Dott. Marco Piccolo - Psicologo del Profondo

Dott. Marco Piccolo - Psicologo del Profondo Sono uno Psicologo ad orientamento psicodinamico integrato.

Psicologo a Cosenza ad orientamento psicodinamico 🌓

“Pensare trasforma il dolore e la paura in energia e cambiamento”

Radici inconsce, emozioni profonde, traumi e relazioni: offro un percorso di analisi, comprensione e trasformazione đŸŒ±

đŸ“Č 349 2620568 Ho svolto un training psicoanalitico basato su analisi personale, didattica e supervisione, con esperienze di formazione presso la Scuola di Psicoterapia Adleriana di Milano e la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Reggio Calabria. Nel tempo ho arricchito il mio approccio clinico con la Psicoterapia Umanistica Esistenziale (Ipue di Roma), la Mindfulness (Istituto Beck di Roma), la Psicologia Positiva e l’EMDR per il trattamento dei traumi. Il mio lavoro si concentra sulle radici profonde del malessere, sulla storia personale, sui contenuti inconsci e sui meccanismi di difesa che possono condizionare la propria vita. Attraverso l’elaborazione delle emozioni e dei traumi, aiuto a ritrovare equilibrio, fiducia e la capacitĂ  di affrontare la complessitĂ  dell’esistenza. Il mio intervento clinico si muove lungo le quattro dimensioni fondamentali dell’esperienza umana: affettivo-relazionale, corporea, cognitiva ed esistenziale. Ricevo su appuntamento in uno spazio comodo (parcheggio), riservato e accogliente.

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15/01/2026
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15/01/2026

đ—œđ—» đ—Ÿđ˜‚đ—Čđ˜€đ˜đ—¶ đ—Žđ—¶đ—Œđ—żđ—»đ—¶ đ—șđ—Œđ—čđ˜đ—¶đ˜€đ˜€đ—¶đ—șđ—Č đ—œđ—Čđ—żđ˜€đ—Œđ—»đ—Č đ—”đ—źđ—»đ—»đ—Œ đ—čđ—Čđ˜đ˜đ—Œ, đ—°đ—Œđ—șđ—șđ—Čđ—»đ˜đ—źđ˜đ—Œ, đ—°đ—żđ—¶đ˜đ—¶đ—°đ—źđ˜đ—Œ, đ—°đ—Œđ—»đ—±đ—¶đ˜ƒđ—¶đ˜€đ—Œ đ—¶đ—č đ—șđ—¶đ—Œ đ—¶đ—»đ˜đ—Č𝗿𝘃đ—Čđ—»đ˜đ—Œ 𝘀𝘂 đ—Ÿđ˜‚đ—źđ—»đ˜đ—Œ đ—źđ—°đ—°đ—źđ—±đ˜‚đ˜đ—Œ 𝗼 đ—–đ—żđ—źđ—»đ˜€-đ— đ—Œđ—»đ˜đ—źđ—»đ—ź.
Il testo Ăš disponibile nel primo commento.

Ringrazio chi ha sentito il bisogno di intervenire, anche con posizioni diverse: quando un fatto genera parole, significa che ha toccato qualcosa di vivo.

Nel frattempo, perĂČ, alcune cose sono diventate ancora piĂč chiare. E credo sia giusto provare a dirle, con rispetto e senza alzare i toni.

Anzitutto, đ—¶đ—č 𝘁đ—Čđ—șđ—œđ—Œ đ—±đ—Čđ—č đ—čđ˜‚đ˜đ˜đ—Œ.
In questi giorni non ci sono solo i morti. Ci sono feriti gravissimi, molti ustionati in condizioni critiche, famiglie in attesa, sospese tra la speranza e la paura. Alcuni ragazzi sono deceduti a distanza di giorni, dopo aver lottato contro ustioni terribili. Anche questo fa parte del lutto: un dolore che non si consuma in un istante, ma si prolunga, logora, tiene tutti in apnea. Nel frattempo ci sono stati i funerali, e il dolore Ăš diventato ancora piĂč reale, concreto, incarnato. Ogni riflessione che non tenga conto di questo rischio di essere astratta. Il mio pensiero va prima di tutto lĂŹ.

Poi, đ—čđ—Č đ—œđ—żđ—¶đ—șđ—Č đ—Čđ˜ƒđ—¶đ—±đ—Čđ—»đ˜‡đ—Č đ—Čđ—șđ—Č𝗿𝘀đ—Č đ—±đ—źđ—čđ—čđ—Č đ—¶đ—»đ—±đ—źđ—Žđ—¶đ—»đ—¶.
Al di lĂ  delle responsabilitĂ  penali, che verranno accertate, ciĂČ che sta affiorando consegna un quadro di grande squallore: controlli assenti o inefficaci per anni; comportamenti orientati esclusivamente al lucro; una distribuzione scriteriata di alcol anche a ragazzini di 14 anni. Questo non Ăš un incidente imprevedibile. È il risultato di un sistema che ha progressivamente abbassato la soglia della responsabilitĂ  adulta, delegando tutto al mercato e alla notte.

Venendo ora ad alcune critiche ricorrenti, credo sia utile chiarire un punto fondamentale: đ—¶đ—č đ—șđ—¶đ—Œ đ—¶đ—»đ˜đ—Č𝗿𝘃đ—Čđ—»đ˜đ—Œ đ—»đ—Œđ—» đ—Č𝗿𝗼 – đ—Č đ—»đ—Œđ—» đ—Č̀ – đ˜‚đ—» đ—źđ˜đ˜đ—Œ đ—±â€™đ—źđ—°đ—°đ˜‚đ˜€đ—ź đ—°đ—Œđ—»đ˜đ—żđ—Œ đ—¶ đ—żđ—źđ—Žđ—źđ˜‡đ˜‡đ—¶, đ—»đ—Č́ đ—°đ—Œđ—»đ˜đ—żđ—Œ đ—¶đ—č đ—±đ—¶đ˜ƒđ—Čđ—żđ˜đ—¶đ—șđ—Čđ—»đ˜đ—Œ đ—¶đ—» đ—Ÿđ˜‚đ—źđ—»đ˜đ—Œ 𝘁𝗼đ—čđ—Č.
Quando un giovane si spinge oltre il limite, spesso non sta mostrando libertĂ , ma fragilitĂ . E la fragilitĂ  non va criminalizzata: va protetta. Il problema non sono i ragazzi. Il problema Ăš il vuoto di contenimento adulto in cui sempre piĂč spesso vengono lasciati.

Ho letto anche molti commenti del tipo: “È sempre successo”, “Anche noi bevevamo”, “Ogni generazione ha avuto i suoi eccessi”.
È vero: ogni generazione ha attraversato forme di trasgressione. Ma non tutte le generazioni sono cresciute in un contesto in cui il mercato dello sballo intercetta precocemente i minorenni come target, con adulti spesso assenti, ambigui o collusi. Oggi la combinazione ù diversa: iperstimolazione, normalizzazione dell’eccesso, assenza di limiti chiari. Questo cambia radicalmente lo scenario.

