Dr.ssa Catia Giommetti Psicologa Psicoterapeuta

Dr.ssa Catia Giommetti Psicologa Psicoterapeuta Sono Psicologa Psicoterapeuta, specializzata in Psicoterapia Sistemico-relazionale presso l'Istituto

Mi sono laureata in Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Firenze. Dopo aver svolto tirocini presso l'Asl 11 di Empoli in Psicologia Clinica e Psicologia dello Sviluppo, mi sono iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana con il nr. 6696. Mi sono specializzata in Psicoterapia Sistemico-Relazionale presso l'Istituto di Terapia Familiare di Firenze. Mi occupo di:
-colloqui psicologici e psicoterapia con la famiglia
-colloqui psicologici e psicoterapia per adulti, bambini e adolescenti;
-colloqui psicologici e psicoterapia di coppia;
-sostegno alla genitorialità;
-osservazioni familiari;
-valutazione di Disturbi Specifici dell'Apprendimento;
-consulenza per stesura PDP:
-consulenza e supervisione educatori.

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31/01/2022

Francois Tosquelles, psichiatra francese, aveva scoperto che, quando curava un bambino psicotico, restituendolo alla sua famiglia, l’anno successivo o sei mesi dopo, la famiglia gli portava in cura un altro bambino diventato malato. Se si guarisce un individuo senza toccare l’insieme della famiglia, se non viene compreso il senso delle ripetizioni transgenerazionali, la terapia non porta a nulla. Spesso si ottiene solo un miglioramento provvisorio. Questo modo di vedere le cose rimette in discussione tutte le psicoterapie esistenti, classiche e nuove, comprese le più serie, le più celebri, le più rispettabili! Si è scoperto che, affinché le persone cambino veramente e in modo duraturo, il sistema familiare, sociale e professionale deve consentir loro di cambiare.

15/09/2021

Un'antica ballata irlandese recita:

"Trova il tempo di riflettere,
è la fonte della forza.
Trova il tempo di giocare,
è il segreto della giovinezza.
Trova il tempo di leggere,
è la base del sapere.

Trova il tempo di essere gentile,
è la strada della felicità.
Trova il tempo di sognare,
è il sentiero che porta alle stelle.
Trova il tempo di amare,
è la vera gioia di vivere.
Trova il tempo d'esser contento,
è la musica dell'anima"

Soprattutto in questo Settembre, mese per molti di noi carico di ripartenze, di lavoro, di ferie finite, di progetti nuovi da iniziare oppure vecchi da riprendere in mano, non ci scordiamo di trovare i NOSTRI TEMPI!

14/09/2021

I giorni intorno alla metà di Settembre sono da sempre i giorni in cui inizia la scuola. Sono i giorni in cui ripartono tutti gli impegni di grandi e piccoli che devono adattarsi a ritmi scolastici, ai compiti a casa, alle feste dei compagni di classe. Una volta arrivati all’orario scolastico definitivo tutti gli studenti di ogni ordine e grado sapevano che il lunedì avevano italiano, che il venerdì uscivano alle 13 e che il mercoledì pomeriggio c’era da studiare tanto perché il giovedì ci sono tante materie da studiare.
Fino a marzo 2020, quando queste certezze sono venute meno. La scuola si è spostata in didattica-a-distanza e anche l’anno scolastico che è finito a giungo 2021 è stato caratterizzato dall’incertezza. In presenza tutti, anzi no! Al 50% per le superiori. Le primarie in presenza, anzi no! In zona rossa tutti in DAD.
Gli studenti e le studentesse hanno pagato un prezzo altissimo in questa pandemia: non hanno potuto accedere a uno dei luoghi più importanti per la loro crescita. La scuola non è solo imparare le materie scolastiche, la scuola è relazione con i coetanei e con gli adulti. Si cresce nello scambio di idee e di emozioni. Nella DAD tutto questo si perde e il rischio è di perdere anche i ragazzi e le ragazze che appartengono a contesti più fragili.
In questi giorni i giornali sono pieni di titoli che rassicurano tutti sul fatto che quest’anno la scuola sarà in presenza e io mi auguro che sia davvero così. Noi, adulti di oggi, dobbiamo fare di tutto affinché sia davvero così per gli adulti di domani.
Buon primo giorno di scuola a tutti e a tutte! E che sia davvero a scuola!

11/09/2021

"...E dalle macchine per noi
I complimenti del pl***oy,
Ma non li sentiamo più,
Se c'è chi non ce li fa più...".

