Selenia Greco - choros Spazio di Cura del Sé

Selenia Greco - choros Spazio di Cura del Sé Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Selenia Greco - choros Spazio di Cura del Sé, Psicoterapeuta, Via Tenente Colaci 121, Copertino.

Psicoterapeuta
Associazione EMDR Italia
EMDR Europe Practitioner
Esperta in Neuropsicologia Clinica e Forense
Referente nazionale Sindrome di Tourette Italia ETS
Esperta per Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche Gap e Cyberbullismo

“𝑳𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂 𝒆 𝒍’𝑬𝑴𝑫𝑹 𝒎𝒊 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒑𝒆𝒓𝒎𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒅𝒊 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒊 𝒄𝒐𝒍𝒐𝒓𝒊. 𝑷𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒗𝒐 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝒃𝒊𝒂𝒏𝒄𝒐 𝒆 𝒏𝒆𝒓𝒐 𝒆 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒓𝒊𝒖𝒔𝒄...
15/04/2026

“𝑳𝒂 𝒑𝒔𝒊𝒄𝒐𝒕𝒆𝒓𝒂𝒑𝒊𝒂 𝒆 𝒍’𝑬𝑴𝑫𝑹 𝒎𝒊 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒑𝒆𝒓𝒎𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒅𝒊 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒊 𝒄𝒐𝒍𝒐𝒓𝒊. 𝑷𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒗𝒐 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝒃𝒊𝒂𝒏𝒄𝒐 𝒆 𝒏𝒆𝒓𝒐 𝒆 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒓𝒊𝒖𝒔𝒄𝒊𝒗𝒐 𝒂 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒃𝒊𝒂𝒏𝒄𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒓𝒊𝒖𝒔𝒄𝒊𝒗𝒐 𝒅𝒂𝒗𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒂 𝒈𝒐𝒅𝒆𝒓𝒎𝒆𝒍𝒐, 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆' 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒅𝒊 𝒎𝒆 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒓𝒊𝒎𝒂 𝒐 𝒑𝒐𝒊 𝒔𝒂𝒓𝒆𝒃𝒃𝒆 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒐 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒅𝒊 𝒏𝒆𝒈𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐.

𝑶𝒈𝒈𝒊 𝒎𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒑𝒊𝒖' 𝒇𝒐𝒓𝒕𝒆, 𝒑𝒊𝒖' 𝒔𝒊𝒄𝒖𝒓𝒂 𝒆 𝒑𝒊𝒖' 𝒕𝒓𝒂𝒏𝒒𝒖𝒊𝒍𝒍𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒂𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒅𝒐𝒎𝒂𝒏𝒊. 𝑴𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒑𝒊𝒖' 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒊𝒐' 𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒐 𝒆, 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂𝒕𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐, 𝒎𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒂 𝒊𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒐.”

Sono le parole di una mia paziente e credo che non potrebbero spiegare meglio quello che accade durante un percorso di psicoterapia con

In EMDR non si cancella ciò che è accaduto e non si dimentica il dolore. Quello che cambia è il modo in cui quell’esperienza continua a vivere dentro la persona.

Quando attraversiamo qualcosa di traumatico o molto doloroso, a volte il cervello non riesce a elaborarlo fino in fondo. L’esperienza resta bloccata insieme alle emozioni, alle sensazioni corporee, ai pensieri negativi e a quella sensazione di allarme che continua a riattivarsi anche a distanza di tempo.

Per questo molte persone si sentono ancora in pericolo anche quando il pericolo non c’è più.

Il lavoro EMDR aiuta il cervello a riprendere quel processo naturale di elaborazione che si era interrotto. Poco alla volta il ricordo perde la sua intensità, smette di travolgere e diventa qualcosa che appartiene al passato.

La persona continua a ricordare ciò che è successo, ma non si sente più bloccata lì dentro.

Forse è anche per questo che tante persone descrivono l’EMDR come il passaggio dal bianco e nero ai colori. Il mondo fuori non cambia. Cambia il modo in cui ci si sente dentro.

E da lì diventa possibile sentirsi più sicuri, più liberi e più giusti in quello che si prova.

Grazie per questa sua testimonianza di rinascita🌿


Quando pensiamo alla salute, a cosa pensiamo davvero?Pensiamo a una febbre alta. A un dolore forte. A un esame alterato....
07/04/2026

Quando pensiamo alla salute, a cosa pensiamo davvero?

Pensiamo a una febbre alta. A un dolore forte. A un esame alterato. A qualcosa che il corpo mostra chiaramente e che ci autorizza a fermarci, a chiedere aiuto, a prenderci cura di noi.

