Pediatra Elena de Nitto

Pediatra Elena de Nitto pagina di educazione e divulgazione sulla salute pediatrica.

09/04/2026
04/04/2026

LETTERA A GIORGIA MELONI

Spettabile Presidente del Consiglio dei Ministri Italiani, Giorgia Meloni.

Scrivo a lei come nostro leader politico. Ma anche come madre di una figlia. Le chiedo di riflettere su quanto il suo ruolo politico oggi più che mai deve coincidere anche con il suo ruolo di madre di una (quasi) preadolescente. So che sua figlia ha quasi 10 anni. E’ sulla rampa di lancio per l’ingresso in pubertà. La preadolescenza dei nostri figli oggi è stata catapultata nel mondo virtuale dove – e le cronache di questi giorni ce lo hanno raccontato in più modi – i nostri figli si fanno male, molto male. E fanno anche molto male agli altri. E stanno male.

In queste settimane ho parlato con tantissimi genitori in eventi pubblici. Mi accorgo che mamme e papà oggi si interrogano sulle vite digitali dei loro figli. Eppure continuano a sperimentare un vissuto di profonda impotenza. Queste sono le domande che spesso fanno a noi esperti: Come possiamo imporre ai nostri figli di stare fuori dai social media, se tutti i loro compagni ci sono dentro? Come si può crescerli senza che possiedano uno smartphone, se tutti ce l’hanno? Come si può non farli giocare con i videogiochi, se tra di loro non parlano d’altro e non desiderano che fare questo?
Tutte queste domande sono costantemente lì: come genitore vorrei per mio figlio un’altra cosa, ma poi non posso che cedere alle sue richieste perché altrimenti lo farei soffrire, lo terrei fuori dal mondo, gli impedirei di vivere il suo tempo.

Il dato di fatto è che i figli che hanno precocemente in mano uno smartphone, che si iscrivono ad un social media e che possiedono una consolle connessa con le communities multiplayer stanno molto peggio di quelli che non hanno e non vivono tutto questo.
Il dato di fatto è che la Società Italiana di Pediatria a novembre 2025 ha invitato tutti i genitori a ritardare il possesso dello smartphone e l’accesso ai social media nella vita dei loro figli.

Il dato di fatto è che quel senso di impotenza di noi genitori continuerà a rimanere lì con noi se non torneremo a fare gli adulti nella vita di chi cresce, cosa che però ci risulta impossibile fare visto che le multinazionali del digitale hanno imposto al mondo, alla scuola e alla famiglia la loro agenda: ovvero trasformare i nostri figli nel loro prodotto principale, così da generare profitti enormi proprio sfruttando la loro vulnerabilità psicologica così sensibile all’ingaggio dopaminergico di cui le loro piattaforme sono state scientemente e consapevolmente riempite. La condanna subita la scorsa settimana da Meta e Google a Losa Angeles dimostra la loro totale colpevolezza nel trattare i nostri figli allo stesso modo con cui il Gatto e la Volpe avevano trattato Pinocchio: sfruttarne l’ingenuità per portarsi a casa i loro Zecchini d’oro.

Oggi una politica che si dichiara vicina e attenta ai bisogni dei suoi cittadini non può rimanere indifferente al richiamo che la Comunità Europea ha fatto ad ogni suo singolo stato, con l’invito a legiferare a tutela dei minori. Molte nazioni lo stanno già facendo. L’Italia no. Nonostante le infinite richieste provenienti da più parti. Anche io, insieme a Daniele Novara, sono stato primo firmatario di una petizione in cui chiediamo al governo di intervenire velocemente e con fermezza per salvare il cervello dei nostri figli, la loro salute e tutelare la loro vita. Più di centomila persone l’hanno firmata, ma ad oggi siamo stati inascoltati.

Il 13 aprile alla Camera dei Deputati un folto gruppo di esperti e di rappresentanti dei cittadini invocherà nuovamente il bisogno che la politica intervenga velocemente su questa che è un’emergenza di sanità pubblica. La prego, se le sarà possibile, di non perdersi quell’evento. Le sarà utile come madre. Spero che ispirerà le sue decisioni politiche. I nostri figli ne hanno bisogno. Sua figlia ne ha bisogno. Glielo chiedo da medico, ricercatore universitario, specialista di Medicina Preventiva e Psicoterapeuta dell’età evolutiva. Ma soprattutto glielo chiedo da padre di quattro figli.