Qualcuno ha parlato di moralismo o ideologia.
Vorrei essere chiaro: đ—»đ—Œđ—» đ—”đ—Œ đ—œđ—żđ—Œđ—œđ—Œđ˜€đ˜đ—Œ đ—żđ—¶đ—°đ—Č𝘁𝘁đ—Č, đ—»đ—Č́ đ˜€đ—Œđ—čđ˜‚đ˜‡đ—¶đ—Œđ—»đ—¶ 𝘀đ—Čđ—șđ—œđ—čđ—¶đ—°đ—¶. Ho posto, come psicologo, una domanda simbolica e culturale. đ—€đ˜‚đ—źđ—»đ—±đ—Œ đ˜‚đ—»đ—ź đ˜€đ—Œđ—°đ—¶đ—Čđ˜đ—źÌ€ 𝘀đ—șđ—Č𝘁𝘁đ—Č đ—±đ—¶ đ—¶đ—»đ˜đ—Čđ—żđ—żđ—Œđ—Žđ—źđ—żđ˜€đ—¶ 𝘀𝘂đ—č đ—čđ—¶đ—șđ—¶đ˜đ—Č, 𝘀𝘂đ—č đ—żđ˜‚đ—Œđ—čđ—Œ đ—±đ—Č𝗮đ—čđ—¶ đ—źđ—±đ˜‚đ—čđ˜đ—¶ đ—Č 𝘀𝘂đ—čđ—č𝗼 đ—œđ—żđ—Œđ˜đ—Čđ˜‡đ—¶đ—Œđ—»đ—Č đ—±đ—Čđ—¶ đ—œđ—¶đ˜‚Ì€ đ—Žđ—¶đ—Œđ˜ƒđ—źđ—»đ—¶, đ—¶đ—»đ—¶đ˜‡đ—¶đ—ź 𝗼 đ—œđ—żđ—Œđ—±đ˜‚đ—żđ—żđ—Č đ—±đ—źđ—»đ—»đ—¶ 𝘀đ—Čđ—»đ˜‡đ—ź đ—»đ—Čđ—șđ—șđ—Čđ—»đ—Œ đ—źđ—°đ—°đ—Œđ—żđ—Žđ—Č𝗿𝘀đ—Čđ—»đ—Č.

đ—”đ—żđ—żđ—¶đ˜ƒđ—Œ đ—°đ—Œđ˜€đ—¶Ì€ 𝗼đ—č đ—œđ˜‚đ—»đ˜đ—Œ đ—łđ—Œđ—żđ˜€đ—Č đ—œđ—¶đ˜‚Ì€ đ˜€đ—°đ—Œđ—șđ—Œđ—±đ—Œ, đ—ș𝗼 đ—œđ—Č𝗿 đ—șđ—Č 𝗰đ—Čđ—»đ˜đ—żđ—źđ—čđ—Č.
Un tempo i figli rappresentavano una possibilitĂ  di continuitĂ  dell’esistenza adulta, una forma di speranza che andava oltre il singolo. đ—ąđ—Žđ—Žđ—¶, 𝘀đ—Čđ—șđ—œđ—żđ—Č đ—œđ—¶đ˜‚Ì€ đ˜€đ—œđ—Čđ˜€đ˜€đ—Œ, đ—¶ đ—łđ—¶đ—Žđ—čđ—¶ đ—żđ—¶đ—źđ˜đ˜đ—¶đ˜ƒđ—źđ—»đ—Œ đ—»đ—Č𝗮đ—čđ—¶ đ—źđ—±đ˜‚đ—čđ˜đ—¶ đ˜‚đ—»â€™đ—źđ—»đ—Žđ—Œđ˜€đ—°đ—¶đ—ź đ—Čđ˜€đ—¶đ˜€đ˜đ—Čđ—»đ˜‡đ—¶đ—źđ—čđ—Č đ—œđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—ź: đ—čâ€™đ—źđ—»đ—Žđ—Œđ˜€đ—°đ—¶đ—ź đ—±đ—Čđ—č đ—čđ—¶đ—șđ—¶đ˜đ—Č, đ—±đ—Čđ—čđ—čâ€™đ—¶đ—»đ˜ƒđ—Čđ—°đ—°đ—”đ—¶đ—źđ—șđ—Čđ—»đ˜đ—Œ, đ—±đ—Čđ—čđ—č𝗼 đ—œđ—Čđ—żđ—±đ—¶đ˜đ—ź đ—±đ—¶ 𝗰đ—Čđ—»đ˜đ—żđ—źđ—čđ—¶đ˜đ—źÌ€.
La risposta a questa angoscia non ù solo la denatalità. È anche la ricerca di una giovinezza perpetua, la confusione dei ruoli, l’abbassamento dell’età simbolica. In giro sembrano esserci solo “25enni”: con età anagrafica di 14 anni, così come di 50. Le regole diventano opinabili, i confini relativi, l’educazione qualcosa da negoziare o da delegare.

Educare, perĂČ, non Ăš applicare tecniche. đ—˜đ—±đ˜‚đ—°đ—źđ—żđ—Č đ—Č̀ 𝘁𝗿𝗼𝘀đ—șđ—Č𝘁𝘁đ—Č𝗿đ—Č 𝘀đ—Č́ 𝘀𝘁đ—Čđ˜€đ˜€đ—¶. È occupare un posto simbolico nella mente e nella personalitĂ  dei nostri figli.
E invece assistiamo a una moltiplicazione delle deleghe: prima ai nonni, allo sport, agli hobby; oggi sempre piĂč spesso agli psicologi, che vengono invocati ovunque come se potessero sostituire la funzione genitoriale. đ—”đ—»đ—°đ—”đ—Č đ—č𝗼 đ—œđ˜€đ—¶đ—°đ—Œđ—čđ—Œđ—Žđ—¶đ˜‡đ˜‡đ—źđ˜‡đ—¶đ—Œđ—»đ—Č đ—±đ—¶đ—łđ—łđ˜‚đ˜€đ—ź đ—±đ—Čđ—čđ—č’đ—Čđ—±đ˜‚đ—°đ—źđ˜‡đ—¶đ—Œđ—»đ—Č đ—±đ—¶đ—°đ—Č đ—Ÿđ˜‚đ—źđ—čđ—°đ—Œđ˜€đ—ź đ—±đ—Čđ—čđ—č’𝗼𝗿𝗿đ—Č𝘁𝗿𝗼đ—șđ—Čđ—»đ˜đ—Œ đ—±đ—Č𝗮đ—čđ—¶ đ—źđ—±đ˜‚đ—čđ˜đ—¶ đ—żđ—¶đ˜€đ—œđ—Čđ˜đ˜đ—Œ 𝗼đ—čđ—čđ—Č đ—œđ—żđ—Œđ—œđ—żđ—¶đ—Č 𝗿đ—Čđ˜€đ—œđ—Œđ—»đ˜€đ—źđ—Żđ—¶đ—čđ—¶đ˜đ—źÌ€.

Ci raccontiamo che “ci vuole un villaggio per crescere un figlio”.
Ma il villaggio non c’ù.
Ci sono i social, il marketing aggressivo del consumismo, un mercato che conosce bene le fragilità e le sfrutta. Pensare che esista una rete spontanea che cresce i nostri figli ù un’illusione consolatoria. Non ù la realtà.

Proteggere i figli non significa controllarli o possederli.
Significa 𝘁đ—Čđ—»đ—Č𝗿đ—čđ—¶ 𝘀𝘁𝗿đ—Čđ˜đ˜đ—¶ đ—»đ—Čđ—č 𝘀đ—Čđ—»đ˜€đ—Œ đ—œđ—¶đ˜‚Ì€ đ—œđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—Œ: al proprio SĂ©, al proprio corpo, a una relazione incarnata con adulti che non fuggono il limite.
Questo richiede presenza, tempo, rinunce. Richiede di accettare di non essere eternamente giovani.
Questo, oggi, Ăš il vero sacrificio che facciamo piĂč fatica a sostenere.