Più raramente pensiamo alla stanchezza che dura da mesi. Al sonno che non riposa. A quella sensazione di vivere sempre in apnea. Al sentirsi svuotati, in allarme, irritabili, tristi, lontani da sé, sbagliati.

Eppure anche queste sono condizioni di salute.

Mi colpisce spesso quanto molte persone si sentano legittimate a chiedere aiuto per un dolore fisico e, invece, continuino a pensare di dover affrontare da sole tutto ciò che riguarda la loro salute mentale.

Come se alcune sofferenze meritassero attenzione e altre no. Come se ci fossero dolori “seri” e dolori che andrebbero semplicemente sopportati meglio.

“Dovrei riuscire a gestirlo da sola”
“Alla fine non sto così male”
“C’è chi sta peggio”
“Passerà”

Sono frasi che ascolto spesso. E ogni volta mi chiedo quando abbiamo imparato a pensare che alcune parti di noi meritino cura e altre solo resistenza.

La salute non riguarda solo ciò che si vede. Riguarda anche il modo in cui dormiamo, respiriamo, mangiamo, ci relazioniamo, ci sentiamo nel nostro corpo e nella nostra vita.

E forse una riflessione che possiamo fare oggi è questa: quali sono le cose che considero abbastanza importanti da meritare attenzione? E quali, invece, continuo a minimizzare?

Dal punto di vista clinico, una sofferenza merita ascolto molto prima di diventare ingestibile.

Aspettare di stare malissimo per autorizzarsi a chiedere aiuto è una delle cose più comuni che vedo. E anche una delle più dolorose.

Se pensi che queste parole possano servire a qualcuno, inviale a un’amica, a un amico o a una persona che sai che in questo momento sta faticando ad affidare il proprio stato di salute a chi ha le competenze per prendersene cura.

Un mio paziente mi ha detto: “Buona Pasqua doc, anche se non ci credo. Però Pasqua è rallentamento e rinascita e noi ci ...
05/04/2026

Un mio paziente mi ha detto: “Buona Pasqua doc, anche se non ci credo. Però Pasqua è rallentamento e rinascita e noi ci vediamo per questo”.

E ci ho pensato molto.

Perché in effetti ci sono periodi dell’anno che sembrano chiedere a tutti di stare bene per forza. Di essere sereni, presenti, riconoscenti. Di stare al passo delle stagioni e degli eventi. Sembrano giorni da vivere in famiglia, attorno a una tavola, con persone da amare e da cui sentirsi amati.

Per molte persone, però, non è così.

Per qualcuno questi giorni fanno sentire ancora di più quello che manca. Una persona. Una relazione. Una casa che non si è mai sentita davvero casa. Per altri fanno emergere una stanchezza che durante il resto dell’anno resta coperta dal rumore, dagli impegni, dalla corsa continua.

E allora forse la Pasqua non deve essere per forza “buona”. Forse può essere vera.

La parola Pasqua deriva dal termine ebraico Pesach, che significa passaggio, attraversamento. E in fondo la vita è piena di attraversamenti.

Ci sono attraversamenti che fanno paura. Ci sono attese lunghe. Ci sono parti di sé che sembrano rimaste indietro. Ci sono momenti in cui sembra di non stare andando da nessuna parte, mentre dentro qualcosa, lentamente, si sta già muovendo.

In terapia vediamo spesso proprio questo. Persone che arrivano sentendosi bloccate, ferme, sbagliate. E che poi, piano piano, iniziano a riconoscere che anche stare fermi a volte è un passaggio. Anche rallentare è un passaggio. Anche smettere di lottare contro se stessi è un passaggio.

Forse rinascere non significa diventare qualcun altro. Forse significa tornare a sé.

E se questi giorni per te non sono leggeri, festosi o semplici, non c’è niente di sbagliato in te. È il tuo attraversamento che fa parte del tuo ritornare alla Vita. Ed è proprio dentro questo attraversamento che c’è già un piccolo inizio.

👉 Oggi voglio parlarvi di una cosa che accade molto più spesso di quanto si pensi: il corpo che capta qualcosa prima del...
01/04/2026

👉 Oggi voglio parlarvi di una cosa che accade molto più spesso di quanto si pensi: il corpo che capta qualcosa prima della mente.

🗨️ Una mia paziente ieri mi raccontava che era uscita la sera, cosa che non faceva da molto tempo. Razionalmente era tutto tranquillo. Nessun pericolo evidente, nessun motivo reale per sentirsi minacciata. Eppure il suo sistema nervoso era già andato in allarme.

