07/09/2020
ADOLESCENTI, FAMIGLIE… E LA SCUOLA CHE RIPARTE
Bambini e adolescenti sono stati i primi ad entrare in lockdown e gli ultimi ad uscirne.
Ci sono state diverse fasi durante e dopo il lockdown, caratterizzate ognuna da differenti vissuti ed emozioni. L’impatto reale di questo periodo sulla psiche dei più giovani si vedrà nel tempo, negli anni.
La fase iniziale è stata caratterizzata, come per noi adulti, dalla prevalenza di paura e ansia verso un virus che non conoscevamo. La paura del contagio, dell’incontro con l’altro ha fatto sì che emergesse negli adolescenti un grande senso di responsabilità. Sono stati maturi, hanno compreso l’importanza del comportamento individuale per garantire il benessere della collettività e hanno rispettato le regole.
Dobbiamo sempre ricordare cosa significhi a 12-19 anni vivere un periodo di isolamento prolungato: significa allontanarsi dagli amici, dai fidanzati, in un momento in cui la costruzione dell’individuo è necessariamente legata al contesto relazionale.
Lo sforzo che gli abbiamo richiesto è stato enorme. Abbiamo chiesto loro di continuare le lezioni mentre veniva meno l’aspetto principale che li motiva ad andare a scuola, cioè la relazione.
Perché, diciamocelo, raramente a quell’età uno va a scuola volentieri perchè impara qualcosa: ci va perché ci sono gli amici.
Vivi la settimana scolastica in attesa del sabato sera, di vedere il ragazzo che ti piace, di andare all’allenamento. Ma quando tutto questo non c’è più, quando rimane solo il mero apprendimento, subentra la frustrazione.
In più ragazzi abituati a vivere sempre fuori casa si sono trovati in una convivenza forzata con genitori e fratelli. La privacy era ridotta, spesso assente. Le possibilità di fare qualsiasi cosa erano limitate. Non c’era una norma da sfidare, un genitore con cui combattere per poter uscire, perché l’autorità che indicava la norma da seguire non era fisica ma morale, era il bene collettivo.
Ed ecco la seconda fase, dominata da noia, frustrazione, isolamento, tristezza, rabbia, sfinimento. Tutto ciò era strettamente connesso alla mancata prospettiva sul domani. Non c’era una data prevista in cui sarebbe finito tutto e il giorno in cui è iniziata la riapertura non c’era alcun progetto per loro.
Poi c’è stata l’estate: una grande parentesi in cui tutto sembra essere stato dimenticato. La voglia di vicinanza, di normalità, di evasione ha portato gli adolescenti a superare il limite. È emersa in vari casi la frustrazione dei mesi precedenti: risse, rabbia, esplosività. Senza un momento di elaborazione di ciò che era stato, non poteva che andare così.
Nei ragazzi il disagio è emerso attraverso mancanza d’aria (attacchi di panico), alterazione del ritmo del sonno, instabilità emotiva. Quanti adolescenti hanno alterato totalmente il ritmo del sonno, andando a dormire alle 5 di notte?
COSA POSSIAMO ASPETTARCI?
Non possiamo aspettarci che la ripresa sia semplice: dopo mesi in cui ci sono stati cambiamenti così drastici, non sarà facile per loro tornare ad una normalità imposta e noi adulti dobbiamo essere capaci di accogliere ciò che emergerà.
Non potrà essere solo una ripresa delle attività didattiche in presenza ma dovranno esserci spazi e modi con cui ri-significare l’esperienza vissuta e il ritorno ad una normalità che sarà necessariamente diversa da prima.
Un ruolo fondamentale l’avrà la relazione alunno-insegnante.
Dobbiamo anticipare i probabili accadimenti: parlare fin da subito di cosa potrebbe accadere qualora un alunno risultasse positivo. Parlarne non solo con gli alunni, ma anche con le famiglie. Evitare il dilagare del panico ideando un piano di azione condiviso, sottolineando come tale situazione sia prevista e immaginata già da ora, e per questo sotto controllo.
Ricordiamoci di accogliere le preoccupazioni dei docenti, di star loro accanto quando le situazioni diventano pesanti. Perché ci saranno situazioni pesanti, sia per la gestione dell’emotività degli alunni, sia quando alcuni di essi spariranno, perché in seguito al lockdown molti ragazzi non rientreranno a scuola per paura, demotivazione o angoscia.
La scuola deve essere in grado di rivoluzionarsi e di stare al fianco degli ultimi, ripartendo necessariamente dalla relazione, mettendo l’alunno al centro.