Non ho scritto per condannare. Ho scritto per interrogare.
E continuo a pensare che la domanda resti aperta, e ci riguardi tutti:
𝗼 đ—°đ—”đ—¶ đ˜€đ˜đ—¶đ—źđ—șđ—Œ đ˜€đ—źđ—°đ—żđ—¶đ—łđ—¶đ—°đ—źđ—»đ—±đ—Œ đ—¶ đ—»đ—Œđ˜€đ˜đ—żđ—¶ đ—żđ—źđ—Žđ—źđ˜‡đ˜‡đ—¶?

Dott. Marco Piccolo

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14/01/2026

𝗜𝗟 đ——đ—œđ—Šđ—§đ—šđ—„đ—•đ—ą đ—ąđ—Šđ—Šđ—˜đ—Šđ—Šđ—œđ—©đ—ą 𝗩𝗘𝗖𝗱𝗡𝗗𝗱 𝗩𝗜𝗚𝗠𝗹𝗡𝗗 đ—™đ—„đ—˜đ—šđ——
“𝘓𝘱 đ˜Żđ˜Šđ˜·đ˜łđ˜°đ˜Žđ˜Ș 𝘰𝘮𝘮𝘩𝘮𝘮đ˜Șđ˜·đ˜ą đ˜ŠÌ€ 𝘭𝘱 đ˜„đ˜Șđ˜ąđ˜­đ˜Šđ˜”đ˜”đ˜Șđ˜€đ˜ą đ˜„đ˜Šđ˜­đ˜­â€™đ˜Șđ˜Žđ˜”đ˜Šđ˜łđ˜Ș𝘱”

Per Sigmund Freud il disturbo ossessivo nasce da un đ—°đ—Œđ—»đ—łđ—čđ—¶đ˜đ˜đ—Œ đ—œđ˜€đ—¶đ—°đ—”đ—¶đ—°đ—Œ đ—œđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—Œ. Impulsi ed emozioni vissuti come inaccettabili – rabbia, desiderio, colpa, aggressivitĂ  (anche in senso sessuale, cioĂš legato all’eccitazione e al desiderio, non solo alla genitalitĂ ) – vengono respinti e controllati attraverso il pensiero.

Nella forma nevrotica, la persona resta ancorata alla realtĂ , ma vive đ—œđ—żđ—¶đ—Žđ—¶đ—Œđ—»đ—¶đ—Č𝗿𝗼 đ—±đ—¶ đ˜‚đ—»â€™đ—źđ˜đ˜đ—¶đ˜ƒđ—¶đ˜đ—źÌ€ đ—șđ—Čđ—»đ˜đ—źđ—čđ—Č đ—¶đ—»đ—°đ—Čđ˜€đ˜€đ—źđ—»đ˜đ—Č. Il dubbio, il rituale, il controllo servono a 𝘁đ—Čđ—»đ—Č𝗿đ—Č 𝗼 đ—±đ—¶đ˜€đ˜đ—źđ—»đ˜‡đ—ź đ—Čđ—șđ—Œđ˜‡đ—¶đ—Œđ—»đ—¶ đ—œđ—Č𝗿𝗰đ—Čđ—œđ—¶đ˜đ—Č đ—°đ—Œđ—șđ—Č đ—œđ—Čđ—żđ—¶đ—°đ—Œđ—čđ—Œđ˜€đ—Č đ—Œ đ—±đ—¶đ˜€đ˜đ—żđ˜‚đ˜đ˜đ—¶đ˜ƒđ—Č.
Esistono anche forme piĂč gravi – psicotiche – in cui il pensiero perde flessibilitĂ  e diventa rigido, ripetitivo, impoverito. In questi casi il controllo non protegge piĂč dall’angoscia, ma finisce per alimentarla.

👉 Nella đ—œđ˜€đ—¶đ—°đ—Œđ—čđ—Œđ—Žđ—¶đ—ź đ—±đ—Čđ—č đ—œđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—Œ, il lavoro clinico non consiste nel forzare l’eliminazione del sintomo.
Si lavora per 𝗿đ—Čđ—»đ—±đ—Č𝗿đ—Č đ—œđ—Čđ—»đ˜€đ—źđ—Żđ—¶đ—čđ—¶ đ—čđ—Č đ—Čđ—șđ—Œđ˜‡đ—¶đ—Œđ—»đ—¶ đ—°đ—”đ—Č đ—¶đ—č đ˜€đ—¶đ—»đ˜đ—Œđ—șđ—Œ 𝘁đ—Čđ—»đ˜đ—ź đ—±đ—¶ 𝘁đ—Čđ—»đ—Č𝗿đ—Č đ—łđ˜‚đ—Œđ—żđ—¶i: rabbia, colpa, ambivalenza. Quando queste trovano parola, il bisogno di controllare si allenta.

đ™‡â€™đ™€đ™šđ™šđ™šđ™šđ™šđ™žđ™€đ™Łđ™š đ™Łđ™€đ™Ł đ™šÌ€ đ™–đ™ąđ™€đ™§đ™š đ™„đ™šđ™§ đ™Ąâ€™đ™€đ™§đ™™đ™žđ™Łđ™š.
đ™€Ì€ đ™Ș𝙣 đ™©đ™šđ™Łđ™©đ™–đ™©đ™žđ™«đ™€ đ™šđ™šđ™©đ™§đ™šđ™ąđ™€ 𝙙𝙞 đ™œđ™€đ™«đ™šđ™§đ™Łđ™–đ™§đ™š đ™Ș𝙣 đ™˜đ™€đ™Łđ™›đ™Ąđ™žđ™©đ™©đ™€ đ™šđ™ąđ™€đ™©đ™žđ™«đ™€ 𝙘𝙝𝙚 đ™Łđ™€đ™Ł 𝙝𝙖 đ™–đ™Łđ™˜đ™€đ™§đ™– đ™©đ™§đ™€đ™«đ™–đ™©đ™€ đ™šđ™„đ™–đ™Żđ™žđ™€.

