21/12/2022
DISTRUGGERE NON TI RENDE ROCK
Vedere il gruppo più celebrato – oggi – della musica italiana cavalcare un palco internazionale e terminare la propria esibizione sfasciando gli strumenti musicali, a me personalmente non è piaciuto. Mi sono trovato a riflettere su cosa è forma e cosa è sostanza, quando oggi parliamo di “progetti artistici”. Un gesto che trent’anni poteva apparire trasgressivo e di rottura, oggi a me appare solo una forma imitativa, già vista in passato e – ora come ora - più che mai povera di senso. Inoltre, un gesto che dovrebbe emulare lo sprigionamento di un’energia repressa e di una rabbia che non si sa dove mettere e che quindi diventa forza distruttiva, nel caso specifico lo trovo davvero senza senso. Il gruppo in questione compare su tutte le copertine delle rivista glamour, in cui è celebrato per i propri look con cui rompe ogni convenzione e si qualifica come paladino del nuovo e dell’inedito. Non ce n'é già abbastanza? Si devono spaccare bassi elettrici e chitarre per dimostrare di essere davvero “cool” e dotati di un potere dirompente? Perchè riproporre una scena fuori tempo, che non solo non comunica trasgressione, ma in qualche modo normalizza un agito violento e distruttivo? Chi vive a fianco degli adolescenti sa che oggi i più fragili si trovano a volte - in preda a crisi esplosive di rabbia che non sanno direzionare e canalizzare - a spaccare tutto ciò che hanno tra le mani, picchiando i pugni sulle ante degli armadi, sfondando le porte della loro camera con calci tirati a vanvera. Negli ultimi anni in particolare, gli studi di noi terapeuti hanno spesso ascoltato storie di schermi della tv infranti, consolle di videogiochi buttate a terra e calpestate, così come smartphone, tablet e pc. Le grandi star molto amate dai giovanissimi dovrebbero sapere che ci sono gesti che esprimono libertà e altri che comunicano una forte incapacità a dirigere le proprie emozioni verso significati che le rendano condivisibili con gli altri. Il gesto della più famosa band rock italiana sul palco di Las vegas non comunica niente, almeno a me. Anzi mi provoca un disagio profondo. In un mondo che deve imparare la sobrietà dei consumi, la civiltà dell’agire, la responsabilizzazione delle azioni individuali una scena di distruzione inutile è controproducente e certamente imbarazzante. Per me, poi, che amo la musica vedere distruggere strumenti musicali è doloroso, oltre che incomprensibile. Mi chiedo: ma solo a me è venuto in mente che quegli strumenti musicali avrebbero potuto essere dati in dono a qualche giovane pieno di talento e magari impossibilitato a comprarli, perché troppo costosi? La libertà per molti è fare ciò che si vuole. Per me il pre-requisito della libertà sta nel fare cose che hanno senso. Distruggere per il semplice gusto di farlo è un gesto che - di senso - non ne ha neanche un po'. Mi suona come una enorme e insignificante pagliacciata. Che non è degna di essere definita “rock”.