29/01/2026
Neuroatipicità: un cambio di sguardo che fa la differenza
Negli ultimi anni sentiamo parlare sempre più spesso di neuroatipicità, soprattutto in riferimento all’autismo. È un termine che, già di per sé, invita a fermarsi un attimo e a guardare le cose da una prospettiva diversa.
L’idea di fondo è semplice: alcune persone non sono “malate” o “da aggiustare”, ma si sono sviluppate dal punto di vista neurologico in modo differente rispetto a ciò che viene considerato statisticamente tipico. Nell’ottica della neuroatipicità, l’autismo non è qualcosa da correggere, ma una delle tante variazioni possibili dell’essere umano.
E vale la pena ricordarlo: le persone nello spettro autistico non sono affatto tutte uguali tra loro. Come accade per chiunque altro, esistono differenze, sfumature, caratteristiche più o meno evidenti. Cambiano i modi di comunicare, di socializzare, di percepire il mondo… ma questo non significa automaticamente “meno”, o “peggio”.
Spesso le difficoltà nascono non tanto dalla neuroatipicità in sé, quanto dallo sguardo della maggioranza. Quando facciamo fatica ad ampliare il nostro concetto di normalità, rischiamo di etichettare come inadeguato ciò che semplicemente è diverso. E così facendo, perdiamo anche la possibilità di riconoscere risorse, sensibilità e qualità che possono essere profondamente preziose.
Vi è mai capitato di rivedere, col tempo, un’idea che davate per scontata su cosa sia “normale”?