đ——đ—Œđ˜đ˜. đ— đ—źđ—żđ—°đ—Œ đ—Łđ—¶đ—°đ—°đ—Œđ—čđ—Œ 🌓

📘 â€œđ™‚đ™§đ™–đ™ąđ™ąđ™–đ™©đ™žđ™˜đ™– 𝙙𝙚𝙡 đ™‹đ™§đ™€đ™›đ™€đ™Łđ™™đ™€â€ đ˜ŠÌ€ đ˜¶đ˜Żđ˜ą đ˜łđ˜¶đ˜Łđ˜łđ˜Șđ˜€đ˜ą đ˜Ș𝘯 đ˜€đ˜¶đ˜Ș, đ˜ąđ˜”đ˜”đ˜łđ˜ąđ˜·đ˜Šđ˜łđ˜Žđ˜° đ˜Ș đ˜šđ˜łđ˜ąđ˜Żđ˜„đ˜Ș đ˜”đ˜ąđ˜Šđ˜Žđ˜”đ˜łđ˜Ș đ˜„đ˜Šđ˜­đ˜­đ˜ą 𝘗𝘮đ˜Șđ˜€đ˜°đ˜­đ˜°đ˜šđ˜Ș𝘱 đ˜„đ˜Šđ˜­ đ˜—đ˜łđ˜°đ˜§đ˜°đ˜Żđ˜„đ˜°, đ˜Šđ˜Žđ˜±đ˜­đ˜°đ˜łđ˜Ș𝘱𝘼𝘰 𝘭𝘩 đ˜„đ˜Ș𝘯𝘱𝘼đ˜Șđ˜€đ˜©đ˜Š đ˜„đ˜Šđ˜­đ˜­â€™đ˜Šđ˜Žđ˜±đ˜Šđ˜łđ˜Șđ˜Šđ˜Żđ˜»đ˜ą đ˜±đ˜Žđ˜Șđ˜€đ˜©đ˜Șđ˜€đ˜ą: đ˜Ș𝘭 đ˜„đ˜°đ˜­đ˜°đ˜łđ˜Š, đ˜Ș𝘭 đ˜„đ˜Šđ˜Žđ˜Șđ˜„đ˜Šđ˜łđ˜Ș𝘰, 𝘭𝘱 đ˜„đ˜Ș𝘧𝘩𝘮𝘱, 𝘭’𝘱𝘼𝘰𝘳𝘩, 𝘭𝘱 đ˜±đ˜Šđ˜łđ˜„đ˜Șđ˜”đ˜ą. 𝘊𝘰𝘯 đ˜±đ˜ąđ˜łđ˜°đ˜­đ˜Š đ˜Žđ˜Šđ˜źđ˜±đ˜­đ˜Șđ˜€đ˜Ș. 𝘕𝘰𝘯 đ˜±đ˜Šđ˜ł đ˜Žđ˜Šđ˜źđ˜±đ˜­đ˜Ș𝘧đ˜Șđ˜€đ˜ąđ˜łđ˜Š 𝘭𝘱 đ˜€đ˜°đ˜źđ˜±đ˜­đ˜Šđ˜Žđ˜Žđ˜Șđ˜”đ˜ąÌ€, 𝘼𝘱 đ˜±đ˜Šđ˜ł đ˜łđ˜Šđ˜Żđ˜„đ˜Šđ˜łđ˜­đ˜ą đ˜±đ˜Šđ˜Żđ˜Žđ˜ąđ˜Łđ˜Ș𝘭𝘩, 𝘩 đ˜Čđ˜¶đ˜Șđ˜Żđ˜„đ˜Ș 𝘱𝘣đ˜Șđ˜”đ˜ąđ˜Łđ˜Ș𝘭𝘩.

🎬 𝗟𝗼 đ˜ƒđ—¶đ˜đ—ź đ—¶đ—» đ˜‚đ—» đ—źđ˜đ˜đ—¶đ—șđ—Œ (𝙇𝙞𝙛𝙚 đ™„đ™©đ™šđ™šđ™Ąđ™›)Un film bellissimo, tosto, e profondamente commovente. È disponibile gratuitamente s...
13/01/2026

🎬 𝗟𝗼 đ˜ƒđ—¶đ˜đ—ź đ—¶đ—» đ˜‚đ—» đ—źđ˜đ˜đ—¶đ—șđ—Œ (𝙇𝙞𝙛𝙚 đ™„đ™©đ™šđ™šđ™Ąđ™›)

Un film bellissimo, tosto, e profondamente commovente. È disponibile gratuitamente su RaiPlay e vi consiglio di vederlo. Io l’ho visto ieri sera.
È un film che prova a dire qualcosa sulla vita così com’ù: imprevedibile, a volte crudele, attraversata da legami che si spezzano e da altri che nascono dove non ce lo aspetteremmo mai.

𝗧𝗿đ—Č đ—°đ—Œđ˜€đ—Č, 𝗼 𝗰𝗼đ—čđ—±đ—Œ, đ—șđ—¶ 𝘃đ—Čđ—»đ—Žđ—Œđ—»đ—Œ đ—±đ—ź đ—±đ—¶đ—żđ—Č.

𝗟𝗼 đ—œđ—żđ—¶đ—ș𝗼.
𝗚đ—Čđ—»đ—¶đ˜đ—Œđ—żđ—¶ – đ˜€đ—Œđ—œđ—żđ—źđ˜đ˜đ˜‚đ˜đ˜đ—Œ đ—œđ—źđ—±đ—żđ—¶ – đ˜€đ—¶ đ—±đ—¶đ˜ƒđ—Čđ—»đ˜đ—ź.
Non Ăš un dato automatico, nĂ© biologico. Ci sono uomini che diventano padri “sul campo”, pur non essendolo “di fatto”, e altri che lo sono senza perĂČ riuscire davvero ad esserlo. Il film mostra come la funzione genitoriale sia prima di tutto una funzione umana e psichica: guardare, restare, tenere, assumersi una responsabilitĂ  affettiva. Amare.

𝗟𝗼 𝘀đ—Čđ—°đ—Œđ—»đ—±đ—ź.
Come mi ha sempre detto la mia terapeuta: “đ—č𝗼 đ˜ƒđ—¶đ˜đ—ź đ—°đ—źđ—œđ—¶đ˜đ—źâ€.
Capitano tragedie, follie, catastrofi, vicissitudini incomprensibili. Spesso non hanno alcun senso, eppure fanno parte dell’esistenza. Questo film non edulcora il dolore, ma mostra che tutto puĂČ essere vissuto. Ogni vita. Anche quella segnata dal trauma.

𝗟𝗼 𝘁đ—Č𝗿𝘇𝗼.
Come nella bellissima serie This Is Us (dello stesso creatore, che vi raccomando tantissimo), đ—čđ—Č đ—Čđ—șđ—Œđ˜‡đ—¶đ—Œđ—»đ—¶ đ—»đ—Œđ—» đ˜€đ—Œđ—»đ—Œ đ˜‚đ—» đ—°đ—Œđ—»đ˜đ—Œđ—żđ—»đ—Œ.
đ—Šđ—Œđ—»đ—Œ đ—č𝗼 đ—»đ—Œđ˜€đ˜đ—żđ—ź đ˜ƒđ—¶đ˜đ—ź! Amore, rabbia, perdita, colpa, tenerezza. Tutto ciĂČ che spesso cerchiamo di controllare o anestetizzare Ăš ciĂČ che, in realtĂ , ci rende umani.

È un film che non consola facilmente, ma accompagna.
E forse per questo lascia qualcosa di vero.

Come dice il monologo finale:
“𝘓𝘱 đ˜·đ˜Șđ˜”đ˜ą đ˜”đ˜Ș đ˜źđ˜Šđ˜”đ˜”đ˜Š đ˜Ș𝘯 𝘹đ˜Șđ˜Żđ˜°đ˜€đ˜€đ˜©đ˜Ș𝘰, 𝘱 đ˜·đ˜°đ˜­đ˜”đ˜Š đ˜”đ˜Ș đ˜±đ˜°đ˜łđ˜”đ˜ą đ˜±đ˜Șđ˜¶Ì€ đ˜Ș𝘯 𝘣𝘱𝘮𝘮𝘰 đ˜„đ˜Ș đ˜Čđ˜¶đ˜ąđ˜Żđ˜”đ˜° đ˜”đ˜¶ đ˜±đ˜°đ˜Žđ˜Žđ˜ą đ˜Ș𝘼𝘼𝘱𝘹đ˜Ș𝘯𝘱𝘳𝘩. 𝘔𝘱 𝘮𝘩 𝘳đ˜Șđ˜Šđ˜Žđ˜€đ˜Ș 𝘱 𝘳đ˜Șđ˜ąđ˜­đ˜»đ˜ąđ˜łđ˜”đ˜Ș, 𝘩 đ˜±đ˜°đ˜Ș 𝘳đ˜Șđ˜Šđ˜Žđ˜€đ˜Ș đ˜ąđ˜„ đ˜ąđ˜Żđ˜„đ˜ąđ˜łđ˜Š đ˜ąđ˜Żđ˜€đ˜©đ˜Š đ˜Žđ˜°đ˜­đ˜”đ˜ąđ˜Żđ˜”đ˜° đ˜¶đ˜Ż đ˜±đ˜°â€™ đ˜±đ˜Șđ˜¶Ì€ đ˜ąđ˜·đ˜ąđ˜Żđ˜”đ˜Ș, đ˜”đ˜¶ đ˜”đ˜łđ˜°đ˜·đ˜Šđ˜łđ˜ąđ˜Ș đ˜Žđ˜Šđ˜źđ˜±đ˜łđ˜Š 𝘭’𝘱𝘼𝘰𝘳𝘩.”