La saluto cordialmente. Alberto Pellai

Se potete e volete, commentate e soprattutto condividete questo messaggio. Se ci facciamo sentire, magari tutti insieme lo cambiamo questo mondo.

30/03/2026

🩺 Un chiarimento importante sul mio lavoro di pediatra.

Negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di trovarmi in difficoltà nel rapporto con alcune famiglie, non per mancanza di dialogo, ma per aspettative diverse su quello che posso — e non posso — fare.

Per questo sento il bisogno di spiegarmi meglio.

Io capisco profondamente le vostre preoccupazioni.

Essere genitori significa avere paura, voler controllare tutto, non voler rischiare nulla quando si tratta dei propri figli. È umano, ed è giusto.

Ma il mio lavoro non può basarsi sull’ansia, sulla paura o sul desiderio di “fare comunque qualcosa”.

👉 Il mio lavoro deve basarsi sulla medicina e sulla legge.

Ogni volta che prescrivo un farmaco o un esame, non sto facendo un favore: sto compiendo un atto medico di cui sono direttamente responsabile.

Sono soggetto a controlli, verifiche e anche sanzioni se prescrivo in modo non appropriato.

Questo significa una cosa molto semplice, ma fondamentale:
👉 non posso prescrivere ciò che non ritengo necessario, anche se capisco il motivo per cui viene richiesto.
Mi rendo conto che quando dico “questo esame non serve” o “questo farmaco non è indicato”, possa sembrare una chiusura.

Ma non è mancanza di attenzione.
È il contrario.
È una scelta basata su competenza, responsabilità e tutela del bambino.
Fare esami senza un motivo preciso non è prevenzione.
Ripetere analisi normali “per sicurezza” non è protezione.
Usare farmaci senza indicazione non è una tutela.

👉 È medicina inutile, e a volte anche dannosa.

Capisco anche la frustrazione legata ai tempi di attesa. Ma ci sono regole che io non posso aggirare.

Ad esempio, a volte mi viene riferito:
👉 “Al CUP mi hanno detto di mettere la priorità urgente”
oppure
👉 “Mi hanno detto di fare la prima visita così entro prima”
Devo essere molto chiaro su questo punto.

Il CUP si limita a organizzare le prenotazioni in base a ciò che io prescrivo.

Se sulla ricetta è indicata una priorità urgente (U), è normale che la visita venga anticipata.
Ma quella “U” deve essere clinicamente giustificata.
👉 Se io la inserisco senza motivo, sono io a risponderne.
👉 E sono passibile di sanzioni.
Un’altra situazione frequente riguarda i controlli.

Può capitare che un genitore dimentichi di prenotare per tempo una visita di controllo e chieda di rifarla come “prima visita” per trovare posto prima.
Ma questo non è possibile.

Tutto è tracciato:
prime visite
controlli
percorsi già avviati.

👉 Inserire una prima visita al posto di un controllo è scorretto
👉 ed espone anche in questo caso a sanzioni
Oppure ancora:
👉 “Io ogni anno faccio gli esami a mio figlio per controllo”
Se un bambino sta bene e gli esami precedenti sono normali,
👉 non è giustificato ripeterli ogni anno.

Non è prevenzione, è eccesso di medicalizzazione.
Gli esami si fanno quando servono, non per abitudine o per rassicurazione.

Lo stesso vale per altre richieste che mi vengono fatte:
fare più impegnative per lo stesso problema
prescrivere esami “così siamo tranquilli”
anticipare visite modificando le priorità.

👉 Io non posso farlo, anche se comprendo il disagio o la richiesta.

Un altro punto importante riguarda le visite private.
Se scegliete di rivolgervi a uno specialista privatamente, è assolutamente legittimo.

Ma lo specialista deve prendersi la responsabilità delle sue indicazioni:
👉 deve essere lui a prescrivere esami e farmaci
Io posso valutare, ma non sono obbligato a trascrivere automaticamente ciò che non ho direttamente indicato o che non ritengo appropriato.
Quello che forse è più difficile da accettare è questo:
👉 io non posso agire per empatia, per accontentare o per tranquillizzare a tutti i costi.
Posso capire le vostre preoccupazioni — e lo faccio davvero —
ma le mie decisioni devono restare cliniche, oggettive e nel rispetto della legge.

