Dott.ssa Paola Oddo- Psicologa

Dott.ssa Paola Oddo- Psicologa Psicologa iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia con numero 9099, Psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale e Pedagogista.

Lo studio offre consulenza e supporto psicologico/pedagogico individuale, alla coppia e alla famiglia.

“Me lo sentito...”, “Sentivo che sarebbe andata così...” “C’era qualcosa che non mi tornava..”Quante volte, ripensando a...
18/04/2026

“Me lo sentito...”, “Sentivo che sarebbe andata così...” “C’era qualcosa che non mi tornava..”

Quante volte, ripensando a un evento o a una decisione, ci siamo detti queste parole? Spesso, in terapia, le persone portano queste sensazioni, descrivendole come “intuizioni”.
L’intuizione non è una premonizione magica, né una verità assoluta che piove dal cielo. È, piuttosto, il risultato di un’elaborazione rapidissima e in gran parte inconscia di informazioni che il nostro cervello raccoglie costantemente:
- Segnali non verbali: La postura dell’altro, il tono della voce, un’impercettibile espressione del viso.
- Pattern passati: Esperienze vissute che il nostro cervello riconosce come simili a una situazione attuale.
- Contesto emotivo: L’atmosfera che si respira in un determinato momento.
Il nostro inconscio, molto più veloce della mente razionale, collega tutti questi elementi e ci invia un “segnale”: una sensazione viscerale, un presentimento, un’impressione diffusa. È come se il nostro cervello avesse fatto i conti e ci desse il risultato, senza mostrarci tutti i passaggi.
In terapia, esplorare queste “intuizioni” è prezioso, ma richiede cautela. Dobbiamo imparare a distinguerle da:
- Bias cognitivi: La tendenza a cercare conferme alle nostre convinzioni preesistenti.
- Proiezioni: Attribuire agli altri i nostri stessi sentimenti o pensieri inconsci.
- Ansia: Confondere una paura o una preoccupazione con un presagio.
Il lavoro psicoterapico non consiste nell’accettare l’intuizione come una verità incontrovertibile, ma nel prenderla sul serio come un dato importante, per poi analizzarla: “Cosa, nel tuo passato o nel contesto presente, ti ha fatto sentire così?”.
L’intuizione è un’alleata potente, una bussola interiore. Ma per usarla al meglio, dobbiamo imparare a calibrarla, a capire quando ci sta guidando e quando, invece, sta riflettendo le nostre paure o i nostri desideri.

Ho scelto l’opera di S. Dalì,”Apparizione di un volto e di una rinfresciera sulla spiaggia”,perché è un gioco di illusioni ottiche: puoi vederci un volto, un cane o un cesto di frutta. È la metafora esatta di come il cervello crea pattern (intuizioni) partendo da elementi sparsi.

IL CORAGGIO DI APRIRE LA SCATOLAIeri sera, tra le luci del concerto di Renato Zero a Messina, la sua voce ha dato forma ...
17/04/2026

IL CORAGGIO DI APRIRE LA SCATOLA

Ieri sera, tra le luci del concerto di Renato Zero a Messina, la sua voce ha dato forma a un pensiero che porto spesso in studio. In “L’Eco”, Renato canta:

“Niente, proprio niente cambierei
Io magari aggiungerei
Molto altro avrei da dire e dare io
Altri desideri aggiungerei
Lacrime che avrei evitato
Quanti sbagli, forse inutili
Quanti amori avrei premiato
L’eco mio rimane, il mio slancio è testimone
Non mi sono mai nascosto dentro me…
…Non manco di nulla e non ho sbagliato culla, proprio no
E perciò ringrazio questa vita che mi ha fatto essere me
Che fortuna aprirsi, darsi, esprimersi
Che fortuna poi restare liberi.”

Queste parole mi hanno riportata immediatamente alle pagine di Han Kang e alla storia di quella bambina che incontra un uomo custode di una “scatola delle lacrime”.
Nel libro, la bambina incarna quella parte di noi che ha imparato il silenzio come strategia di sopravvivenza.

Nella psicoterapia sistemico-relazionale, vedo spesso questa “bambina”: è quella parte di noi che ha imparato a non piangere per amore, per non pesare sui genitori o per non incrinare l’equilibrio della “casa”. Tratteniamo tutto in una scatola sigillata, ma quel dolore represso diventa un’eco che toglie il respiro.