🚨 Non se n’è accorta subito dai pensieri. Se n’è accorta dalla cervicale che iniziava a irrigidirsi, dal mal di testa che aumentava, da quella tensione interna che cresceva sempre di più.

🤯 A volte succede proprio così. La mente prova a rassicurare, a spiegare, a dire che va tutto bene. Il corpo, invece, continua a reagire come se fosse ancora in pericolo.

😉 Questo non significa che stiamo impazzendo, che siamo fragili o che stiamo esagerando. Significa che il nostro sistema nervoso ha imparato ad associare certe situazioni a qualcosa che, in passato, non è stato vissuto come sicuro.

😌 La parte più bella del suo racconto è arrivata dopo. Si è fermata, ha ascoltato quello che stava succedendo e ha attivato le sue risorse.

🪄“È stata come una magia” mi ha detto.

🎯 In realtà non era magia. Era il suo corpo che, lentamente, stava imparando che il pericolo non c’era più. Questa è integrazione.

🌿 Se ti è capitato di vivere qualcosa di simile, puoi raccontarlo nei commenti. E se pensi possa esserti utile, salva questo post.

😕“Non capisco perché sto così, alla fine non mi è successo niente di grave”“Non mi rilasso nemmeno quando dormo, ma non ...
26/03/2026

😕“Non capisco perché sto così, alla fine non mi è successo niente di grave”
“Non mi rilasso nemmeno quando dormo, ma non so spiegare il motivo”

🤔 Queste parole arrivano spesso in studio. E quasi sempre sono accompagnate da una domanda silenziosa: cosa c’è che non va in me?!

🌀 Il nostro sistema nervoso non reagisce solo ai grandi eventi. Reagisce anche a ciò che si ripete, a ciò che non è stato compreso fino in fondo. Esperienze che non restano come ricordi chiari ed espliciti, ma che continuano a farsi sentire nel corpo, nelle reazioni, in quella sensazione di allerta che sembra arrivare senza motivo.

💢 La mente prova a spiegare. Il corpo continua a reagire.

👉 In ottica EMDR, questo ha a che fare con esperienze che non sono state completamente elaborate e che continuano a influenzare il presente. Non è debolezza. È adattamento e sopravvivenza.
🎯 “Mi sembra assurdo, ma è la prima volta che penso che forse ha un senso sentirmi così.”
È un punto di ripartenza.

📌 Se ti riconosci, puoi scriverlo nei commenti.
E se vuoi tornarci perché è stato utile, salva questo post.

19/03/2026

Voglio rivolgere queste parole a tutti i padri e a tutti i papà (Spoiler: le parole sono diverse perché indicano due livelli differenti dell'esperienza) per dare rilievo ad una figura importantissima, spesse volte trascurata.
Sono parole dedicate a chi abita la presenza e a quelli che attraversano l’assenza, la distanza, la perdita.
Sono parole per tutti i figli che continuano ad abbracciare il proprio papà nel ricordo.
Il padre è una funzione psicologica: orienta, introduce il limite, apre al mondo. Il papà è la persona reale, con la sua storia, le sue risorse e i suoi limiti. Quando queste due dimensioni si incontrano, la relazione diventa uno spazio che struttura, contiene e dà direzione.
Nel percorso di sviluppo, il padre introduce l’esperienza dell’alterità. Permette il passaggio dalla fusione alla differenziazione, sostiene l’esplorazione, rende possibile il movimento tra il bisogno di sicurezza e il desiderio di andare. Nello sguardo paterno prende forma una parte profonda del senso di sé.
Per un figlio, questo sguardo contribuisce alla costruzione del senso di efficacia, della direzione, del valore personale. Per una figlia, partecipa alla definizione del proprio valore e del modo in cui si sentirà riconosciuta nelle relazioni. Tracce che non determinano, ma orientano il modo di percepirsi e di legarsi.
Quando questa funzione è sufficientemente coerente, le esperienze di riconoscimento, protezione e limite diventano risorse interne. Quando è instabile, assente o fonte di paura, la persona può crescere cercando all’esterno ciò che non ha potuto costruire dentro.
Nel tempo, il ruolo si trasforma. Nell’infanzia è contenimento e sicurezza. Nell’adolescenza diventa confronto, confine e possibilità di separazione. Nell’età adulta si interiorizza come funzione, una presenza interna che continua a orientare anche quando il papà non è più accanto.
Ciò che resta è una traccia che continua a vivere dentro, un orientamento che prende forma nelle scelte, nei legami, nel modo di stare nel mondo.
Buon 19 marzo alla voce che accompagna, al modo di guardarsi e di stare nelle relazioni, alla continuità interna del legame che trova la sua forma più profonda.

