15/01/2026
đđ» đŸđđČđđđ¶ đŽđ¶đŒđżđ»đ¶ đșđŒđčđđ¶đđđ¶đșđČ đœđČđżđđŒđ»đČ đ”đźđ»đ»đŒ đčđČđđđŒ, đ°đŒđșđșđČđ»đđźđđŒ, đ°đżđ¶đđ¶đ°đźđđŒ, đ°đŒđ»đ±đ¶đđ¶đđŒ đ¶đč đșđ¶đŒ đ¶đ»đđČđżđđČđ»đđŒ đđ đŸđđźđ»đđŒ đźđ°đ°đźđ±đđđŒ đź đđżđźđ»đ-đ đŒđ»đđźđ»đź.
Il testo Ăš disponibile nel primo commento.
Ringrazio chi ha sentito il bisogno di intervenire, anche con posizioni diverse: quando un fatto genera parole, significa che ha toccato qualcosa di vivo.
Nel frattempo, perĂČ, alcune cose sono diventate ancora piĂč chiare. E credo sia giusto provare a dirle, con rispetto e senza alzare i toni.
Anzitutto, đ¶đč đđČđșđœđŒ đ±đČđč đčđđđđŒ.
In questi giorni non ci sono solo i morti. Ci sono feriti gravissimi, molti ustionati in condizioni critiche, famiglie in attesa, sospese tra la speranza e la paura. Alcuni ragazzi sono deceduti a distanza di giorni, dopo aver lottato contro ustioni terribili. Anche questo fa parte del lutto: un dolore che non si consuma in un istante, ma si prolunga, logora, tiene tutti in apnea. Nel frattempo ci sono stati i funerali, e il dolore Ăš diventato ancora piĂč reale, concreto, incarnato. Ogni riflessione che non tenga conto di questo rischio di essere astratta. Il mio pensiero va prima di tutto lĂŹ.
Poi, đčđČ đœđżđ¶đșđČ đČđđ¶đ±đČđ»đđČ đČđșđČđżđđČ đ±đźđčđčđČ đ¶đ»đ±đźđŽđ¶đ»đ¶.
Al di lĂ delle responsabilitĂ penali, che verranno accertate, ciĂČ che sta affiorando consegna un quadro di grande squallore: controlli assenti o inefficaci per anni; comportamenti orientati esclusivamente al lucro; una distribuzione scriteriata di alcol anche a ragazzini di 14 anni. Questo non Ăš un incidente imprevedibile. Ă il risultato di un sistema che ha progressivamente abbassato la soglia della responsabilitĂ adulta, delegando tutto al mercato e alla notte.
Venendo ora ad alcune critiche ricorrenti, credo sia utile chiarire un punto fondamentale: đ¶đč đșđ¶đŒ đ¶đ»đđČđżđđČđ»đđŒ đ»đŒđ» đČđżđź â đČ đ»đŒđ» đČÌ â đđ» đźđđđŒ đ±âđźđ°đ°đđđź đ°đŒđ»đđżđŒ đ¶ đżđźđŽđźđđđ¶, đ»đČÌ đ°đŒđ»đđżđŒ đ¶đč đ±đ¶đđČđżđđ¶đșđČđ»đđŒ đ¶đ» đŸđđźđ»đđŒ đđźđčđČ.
Quando un giovane si spinge oltre il limite, spesso non sta mostrando libertĂ , ma fragilitĂ . E la fragilitĂ non va criminalizzata: va protetta. Il problema non sono i ragazzi. Il problema Ăš il vuoto di contenimento adulto in cui sempre piĂč spesso vengono lasciati.
Ho letto anche molti commenti del tipo: âĂ sempre successoâ, âAnche noi bevevamoâ, âOgni generazione ha avuto i suoi eccessiâ.
Ă vero: ogni generazione ha attraversato forme di trasgressione. Ma non tutte le generazioni sono cresciute in un contesto in cui il mercato dello sballo intercetta precocemente i minorenni come target, con adulti spesso assenti, ambigui o collusi. Oggi la combinazione Ăš diversa: iperstimolazione, normalizzazione dellâeccesso, assenza di limiti chiari. Questo cambia radicalmente lo scenario.
Qualcuno ha parlato di moralismo o ideologia.
Vorrei essere chiaro: đ»đŒđ» đ”đŒ đœđżđŒđœđŒđđđŒ đżđ¶đ°đČđđđČ, đ»đČÌ đđŒđčđđđ¶đŒđ»đ¶ đđČđșđœđčđ¶đ°đ¶. Ho posto, come psicologo, una domanda simbolica e culturale. đ€đđźđ»đ±đŒ đđ»đź đđŒđ°đ¶đČđđźÌ đđșđČđđđČ đ±đ¶ đ¶đ»đđČđżđżđŒđŽđźđżđđ¶ đđđč đčđ¶đșđ¶đđČ, đđđč đżđđŒđčđŒ đ±đČđŽđčđ¶ đźđ±đđčđđ¶ đČ đđđčđčđź đœđżđŒđđČđđ¶đŒđ»đČ đ±đČđ¶ đœđ¶đÌ đŽđ¶đŒđđźđ»đ¶, đ¶đ»đ¶đđ¶đź đź đœđżđŒđ±đđżđżđČ đ±đźđ»đ»đ¶ đđČđ»đđź đ»đČđșđșđČđ»đŒ đźđ°đ°đŒđżđŽđČđżđđČđ»đČ.