Aprire la scatola in terapia significa:
- Dare voce a quell’eco che non si è mai spento.
- Trasformare un peso solitario in un’esperienza condivisa.
- Permettere alla propria “fenice” interiore di risorgere dai silenzi familiari.

La guarigione non nasce dal dimenticare, ma dal dare un senso, proprio come quella fenice sulla copertina bianca di Han Kang. Il concerto di ieri mi ha ricordato che non siamo soli: c’è la musica, c’è la terapia e ci sono cuori pronti ad ascoltare.

A chi appartiene il silenzio che custodite nella vostra scatola? A volte, smettere di essere “forti” è il regalo più grande che possiamo fare a noi stessi e alle persone che amiamo.

Buona riflessione...

PERCHÉ DOVREMMO ESSERE TUTTI UN PO’ “PIPPI CALZELUNGHE?”Oggi voglio condividere con voi una riflessione nata tra le righ...
15/04/2026

PERCHÉ DOVREMMO ESSERE TUTTI UN PO’ “PIPPI CALZELUNGHE?”

Oggi voglio condividere con voi una riflessione nata tra le righe di un documento tecnico che, inaspettatamente, profuma di infanzia e speranza. Leggendo le linee guida del Programma P.I.P.P.I., un progetto ministeriale fondamentale che abbraccia il sostegno alla genitorialità nei primi 1000 giorni di vita, mi sono soffermata sul nome.
Sapevate che l’acronimo è un omaggio esplicito a Pippi Calzelunghe?
Non è solo un gioco di parole. Pippi è stata scelta perché è l’emblema della resilienza!

Come psicoterapeuta, trovo questa scelta geniale: Pippi non è solo un personaggio della nostra infanzia, è il simbolo della resilienza pura. Rileggendo la sua storia in ottica sistemico-relazionale, ecco cosa possiamo imparare da lei:
1- La Cassapanca di monete d’oro: Pippi possiede una vecchia cassapanca piena di monete d’oro lasciatale dal padre. Ognuno di noi ha un forziere di risorse interne. La terapia non “aggiunge” nulla, ti aiuta a ritrovare la chiave di quella cassapanca che credevi vuota.
2- Villa Villacolle: Pippi vive senza genitori in una casa bizzarra, Villa Villacolle. Ma invece di subirne l’assenza, trasforma la solitudine in uno spazio creativo. Ci insegna che, anche se partiamo da una mancanza, possiamo “ri-arredare” la nostra vita e le nostre relazioni su misura per noi.
3- Sollevare il proprio “Cavallo”: Pippi solleva pesi enormi (il suo Zietto!) perché è libera dai condizionamenti. Quanti pesi riusciresti a sollevare se smettessi di credere a chi ti dice “non sei capace”?
4- L’arte di essere se stessi: Dormire con i piedi sul cuscino non è follia, è autenticità. La salute mentale passa dal coraggio di non incastrarsi in “scarpe troppo strette” scelte da altri.

“Non me ne sono mai dimenticata. Ma non sapevo di saperlo.”
Questa frase di Pippi racchiude il senso del percorso terapeutico: scoprire che la forza per superare l’avversità è già dentro di te. Devi solo imparare a riconoscerla.

In qualunque fase del vostro cammino vi troviate, vi auguro di trovare la vostra Villa Villacolle e di riscoprire le vostre monete d’oro.

Il peso delle aspettative.Il purosangue si vede alla lunga corsa!Pensiamo che il rispetto, la puntualità o i valori debb...
11/04/2026

Il peso delle aspettative.
Il purosangue si vede alla lunga corsa!

Pensiamo che il rispetto, la puntualità o i valori debbano essere universali. In breve: ci aspettiamo che l’altro agisca come faremmo noi. Ma nelle relazioni, l’aspettativa è un binario morto.

Quando pretendiamo che l’altro segua i nostri ritmi senza considerare la sua storia, creiamo il terreno per delusione, ansia e amarezza.

Ci chiediamo spesso il perché, il perché restiamo delusi?!!

Dal punto di vista sistemico, la delusione nasce quando:
- Confondiamo la mappa con il territorio: la nostra visione del mondo non è la realtà assoluta.
- Mancano i confini: crediamo che essere in sintonia significhi essere uguali.
- Non osserviamo il processo: ci innamoriamo di un’idea, ignorando i segnali reali che l’altro ci invia nel tempo.