👉Come anticipato ieri, oggi vi parlo di quanto accaduto a E., 16 anni, che a un certo punto mi ha detto: “Prima avevo bi...
18/03/2026

👉Come anticipato ieri, oggi vi parlo di quanto accaduto a E., 16 anni, che a un certo punto mi ha detto: “Prima avevo bisogno della rabbia per proteggere la mia parte bambina dal vuoto che non si poteva concedere di sentire, ora non ne ho più bisogno perché posso sentire io tutto quello che prova e mi posso concedere di provare tutto”.

🗯️Quando abbiamo iniziato a lavorare, i litigi con i familiari e gli accessi di rabbia erano frequenti e molto intensi. Esplosioni difficili da contenere che sembravano il problema principale. In terapia sappiamo bene che ciò che appare come sintomo indica la direzione, come una bussola.

🛡️La rabbia, in questa storia, ha avuto una funzione precisa. Ha protetto. Ha schermato una parte più vulnerabile da un’esperienza emotiva troppo grande per essere sentita. Una difesa dalla tristezza legata a un vuoto non mentalizzabile.

😌Il reale cambiamento che otteniamo con EMDR non riguarda semplicemente il modo in cui una persona racconta ciò che prova, ma il modo in cui il sistema nel suo insieme funziona. Non si tratta di imparare a stare nelle emozioni, ma di una trasformazione dei processi interni. La rabbia, che in una fase precedente era stata una risposta neurobiologica funzionale, non è più necessaria perché il sistema non ha più bisogno di attivare quella difesa. La riparazione ha modificato il circuito e ha reso possibile un accesso diretto agli stati emotivi senza riattivare il rivissuto traumatico. La tristezza e la paura possono emergere per quello che sono, senza trasformarsi in qualcosa di ingestibile. Non è più il passato che si impone nel presente, ma un presente che può finalmente essere vissuto senza dover essere continuamente protetto.

Eventi improvvisi come questo incrinano il senso di sicurezza che diamo per scontato nella vita quotidiana. Per questo a...
12/03/2026

Eventi improvvisi come questo incrinano il senso di sicurezza che diamo per scontato nella vita quotidiana. Per questo anche chi non è stato direttamente coinvolto può sentirsi scosso o turbato. Si tratta di reazioni normali di un sistema nervoso che sta cercando di comprendere e integrare qualcosa di inatteso. Riconoscerle e parlarne è spesso il primo passo per ritrovare equilibrio.
Vi suggerisco di leggere il post dell'amica e collega Alessia Vilei

👉Si può allenare il “muscolo della tolleranza alla frustrazione”? A quanto pare sì.🎯Ecco un semplice esercizio da fare i...
11/03/2026

👉Si può allenare il “muscolo della tolleranza alla frustrazione”? A quanto pare sì.
🎯Ecco un semplice esercizio da fare in famiglia.

Questa riflessione nasce da alcuni confronti clinici che abbiamo condiviso con il collega Giacomo Rescio, a partire dalle precedenti riflessioni sul caso di Anguillara e dal bisogno, che entrambi abbiamo sentito, di riportare l’attenzione su un tema fondamentale: il lavoro con le famiglie.

Le prime esperienze di vita espongono il bambino all’incontro con il limite e con un vissuto nuovo: la frustrazione.

Ma la tolleranza alla frustrazione si costruisce e si allena, proprio come un muscolo, nelle relazioni di scambio con chi si prende cura di lui. Ogni risposta dell’adulto contribuisce infatti a strutturare il modo in cui il bambino imparerà a stare dentro la frustrazione.

Un ostacolo a questa crescita emerge quando il sistema familiare tende a ridurre rapidamente la tensione: anticipare i bisogni, evitare il limite, trovare subito una soluzione.

Proteggere non significa eliminare ogni ostacolo, ma restare presenti mentre il figlio attraversa il limite.

La frustrazione, se condivisa nella relazione, diventa esperienza evolutiva.

Fare prevenzione con il sistema familiare significa allora aiutare gli adulti a trasformare la domanda:

❌“Come evito la frustrazione?”

in una più evolutiva:

👌“Come posso restare accanto a mio figlio mentre la vive?”

Quando parliamo di tolleranza alla frustrazione non stiamo parlando solo di educazione o di comportamento, ma di uno dei processi centrali nello sviluppo della regolazione emotiva.

Un bambino che può attraversare la frustrazione in presenza di un adulto emotivamente disponibile impara gradualmente che le emozioni intense possono essere pensate, contenute e trasformate.

