Dott.ssa Cristiana Liguori - Psicologa

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Il Natale non è uguale per tutti.Per qualcuno è luce, presenza, calore.Per altri è peso, silenzio, fatica da reggere.A c...
18/12/2025

Il Natale non è uguale per tutti.
Per qualcuno è luce, presenza, calore.
Per altri è peso, silenzio, fatica da reggere.

A chi vive il Natale non come una festa luccicante,
ma come un tempo che riattiva assenze, conflitti, solitudini o stanchezze profonde,
vorrei augurare una cosa semplice e difficile insieme:
saper stare in quello che c’è.

Stare non significa rassegnarsi.
Significa non tradirsi.
Non forzare la gioia, non fingere leggerezza, non accelerare i tempi interiori.

Ci sono momenti dell’anno in cui il sentire pesa di più.
Non perché siamo fragili,
ma perché siamo attraversati da storie, memorie, legami, limiti.

E se a un certo punto diventa troppo,
se il corpo si tende, l’animo si chiude, il respiro si accorcia,
chiedere aiuto non è una sconfitta.
È un atto di rispetto verso ciò che si è.

Forse la vera cura, a Natale,
non è aggiungere luce dove non arriva,
ma fare spazio al buio senza vergogna.

Perché anche da lì passa l’ascolto.
E a volte, è già abbastanza.

Ci sono relazioni in cui ci si incontra davveroe relazioni in cui si resta in equilibrio precario.In alcune, uno è più e...
16/12/2025

Ci sono relazioni in cui ci si incontra davvero
e relazioni in cui si resta in equilibrio precario.

In alcune, uno è più esposto,
più presente,
più disposto a entrare,
mentre l’altro si avvicina e poi si ritrae.

Non è una questione di colpa.
Spesso è una questione di possibilità emotive,
di spazio,
di quanto ognuno può restare senza perdersi.

Perché una relazione non chiede di sentire meno,
ma di esserci in due.
❤️

30/10/2025

Quando incontriamo il dolore, nostro o di un altro, la prima reazione spesso è quella di volerlo “aggiustare”.
Cerchiamo soluzioni, distrazioni, spiegazioni.
Ma il dolore non chiede di essere risolto: chiede di essere ascoltato e riconosciuto.

Non è un errore da correggere, ma un’esperienza umana da accogliere con rispetto.
È un messaggero che parla di bisogni profondi, di parti di noi che hanno smesso di sentirsi viste o amate.
Quando smettiamo di combatterlo e iniziamo ad ascoltarlo, il dolore si trasforma: non scompare, ma si ammorbidisce, trovando un posto nella nostra storia.

A volte, l’atto più terapeutico che possiamo compiere, per noi stessi o per l’altro, è semplicemente esserci, senza fretta di cambiare ciò che sentiamo.

Chirone ci ricorda che la forza non nasce dall’assenza di ferite, ma dalla capacità di guardarle, di accoglierle e di tr...
16/10/2025

Chirone ci ricorda che la forza non nasce dall’assenza di ferite, ma dalla capacità di guardarle, di accoglierle e di trasformarle.

La cura non è un atto dall’alto verso il basso, ma un cammino condiviso tra esseri umani che imparano, ognuno a modo proprio e con i propri tempi, a restare presenti dentro il dolore.

È nel momento in cui la ferita diventa parte della nostra storia,
e non più qualcosa da negare, che si apre lo spazio della comprensione, dell’ascolto e della cura.

Nel vuotoIn quel vuoto abita un abisso profondo, nero, insondabile.Se mi fermassi a guardarlo, se permettessi agli occhi...
14/10/2025

Nel vuoto

In quel vuoto abita un abisso profondo, nero, insondabile.
Se mi fermassi a guardarlo, se permettessi agli occhi di adattarsi al suo buio,
forse sentirei la mia fame antica, vorace,
ma poi, da qualche parte, intravedrei una torcia.

Accendendola, mi ritroverei davanti a un banchetto:
una tavola imbandita di bisogni, e attorno, seduti, i miei demoni.
Se solo mi fermassi, scoprirei che quel loro sorriso beffardo,
talvolta terribile,
è forse soltanto il sorriso amaro
di chi chiede di essere visto, ascoltato, accolto.

Mi direbbero:

“Siedi con noi, festeggia.
Qui c’è vita, anche se tu non la vedi.”

E allora mangeremmo e berremmo,
non più con fame né con sete,
ma con quiete.
E quella brama feroce si placherebbe,
si dissolverebbe nel respiro del buio.

Se solo banchettassi nell’abisso del mio vuoto,
mi accorgerei che quella fame
è saziabile soltanto lì,
dove tutto nasce e tutto si risolve,
nel tempo senza tempo,
nello spazio senza spazio,
dove ogni cosa è possibile,
già avvenuta
e ancora in divenire.

E una volta uscita dalla grotta,
mi accorgerei che gli occhi brillano di luce nuova,
che il petto respira più ampio
e le gambe camminano più sicure.