Forse,allora,dovremmo chiederci il come. Come liberarsi dall’amarezza?
- Osserva invece di decidere: guarda come l’altro si comporta davvero, non il film che hai proiettato nella tua testa.
- Definisci i tuoi “non negoziabili”: i tuoi valori sono tuoi. Scegli chi li condivide invece di cercare di cambiare chi è diverso.
- Accetta l’alterità: l’altro è un universo a sé. Accettarlo spegne l’ansia da controllo.
- Comunica, non presumere: rendi esplicito ciò che per te è importante.

La soluzione non è smettere di sperare, ma smettere di pretendere che l’altro sia lo specchio dei nostri desideri.
Spesso pensiamo che i nostri valori siano una “chiave universale” per ogni porta. Ma la realtà è diversa.
- Ogni serratura è un mondo: ogni persona ha una combinazione modellata da storia e traumi.
- Forzare non serve: usare la nostra chiave su una porta che non le appartiene finisce per spezzarla. Quella rottura è la delusione.
- La lunga corsa: capire la combinazione giusta richiede pazienza. Non è la chiave che deve cambiare la serratura, siamo noi a dover capire se abbiamo lo strumento adatto per quella relazione.

E tu, quante volte hai provato ad aprire la porta degli altri con la tua chiave, restando deluso perché non girava?!

L’ARTE DI SAPERE STARE AL MONDO“Ma come ho fatto a non vederlo prima?” È la domanda che ci tormenta quando realizziamo c...
10/04/2026

L’ARTE DI SAPERE STARE AL MONDO

“Ma come ho fatto a non vederlo prima?”
È la domanda che ci tormenta quando realizziamo che la persona a cui abbiamo dato fiducia, un partner, un leader o un rappresentante, manca totalmente di senso del contesto.

In psicologia sistemica diciamo che “il contesto da significato al messaggio”. Senza decoro e capacità di leggere la situazione, ogni azione diventa un rumore fastidioso che distrugge la credibilità.

I Segnali del “Fuori Contesto”:
- L’Immaturità come vanto: diffidate di chi, in contesti formali o davanti a persone che offrono fiducia, ostenta comportamenti disinibiti e scelte irresponsabili vantandosene. Non è autenticità, è incapacità di abitare il proprio ruolo.
- La caduta della maschera: quando l’ammirazione crolla, resta solo la vergogna vicaria. Ci vergogniamo per l’altro perché l’altro non ha gli strumenti per farlo da sé.

Perché restiamo “ciechi” all’inizio?
- Dissonanza cognitiva: giustifichiamo l’altro per non ammettere di aver sbagliato valutazione.
- Seduzione del ruolo: confondiamo la mancanza di regole con il carisma.
- Velo di speranza: Vogliamo vedere l’adulto dove c’è ancora un bambino che deve farsi aiutare.

Le conseguenze?
Si pagano dopo. Perdita di stima, fastidio viscerale e un senso di tradimento verso quel patto implicito di rispetto che sta alla base di ogni relazione sana.

Sarebbe opportuno,allora:
1- osservare le micro-transazioni.
Come l’altro gestisce un silenzio, un racconto di sé, un’azione fatta, le sue abitudini, le sue scelte, le relazioni, a cosa ride, anche prendendo in giro se stesso, un racconto, un limite o un “no”.

È lì, nelle crepe della quotidianità, che si capisce se qualcuno sta recitando una parte o se sa davvero stare al mondo.

Non lasciate che un ruolo o l’apparenza vi copra gli occhi.

Imparare a vedere l’immaturità subito è un atto di auto-tutela.

OLTRE IL LABIRINTO EMOTIVO: Uscire dal labirinto non significa trovare la strada giusta, ma smettere di credere che ci s...
15/03/2026

OLTRE IL LABIRINTO EMOTIVO: Uscire dal labirinto non significa trovare la strada giusta, ma smettere di credere che ci sia un premio alla fine della sofferenza.

Spesso restiamo bloccati in situazioni che sembrano enigmi insolubili. Ci chiediamo dove abbiamo sbagliato, perché non siamo abbastanza o perché ogni nostra emozione venga sminuita come uno “scherzo non capito”.
Ma la verità è più semplice e cruda: non è un labirinto fatto per essere risolto, è un labirinto fatto per tenerci prigionieri.
La triangolazione, il vuoto colmato dalle dipendenze, quel senso di depressione che ti trascina a fondo... sono tutti pezzi di uno schema che serve a un solo scopo: il controllo.
Uscire significa smettere di cercare la via d’uscita spiegando le tue ragioni a chi non vuole ascoltare. Significa capire che il vuoto che cercavi di riempire non appartiene a te.
Il potere torna a te nel momento in cui smetti di giocare.

