16/01/2024
Immaginatevi una persona che racconta di aver vissuto un attacco di panico.
Descriverà improvvisi battiti accelerati, formicolio e una sensazione di oppressione al petto. Se gli si chiede il motivo, potrebbe rispondere di non saperlo.
Se gli si domanda se sia successo qualcosa nei giorni precedenti o in quel periodo, potrebbe affermare che nulla di significativo è accaduto.
Tuttavia, con il passare del tempo e degli incontri, emergerebbe sicuramente qualcosa.
La persona non mente quando afferma di non sapere. Non riconoscendo il collegamento tra la paura, il dolore o un senso di fragilità vissuti e la reazione di allarme (battiti accelerati, formicolio, oppressione al petto), focalizza solo su quest'ultima senza cogliere le cause psicologiche.
Perché non si riconosce il legame? Dipende. A volte è troppo difficile vederlo, a volte è troppo distante dalla narrazione che abbiamo di noi stessi. Il messaggio che vorrei trasmettere è che, anche se siamo convinti di essere consapevoli di ciò che ci coinvolge, considerate che tutti possiamo guardare gli altri ma quando si tratta di noi stessi il gioco diventa più complicato.
Penso che tutti abbiate sperimentato la difficoltà nel vedere ciò che gli altri vedono di voi.
Spero quindi che possiate avere qualcuno che si metta al vostro fianco cercando di comprendervi.
Disclaimer: A volte un sintomo diventa cronico e persiste nel suo comportamento, anche quando la causa psicologica primaria è scomparsa. Per questo motivo, come in tutte le cose, è meglio affrontare la situazione nel modo giusto fin da subito.
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