Quando vi dico di no, non sto negando una cura.

Sto evitando qualcosa che non serve.
Sto proteggendo vostro figlio da percorsi inutili.

Il mio obiettivo non è fare di più.
È fare ciò che è giusto.
So che questo richiede fiducia.
Io sono qui per questo. Per creare fiducia !

Sono disponibile al dialogo e a qualsiasi spiegazione, ma non tollero che mi vengano imposte delle cose o che mi si dica che "ne ho diritto perché ho l'esenzione".

Pediatra, Elena!

04/03/2026

𝐿𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑡𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑎𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑑𝑒𝑐𝑒𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑋𝑉𝐼𝐼𝐼 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑒 𝑑𝑒𝑐𝑜𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑎𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑝𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑙𝑎𝑧𝑧𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑛𝑜𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑒 "𝑮𝒊𝒂𝒍𝒍𝒂", "𝒅𝒊 𝑩𝒂𝒄𝒄𝒐 𝒆 𝑨𝒓𝒊𝒂𝒏𝒏𝒂" 𝒆 "𝒅𝒊 𝑫𝒊𝒂𝒏𝒂 𝒄𝒂𝒄𝒄𝒊𝒂𝒕𝒓𝒊𝒄𝒆".

https://www.radioprimarete.it/2026/02/reggia-di-caserta-concluso-il-restauro-delle-tele-del-real-casino-del-bosco-di-san-silvestro/

01/03/2026

EDUCAZIONE SENTIMENTALE E SESSUALE SIN DA PICCOLI.

Come pediatra e genitore ritengo fondamentale sottolineare che un dialogo aperto sulle parti intime, iniziato già dalla prima elementare, è il miglior strumento di prevenzione che possiate offrire. Chiamare le parti del corpo con il loro nome corretto e parlarne con naturalezza crea conoscenza e consapevolezza, eliminando quei tabù che spesso impediscono ai bambini di riferire situazioni di disagio.

*Se sei a disagio a parlarne con tuo figlio allora lavoraci su, leggendo qualche libro adatto solo per genitori riguardo l’importanza dell’educazione sentimentale.*

Per iniziare vi propongo 10 azioni concrete da applicare quotidianamente in famiglia per dare il buon esempio (da iniziare sin dal primo anno di vita del bambino):

1. Chiedere sempre il permesso per il contatto fisico: Prima di baciare o abbracciare vostro figlio, chiedete: "Posso darti un bacio?". Questo insegna che il suo corpo gli appartiene e che anche gli adulti rispettano i suoi confini.

2. Rispettare il "No" del bambino: Se il bambino rifiuta un solletico o una coccola, fermatevi immediatamente. Imparerà che il suo "no" ha valore e che gli altri devono fermarsi quando lui lo dice.

3. Usare i nomi corretti per l'anatomia: Spiegate cosa sono le parti intime (pene, v***a, seno, sedere) senza vergogna. Sapere che sono parti "private" ma non "innominabili" abbatte il tabù e protegge il bambino.

4. Non urlare in famiglia: Praticate una comunicazione a basso volume. Risolvere i conflitti senza gridare insegna che il rispetto dell'altro passa per il tono della voce, sia tra adulti che con i piccoli.

5. Eliminare i termini discriminatori: Non usate parole offensive o etichette basate sull'aspetto fisico, l'origine o il genere. I bambini replicano il linguaggio che sentono in casa.

6. Non parlare male degli assenti: Evitate critiche o pettegolezzi verso amici o parenti davanti ai figli. Il rispetto per gli altri si coltiva anche quando l'altro non è presente per difendersi.

7. Insegnare l'autonomia in bagno: Dai 6 anni, incentivate il bambino a lavarsi e asciugarsi da solo, offrendo aiuto solo se richiesto. Questo rinforza il concetto di privacy del proprio corpo.

8. Gestire la rabbia con le parole: Quando siete arrabbiati, dite: "In questo momento sono molto nervoso, parliamo tra dieci minuti". Insegnate così che le emozioni si gestiscono con la pausa e il dialogo, mai con l'aggressione.

9. Bussare prima di entrare: Date l'esempio bussando alla porta della sua cameretta o del bagno. È un'azione concreta che dimostra rispetto per lo spazio altrui.

