04/05/2026
I vampiri esistono. Ma raramente hanno i canini. Li incontriamo tutti i giorni.
Non indossano mantelli. Non dormono in bare di legno. Non temono l’aglio né la luce del sole. Camminano accanto a noi. A volte dormono nel nostro letto, siedono alla nostra tavola, condividono il nostro ufficio, bevono il caffè con noi.
Possono essere un partner che trasforma ogni dialogo in un processo, dove ogni tua energia viene consumata per rassicurare, spiegare, riparare, giustificarti. Possono essere un amico che compare soltanto quando è in crisi, quando ha bisogno di sfogarsi, quando deve svuotare il proprio caos interiore, salvo poi sparire quando sei tu ad aver bisogno di ascolto. Possono essere colleghi che si nutrono del tuo equilibrio, scaricando tensioni, lamentele, frustrazioni, lasciandoti addosso una stanchezza che non capisci da dove arrivi. O ancora, possono essere familiari che, attraverso il senso di colpa, il ricatto emotivo o la manipolazione affettiva, ti tengono agganciato a dinamiche che lentamente ti prosciugano.
Il vampiro moderno non ti morde il collo. Ti morde l’attenzione. Ti succhia il tempo. Si nutre della tua disponibilità, della tua empatia, della tua capacità di comprendere, finché inizi a sentirti svuotato, confuso, irritabile… come se, dopo alcune ore con quella persona, qualcosa di tuo fosse rimasto lì.
E la verità più scomoda è che, proprio come nel romanzo di Stoker, il vampiro entra solo se trova una porta aperta.
Una fragilità.
Un bisogno di approvazione.
La paura di deludere.
L’incapacità di dire no.
L’illusione che amare significhi sempre sacrificarsi.
Non tutti lo fanno con cattiveria. Alcuni sono semplicemente così vuoti da cercare inconsapevolmente energia negli altri. Ma inconsapevolezza e innocenza non sono la stessa cosa: anche chi non vuole ferire può lasciare ferite.
Per questo, nella vita di tutti i giorni, la vera protezione non è una croce, né un paletto nel cuore. È imparare a riconoscere chi, dopo averti incontrato, ti lascia più vivo… e chi invece, ogni volta, ti lascia un po’ più spento.