E menomale! Aggiungo io!
Questa frase è estrapolata dalla canzone di Fiorella Mannoia "Quello che le donne non dicono" del 1987, periodo in cui non c' era ancora molta consapevolezza a riguardo delle pratiche sociali e relazionali a cui oggi possiamo dare attenzione e possiamo dare anche un nome:
Il infatti è quel fenomeno per cui si ricevono per strada e/o in luoghi pubblici (parchi, centri commerciali, stazioni...) commenti, atteggiamenti e avances, sguardi insistenti... non desiderati.
Solitamente sono gli uomini a rivolgerli alle donne, ma ovviamente vale anche il contrario. Con questo termine spesso ci si riferisce a commenti a sfondo sessuale, ma in realtà vale per tutte quelle frasi che vengono pronunciate o urlate per giudicare l' altro nei vari aspetti della sua esteriorità o che lo caratterizzano.
Vale quindi per commenti su l' etnia, la corporeità, l' aspetto fisico, sia in accezione positiva che negativa.
È un atteggiamento sottovalutato da sempre, ma oggi riconosciuto come una vera e propria molestia.
Perciò, cari tutti che vi rivedere in questo comportamento, quando fischiate o fate un complimento per strada, dalla vostra auto che poi al semaforo fate ripartire in quarta, no, non state facendo un complimento, sappiatelo.

Ps. Nell immagine un gatto dormiente nella speranza che anche il fenomeno vada a affievolirsi...

03/09/2021

[Eros e Thanatos]

L’estate sta finendo e in molti ci stiamo domandando se ci sarà un’altra ondata pandemica, quale sarà l’andamento dei contagi durante l’inverno e a quale prezzo riusciremo a scongiurare altre chiusure.

Questo non è il tipico disastro a cui siamo abituati in psicologia dell’emergenza. Lo stress a cui siamo esposti è legato all’incertezza prolungata da un anno e mezzo a questa parte e al fatto che non sappiamo quanto ancora durerà. Sperimentiamo un senso di perdita ambiguo, in cui le cose sono andate per sempre ma allo stesso tempo sono ancora lì, e questo ci impedisce un vero il senso di lutto.

Gli edifici sono ancora in piedi, gli uffici, le scuole, fisicamente sono lì, ma emotivamente sono vuoti. I nostri familiari e i nostri amici sono distanti fisicamente ma sono molto vicini psicologicamente. Questo senso di perdita ambiguo è esemplificato dalla perdita di Eros che stiamo vivendo in questo momento. La pandemia ha attanagliato il mondo e il pendolo che oscilla tra libertà e sicurezza si è scardinato.

C’è una costante enfasi sulla sicurezza. Evitiamo le situazioni in cui possiamo sperimentare il caso, gli incontri casuali, il mistero, la sorpresa, tutti quegli elementi dell’Eros che creano un senso di vitalità e di vivacità nelle nostre vite. Questi sono gli spazi dove si incontrano anche creatività, curiosità e meraviglia.

Che fare dopo aver compreso in che modo funziona lo stress che stiamo vivendo? Per prima cosa possiamo creare routine, rituali e confini. Routine per separare le diverse attività, i diversi ruoli e responsabilità che abitiamo. Rituali perché creano tempo e spazio sacri. E confini perché forniscono delimitazione, demarcazione e sono necessari per sperimentare un senso di fondatezza e struttura.

Ma la seconda cosa che aiuta davvero con lo stress è creare spazio per l’Eros. C’è una ragione se in certi momenti le persone si incantano a guardare le piante crescere e il pane lievitare, se si impegnano a creare cose dal nulla. Perché vedere la vita emergere davanti o qualcosa evolvere davanti a te, fa da antidoto alla morte e allo stress.

18/08/2021

Una cosa ho imparato bene da quando è scoppiata la pandemia: che siamo tutti distinti ma non separati. Forse la globalizzazione aveva già preparato un po’ il terreno per questa mentalità, adesso ho capito che viviamo tutti sotto lo stesso cielo. Perciò quello che succede nel mondo in questo momento non può lasciarmi indifferente. E credo che abbiamo la responsabilità di operare un cambiamento. Le nostre scelte, però, non dovrebbero essere dettate solo dal bisogno di soddisfare la paura o la rabbia.

Penso che quello che sta succedendo in Afghanistan in queste ore sia la conseguenza di quello che è accaduto negli ultimi anni. Negli ultimi venti anni molti Paesi occidentali (tra i quali anche l’Italia) hanno cercato di cambiare le cose in Afghanistan inviando i propri militari. E adesso, sembra che questi sforzi siano stati inutili, che, per certi versi, siamo di nuovo al punto di partenza. In molti, in questo momento, sono concordi che l’intervento militare sia stato un fallimento.

Se è vero che la chiave della vittoria è saper fare tesoro delle sconfitte, questo è il momento di imparare dalle sconfitte del passato, di prendere le distanze dai comportamenti fallimentari. Penso che per fare questo, non serva l’artiglieria pesante, bensì che occorra procedere molto leggeri.