đđżđżđ¶đđŒ đ°đŒđđ¶Ì đźđč đœđđ»đđŒ đłđŒđżđđČ đœđ¶đÌ đđ°đŒđșđŒđ±đŒ, đșđź đœđČđż đșđČ đ°đČđ»đđżđźđčđČ.
Un tempo i figli rappresentavano una possibilitĂ di continuitĂ dellâesistenza adulta, una forma di speranza che andava oltre il singolo. đąđŽđŽđ¶, đđČđșđœđżđČ đœđ¶đÌ đđœđČđđđŒ, đ¶ đłđ¶đŽđčđ¶ đżđ¶đźđđđ¶đđźđ»đŒ đ»đČđŽđčđ¶ đźđ±đđčđđ¶ đđ»âđźđ»đŽđŒđđ°đ¶đź đČđđ¶đđđČđ»đđ¶đźđčđČ đœđżđŒđłđŒđ»đ±đź: đčâđźđ»đŽđŒđđ°đ¶đź đ±đČđč đčđ¶đșđ¶đđČ, đ±đČđčđčâđ¶đ»đđČđ°đ°đ”đ¶đźđșđČđ»đđŒ, đ±đČđčđčđź đœđČđżđ±đ¶đđź đ±đ¶ đ°đČđ»đđżđźđčđ¶đđźÌ.
La risposta a questa angoscia non Ăš solo la denatalitĂ . Ă anche la ricerca di una giovinezza perpetua, la confusione dei ruoli, lâabbassamento dellâetĂ simbolica. In giro sembrano esserci solo â25enniâ: con etĂ anagrafica di 14 anni, cosĂŹ come di 50. Le regole diventano opinabili, i confini relativi, lâeducazione qualcosa da negoziare o da delegare.
Educare, perĂČ, non Ăš applicare tecniche. đđ±đđ°đźđżđČ đČÌ đđżđźđđșđČđđđČđżđČ đđČÌ đđđČđđđ¶. Ă occupare un posto simbolico nella mente e nella personalitĂ dei nostri figli.
E invece assistiamo a una moltiplicazione delle deleghe: prima ai nonni, allo sport, agli hobby; oggi sempre piĂč spesso agli psicologi, che vengono invocati ovunque come se potessero sostituire la funzione genitoriale. đđ»đ°đ”đČ đčđź đœđđ¶đ°đŒđčđŒđŽđ¶đđđźđđ¶đŒđ»đČ đ±đ¶đłđłđđđź đ±đČđčđčâđČđ±đđ°đźđđ¶đŒđ»đČ đ±đ¶đ°đČ đŸđđźđčđ°đŒđđź đ±đČđčđčâđźđżđżđČđđżđźđșđČđ»đđŒ đ±đČđŽđčđ¶ đźđ±đđčđđ¶ đżđ¶đđœđČđđđŒ đźđčđčđČ đœđżđŒđœđżđ¶đČ đżđČđđœđŒđ»đđźđŻđ¶đčđ¶đđźÌ.
Ci raccontiamo che âci vuole un villaggio per crescere un figlioâ.
Ma il villaggio non câĂš.
Ci sono i social, il marketing aggressivo del consumismo, un mercato che conosce bene le fragilitĂ e le sfrutta. Pensare che esista una rete spontanea che cresce i nostri figli Ăš unâillusione consolatoria. Non Ăš la realtĂ .
Proteggere i figli non significa controllarli o possederli.
Significa đđČđ»đČđżđčđ¶ đđđżđČđđđ¶ đ»đČđč đđČđ»đđŒ đœđ¶đÌ đœđżđŒđłđŒđ»đ±đŒ: al proprio SĂ©, al proprio corpo, a una relazione incarnata con adulti che non fuggono il limite.
Questo richiede presenza, tempo, rinunce. Richiede di accettare di non essere eternamente giovani.
Questo, oggi, Ăš il vero sacrificio che facciamo piĂč fatica a sostenere.
Non ho scritto per condannare. Ho scritto per interrogare.
E continuo a pensare che la domanda resti aperta, e ci riguardi tutti:
đź đ°đ”đ¶ đđđ¶đźđșđŒ đđźđ°đżđ¶đłđ¶đ°đźđ»đ±đŒ đ¶ đ»đŒđđđżđ¶ đżđźđŽđźđđđ¶?
Dott. Marco Piccolo