02/06/2023
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🤨 “Il bambino mi sfida”, “Lo fa apposta per mettermi alla prova”, “Aspetta e guarda la mia reazione”, “lo sgrido e poi mi guarda e lo rifà !”.
Come viviamo tutto ciò?
Ma soprattutto, siamo proprio sicuri di dare a quel loro comportamento la giusta interpretazione?
👧🏻 Il bambino a due anni entra fisiologicamente in una fase critica che durerà per qualche tempo, in cui cerca con tutto se stesso di costruirsi la propria identità e di manifestarsi come individuo separato dall’adulto.
Come può farlo a partire dagli strumenti che possiede? Se ci fermiamo a riflettere egli non ha ancora un linguaggio articolato, non ha capacità metacognitiva, l’unico strumento a cui fa affidamento per relazionarsi e conoscere il mondo è il suo corpo (picchia, morde, abbraccia, pesta i piedi, coccola…), è immerso in un mondo per lui totalmente fluttuante e magico in cui tutto si basa su tre parole: “IO, MIO, NO!”.
👩🍼Come può costruirsi l’identità se non misurandosi con l’adulto? Un adulto che di punto in bianco non lo riconosce più e si ritrova con un bambino che prima era da accudire e che ora si arrabbia tremendamente se non gli viene concesso di fare tutto da solo e come desidera. Il genitore molto spesso resta tarato sul vecchio schema, ovvero quello di provvedere ai bisogni primari del bambino “mangiare, dormire, la cura igienica, ecc…” e il bambino in questo contenitore così stretto non ci sta più!
👦Egli si sta affacciando al mondo, è sempre più padrone del suo movimento e sta verificando che il linguaggio, benchè con poche parole, ha una portata sociale. Il bambino chiede di esprimersi, di essere attore e non spettatore della costruzione del suo percorso esistenziale.
Ha bisogno che l’adulto si muova su un nuovo approccio: “Aiutami a fare da solo!”. Fateci caso, tantissime volte i bambini ci dicono:“Mamma, guardami!”, “Guarda Maestra guarda!”. Ed è proprio un: “Guarda me, io esisto, io sono competente, io ci sono!”.
Il bambino non ci sta sfidando, il bambino sta costruendo la sua identità!
Provate a rileggere quest’ultima frase e a ad ascoltare come cambia il sentimento dentro di voi. Se lo leggiamo come sfida allora succede che ci sentiamo minati alla base: scatta la paura, il timore di perdere l’autorità e proiettiamo già tutto all’adolescenza: “se fa così a tre anni figurati a quindici, bisogna che lo metta subito in riga!” “Deve capire!”.
Non ci va proprio giù che un esserino così piccolo riesca a farci vacillare nel nostro ruolo di adulti, ci fa una paura tremenda l’idea di non essere rispettati, ci spaventiamo perché non lo riconosciamo più e cerchiamo di riportarlo nei ranghi con un’urlata, un castigo, a volte una sculacciata (che giustifichiamo dicendo che non ha mai fatto male a nessuno e che anche noi siamo stati cresciuti così eppure non siamo traumatizzati).
🥴Pena il nostro senso di colpa e la nostra sensazione di essere sguarniti di strumenti e completamemte in balia degli eventi. A quel punto occorre fermarsi perché se noi siamo in balia delle nostre emozioni, il bambino non ce la può fare a procedere con serenità e continuerà a mettere in atto comportamenti per verificare se siamo coerenti (il no diventa si?), per accertarsi che lo amiamo incondizionatamente nonostante il suo atteggiamento “provocatorio”, per verificare se quell’adulto è per lui un porto sicuro e un faro o se, come lui, è in balia delle onde.
🌷Allora in quest’ottica, nell’essere collaboratori nella costruzione della sua identità e della sua unicità, cerchiamo di coltivare in loro l’AUTOSTIMA. Perché un individuo con una buona autostima saprà farsi rispettare senza rancori, sarà consapevole del proprio valore e di ciò che porta nel mondo, si focalizzerà sulla sua crescita personale e sui suoi obiettivi con assertività.
Laura Mazzarelli
⚜️Per chi volesse approfondire meglio: “I capricci: una sola parola per troppe emozioni”: https://www.ilcamminopedagogico.it/webinar/i-capricci-una-sola-parola-per-troppe-emozioni/