- La Triangolazione: Non è un caso, è una strategia. Usa terze persone per farti sentire sostituibile, generare competizione e nutrire il suo potere attraverso la tua insicurezza.
- Il Falso Umorismo: Svaluta i tuoi sentimenti mascherando le offese da “scherzetti”. Se soffri, la colpa è tua che “esageri”. L’obiettivo è minare la tua autostima.
- Il Vuoto e le Dipendenze: Dietro la maschera c’è un vuoto che scaccia con stimoli compulsivi (lavoro, sostanze, acquisti, sesso). Tu non eri il suo amore, eri la sua “dose” di conferma.
- La Valanga Negativa: La sua depressione e il suo pessimismo sono contagiosi. Ti trascina nel suo buio, assorbendo la tua energia finché non ti senti spent* quanto lui/lei.
- Il Muro Emotivo: Incapace di empatia, ignora i tuoi bisogni e sminuisce ciò che provi. Non c’è spazio per te, solo per le sue necessità e il suo controllo degli impulsi inesistente.

Smetti di competere per un posto che non avresti mai dovuto contendere. Il problema non è mai stato il tuo modo di amare, ma l’incapacità dell’altro di essere onesto. Quando smetti di giustificare, il potere torna a te.

Un workshop non solo di “formazione”, ma un vero e proprio approdo.Sono arrivata a questo workshop di fototerapia e tecn...
25/01/2026

Un workshop non solo di “formazione”, ma un vero e proprio approdo.

Sono arrivata a questo workshop di fototerapia e tecniche artistiche con il fiato corto. C’era un rumore di fondo, un turbamento che rendeva difficile restare in equilibrio. Mi sentivo come se stessi correndo senza una meta, trascinando con me un peso invisibile.

Poi, tra uno scatto e una visione, è arrivata quella frase, semplice come un soffio ma pesante come una verità:

“Deve prendere con più calma le cose.”

In quel momento ho visto la mia gabbia. Non era fatta di sbarre di ferro, ma di ritmi serrati e silenzi autoimposti. Ho capito che c’era qualcosa dentro di me che non era mai potuta fiorire, rimasta in attesa di una primavera che non arrivava mai perché non le davo il tempo di respirare.

L’arte è stata la chiave. Attraverso lo scambio e il dialogo con gli altri, ho trasformato l’astratto in materia. Ogni gesto è diventato un atto di liberazione, un modo per smantellare quella prigione pezzo dopo pezzo.

E finalmente, quel comando che è diventato un sollievo: “Lascia!”. Lascia la presa. Lascia le aspettative. Lascia che la bellezza accada, anche senza il tuo controllo.

Torno a casa con meno certezze, ma con molta più luce.

Dalle Pance al Cuore: La Bellezza di Esserci, Insieme.Quando l’Accompagnamento Diventa Famiglia.Tutto è iniziato con voi...
14/11/2025

Dalle Pance al Cuore: La Bellezza di Esserci, Insieme.
Quando l’Accompagnamento Diventa Famiglia.

Tutto è iniziato con voi, care mamme, con le pance in vista piene di sogni e aspettative. Oggi, quel cerchio si è allargato e si è completato in modo meraviglioso: una cena speciale con voi, i vostri mariti e i vostri splendidi bambini.
È stato un momento di pura spensieratezza, ma soprattutto di grande bellezza. Perché, come amiamo dire, accompagnare è anche “restare”, esserci. E questo esserci non finisce con il parto, ma continua, forte e saldo, nel dopo, accogliendo la vostra nuova vita familiare. Accogliere è Restare!
Siamo felici di essere riuscite a raggiungere anche i mariti! La vostra accoglienza è stata curata nei minimi dettagli, perché l’ingresso delle famiglie nella nostra comunità è sempre una festa:
* Frasi ispiratrici sulla genitorialità e sul corso, scritte per restare in memoria,promemoria del cammino fatto.
* La natura ha addobbato il nostro tavolo, con pigne, rosmarino, fiori secchi, ciucci e foglie a simboleggiare la bellezza della vita che sboccia e si rigenera.
Oltre alla profonda condivisione delle esperienze genitoriali, ci siamo divertiti tantissimo con il gioco:”Lettori del Pensiero Genitoriale”!
Questo gioco per farvi riflettere su quanto conoscete le preferenze e le opinioni dell’altro ora che siete genitori, in un contesto divertente e a basso rischio.