Cosa accade quando questo processo manca, purtroppo, lo vediamo sempre più spesso nei fatti di cronaca, come nel caso citato nei giorni scorsi.

Se ti sei pers* quell’analisi, nel feed trovi tutti e tre i post dedicati.

Oggi è l’𝟴 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 . La giornata della mimosa, degli auguri e delle cene tra amiche. Ma quest’anno sento il bisogno di con...
08/03/2026

Oggi è l’𝟴 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗼 . La giornata della mimosa, degli auguri e delle cene tra amiche. Ma quest’anno sento il bisogno di condividere qualcosa di diverso.

Numeri e riflessioni che nascono dentro la stanza di terapia. Non è una statistica nazionale, ma racconta una realtà che non possiamo più fingere di non vedere.

Dietro ogni storia di v10lenz4 c’è:

♀️una donna che ha dovuto trovare il modo di sopravvivere

♂️ un uomo a cui non è stato né insegnato né permesso davvero di riconoscere e gestire le proprie emozioni.

È chiaro che questo non è un post contro gli uomini. È piuttosto un invito a guardare il sistema culturale in cui cresciamo, perché anche gli uomini sono vittime di questo sistema.

Un sistema che per molto tempo ha insegnato alle donne ad adattarsi e agli uomini a non sentire.

Forse la vera rivoluzione comincia proprio da qui: insegnare a tutte le persone, fin da piccole, che le emozioni non sono una debolezza ma una responsabilità.

Perché 𝒍𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒊𝒕𝒂' non è solo una questione di diritti.
𝑬' 𝒖𝒏𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒎𝒂𝒕𝒖𝒓𝒊𝒕𝒂' 𝒆𝒎𝒐𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒄𝒐𝒍𝒍𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂.

💫 Curare un progetto per il bene comune significa non pensare a quello che vorresti realizzare ma sentire il bisogno di ...
06/03/2026

💫 Curare un progetto per il bene comune significa non pensare a quello che vorresti realizzare ma sentire il bisogno di ciascuno e metterlo insieme, come se fossero tanti piccoli pezzi di un puzzle.
🌿 choros, come ciascuno di noi, è e sempre sarà un progetto in divenire.

Lo trovi qui 👇🎯 https://www.instagram.com/spaziochoros?igsh=MW82YzA0dXF0Yzh2Zw==

🧠Quando parliamo di trauma non stiamo parlando di debolezza. Non è una questione di forza di volontà e non riguarda la c...
04/03/2026

🧠Quando parliamo di trauma non stiamo parlando di debolezza. Non è una questione di forza di volontà e non riguarda la capacità personale di “reagire”. Il trauma riguarda ciò che accade nel sistema nervoso quando un’esperienza supera le possibilità di integrazione della persona in quel momento della vita.

🤚In queste condizioni il cervello non riesce a elaborare l’esperienza come farebbe normalmente. Le reti che regolano memoria, emozioni, arousal e percezione di sé smettono di comunicare in modo fluido. Alcune aree si iperattivano, altre si disconnettono.

⚡A volte il sistema resta in allarme. Compaiono intrusioni, flashback, ipervigilanza. Altre volte accade l’opposto: il sistema si spegne per proteggersi. Possono comparire dissociazione, distacco, anestesia emotiva. Non è una scelta della persona. È una risposta neurobiologica di adattamento.

🪨 Quando l’attivazione è troppo intensa succede qualcosa anche a livello sinaptico. Il segnale neuronale può interrompersi e l’informazione resta bloccata nelle reti della memoria senza essere realmente elaborata.

🚷Per questo molte persone, quando entrano per la prima volta nella mia stanza di psicoterapia, mi dicono: “Ho provato a farcela da solo, ma non ci sono riuscito”.

🤯 È una frase molto comprensibile. Non perché manchi la forza, ma perché nessuno può intervenire da solo su processi neurobiologici e neurochimici complessi.

🪡 La psicoterapia lavora proprio su questi processi. E la terapia EMDR è tra gli approcci più studiati per il trattamento del trauma. Non chiede alla persona di essere più forte. Aiuta il cervello a riprendere il processo di elaborazione delle esperienze rimaste bloccate.

🤸‍♀️Quando questo accade, i sintomi non vengono semplicemente contrastati. Il sistema nervoso trova un nuovo equilibrio e l’esperienza può finalmente essere integrata nella storia della persona.

🎯 È questo che cerco di spiegare spesso all’inizio di un percorso. Non sei tu il problema. Il tuo sistema nervoso ha fatto ciò che poteva per sopravvivere. E oggi può imparare un modo diverso di funzionare.

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Copertino
73043

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