Farei i conti con il tempo perduto,
ma sorriderei finalmente,
perché avrei imparato a placare la fame
e sarei pronta, davvero pronta,
ad assaporare la vita.

Elogio all’erroreÈ ora di smettere di vergognarsi di ciò che siamo.Non siamo solo i nostri successi o le parti luminose ...
23/08/2025

Elogio all’errore

È ora di smettere di vergognarsi di ciò che siamo.
Non siamo solo i nostri successi o le parti luminose che scegliamo di mostrare: siamo anche le fragilità, gli inciampi, le cicatrici che raccontano la nostra storia.
Troppo spesso, però, restiamo imprigionati dal pensiero di ciò che gli altri potrebbero pensare di noi. Ma quel giudizio, il più delle volte, non appartiene davvero all’altro: nasce nella nostra mente, è una proiezione del nostro timore, un riflesso della nostra stessa critica interiore. E nel tentativo di difenderci da quello sguardo, indossiamo maschere e corazze.
La maschera protegge, la corazza difende: ci tengono al riparo dalle ferite. Ma nello stesso tempo ci chiudono anche alle carezze. Non lasciano passare l’amore, né quello degli altri né il nostro. Eppure, sotto quella maschera e sotto quella corazza, c’è un volto che attende solo di essere visto e riconosciuto.
È ora di imparare a incontrare le paure senza nascondersi, di guardare in faccia le ferite e curarle, così che possano trasformarsi in cicatrici che non gridano più dolore, ma raccontano forza. È ora di onorare l’errore, di smettere di crederlo un nemico: perché è proprio nell’errore che troviamo la possibilità di rialzarci, di scoprire risorse nuove, di incontrare parti di noi che non conoscevamo.
Pensare di non cadere mai è illusione. La vita è fatta di inciampi, e sono proprio loro a renderci autentici.
Non siamo meno degni perché sbagliamo: siamo più veri.
Elogiare l’errore significa elogiare l’essere umano: fragile e imperfetto, ma vivo, in cammino.
Ogni caduta, se accolta, diventa un passo verso l’autenticità.
Ed è proprio lì, tra le nostre ferite e le nostre rinascite, che impariamo ad amarci davvero.
💔❤️‍🩹🦋

GROUNDING – o radicamento – è un concetto centrale nella bioenergetica, una disciplina psicocorporea sviluppata da Alexa...
03/07/2025

GROUNDING – o radicamento – è un concetto centrale nella bioenergetica, una disciplina psicocorporea sviluppata da Alexander Lowen.
Significa entrare in contatto con il proprio corpo e con la terra, ristabilendo una connessione concreta tra mente, corpo ed emozioni.
Quando siamo “radicati”, siamo presenti, stabili, capaci di sentire e sostenere le nostre emozioni senza esserne travolti.

Tecnicamente, come si entra in grounding?
• Si sta in piedi, con i piedi paralleli alla larghezza delle anche.
• Le ginocchia sono leggermente flesse: questo permette al bacino di “lasciarsi andare” e al peso del corpo di fluire verso terra.
• Il peso non è spinto in avanti o indietro, ma ben distribuito su tutta la pianta del piede: tallone, avampiede e dita.
• Il bacino è libero, non trattenuto o spinto in avanti; il torace aperto, ma non rigido.
• La colonna vertebrale è allineata, e la testa è “sospesa” verso l’alto, in equilibrio tra cielo e terra.

Il respiro è fondamentale:
Va lasciato fluire senza forzature, ma è importante che scenda in profondità, verso il basso ventre.
In bioenergetica si parla di “respirazione diaframmatica”, che permette di attivare il sistema nervoso parasimpatico (quello della calma e della regolazione) e di connettersi al proprio sentire.
Con l’espirazione si lasciano andare tensioni e blocchi. Con l’inspirazione si riceve energia, contatto, vita.

Perché è importante praticare il grounding?
Perché spesso viviamo “nella testa”, scollegati dal corpo e dalla realtà del momento.
Il grounding ci riporta “a casa”, ci stabilizza, ci permette di regolare emozioni intense, aumentare la consapevolezza corporea, ritrovare forza e direzione interna.

A volte basta fermarsi, sentire i piedi, respirare, e restare.
Il corpo sa. Il corpo guida.
E da lì, da quel punto fermo, si può davvero iniziare ad ascoltarsi.