Credo che stiamo uscendo perdenti da questo ventennio perché abbiamo pensato di cambiare qualcosa utilizzando lo stesso strumento che aveva portato in essere, aveva nutrito e sostenuto ciò che avremmo voluto combattere. Abbiamo usato lo stesso tipo di pensiero di coloro che in queste ore stanno imponendo la Sharia. Abbiamo usato la forza. Ci siamo illusi di esportare un’idea, ma non è con la forza che si trasmettono le idee, neanche le migliori.

Forse è il momento di mettere in discussione la nostra mentalità in profondità, fare un salto evolutivo e cambiare modo di pensare. Dovremmo cercare di superare il dualismo noi/loro, buoni/cattivi, dominatori/dominati, e cercare di immaginare una terza via che ci permetta di superare questa realtà duale e divisiva. Questo cambiamento probabilmente non potrà avvenire sulla base di un movimento di protesta, che si oppone a qualcosa o a qualcuno alzando muri e combattendo. Più facilmente sarà un cambiamento che si potrà realizzare a partire da basi individuali, imparando a conoscere e a valorizzare le differenze.

James Hillman lo chiamava il pensiero del cuore. L’estetica concepita come pensiero del cuore, come epistemologia, ci consente un rapporto col mondo in cui non esiste più un dominatore e un dominato. Aprirsi all’altro senza giudizi, diagnosi, prescrizioni è sentire con il cuore ed è fare anima.

16/08/2021

Ricordo perfettamente cosa stavo facendo l’11 settembre 2001. Ricordo lo smarrimento, la paura, il dolore. Ricordo le persone che si lanciavano dalle Torri Gemelle, pensavo alla disperazione che potevano provare per fare un gesto del genere. Oggi, dopo 20 anni esatti trovo le stesse immagini dall’altra parte del mondo. Persone che cadono da un aereo a cui si erano aggrappate per scappare da Kabul. Meglio morire che rischiare di peggio.

(Kabul, settembre 1997) “Ma come farà a sopportare il dolore?” Chiese Mariam. A giudicare dal tono difensivo della voce, forse la dottoressa aveva sentito un’implicita accusa alla domanda di Mariam. “Credi che sia una mia scelta?” Le chiese. “Cosa vuoi che faccia? Non mi danno il minimo indispensabile. Non posso fare radiografie, né aspirazioni, non c’è ossigeno, neanche un semplice antibiotico. Quando le ONG offrono soldi, i talebani li stornano altrove. Oppure li devolvono a strutture destinate ai soli uomini.”. (Mille splendidi soli, Khaled Hosseini)

L’estratto del libro che ho riportato parla del parto cesareo imminente di una delle protagoniste, Laila, che dovrà affrontare il parto senza anestesia perché un ospedale per donne non è degno di ricevere anestetico. Da ieri queste parole mi risuonano nella testa. Penso alla paura che le donne in Afghanistan possono provare perché c’è il rischio che tutto questo possa tornare; penso alla paura di dover smettere di lavorare, studiare, giocare, vivere…e mi sento pervasa da un profondo senso di tristezza e di impotenza.

Prima di essere psicoterapeuti siamo soprattutto persone che si emozionano per ciò che ci accade intorno.
Voi quali emozioni sentite davanti alle immagini e alle notizie drammatiche di questi giorni?

Immagine di Shamsia Hassani, artista Afghana.

10/08/2021

Ieri si sono conclusi i giochi olimpici di Tokyo 2020. Sono stati giochi che fin dall'inizio hanno incontrato critiche e difficoltà: dalla difficile situazione per i numerosi contagi da Covid in Giappone, alla critiche per la nostra delegazione di atleti che non vinceva abbastanza. All’inizio la stampa parlava solo o di campioni o di falliti. Le Olimpiadi dove Simone Biles si è ritirata da alcune gare perché sentiva “il peso del mondo”. Probabilmente però il gesto più brutto è stato fatto da Mohrad Amdouni, maratoneta francese che ha gettato per terra tutte le bottigliette di acqua per non farle prendere agli altri atleti che correvano con lui. Ma perché un atleta deve fare un gesto tanto brutto? Cosa ha a che fare con la sportività mettere in difficoltà gli altri atleti? Qual è il confine tra una competizione sana e una invece deleteria?
Per fortuna però questi giochi olimpici verranno ricordati per i grandi atleti che hanno mostrato empatia, vicinanza, per le rivincite e per la possibilità di ripartire. L’oro che Tamberi e Barshim hanno deciso di dividersi, accumunati dallo stesso infortunio; Artur Naifonov, l'atleta russo vincitore del bronzo nella lotta, che quando aveva 7 anni è stato tra i bambini sequestrati nella scuola di Beslan e che in quel dramma ha perso la madre; Quan Hongchan, l'atleta cinese di 14 anni oro nei tuffi e che ha gareggiato per pagare le cure alla madre malata; infine Tom Daley, l'atleta inglese che fa la maglia per raccogliere soldi per la lotta ai tumori che si è portato via suo padre 10 anni fa.
Tokyo 2020 ci insegna che non è necessario farcela sempre: a volte si può ammettere di non farcela, senza calpestare o deridere l’altro. Anche perché dopo quattro anni c’è un’altra Olimpiade dove si potrebbe anche avere una rivincita!