Buona visione!
Fatemi sapere nei commenti se lo avete visto.

đ——đ—Œđ˜đ˜. đ— đ—źđ—żđ—°đ—Œ đ—Łđ—¶đ—°đ—°đ—Œđ—čđ—Œ - đ—Łđ˜€đ—¶đ—°đ—Œđ—čđ—Œđ—Žđ—Œ đ—±đ—Čđ—č đ—Łđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—Œ 🌓

đ—đ—ąđ—žđ—˜đ—„: đ—€đ—šđ—”đ—Ąđ——đ—ą 𝗟𝗔 đ—™đ—˜đ—„đ—œđ—§đ—” 𝗡𝗱𝗡 𝗔𝗩𝗖𝗱𝗟𝗧𝗔𝗧𝗔 đ——đ—œđ—©đ—˜đ—Ąđ—§đ—” đ—©đ—œđ—ąđ—Ÿđ—˜đ—Ąđ—­đ—”đ™‘đ™šđ™§đ™œđ™€đ™œđ™Łđ™–, đ™§đ™žđ™©đ™žđ™§đ™€ 𝙚 đ™˜đ™€đ™Ąđ™Ąđ™–đ™šđ™šđ™€ 𝙙𝙚𝙡 đ™Žđ™šÌArthur Fleck non sogna il poter...
11/01/2026

đ—đ—ąđ—žđ—˜đ—„: đ—€đ—šđ—”đ—Ąđ——đ—ą 𝗟𝗔 đ—™đ—˜đ—„đ—œđ—§đ—” 𝗡𝗱𝗡 𝗔𝗩𝗖𝗱𝗟𝗧𝗔𝗧𝗔 đ——đ—œđ—©đ—˜đ—Ąđ—§đ—” đ—©đ—œđ—ąđ—Ÿđ—˜đ—Ąđ—­đ—”
đ™‘đ™šđ™§đ™œđ™€đ™œđ™Łđ™–, đ™§đ™žđ™©đ™žđ™§đ™€ 𝙚 đ™˜đ™€đ™Ąđ™Ąđ™–đ™šđ™šđ™€ 𝙙𝙚𝙡 đ™Žđ™šÌ

Arthur Fleck non sogna il potere. Sogna di essere visto. đ—ąđ—Žđ—»đ—¶ đ˜€đ˜‚đ—Œ 𝗮đ—Čđ˜€đ˜đ—Œ đ—Č̀ đ˜‚đ—» 𝘁đ—Čđ—»đ˜đ—źđ˜đ—¶đ˜ƒđ—Œ đ—±đ—¶đ˜€đ—œđ—Čđ—żđ—źđ˜đ—Œ đ—±đ—¶ đ—±đ—¶đ—żđ—Č â€œđ—°đ—¶ đ˜€đ—Œđ—»đ—Œâ€, ma il mondo gli restituisce rifiuto, scherno, invisibilitĂ . Risponde sorridendo. Il suo sorriso Ăš una maschera: copre la vergogna di non sentirsi abbastanza per meritare amore.

Ma quelle ferite erano giĂ  lĂŹ, nascoste sotto anni di abusi e menzogne familiari. Il mondo esterno non fa che confermare ciĂČ che Arthur ha sempre temuto di essere: uno scarto, indegno di cura. 𝗡đ—Čđ—čđ—č𝗼 đ—Łđ˜€đ—¶đ—°đ—Œđ—čđ—Œđ—Žđ—¶đ—ź đ—±đ—Čđ—č đ—œđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—Œ đ—č𝗼 𝘃đ—Čđ—żđ—Žđ—Œđ—Žđ—»đ—ź đ—Č̀ đ˜‚đ—» 𝘀đ—Čđ—Žđ—»đ—źđ—čđ—Č đ—œđ—Œđ˜đ—Čđ—»đ˜đ—Č. Quando quel riconoscimento manca fin dall’origine, il SĂ© si spacca.

đ—ąđ˜đ˜đ—Œ 𝗞đ—Čđ—żđ—»đ—Żđ—Č𝗿𝗮, psichiatra e psicoanalista austriaco, ha descritto cosa accade quando il SĂ© fragile viene ferito ripetutamente: nasce una rabbia profonda che puĂČ esplodere per proteggere la dignitĂ  negata. Arthur viene umiliato nella sfera piĂč intima, la relazione. Nessuno lo contiene, nessuno lo pensa. E quando nemmeno le relazioni che lui immagina (Sophie) risultano reali, il confine tra sĂ© e il mondo collassa. đ—č đ—Żđ—¶đ˜€đ—Œđ—Žđ—»đ—Œ đ—±đ—¶ đ—Č𝘀𝘀đ—Č𝗿đ—Č đ˜ƒđ—¶đ˜€đ˜đ—Œ đ—±đ—¶đ˜ƒđ—Čđ—»đ˜đ—ź đ˜‚đ—»đ—ź đ—șđ—¶đ—°đ—°đ—¶đ—ź đ—œđ—żđ—Œđ—»đ˜đ—ź đ—źđ—± 𝗼𝗰𝗰đ—Čđ—»đ—±đ—Čđ—żđ˜€đ—¶.

𝗟𝗼 đ—żđ—¶đ˜€đ—źđ˜đ—ź đ—¶đ—»đ—°đ—Œđ—»đ˜đ—żđ—Œđ—čđ—čđ—źđ—Żđ—¶đ—čđ—Č đ—»đ—Œđ—» đ—Č̀ đ˜€đ—¶đ—»đ˜đ—Œđ—șđ—Œ đ—±đ—¶ đ—Žđ—¶đ—Œđ—¶đ—ź, đ—ș𝗼 đ˜‚đ—» đ—șđ—Œđ—±đ—Œ đ—±đ—¶ đ—»đ—Œđ—» 𝗰đ—Čđ—±đ—Č𝗿đ—Č 𝗼đ—č đ—œđ—¶đ—źđ—»đ˜đ—Œ. È un sintomo neurologico, certo, ma Arthur lo vive come conferma della propria mostruositĂ : anche il corpo lo tradisce, anche quando vorrebbe connettersi con gli altri. 𝗜đ—č đ—°đ—Œđ—żđ—œđ—Œ đ—œđ—żđ—Œđ˜ƒđ—ź 𝗼 đ—±đ—¶đ—żđ—Č đ—Ÿđ˜‚đ—Čđ—čđ—čđ—Œ đ—°đ—”đ—Č đ—č𝗼 đ—œđ˜€đ—¶đ—°đ—”đ—Č đ—»đ—Œđ—» đ—żđ—¶đ—Č𝘀𝗰đ—Č đ—œđ—¶đ˜‚Ì€ 𝗼 đ˜€đ—¶đ—șđ—Żđ—Œđ—čđ—¶đ˜‡đ˜‡đ—źđ—żđ—Č.