10. Valorizzare il consenso tra adulti: Fate vedere che anche tra mamma e papà (o altri adulti) ci si chiede "Ti va se...?" o "Posso prenderti questo?". L'educazione sentimentale passa per l'osservazione dei vostri gesti quotidiani.

ECCO ALCUNE LETTURE CHE VI CONSIGLIO DI FARE CON I VASTRI BAMBINI : ( DAI 5ANNI IN POI.

• "Il corpo è mio" (di L.M. Scolari): Spiega in modo semplice e diretto il concetto di confine corporeo e privacy.

• "Col cavolo la cicogna!" (di A. Pellai): Un testo eccellente per parlare di riproduzione e parti intime senza tabù, con un linguaggio adatto alla prima elementare.

• "Le parole per dirlo" (di S. Franco): Un supporto per trovare i termini giusti nel dialogo quotidiano sulle emozioni e il corpo.

• "Non voglio i baci!" (di E. Brami): Un albo illustrato perfetto per spiegare che il rifiuto di un contatto fisico non è mancanza d'affetto, ma diritto al rispetto.

• "I segreti di Brilla" (di M. Marazza): Aiuta i bambini a distinguere tra segreti "belli" (sorprese) e segreti "brutti" (che fanno stare male).

• "Lina l’esploratrice" (di Katharina von der Gathen): Un libro straordinario e moderno che accompagna i bambini alla scoperta del corpo femminile e maschile con un linguaggio trasparente, inclusivo e privo di tabù. È perfetto per rispondere ai "perché" sulla diversità anatomica.

• "Come sono nato? Tutto quello che i bambini vogliono sapere su sesso, amore e famiglia" (di K. von der Gathen): Un testo pluripremiato che spiega il concepimento, la gravidanza e la nascita in modo onesto, scientifico e allo stesso tempo molto delicato, adatto proprio alla curiosità dei bambini della scuola primaria.

• "Così sei nato tu" (di Alberto Pellai): Scritto da uno dei massimi esperti italiani, il Dott. Alberto Pellai, questo volume aiuta i genitori a spiegare l'origine della vita collegandola sempre alla dimensione della relazione e dell'amore.

• "Il Grande Libro dei Sentimenti" (di Mary Hoffman): Un'opera colorata che esplora una vasta gamma di emozioni e situazioni familiari. Aiuta i bambini a capire che ogni sentimento è legittimo e che il rispetto per gli altri nasce dal saper riconoscere cosa provano.

• "Cosa c'è nel mio corpo?" (Editoriale Scienza): Un libro interattivo che esplora il corpo umano a 360 gradi. È utilissimo per integrare l'educazione sentimentale con la conoscenza scientifica, insegnando che il corpo è una macchina meravigliosa di cui bisogna avere massima cura e rispetto.

• "Bruno l'astronauta" (di S. Ziegelwanger e F. Staffelmayr, ed. Settenove): Complementare a "Lina l’esploratrice", questo libro accompagna i bambini alla scoperta dell'anatomia maschile (pene, testicoli e loro funzioni) con un approccio scientifico ma ludico. È uno strumento prezioso per spiegare ai maschietti il funzionamento del proprio corpo e per insegnare a tutti i bambini il rispetto delle differenze fisiche, eliminando nomignoli infantili o imbarazzi e sostituendoli con una conoscenza consapevole e sicura.

In conclusione, cari genitori, è necessario guardare con onestà alla realtà che ci circonda.

I dati attuali in Italia descrivono uno scenario allarmante: assistiamo a una crescita preoccupante di episodi di abuso e prevaricazione sul corpo altrui, con manifestazioni di violenza tra bambini in età sempre più precoce.

Siamo di fronte a un aumento della discriminazione di genere, a un uso sistematico di commenti offensivi (sia dal vivo che sui social) e a una pericolosa distorsione della percezione del proprio corpo, che si manifesta già tra i banchi delle scuole elementari con insicurezze e disagi profondi.

Non possiamo delegare questo compito. Se non siamo noi, all'interno delle mura domestiche, a piantare i semi del rispetto, del consenso e dell'empatia, i nostri figli cresceranno in un deserto di valori dove la forza prevale sul dialogo.

Per ulteriori approfondimenti io sono a tua disposizione

Pediatra Elena de Nitto

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Indirizzo

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Orario di apertura

Martedì 14:00 - 18:30
Sabato 14:00 - 18:30

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