18/01/2026
C’è una forma matura dell’amore che sa che l’incanto non è eterno,
ma la cura sì.
“Proteggi la grazia del mio cuore”
non è una preghiera ingenua.
È una richiesta adulta:
non farmi diventare duro dove sono stato tenero.
Non trasformare la mia vulnerabilità in colpa.
Non usare il mio amore contro di me.
Qui c’è la consapevolezza che l’amore passa anche da stanchezza, errori, assenze.
Che a volte il meglio arriva
e non sappiamo tenerlo.
Non per cattiveria.
Perché siamo umani.
E allora l’amore smette di essere promessa
e diventa posizione etica:
proteggere il cuore dell’altro
anche quando non sappiamo restare,
anche quando dobbiamo andare,
anche quando sbagliamo.
Perché l’intimità vera
non è non ferirsi mai.
È non smettere di proteggere
ciò che nell’altro è fragile, vivo, sacro.
Ovunque.
Anche quando l’incanto trema.
Anche quando finisce.