E quando anche la terapia si interrompe – non per scelta clinica, ma per taglio burocratico, per indifferenza sistemica – Arthur perde l’ultimo spazio in cui provare a essere capito. Nessuno si accorge che sta scomparendo. La cittĂ  lo ignora, gli uomini lo pestano, il sistema lo abbandona, l’élite lo disprezza pubblicamente. A quel punto, đ—č𝗼 đ˜ƒđ—¶đ—Œđ—čđ—Čđ—»đ˜‡đ—ź đ—±đ—¶đ˜ƒđ—Čđ—»đ˜đ—ź đ˜‚đ—» đ—čđ—¶đ—»đ—Žđ˜‚đ—źđ—Žđ—Žđ—¶đ—Œ. 𝘖𝘳𝘱 𝘼đ˜Ș đ˜·đ˜Šđ˜„đ˜łđ˜Šđ˜”đ˜Š.

Il primo omicidio in metropolitana Ăš autodifesa. Ma poi Arthur continua a sparare. E in quel momento qualcosa cambia: la violenza non Ăš piĂč reattiva, diventa liberatoria. 𝗜đ—č 𝘁𝗿𝗼𝘃đ—Čđ˜€đ˜đ—¶đ—șđ—Čđ—»đ˜đ—Œ đ—±đ—ź đ—đ—Œđ—žđ—Č𝗿 đ—Č̀ đ—¶đ—č đ—°đ—żđ—Œđ—čđ—čđ—Œ đ—±đ—Čđ—łđ—¶đ—»đ—¶đ˜đ—¶đ˜ƒđ—Œ đ—±đ—Čđ—čđ—čđ—Č đ—±đ—¶đ—łđ—Č𝘀đ—Č đ—Č 𝗼đ—čđ—čđ—Œ 𝘀𝘁đ—Čđ˜€đ˜€đ—Œ 𝘁đ—Čđ—șđ—œđ—Œ đ˜‚đ—»'đ—¶đ—±đ—Čđ—»đ˜đ—¶đ˜đ—źÌ€ 𝗼đ—č𝘁đ—Čđ—żđ—»đ—źđ˜đ—¶đ˜ƒđ—ź: non piĂč invisibile, ma pericoloso. Non piĂč vittima, ma simbolo.

Quando nessuno offre uno sguardo buono, ci si costruisce da soli un’immagine che non fa piĂč soffrire. Ma a quel punto l’empatia scompare: nessuno Ăš piĂč soggetto, tutti diventano oggetti del proprio risarcimento. Arthur non cerca piĂč relazione, 𝗰đ—Č𝗿𝗰𝗼 đ—°đ—Œđ—»đ—łđ—Č𝗿đ—ș𝗼 đ—±đ—¶ đ—Čđ˜€đ—¶đ˜€đ˜đ—Č𝗿đ—Č 𝗼𝘁𝘁𝗿𝗼𝘃đ—Čđ—żđ˜€đ—Œ đ—¶đ—č 𝘁đ—Čđ—żđ—żđ—Œđ—żđ—Č 𝗼đ—čđ˜đ—żđ˜‚đ—¶.

Eppure — ed Ăš cruciale dirlo — molte persone non diventano violente, ma conoscono bene quella vergogna che brucia dietro un sorriso forzato. Sentirsi esclusi logora l'anima. 𝗟𝗼 đ—œđ˜€đ—¶đ—°đ—Œđ—čđ—Œđ—Žđ—¶đ—ź đ—±đ—Čđ—č đ—œđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—Œ đ—čđ—źđ˜ƒđ—Œđ—żđ—ź 𝘀𝘂 đ—Ÿđ˜‚đ—Č𝘀𝘁đ—Č 𝗳đ—Čđ—żđ—¶đ˜đ—Č: đ—±đ—źđ—żđ—Č đ—œđ—źđ—żđ—Œđ—č𝗼 𝗼đ—č đ—±đ—Œđ—čđ—Œđ—żđ—Č, 𝗰𝗿đ—Č𝗼𝗿đ—Č đ˜‚đ—»đ—ź 𝗿đ—Čđ—čđ—źđ˜‡đ—¶đ—Œđ—»đ—Č đ—°đ—”đ—Č đ—°đ˜‚đ—żđ—¶ đ—čđ—Œ đ˜€đ—Žđ˜‚đ—źđ—żđ—±đ—Œ 𝗳đ—Čđ—żđ—¶đ˜đ—Œ, đ—żđ—¶đ—°đ˜‚đ—°đ—¶đ—żđ—Č đ—¶đ—č 𝗩đ—Č́ đ—±đ—Œđ˜ƒđ—Č đ˜€đ—¶ đ—Č̀ đ˜€đ—œđ—Čđ˜‡đ˜‡đ—źđ˜đ—Œ.

𝙏𝙞 đ™šÌ€ 𝙱𝙖𝙞 đ™˜đ™–đ™„đ™žđ™©đ™–đ™©đ™€ 𝙙𝙞 đ™žđ™Łđ™™đ™€đ™šđ™šđ™–đ™§đ™š đ™Ș𝙣𝙖 𝙱𝙖𝙹𝙘𝙝𝙚𝙧𝙖 đ™„đ™šđ™§ đ™Łđ™€đ™Ł đ™ąđ™€đ™šđ™©đ™§đ™–đ™§đ™š 𝙩đ™Șđ™–đ™Łđ™©đ™€ đ™šđ™©đ™–đ™«đ™ž 𝙱𝙖𝙡𝙚?
đ™đ™€đ™§đ™šđ™š đ™„đ™§đ™€đ™„đ™§đ™žđ™€ đ™Ąđ™žÌ€ 𝙘’𝙚𝙧𝙖 đ™—đ™žđ™šđ™€đ™œđ™Łđ™€ 𝙘𝙝𝙚 𝙩đ™Ș𝙖𝙡𝙘đ™Șđ™Łđ™€ đ™©đ™ž đ™«đ™šđ™™đ™šđ™šđ™šđ™š đ™™đ™–đ™«đ™«đ™šđ™§đ™€.

đ——đ—Œđ˜đ˜. đ— đ—źđ—żđ—°đ—Œ đ—Łđ—¶đ—°đ—°đ—Œđ—čđ—Œ
“𝘗𝘮đ˜Șđ˜€đ˜°đ˜­đ˜°đ˜šđ˜Ș𝘱 đ˜„đ˜ąđ˜­ đ˜—đ˜łđ˜°đ˜§đ˜°đ˜Żđ˜„đ˜° 𝘗𝘖𝘗” đ˜ŠÌ€ đ˜¶đ˜Żđ˜ą đ˜Żđ˜¶đ˜°đ˜·đ˜ą đ˜łđ˜¶đ˜Łđ˜łđ˜Șđ˜€đ˜ą đ˜Ș𝘯 đ˜€đ˜¶đ˜Ș, đ˜ąđ˜”đ˜”đ˜łđ˜ąđ˜·đ˜Šđ˜łđ˜Žđ˜° đ˜Ș đ˜±đ˜Šđ˜łđ˜Žđ˜°đ˜Żđ˜ąđ˜šđ˜šđ˜Ș đ˜„đ˜Šđ˜­đ˜­đ˜ą đ˜€đ˜¶đ˜­đ˜”đ˜¶đ˜łđ˜ą đ˜±đ˜°đ˜±, đ˜Šđ˜Žđ˜±đ˜­đ˜°đ˜łđ˜Ș𝘱𝘼𝘰 𝘭𝘱 đ˜·đ˜Șđ˜”đ˜ą đ˜Șđ˜Żđ˜”đ˜Šđ˜łđ˜Ș𝘰𝘳𝘩 đ˜±đ˜Šđ˜ł đ˜€đ˜ąđ˜±đ˜Ș𝘳𝘩 𝘼𝘩𝘹𝘭đ˜Ș𝘰 𝘯𝘰đ˜Ș đ˜Žđ˜”đ˜Šđ˜Žđ˜Žđ˜Ș 𝘩 𝘭𝘩 đ˜Żđ˜°đ˜Žđ˜”đ˜łđ˜Š đ˜łđ˜Šđ˜­đ˜ąđ˜»đ˜Ș𝘰𝘯đ˜Ș.