Grazie, carissimi genitori, per averci scelto. Grazie per esserci stati con il cuore. Grazie per averci permesso di entrare nella vostra vita e di accompagnarvi in questo viaggio straordinario.
Siamo Riusciti ad Accogliere Tutti! Questa è la Meravigliosa Conclusione del Nostro Corso Nascita.
Vi abbracciamo forte e vi auguriamo buona vita insieme!


Azienda Sanitaria Provinciale Enna

Superare le Paure: Strumenti Pratici in Chiave Sistemico-RelazionaleLa paura è umana (paura del buio, paura di volare, p...
07/11/2025

Superare le Paure: Strumenti Pratici in Chiave Sistemico-Relazionale

La paura è umana (paura del buio, paura di volare, paura delle@diagnosi, paura dell’acqua), ma la prospettiva sistemico-relazionale ci insegna che non è mai isolata. Le paure si sviluppano e si manifestano all’interno delle dinamiche relazionali e dei contesti in cui viviamo.

La Paura è un Sintomo Sistemico: spesso, la paura riflette un significato profondo o uno schema relazionale appreso:
- Paura del buio: Può simboleggiare l’ignoto o la solitudine relazionale.
- Paura di volare: Riflette il timore di perdere il controllo o di separarsi dai propri cari.
- Paura di una diagnosi: Non è solo la malattia, ma il cambiamento di ruolo nel sistema familiare.

Come Agire?

Affrontare la paura significa modificare le dinamiche che la nutrono, non solo eliminarla!
- Identifica chi nel tuo sistema (famiglia, amici) alimenta involontariamente la paura con eccessiva protezione o ansia.
L’obiettivo sarà creare “alleanze” di coraggio.
- Decostruisci il significato rigido della paura (es. Paura = Pericolo Assoluto).
Chiediti: “Quale altro significato posso dare a questa situazione?” (es. Paura di volare = Coraggio di affidarsi).
- Inizia con un cambiamento che sfidi la paura solo dell’1%.
Esempio: Se temi l’acqua, resta 30 secondi immobile con i piedi immersi. Crea una nuova esperienza correttiva nel sistema.

Superare le paure è un viaggio che richiede introspezione e la modifica delle dinamiche tra te e il mondo. Inizia con piccoli passi!

Se senti il bisogno di esplorare a fondo queste dinamiche, un percorso sistemico-relazionale può aiutarti a riscrivere la tua storia.

QUANDO IL CUORE PERDE UN PEZZO: NAVIGARE IL “LUTTO” OLTRE LE ASPETTATIVE Il lutto non è solo la perdita di una persona c...
03/11/2025

QUANDO IL CUORE PERDE UN PEZZO: NAVIGARE IL “LUTTO” OLTRE LE ASPETTATIVE

Il lutto non è solo la perdita di una persona cara. È un’esperienza complessa che viviamo ogni volta che una parte significativa della nostra vita, della nostra identità o delle nostre aspettative viene meno. Può essere la fine di una relazione, la perdita di un lavoro che amavamo, la stabilità economica che vacilla, o persino l’immagine di noi stessi che avevamo costruito.
Dentro di Te: Un Vortice di Emozioni:
- Un vuoto che fa male.
- Confusione e disorientamento.
- Rabbia per l’ingiustizia.
- Profonda paura del futuro.
- Una tristezza che pesa sul respiro.

Permettiti di sentire questa tempesta.

In un’ottica sistemico-relazionale, il dolore di queste perdite non è mai isolato. Si propaga attraverso la nostra rete di relazioni, influenzando e venendo influenzato dalla famiglia, dagli amici e dal contesto sociale in cui siamo inseriti. Quando perdiamo qualcosa di importante, non perdiamo solo l’oggetto della perdita, ma anche le connessioni, i ruoli e il senso di appartenenza che ad esso erano legati. La stabilità che sentivamo può trasformarsi in un terreno scivoloso, e il futuro appare incerto.

Cosa ci serve in questi momenti?

1- Riconoscere il dolore: Permetterci di sentire ciò che proviamo, senza giudizio.
2- Connessione: Non isolarci. Parlare con qualcuno di fiducia, cercare il supporto della propria rete.
3- Dare un nuovo senso: In terapia sistemica, lavoriamo per aiutare a ri-narrare la propria storia, integrando la perdita e costruendo nuovi significati, nuovi ruoli e nuove prospettive all’interno del proprio sistema di relazioni.
4-Flessibilità: Imparare a navigare l’incertezza, adattandoci ai cambiamenti e riscoprendo le nostre risorse interne ed esterne.