05/08/2021

Chi pensa che la psicologia stia nei testi di studio, nelle teorie, nei protocolli, nei modelli, evidentemente cade in errore.
Certamente c’è una base scientifica, che deve essere approfondita, bisogna leggere le storie di grandi pensatori e clinici che hanno cercato di ampliare la visione dell’umano, di costruire mappe per perlustrare la geografia del dolore mentale, le sue radici biologiche e mitobiografiche.
Eppure tutto questo non basta.
Per apprendere l’arte di creare relazioni autentiche, mobilizzare parti profonde del proprio se’ interiore, prestare il proprio cuore e la propria mente per rimettere in moto processi intrapsichici e relazionali rimasti bloccati in seguito ad esperienze traumatiche o difficoltà evolutive, è necessario andare oltre la psicologia stessa e nutrirsi ad altre fonti di conoscenza: la letteratura, la poesia, le arti figurative, il cinema, la musica, ma anche l’antropologia e la religione nelle sue varie declinazioni.
Solo molto avanti nel percorso di studio e di pratica si può afferrare il senso di questa semplice verità: l’essere umano è fin troppo complesso per poter stare dentro una teoria, un metodo, una tecnica. La sua complessità insieme alla sua intrinseca bellezza meritano un atteggiamento di totale rispetto e di sincera umiltà.
È per questo che quando una persona mi chiede un aiuto di tipo psicologico, mosso da un sentimento di esitazione mista a curiosità, penso tra me e me : chissà se sarò all’altezza di tale richiesta.
Accade allora che la decisione di accettare la proposta diventi come l’incipit di un romanzo o di un componimento poetico, come l’overture di un brano classico o l’apertura del tema di un brano jazz.
Devo appassionarmi subito se voglio arrivare fino all’ultima pagina, all’ultimo rigo, all’ultima parola.
La psicologia è questo attraversamento dell’esistente, fatto con leggerezza ed equilibrio.
Un breve viaggio dello spirito in cerca della sua ragione.

Giuseppe Ruggiero

Painting dear to me
by Jack Vettriano

05/08/2021

IL VALORE DELLA SCONFITTA

Queste olimpiadi ci hanno regalato tantissime emozioni con medaglie d'oro inaspettate, come domenica Marcell Jacobs, ma anche alcune amare sconfitte e, in una cultura come la nostra, la sconfitta spaventa sempre.
Atleti, allenatori prima idealizzati, osannati tutto ad un tratto vengono svalutati, criticati, se non addirittura insultati dai fan, dai media perché, in qualche modo, c'è da trovare per forza un colpevole, non si può perdere e basta.
E se invece di dare valore solo alla vittoria iniziassimo a dare valore anche alla sconfitta? Magari potrebbe essere un momento di rinascita, Vanessa Ferrari ne è un esempio.

02/08/2021

Le Olimpiadi oggi ci hanno regalato due splendide vittorie: G. Tamberi medaglia d'oro nel salto in alto e L.M.Jacobs medaglia d'oro nei 100 metri: vittorie che derivano dalle loro doti fisiche, dell'allenamento, ma dietro a questo c'è una storia di lavoro su di sé.
G.Tamberi ha dovuto confrontarsi con un infortunio che gli aveva impedito di partecipare alle Olimpiadi precedenti, si è ripreso e forse sta tutto riassunto in quella frase sul ingessatura che si è portato in Giappone "Road to Japan 2020".
L.M.Jacobs ha parlato spesso, spontaneamente, del lavoro fatto con la sua mental coach per mettere in luce le sue potenzialità e capacità.
Due storie che parlano di volontà, di voglia di vincere, ma anche di accettazione di sconfitte, di delusioni per arrivare alla vittoria più importante, non quella legata al risultato, ma quella in cui non ci lasciamo sopraffare dalle nostre paure.
Proprio due belle storie!

Il tempo della pausa, del riposo...ma anche tempo che può essere di scoperte di luoghi, esperienze e relazioni.Perché co...
01/08/2021

Il tempo della pausa, del riposo...ma anche tempo che può essere di scoperte di luoghi, esperienze e relazioni.
Perché così deve essere: c'è un tempo per fermarsi e un tempo per ripartire.
Lo studio riprenderà la normale attività dal 31 agosto.
Buone vacanze!

Indirizzo

Via Cosimo Ridolfi, 4
Empoli
50053

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 12:00

Telefono

+393497151477

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