06/02/2026
⏳A distanza di alcuni giorni dall’episodio in cui Youssef è stato ucciso dal suo compagno di scuola Atif, sento il bisogno di riflettere con voi.
👉Lo faccio, partendo dall’episodio del podcast “Non hanno un amico”di Luca Bizzarri, che in una manciata di minuti è riuscito ad aprire la porta ad infinite domande che riguardano adolescenti, genitori, educatori. Ci riguardano.
👥Si parla di gelosia, di possesso, di relazioni, ma soprattutto si parla di adolescenza: un tempo di vita complesso, in cui convivono confusione e paura, l’illusione di essere già adulti e di non aver bisogno di nessuno, alternata a momenti in cui, con un repentino cambio di prospettiva, ci si sente vuoti, soli, senza futuro .
🌍Si parla di integrazione culturale, di sovraffollamento di carceri minorili, di operatori che investono tempo, denaro, passione, per portare avanti il loro “lavoro”, che spesso si tramuta in vere e proprie missioni impossibili, perché è proprio vero che “nessuno pensa sia utile investire dei soldi lì”, dove il disagio nasce.
🔎E mentre ci interroghiamo sulle “soluzioni”, i ragazzi tornano a scuola passando dai metal detector, controllati da unità cinofile. L’impressione è di fare parte di un mondo in cui le soluzioni concrete e funzionali si vanificano, mentre ognuno scarica le proprie responsabilità all’altro, quando invece servirebbe fare proprio il contrario.
🌱Chi di noi è disposto a riconoscere di avere dei doveri verso quei "germogli" a cui abbiamo dato la vita?
Chi è pronto ad educare non tanto “insegnando”, ma "trasmettendo" con la presenza, la relazione, l’esempio, i valori in cui crede?
💛L’adolescenza chiede questo: ascolto, modelli, contenimento, adulti che restino.