22/05/2026
Grazie a tutti i nuovi arrivati.
Apro una piccola riflessione sull'importanza del PROGETTO SENSO. Questo grande sconosciuto che aleggia come destino di chi la mamma porta in Grembo.
Nel momento in cui i nostri genitori decidono di mettere al mondo un figlio, entrambi iniziano a fantasticare sul futuro che gli toccherà.
Si fantastica sul nome, su chi somiglierà, quali tratti prenderò e da chi, o lo si immagina come l' essenza di un' immagine fondamentale, un valore, una virtù, magari ispirati da un personaggio del romanzo preferito o di un' attrice affascinante e talentuosa, icona della giovinezza senza macchia.
Insieme a questo sguardo sociale, per certi versi legate alle favole personali, interiormente la mamma inizia, contemporaneamente allo sviluppo del feto stimolata dalla grande trasformazione ormonale che va affrontando, a rivivere momenti e impressioni che possono turbarla, o farle vivere alcuni sentimenti antichi e immotivati, disgiunti dal contesto e dal contenuto emotivo del presente.
Insisto sulla mamma per ovvie ragioni. E' lei che per nove mesi imprime nel feto, molto più del padre, le sue vicissitudini emotive, i suoi disagi e le sue difficoltà che possono appartenere sia al suo rapporto irrisolto con i propri genitori che essere portatrice di memorie di conflitto proveniente dal passato transgenerazionale, quindi degli antenati, nonni, bisnonni e talvolta anche trisavoli.
Quando si verifica un' alleanza, o una risonanza psichica tra le generazioni, il malessere risulta sempre vago, presente, ricorrente, ma non facilmente afferrabile, è un malessere dall' eco lontano, incomprensibile ma soprattutto immotivato. Eppure qualcosa stringe lo stomaco e una vena di profonda tristezza prende il sopravvento.
La vitalità del Grembo, vivifica e porta a galla tutto questo.
La memoria del corpo legato al passato transgenerazionale si intreccia con le memorie delle vicissitudini inconcluse o non sufficientemente digerire nel proprio ambiente.
Tutto questo muove, tocca, solletica la vita del feto. Che assorbe, ascolta e succhia tutto ciò che la mamma sperimenta un quel momento. Che per il feto è tutto ciò che ha, in un continuum eterno.
Calandoci per un pò nella vita uterina, possiamo scoprire come e con quale intensità l' arrivo del futuro bambino sia in grado di fare scorrere un flusso continuo di informazioni, desideri, passioni tra lui e la madre. In questa comunione profondissima, di totale indifferenziazione, tra madre e figlio, ciò che vive e ha vissuto, le gioie ma anche le angosce delle madre vengono trasmesse al feto.
É esattamente in questo primo ambiente, chiuso, caldo umido e buio, che il feto e il futuro bambino farà la sua primissima esperienza della bontà o della cattiveria del mondo lì fuori. Se l' ambiente è rassicurante o se qualcosa compromette la vita stessa.
In questo senso rientra anche l' importanza di quanto un figlio sia stato desiderato, sognato, immaginato. Perché se da un lato tutto ciò diventa un peso, un modo di dover essere, trasmesso involontariamente dalla madre, anche grazie alle sue ferite e difficoltà, un quanto ci si aspetta che sia lui un giorno a realizzare quello che non si è riusciti a fare, il non essere desiderato, sognato, immaginato, fa sì che il feto non sia adeguatamente stimolante. Nel senso che il dialogo, la connessione, la vicinanza si allenti sotto la veste dell' inerzia e dell' indifferenza. Per la vitalità e la spontaneità del feto l' essere desiderato e atteso, come il viversi affiatatamente le varie tappe, instilla nel nascituro il senso della sua importanza, un desiderio ardente lo avvolge e lo nutre.
In assenza di ciò. Il battito del cuore potrebbe essere più leggero, quasi impercettibile, si possono presentare minacce di ab**to, scarsa energia e movimento, sia in utero che nella vita nel mondo.
Melissa Costanzi
Psicogenealogia transgenerazionale
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