Dr.ssa Faiza Ahmed Ali

Dr.ssa Faiza Ahmed Ali Psicologa | Psicodiagnosta |Sessuologa | Criminologa

La psicologia è la più nobile forma di politica.

Credo nelle relazioni che liberano, nelle parole che curano e nei corpi che riprendono voce. Psicologa clinica ad orientamento dinamico, Sessuologa e Criminologa Clinica specializzata in relazioni, sessualità, traumi e violenza di genere. Integra una prospettiva clinica e intersezionale, con attenzione alle differenze culturali, identitarie e di orientamento. Lavora in ambito clinico, psicoeducativo e sociale con adulti, adolescenti, famiglie e coppie. Esperta in mindfulness, psicodiagnostica e sessuologia, propone percorsi che coniugano rigore scientifico, consapevolezza corporea e ascolto empatico. Promuove relazioni sane, autodeterminazione e benessere psicologico.

C’è una forma matura dell’amore che sa che l’incanto non è eterno,ma la cura sì.“Proteggi la grazia del mio cuore”non è ...
18/01/2026

C’è una forma matura dell’amore che sa che l’incanto non è eterno,
ma la cura sì.

“Proteggi la grazia del mio cuore”
non è una preghiera ingenua.
È una richiesta adulta:
non farmi diventare duro dove sono stato tenero.
Non trasformare la mia vulnerabilità in colpa.
Non usare il mio amore contro di me.

Qui c’è la consapevolezza che l’amore passa anche da stanchezza, errori, assenze.
Che a volte il meglio arriva
e non sappiamo tenerlo.
Non per cattiveria.
Perché siamo umani.

E allora l’amore smette di essere promessa
e diventa posizione etica:
proteggere il cuore dell’altro
anche quando non sappiamo restare,
anche quando dobbiamo andare,
anche quando sbagliamo.

Perché l’intimità vera
non è non ferirsi mai.
È non smettere di proteggere
ciò che nell’altro è fragile, vivo, sacro.

Ovunque.
Anche quando l’incanto trema.
Anche quando finisce.

18/01/2026

Parliamo di una dinamica relazionale squilibrata, dove una persona (Marghy) si annulla completamente per sostenere l’altra (Cacto), sacrificando i propri bisogni emotivi. Evidenziamo come questo non sia amore vero, ma una forma di auto-annullamento che non porta a una relazione sana.

Ci sono ricordi che non servono a tornare indietro.Servono a non raccontarci frottole.La nostalgia non è idealizzare.È r...
18/01/2026

Ci sono ricordi che non servono a tornare indietro.
Servono a non raccontarci frottole.

La nostalgia non è idealizzare.
È riconoscere che qualcosa ci ha attraversato davvero
e che negarlo sarebbe una forma di violenza verso di sé.

Non tutto ciò che è finito va superato.
Alcune cose vanno integrate.

Restare fedeli a certe emozioni
non significa restare fermi.
Significa non amputare pezzi di storia
per poter andare avanti più leggeri.

A volte crescere
non è dimenticare.
È smettere di scappare da ciò che ci ha resi quelli che siamo.

É accettare la complessità, l’incoerenza e integrare tutte queste parti.

Ci sono eventi che non chiedono interpretazione.Arrivano, spostano, rompono una continuità.In studio, quando una persona...
15/01/2026

Ci sono eventi che non chiedono interpretazione.
Arrivano, spostano, rompono una continuità.

In studio, quando una persona cerca un senso a tutti i costi, spesso sta solo tentando di non sentire lo spostamento.
Perché accettare che qualcosa accada senza colpa e senza premio è molto più difficile che attribuirgli un significato rassicurante.

Il punto non è credere che “niente sia un caso”.
Il punto è riconoscere che non tutto è sotto il nostro controllo
e che questo non ci rende fragili,
ci rende umani.

Alcune cose entrano nella nostra vita
per mostrarci dove stavamo resistendo,
non dove stavamo sbagliando.

E il lavoro, quello vero,
non è capire subito.
È restare abbastanza presenti
da non irrigidirsi mentre la vita cambia forma.

Non tutte le ferite vengono da ciò che è stato detto.Alcune vengono da ciò che non ha mai trovato voce.In studio lo vedo...
15/01/2026

Non tutte le ferite vengono da ciò che è stato detto.
Alcune vengono da ciò che non ha mai trovato voce.

In studio lo vedo spesso:
non è solo il dolore per una mancanza,
è il lavoro lungo e silenzioso
di disinnescare parole immaginate,
attese rimaste in gola,
frasi che avrebbero potuto cambiare qualcosa
e non sono mai arrivate.

Guarire, a volte,
non significa chiarire con l’altro.
Significa smettere di continuare il dialogo da soli.

Lasciare che quelle parole non dette
scendano,
si sciolgano,
e smettano di occupare spazio dentro.