Essere chi siamo davvero è un processo di liberazione.Spesso cresciamo adattandoci a ciò che ci viene insegnato: modi di...
23/06/2025

Essere chi siamo davvero è un processo di liberazione.
Spesso cresciamo adattandoci a ciò che ci viene insegnato: modi di pensare, di sentire, di essere.
Ma la crescita personale passa anche attraverso la disobbedienza a ciò che non ci appartiene.
È un ritorno a sé, all’autenticità.
Un viaggio interiore che richiede coraggio, ma apre alla possibilità di vivere con maggiore pienezza.
❤️

Non sono mai stata bravissima con le piante. Quelle grasse, forse, mi sopportavano più che prosperare.Eppure, nella mia ...
13/05/2025

Non sono mai stata bravissima con le piante. Quelle grasse, forse, mi sopportavano più che prosperare.
Eppure, nella mia stanza di terapia – quella che chiamo la tana del Bianconiglio – c’è un’orchidea. Non l’ho scelta, mi è stata regalata.
Quest’anno ha deciso di fiorire. Con una bellezza sorprendente, generosa.

E mi fa riflettere.
Sul concetto di cura, su cosa significhi davvero prendersi cura.
Sul luogo sicuro, quello spazio in cui non c’è fretta, né giudizio.
Mi fa pensare che, forse, quando ci troviamo nel posto giusto – fisico o emotivo – qualcosa dentro di noi, piano piano, comincia a fiorire.

Fioriamo, se ci diamo la possibilità.
Se qualcuno ci guarda con gentilezza.
Ma anche – e forse soprattutto – se riusciamo a guardarci noi, con quello sguardo sicuro, paziente, capace di accogliere anche le parti più fragili.

Perché sì, possiamo chiedere uno sguardo che ci sostenga.
Ma dobbiamo anche imparare a darcelo da soli.
Come fa l’orchidea: sta lì, e fiorisce.
Anche se chi dovrebbe prendersene cura – cioè io – non è certo un’esperta.
Ma forse non serve sapere tutto, basta esserci. Con presenza, con attenzione. Con amore, anche imperfetto.

Psiche-emozioni e corpo.❤️Gruppi di incontro da metà Maggio.Per informazioni non esitate a contattarci!
03/05/2025

Psiche-emozioni e corpo.
❤️
Gruppi di incontro da metà Maggio.
Per informazioni non esitate a contattarci!

Ansia. Tensione. Respiro corto.Se ti suona familiare, questo spazio è per te.Un percorso per sciogliere, ascoltare, ritr...
01/05/2025

Ansia. Tensione. Respiro corto.
Se ti suona familiare, questo spazio è per te.
Un percorso per sciogliere, ascoltare, ritrovarti.
Scrivici per scoprire di più. Posti limitati.

Il terzo anno di scuola di specializzazione è giunto al termine. Sono stati tre anni intensi e faticosi: i viaggi contin...
15/03/2025

Il terzo anno di scuola di specializzazione è giunto al termine. Sono stati tre anni intensi e faticosi: i viaggi continui a Taranto, le lunghe ore in treno per raggiungere la Toscana. Ma la vera fatica è stata il lavoro su me stessa, sulle mie ferite, sulla mia crescita. Sono stati anni di scoperte, di nuove consapevolezze, di tecniche apprese non solo con la mente, ma soprattutto attraverso l’esperienza diretta. Anni di discesa nel dolore, perché solo attraversando il nostro possiamo davvero accogliere quello dei nostri pazienti.

L’ultimo anno è stato tra i più difficili. Ho perso persone che pensavo irrinunciabili. Ho lasciato andare chi ho amato profondamente, chi ora mi guarda da lassù. Eppure, nonostante il dolore, il mio obiettivo è rimasto saldo. Ho imparato tanto e tanto ancora mi aspetta, ma ho capito che la fatica pesa meno quando è sostenuta dalla passione per ciò che si ama. E, in tutto questo, ho imparato anche a stare nel piacere, a giocare un po’ di più, a non prendermi sempre così sul serio. A lasciare che la vita scorra, con leggerezza e profondità insieme.

Ora mi preparo a iniziare l’ultimo anno di questa straordinaria esperienza, quello che mi porterà finalmente a essere psicoterapeuta anche sulla carta. So che il lavoro su me stessa e l’impegno non finiranno qui, ma voglio vivere questo ultimo tratto di strada con tutto il cuore, con tutta me stessa.

Ringrazio i miei compagni di viaggio, i tutor, i professori che mi hanno insegnato, ispirato, accompagnato. Ringrazio chi, da collega, è diventato amico, e poi famiglia. Ringrazio chi ha riso e pianto con me. E, soprattutto, ringrazio me stessa: le mie mani, che hanno imparato a sfiorarsi con dolcezza; i miei piedi, nei quali ora ripongo fiducia; le mie spalle, che oggi so essere forti abbastanza per reggere; i miei occhi, che hanno imparato a lasciar scorrere le lacrime senza vergogna.

Grazie, piccola Cri, per ricordarmi ogni giorno il valore della vulnerabilità e l’importanza di averne cura. Grazie per il tuo sorriso e per i tuoi occhi limpidi. Non temere, continueremo a crescere insieme. Io ci sono, e ci sarò sempre.
Quarto anno, ARRIVIAMOOOO!

Indirizzo

Via Nazionale, 22 P
Corigliano Scalo

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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