16/03/2026
Sui social si possono costruire carriere straordinarie..
Peccato che, fuori da lì, spesso non esistano o non esistano più!
Alcune professioni non sono solo un lavoro, ma un impegno fondato su competenza, responsabilità ed etica.
Chi esercita una professione regolata sa che non basta possedere un titolo: esistono codici deontologici e confini chiari che devono essere rispettati. Quando questi limiti vengono superati — ad esempio confondendo il piano professionale con quello personale/sentimentale o utilizzando il proprio ruolo per fini privati — non si tratta di semplici leggerezze, ma di violazioni che possono portare anche a sanzioni gravi!
La fiducia delle persone si basa sulla credibilità.
Per questo sorprende vedere come, proprio in certi ambienti, certe persone parlino continuamente di lealtà, etica e morale mentre, nei fatti, è accaduto il contrario!
L’etica professionale non è uno slogan né una narrazione da esibire. È un comportamento concreto e verificabile!
E condivido la riflessione della Dott.ssa Roberta Bruzzone,
Quando la distanza tra ciò che si racconta e ciò che si fa diventa troppo grande, la psicologia conosce bene questo fenomeno: si chiama Mitomania.
Buona lettura!
MITOMANIA: quando la fantasia diventa identità.
Negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di imbattermi in un fenomeno che in psicologia conosciamo bene: la mitomania.
Tradotto in termini semplici?
La propensione compulsiva a raccontare una versione di sé completamente inventata.
Non parliamo della classica bugia occasionale.
Parliamo di soggetti che costruiscono intere biografie professionali immaginarie.
Sui social diventano improvvisamente:
• super consulenti
• super esperti
• specialisti di discipline che richiedono anni e anni di formazione certificata
• professionisti con migliaia di incarichi alle spalle
Peccato che, quando si va a guardare la realtà, spesso non ci sia assolutamente nulla.
Il fenomeno ha anche un nome tecnico: pseudologia fantastica.
Una forma di menzogna strutturata che serve a costruire un falso Sé grandioso.
Perché alla base c’è quasi sempre lo stesso funzionamento psicologico:
• identità fragile
• bisogno disperato di ammirazione
• incapacità di tollerare i propri limiti reali
E allora la realtà viene semplicemente riscritta.
Il problema è che i social sono il terreno perfetto per questo tipo di personaggi.
Per tre ragioni molto semplici:
1️⃣ la verifica è rara
2️⃣ l’attenzione del pubblico è immediata
3️⃣ la gratificazione narcisistica arriva in pochi secondi
Ed ecco che improvvisamente compaiono esperti di tutto.
Criminologia.
Psicologia.
Psichiatria.
Medicina legale.
Consulenze investigative.
Analisi comportamentali.
Ecc ecc ecc
Sia chiaro: la mitomania non ha genere.
Può riguardare uomini e donne allo stesso modo.
Ma ha sempre lo stesso schema:
apparire ciò che non si è, perché non si tollera ciò che si è realmente.
Il problema però non è solo psicologico.
È anche sociale.
Perché online queste persone possono:
• disinformare
• spacciarsi per professionisti
• influenzare persone vulnerabili
• diffondere contenuti completamente privi di fondamento.
Ed è qui che bisogna fare una cosa molto semplice.
Verificare.
Perché alcune professioni non si improvvisano.
Sono normate per legge.
Basta controllare:
• titoli universitari
• specializzazioni reali
• iscrizioni agli albi professionali
• incarichi documentabili.
E spesso basta questa verifica minima per assistere a uno spettacolo piuttosto interessante.
Perché l’identità grandiosa costruita online crolla come un castello di carte.
Io ormai leggo talmente tante sciocchezze attribuite a sedicenti esperti che, francamente, a certi soggetti non affiderei nemmeno il compito di portarmi fuori la spazzatura.
Eppure sui social si raccontano come se avessero condotto migliaia di consulenze e decenni di carriera.
Viene quasi da chiedersi quando abbiano trovato il tempo di farle.
Forse durante le lunghe notti insonni passate
a sognare una vita che non era la loro.
Perché nella realtà – quella vera, quella verificabile –
la competenza non si inventa.
E i mitomani hanno un grande problema che si chiama realtà.