Non tutto va risolto.
Qualcosa va lasciato andare,
senza più aspettare risposta.

14/01/2026

Parliamo di una fiction sul revenge p**n e di come la nostra società affronti questo fenomeno. Analizziamo come, invece di condannare chi commette il reato diffondendo video intimi senza consenso, tendiamo a colpevolizzare la vittima con domande come “che ci faceva in quel video?”. Esaminiamo la doppia morale patriarcale: un uomo che tradisce è un Don Giovanni, una donna è una pr******ta. La parola fedifraga non racconta la complessità umana, ma serve solo a legittimare la punizione pubblica. Ricordiamo che il revenge p**n è violenza, controllo e reato, non una conseguenza comprensibile. Nonostante le leggi esistano, la cultura continua a normalizzare questa pratica e i numeri crescono.

14/01/2026

“Don’t give up”
è una canzone di Peter Gabriel e Kate Bush.

Parla di quando sei a terra
e qualcuno ti parla da lì,
non dall’alto.

Non dice che passa.
Non dice che migliora.
Dice solo: resto.

Ed è per questo che funziona.
Perché quando stai male
non hai bisogno di frasi giuste,
ma di una presenza che non ti spinga via.

Fine.

Ci sono momenti in cui non serve capire.Serve lasciar cadere.Una lacrima non chiede il permesso,non spiega,non negozia.S...
14/01/2026

Ci sono momenti in cui non serve capire.
Serve lasciar cadere.

Una lacrima non chiede il permesso,
non spiega,
non negozia.

Scende
e trova una forma più grande che la contiene.

Alcuni passaggi non trasformano perché insegnano,
ma perché sciolgono ciò che non può più restare così.

Il mare non guarisce.
Accoglie.

E a volte è abbastanza.

13/01/2026

La nostra esperienza di stasera nel gruppo di sostegno psicologico Contatto ha affrontato il tema della separazione, della perdita e della rinascita. Abbiamo discusso di quanto siamo capaci di lasciar andare situazioni, relazioni e contesti, e di come possiamo evitare di attaccarci al dolore. Abbiamo esplorato la nostra disponibilità a ricominciare ricostruendo la nostra identità quando perdiamo l’immagine di noi stessi legata a qualcuno, e come fluiamo nei cambiamenti. Abbiamo riflettuto sulla scelta responsabile della nostra felicità, che a volte richiede di arrecare dolore agli altri, chiudere rapporti e lasciare persone e contesti per crescere e maturare. Abbiamo concluso con un’importante riflessione: a volte è necessario tradire per non tradirci.

“Dottoressa, io piango sempre e stare insieme mi fa male.”“Dottoressa, ho capito che amo quella persona ma non voglio pi...
13/01/2026

“Dottoressa, io piango sempre e stare insieme mi fa male.”
“Dottoressa, ho capito che amo quella persona ma non voglio più essere amatə da quella persona.”

Queste frasi non parlano di mancanza d’amore.
Parlano di un amore che fa male.

A volte il problema non è quanto ami.
È come vieni amata.
È il prezzo emotivo che paghi per restare.
È la parte di te che si restringe, si adatta, si spegne per non perdere l’altro.

Capire di amare non significa dover restare.
Smettere di voler essere amata da qualcuno non è una sconfitta:
è un atto di lucidità emotiva.

Perché l’amore non dovrebbe chiederti di sopportare.
Dovrebbe permetterti di respirare.

E se piangi sempre,
forse non sei “troppo sensibile”.
Forse sei nel posto sbagliato.





Il tuo valore si è visto lì.Nel punto esatto in cui il dolore avrebbe potuto trasformarti in qualcuno che ferisce.In una...
12/01/2026

Il tuo valore si è visto lì.
Nel punto esatto in cui il dolore avrebbe potuto trasformarti in qualcuno che ferisce.

In una cultura che premia la vendetta,
la reazione,
la violenza come risarcimento,
tu hai fatto una scelta controcorrente:
non usare il dolore per esercitare potere sull’altro.

Fare pace con ciò che non è successosignifica smettere di vivere nelle ipotesi.Non chiederti più come sarebbe potuta and...
12/01/2026

Fare pace con ciò che non è successo
significa smettere di vivere nelle ipotesi.

Non chiederti più come sarebbe potuta andare.
Guarda come è andata davvero.
Guarda cosa c’era.
E cosa mancava.

Non per giudicare,
non per colpevolizzare,
ma per restare nella realtà.

La realtà non idealizza,
non promette,
non confonde.
Mostra.

E quando impari a stare lì,
nelle cose per come sono state,
l’immaginazione smette di governare
e torna a essere solo uno spazio interno,
non una prigione.

Questa non è rinuncia.
È presenza.

Indirizzo

Via Vito Manchisi, 20 Conversano BA
Conversano
70014

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