14/01/2026
In Thailandia ho visto qualcosa che non riesco a dimenticare.
In un santuario c’era una grande statua del Naga, il serpente sacro.
Le persone arrivavano con un filo in mano, pregavano, chiedevano che i loro desideri venissero esauditi… e poi legavano quel filo al corpo della statua.
Centinaia. Migliaia di fili.
-Tutti con una richiesta.
-Tutti con un bisogno.
-Tutti in attesa che qualcosa fuori da loro decidesse chi meritava di più.
In quel momento mi sono fatta una domanda scomoda:
se questa divinità non può esaudire tutti, su cosa si basa per scegliere?
-E lì ho visto una dinamica che ritrovo ogni giorno anche in studio.
Le persone fanno esattamente questo:
proiettano fuori la soluzione dei loro blocchi, delle loro paure, delle loro relazioni, della loro vita.
Aspettano che:
– l’altro cambi
– il trauma si sistemi da solo
– l’ansia passi
– la relazione migliori
– il passato smetta di fare male
Come se ci fosse un “Naga psicologico” che prima o poi li sceglierà. Ma la mente non funziona così.
Il cambiamento non arriva quando chiedi. Arriva quando ti responsabilizzi.
Quando smetti di usare la mente per sperare e inizi a usarla per muoverti.
È lì che ho sbloccato anche le mie situazioni più incastrate.
Non quando ho chiesto di stare meglio.
Ma quando ho capito come stavo usando la mia mente per restare bloccata.
Questo è il cuore del Mind Manager.
Non ti insegna a “credere di più”.
Ti insegna a smettere di sabotarti senza saperlo.
E quando lo fai, la tua vita cambia.
Non per magia.
Per struttura.
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