Il processo di lutto è un viaggio personale. È un’opportunità per riscoprire la nostra forza e la resilienza dei nostri legami.

LA POLEMICA NON È UN ATTACCO PERSONALE,È UN CIRCUITO RELAZIONALESiamo stanchi di vedere le nostre parole trasformarsi in...
30/10/2025

LA POLEMICA NON È UN ATTACCO PERSONALE,È UN CIRCUITO RELAZIONALE

Siamo stanchi di vedere le nostre parole trasformarsi in un campo di battaglia. La vera fatica non è ‘chi ha ragione’, ma restare intrappolati in un circuito vizioso che ci prosciuga.
La Terapia Sistemico-Relazionale ci insegna una cosa fondamentale: la polemica non è un difetto di una persona, ma un sintomo di una regola disfunzionale all’interno del sistema di coppia, familiare o amicale.

Cosa Vediamo con la Lente Sistemica:
1. Dalla Colpa al Circuito: Non siamo più nel “Tu attacchi, io mi difendo.” Siamo nel “Io dico (A), tu reagisci (B), la tua reazione amplifica la mia frustrazione (C), e io mi allontano (D).” Il problema è il circuito A→B→C→D, non l’errore iniziale.
2. Il Senso Nascosto: L’incapacità di accettare altre chiavi di lettura spesso non è cattiveria, ma un tentativo maldestro di mantenere un equilibrio emotivo (es. “Se ho ragione, mi sento al sicuro”).
3. L’Allontanamento Come Sintomo: La mia stanchezza e il mio allontanamento non sono la fine della discussione, ma la risposta (spesso unica) del sistema per “spegnere l’incendio” quando l’intensità emotiva è troppo alta.

Come si Cambia il Sistema?
Non cercando di “vincere” o cambiare l’altro, ma cambiando la regola dell’interazione. Significa imparare a nominare il circuito (“Ehi, stiamo rientrando in quel loop A-B-C-D”) e a introdurre una variazione:
- Imparare a contestualizzare (capire il bisogno dietro la critica).
- Mettere un confine chiaro (“Mettiamo in pausa questo argomento per 30 minuti”).
Solo quando entrambi i membri del sistema vedono e accettano il circuito, si può disinnescare la polemica e ricostruire un dialogo.

E voi, riuscite a nominare i vostri circuiti relazionali?

Un Carico Invisibile Diventa Responsabilità Visibile: il gioco come motore di cambiamento!Che emozione aver partecipato ...
29/10/2025

Un Carico Invisibile Diventa Responsabilità Visibile: il gioco come motore di cambiamento!

Che emozione aver partecipato al convegno “Donne e Cambiamento”! È stato un onore portare l’esperienza pratica dello Spazio Gioco Artemide nel dibattito sulla parità di genere.

Il mio intervento è partito da una provocazione: “Quando guardi un bambino che gioca, qual è la prima etichetta invisibile che gli attribuisci?” Ho parlato di questo attraverso la proposta di un gioco. La velocità con cui etichettiamo le cose come ‘da maschio’ o ‘da femmina’ è il carico invisibile che trasmettiamo ai nostri figli.

La Rivoluzione Comincia con il Gioco!
Lo Spazio Gioco Artemide è il nostro laboratorio della crescita, dove:
- Un maschietto in cucina impara empatia e cura.
- Una fe*******ia che costruisce sviluppa pensiero logico e fiducia in sé.

IL GIOCO NON È DA “MASCHI” O “FEMMINE”, IL GIOCO È UMANO.

La parità di genere inizia,anche,quando smettiamo di usare la parola “aiuto” a casa e parliamo di Genitorialità Condivisa al 100%, non “Aiuto”. Vedere i papà costruire torri e leggere storie con la stessa naturalezza delle mamme, comunica ai bambini che cura e ascolto sono responsabilità di entrambi.

Il nostro compito è creare un ambiente neutro, dove lodiamo la dolcezza nel bambino e la risolutezza nella bambina, dicendo: “Sei forte e basta.”

Un maschietto può giocare con la cucina e una fe*******ia con il cacciavite? Non è solo un gioco, è il futuro.

Grazie di cuore al convegno per lo spazio e l’opportunità! Spero di aver acceso una piccola scintilla di riflessione su come il gioco può cambiare il mondo, un mattone alla volta.

Grazie , e

Indirizzo

Enna

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 20:00
Martedì 15:00 - 20:00
Mercoledì 15:00 - 20:00
Venerdì 15:00 - 19:00

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