avvenendo nelle vite dei nostri figli e ha ragioni economiche e neurobiologiche, come spieghiamo in modo approfondito nel libro “Esci da quella stanza” (Mondadori ed.) che dovrebbe essere una lettura fondamentale per chi sta crescendo figli nel terzo millennio. Ecco un breve estratto dal nostro volume:

“Nei videogiochi i nostri figli, si trovano ingaggiati inizialmente in un’attività stimolante, attraente, divertente, eccitante che poi, però, richiede di non essere interrotta e di essere messa in atto il più possibile e senza soluzione di continuità. Videogiocare non equivale a giocare. O meglio: anche chi videogioca, sta giocando. Ma al tempo stesso chi crea le piattaforme di videogioco quando pensa al proprio giocatore non pensa semplicemente a trovare la migliore risposta alla domanda: “Come posso farlo divertire, giocando?”. Perché i produttore creano videogiochi ponendosi due domande chiave:
1. “Mentre lo faccia divertire giocando, come posso prolungare il più possibile il suo tempo di permanenza dentro al videogioco?”.
2. “Mentre passa più tempo possibile con il videogioco, quanti soldi possono fargli spendere?”.
Insomma, il fine principale di un videogioco, almeno di quelli che oggi vanno per la maggiore tra bambini e ragazzi di tutte le età, non è quasi mai quello di fornire un divertimento e un intrattenimento a misura di “bambino”, bensì quello di garantire un profitto a favore delle multinazionali che controllano l’industria. Un tempo il grande guadagno delle multinazionali del videogioco era rappresentato dalla vendita del supporto fisico necessario a giocarlo con la consolle di proprietà che a partire dagli ultimi anni del secolo scorso è diventata un “must have” in tutte le case in cui erano presenti preadolescenti e adolescenti. Quindi prima del passaggio alle consolle connesse online, il grande profitto delle multinazionali dei videogiochi era associato alla vendita degli “oggetti fisici” necessari per poter vivere questa esperienza tra le pareti domestiche: volanti, microfono, cuffie, joystick e cartucce contenenti la versione più recente dello stesso. Nei centri commerciali si trovava sempre un grande negozio tutto dedicato a questi prodotti, che potevano ve**re acquistati sia nuovi che usati. Poi è cambiato il mondo. i ragazzi oltre alle consolle, hanno avuto in mano gli smartphone e questo ha permesso loro di poter continuare a fare fuori casa quello che potevano fare stando in casa propria. A quel punto, l’industria del videogioco ha deciso di guadagnare cifre impensabili sfruttando gli “investimenti” che ogni singolo giocatore fa, mentre sta effettuando le partite con i suoi devices portatili. Il gioco così, molto spesso, viene scaricato con modalità totalmente gratuita dai negozi di App disponibili nell’online. Apparentemente, perciò, tu entri dentro al videogioco a costo zero. Solo che quando cominci a giocarlo, ecco che cominciano ad arrivare infiniti richiami ed inviti ad investire denaro nel gioco che stai facendo, che si trasforma in una vera e propria slot machine a vantaggio della multinazionale che l’ha prodotto”.
(tratto da “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo reale” di A.Pellai e B:Tamborini, Mondadori ed.)

Insomma più videogiochi e più desideri continuare a videogiocare. Più videogiochi e più spendi. Solo che più videogiochi e meno vivi la vita che dovresti vivere quando sei in età evolutiva. Ecco perché prendere consapevolezza di tutto ciò, può davvero rimettere i nostri figli nella vita che a loro serve per acquisire abilità e competenze che li rendano capaci di vivere nel principio di realtà.

Se pensate che questo messaggio possa essere utile ad altri genitori ed educatori, condividetelo. Rendetelo virale. E magari leggetelo anche con i vostri figli. Ascoltandolo, vi diranno “Che PPPAAALLLEEEE!”, ma non potranno che constatare, dentro di sé, che non c’è una singola parola in questo testo che non corrisponda alla pura realtà che stanno vivendo.

Indirizzo

Piazzale San Martino 8a
Conegliano
31015

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