đ—–đ—Ÿđ—”đ—„đ—œđ—Šđ—Šđ—” 𝗣𝗜𝗡𝗞𝗱𝗟𝗔 đ—˜đ—Šđ—§đ—˜Ì€đ—Š - 𝗗𝗱𝗡𝗡𝗘 𝗖𝗛𝗘 đ—–đ—ąđ—„đ—„đ—ąđ—Ąđ—ą 𝗖𝗱𝗜 𝗟𝗹𝗣𝗜Questo libro Ăš una raccolta di storie, miti e fiabe che EstĂ©s utiliz...
10/01/2026

đ—–đ—Ÿđ—”đ—„đ—œđ—Šđ—Šđ—” 𝗣𝗜𝗡𝗞𝗱𝗟𝗔 đ—˜đ—Šđ—§đ—˜Ì€đ—Š - 𝗗𝗱𝗡𝗡𝗘 𝗖𝗛𝗘 đ—–đ—ąđ—„đ—„đ—ąđ—Ąđ—ą 𝗖𝗱𝗜 𝗟𝗹𝗣𝗜
Questo libro Ăš una raccolta di storie, miti e fiabe che EstĂ©s utilizza per descrivere ciĂČ che Jung chiamava l’archetipo della â€œđ˜żđ™€đ™Łđ™Łđ™– đ™Žđ™šđ™Ąđ™«đ™–đ™œđ™œđ™žđ™–â€: la parte istintiva, vitale, intuitiva della psiche femminile che spesso viene soffocata da educazione, ruoli sociali e ferite familiari.

Non Ăš un testo tecnico. È un libro che si legge come un lungo racconto, ma che scende nel profondo. EstĂ©s interpreta le fiabe come fossero sogni collettivi: đ—Œđ—Žđ—»đ—¶ đ—œđ—Čđ—żđ˜€đ—Œđ—»đ—źđ—Žđ—Žđ—¶đ—Œ, đ—Œđ—Žđ—»đ—¶ đ—œđ—żđ—Œđ˜ƒđ—ź, đ—Œđ—Žđ—»đ—¶ đ—łđ—¶đ—Žđ˜‚đ—żđ—ź đ—Œđ˜€đ—°đ˜‚đ—żđ—ź đ—œđ—źđ—żđ—č𝗼 đ—±đ—¶ đ˜‚đ—» đ—șđ—Œđ˜ƒđ—¶đ—șđ—Čđ—»đ˜đ—Œ đ—¶đ—»đ˜đ—Čđ—żđ—¶đ—Œđ—żđ—Č. La đ—œđ˜€đ—¶đ—°đ—Œđ—čđ—Œđ—Žđ—¶đ—ź đ—±đ—Čđ—č đ—œđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—Œ qui sembra quasi nascosta, ma Ăš presente in ogni pagina: Ăš il modo in cui il simbolo diventa linguaggio dell’anima.

Il tema centrale Ăš il recupero di ciĂČ che Ăš stato represso: desideri, creativitĂ , rabbia, intuizioni, capacitĂ  di scegliere. 𝗘𝘀𝘁đ—ČÌđ˜€ đ—șđ—Œđ˜€đ˜đ—żđ—ź đ—°đ—Œđ—șđ—Č đ—șđ—Œđ—č𝘁đ—Č đ—±đ—Œđ—»đ—»đ—Č đ—źđ—Żđ—Żđ—¶đ—źđ—»đ—Œ đ—œđ—Čđ—żđ˜€đ—Œ đ—¶đ—č đ—°đ—Œđ—»đ˜đ—źđ˜đ˜đ—Œ đ—°đ—Œđ—» đ—Ÿđ˜‚đ—Č𝘀𝘁đ—Č đ—łđ—Œđ—żđ˜‡đ—Č, đ˜€đ—œđ—Čđ˜€đ˜€đ—Œ đ—œđ—Č𝗿 đ—źđ—±đ—źđ˜đ˜đ—źđ—żđ˜€đ—¶ 𝗼 đ—żđ—¶đ—°đ—”đ—¶đ—Č𝘀𝘁đ—Č đ—Č𝘀𝘁đ—Čđ—żđ—»đ—Č. E come il ritorno alla propria natura psichica richieda un ascolto attento delle storie che si portano dentro.

Non Ăš un libro per “capire la psiche” in senso teorico. È đ˜‚đ—» đ—čđ—¶đ—Żđ—żđ—Œ đ—œđ—Č𝗿 đ—żđ—¶đ—°đ—Œđ—»đ—Œđ˜€đ—°đ—Č𝗿đ—Č đ—șđ—Œđ˜ƒđ—¶đ—șđ—Čđ—»đ˜đ—¶ đ—¶đ—»đ˜đ—Čđ—żđ—¶đ—Œđ—żđ—¶ đ—°đ—”đ—Č đ˜€đ—œđ—Čđ˜€đ˜€đ—Œ đ—»đ—Œđ—» đ—”đ—źđ—»đ—»đ—Œ đ—œđ—źđ—żđ—Œđ—čđ—Č. Lo consiglio a chi sente di essere diventata troppo severa con se stessa, a chi ha sacrificato troppo, o a chi avverte che c’ù una parte piĂč viva che chiede di tornare alla luce. È una lettura che non si dimentica facilmente.

📚 đ—•đ—¶đ—Żđ—čđ—¶đ—Œđ˜đ—Č𝗰𝗼 đ—±đ—Čđ—č đ—Łđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—Œ đ—±đ—Čđ—č đ——đ—Œđ˜đ˜. đ— đ—źđ—żđ—°đ—Œ đ—Łđ—¶đ—°đ—°đ—Œđ—čđ—Œ
𝘜𝘯𝘱 đ˜Žđ˜Šđ˜­đ˜Šđ˜»đ˜Ș𝘰𝘯𝘩 đ˜„đ˜Ș 𝘭đ˜Ș𝘣𝘳đ˜Ș đ˜±đ˜Šđ˜Żđ˜Žđ˜ąđ˜”đ˜ą đ˜±đ˜Šđ˜ł đ˜€đ˜©đ˜Ș đ˜„đ˜Šđ˜Žđ˜Șđ˜„đ˜Šđ˜łđ˜ą đ˜ąđ˜·đ˜·đ˜Șđ˜€đ˜Ș𝘯𝘱𝘳𝘮đ˜Ș 𝘱𝘭𝘭𝘱 đ˜±đ˜Žđ˜Șđ˜€đ˜°đ˜­đ˜°đ˜šđ˜Ș𝘱 đ˜„đ˜Šđ˜­ đ˜±đ˜łđ˜°đ˜§đ˜°đ˜Żđ˜„đ˜° đ˜ąđ˜”đ˜”đ˜łđ˜ąđ˜·đ˜Šđ˜łđ˜Žđ˜° đ˜”đ˜Šđ˜Žđ˜”đ˜Ș đ˜€đ˜©đ˜Ș𝘱𝘳đ˜Ș, đ˜¶đ˜źđ˜ąđ˜Żđ˜Ș 𝘩 đ˜ąđ˜€đ˜€đ˜Šđ˜Žđ˜Žđ˜Ș𝘣đ˜Ș𝘭đ˜Ș. 𝘖𝘹𝘯đ˜Ș đ˜Žđ˜Šđ˜”đ˜”đ˜Ș𝘼𝘱𝘯𝘱 đ˜¶đ˜Ż đ˜”đ˜Șđ˜”đ˜°đ˜­đ˜°.

