23/11/2025
Ho ascoltato diversi psicologi, psichiatri, educatori commentare la vicenda dei cinque ragazzi di Milano responsabili del pestaggio brutale e vigliacco ai danni di un giovane poco più che ventenne, oggi segnato da danni permanenti.
E devo dire che alcune delle “soluzioni” proposte sono talmente surreali da farmi chiedere seriamente se il problema riguardi solo i genitori… o anche (e forse soprattutto) chi dovrebbe aiutare quei genitori a non fallire.
La più assurda?
Portare i cinque aggressori in ospedale a vedere la vittima, così da “comprendere meglio” la gravità delle conseguenze.
Geniale.
Perché ovviamente il ragazzo, oltre ad aver subito un pestaggio devastante da parte di questi cinque balordi, dovrebbe anche ritrovarseli davanti al letto, offrirgli un tour guidato delle lesioni, mostrargli ulteriormente il dolore che gli hanno inflitto.
Una roba che se non fosse tragica sarebbe comica.
Io sono letteralmente sconvolta che questa venga considerata una modalità “educativa”.
Davvero abbiamo ridotto il livello del dibattito a questo?
Davvero c’è chi pensa che problematiche di questa portata si risolvano con una visita di cortesia in corsia?
Ma soprattutto:
NON HO SENTITO UNA SOLA VOLTA LA PAROLA “PUNIZIONE”.
Mai.
Cancellata dal vocabolario.
Rimossa come se fosse una bestemmia.
Come pensiamo di correggere la traiettoria di vita di questi cinque balordi “potenziando l’empatia”?
Ma che cosa vuol dire?
Che roba è?
Ancora con queste idiozie travestite da profondità psicopedagogica?
Possibile che l’unico tabù rimasto sia proprio parlare delle conseguenze delle proprie azioni?
Perché vi fa così paura la parola punizione?
E non mi rivolgo solo ai genitori, ma anche ai presunti esperti che continuano a usare questa parola come se fosse radioattiva.
La nostra specie impara dalle conseguenze.
È sempre stato così.
Questi ragazzi non hanno mai sperimentato niente che assomigli anche lontanamente alle conseguenze reali dei loro comportamenti…ed ecco il risultato.
E ora la vittima dovrebbe pure subire l’ennesimo affronto, ritrovandosi questi cinque delinquenti accanto al letto come se fosse un’“esperienza formativa”?
Ma stiamo scherzando?
Io sono davvero sconvolta.
E, lo dico con estrema amarezza, temo che non esistano grandi soluzioni a questo tipo di deriva.
Perché sì, i genitori sono allo sbando.
Ma gli “esperti” che dovrebbero guidarli, in certi casi, lo sono perfino di più.
E questa è la vera tragedia.