𝗜𝗟 𝗟𝗹𝗧𝗧𝗱 𝗖𝗱𝗠𝗣𝗟𝗜𝗖𝗔𝗧𝗱 𝗩𝗘𝗖𝗱𝗡𝗗𝗱 𝗩𝗜𝗚𝗠𝗹𝗡𝗗 đ—™đ—„đ—˜đ—šđ——â€œđ˜żđ™Șđ™§đ™–đ™Łđ™©đ™š 𝙞𝙡 𝙡đ™Șđ™©đ™©đ™€, 𝙞𝙡 đ™ąđ™€đ™Łđ™™đ™€ đ™™đ™žđ™«đ™šđ™Łđ™©đ™– đ™„đ™€đ™«đ™šđ™§đ™€ 𝙚 đ™«đ™Șđ™€đ™©đ™€â€Secondo Freud il lutto rappr...
07/01/2026

𝗜𝗟 𝗟𝗹𝗧𝗧𝗱 𝗖𝗱𝗠𝗣𝗟𝗜𝗖𝗔𝗧𝗱 𝗩𝗘𝗖𝗱𝗡𝗗𝗱 𝗩𝗜𝗚𝗠𝗹𝗡𝗗 đ—™đ—„đ—˜đ—šđ——
“𝘿đ™Șđ™§đ™–đ™Łđ™©đ™š 𝙞𝙡 𝙡đ™Șđ™©đ™©đ™€, 𝙞𝙡 đ™ąđ™€đ™Łđ™™đ™€ đ™™đ™žđ™«đ™šđ™Łđ™©đ™– đ™„đ™€đ™«đ™šđ™§đ™€ 𝙚 đ™«đ™Șđ™€đ™©đ™€â€

Secondo Freud il lutto rappresenta un lavoro emotivo necessario: la mente deve sciogliere, poco a poco, i legami con chi non c’ù piĂč. Ma quando questo processo si blocca, la persona resta imprigionata in un dolore senza tempo: đ—č𝗼 đ—œđ—Čđ—żđ—±đ—¶đ˜đ—ź đ—»đ—Œđ—» đ—±đ—¶đ˜ƒđ—Čđ—»đ˜đ—ź đ—șđ—Čđ—șđ—Œđ—żđ—¶đ—ź, đ—żđ—¶đ—°đ—Œđ—żđ—±đ—Œ, đ—ș𝗼 𝗿đ—Č𝘀𝘁𝗼 đ˜‚đ—»đ—ź 𝗳đ—Čđ—żđ—¶đ˜đ—ź đ—źđ—œđ—Č𝗿𝘁𝗼.

Il lutto complicato nasce quindi da đ˜‚đ—» đ—čđ—Č𝗮𝗼đ—șđ—Č đ—°đ—”đ—Č đ—»đ—Œđ—» đ—żđ—¶đ—Č𝘀𝗰đ—Č 𝗼 đ˜đ—żđ—źđ˜€đ—łđ—Œđ—żđ—șđ—źđ—żđ˜€đ—¶. È come se una parte di sĂ© volesse trattenere il passato, mentre un’altra prova a vivere nel presente. Il risultato Ăš un oscillare continuo tra disperazione e anestesia, tra pianto e vuoto.

👉 𝗙𝗿đ—Čđ˜‚đ—± đ—Œđ˜€đ˜€đ—Č𝗿𝘃𝗼𝘃𝗼 đ—°đ—”đ—Č đ—¶đ—č đ—čđ˜‚đ˜đ˜đ—Œ đ—żđ—¶đ—°đ—”đ—¶đ—Čđ—±đ—Č đ˜‚đ—»đ—ź đ—żđ—¶đ—»đ˜‚đ—»đ—°đ—¶đ—ź đ—čđ—Čđ—»đ˜đ—ź đ—Č đ—±đ—Œđ—čđ—Œđ—żđ—Œđ˜€đ—ź: đ—čđ—źđ˜€đ—°đ—¶đ—źđ—żđ—Č đ—źđ—»đ—±đ—źđ—żđ—Č 𝘀đ—Čđ—»đ˜‡đ—ź đ—±đ—¶đ—șđ—Čđ—»đ˜đ—¶đ—°đ—źđ—żđ—Č, 𝘀đ—Čđ—œđ—źđ—żđ—źđ—żđ˜€đ—¶ 𝘀đ—Čđ—»đ˜‡đ—ź 𝘀đ—Čđ—»đ˜đ—¶đ—żđ˜€đ—¶ đ˜đ—żđ—źđ—±đ—¶đ˜đ—Œđ—żđ—¶ đ—±đ—Čđ—čđ—č’𝗼đ—șđ—Œđ—żđ—Č đ˜ƒđ—¶đ˜€đ˜€đ˜‚đ˜đ—Œ.

𝗡đ—Čđ—čđ—č𝗼 đ—œđ˜€đ—¶đ—°đ—Œđ—čđ—Œđ—Žđ—¶đ—ź đ—±đ—Čđ—č đ—œđ—żđ—Œđ—łđ—Œđ—»đ—±đ—Œ, đ—¶đ—č đ—čđ—źđ˜ƒđ—Œđ—żđ—Œ 𝗰đ—čđ—¶đ—»đ—¶đ—°đ—Œ đ—Čđ˜€đ—œđ—čđ—Œđ—żđ—ź đ—°đ—¶đ—ŒÌ€ đ—°đ—”đ—Č đ—Č̀ đ—żđ—¶đ—șđ—źđ˜€đ˜đ—Œ đ—»đ—Œđ—» đ—±đ—Čđ˜đ˜đ—Œ, đ—»đ—Œđ—» đ—œđ—Čđ—»đ˜€đ—źđ˜đ—Œ, đ—»đ—Œđ—» đ—œđ—¶đ—źđ—»đ˜đ—Œ: sensi di colpa, rabbia trattenuta, promesse non mantenute.

Quando queste emozioni trovano parola, il lutto non scompare ma cambia stato. đ—Ąđ—Œđ—» đ—Č̀ đ—œđ—¶đ˜‚Ì€ đ˜‚đ—»â€™đ—Œđ—ș𝗯𝗿𝗼 đ—șđ—Čđ—čđ—źđ—»đ—°đ—Œđ—»đ—¶đ—°đ—ź đ—Č đ—±đ—Œđ—čđ—Čđ—»đ˜đ—Č, đ—ș𝗼 đ˜‚đ—»đ—ź đ—șđ—Čđ—șđ—Œđ—żđ—¶đ—ź đ—°đ—”đ—Č đ˜€đ—¶ đ—œđ˜‚đ—ŒÌ€ đ—œđ—Čđ—»đ˜€đ—źđ—żđ—Č 𝘀đ—Čđ—»đ˜‡đ—ź đ—°đ—żđ—Œđ—čđ—č𝗼𝗿đ—Č.

đ——đ—Œđ˜đ˜. đ— đ—źđ—żđ—°đ—Œ đ—Łđ—¶đ—°đ—°đ—Œđ—čđ—Œ 🌓

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