18/04/2026
“Me lo sentito...”, “Sentivo che sarebbe andata così...” “C’era qualcosa che non mi tornava..”
Quante volte, ripensando a un evento o a una decisione, ci siamo detti queste parole? Spesso, in terapia, le persone portano queste sensazioni, descrivendole come “intuizioni”.
L’intuizione non è una premonizione magica, né una verità assoluta che piove dal cielo. È, piuttosto, il risultato di un’elaborazione rapidissima e in gran parte inconscia di informazioni che il nostro cervello raccoglie costantemente:
- Segnali non verbali: La postura dell’altro, il tono della voce, un’impercettibile espressione del viso.
- Pattern passati: Esperienze vissute che il nostro cervello riconosce come simili a una situazione attuale.
- Contesto emotivo: L’atmosfera che si respira in un determinato momento.
Il nostro inconscio, molto più veloce della mente razionale, collega tutti questi elementi e ci invia un “segnale”: una sensazione viscerale, un presentimento, un’impressione diffusa. È come se il nostro cervello avesse fatto i conti e ci desse il risultato, senza mostrarci tutti i passaggi.
In terapia, esplorare queste “intuizioni” è prezioso, ma richiede cautela. Dobbiamo imparare a distinguerle da:
- Bias cognitivi: La tendenza a cercare conferme alle nostre convinzioni preesistenti.
- Proiezioni: Attribuire agli altri i nostri stessi sentimenti o pensieri inconsci.
- Ansia: Confondere una paura o una preoccupazione con un presagio.
Il lavoro psicoterapico non consiste nell’accettare l’intuizione come una verità incontrovertibile, ma nel prenderla sul serio come un dato importante, per poi analizzarla: “Cosa, nel tuo passato o nel contesto presente, ti ha fatto sentire così?”.
L’intuizione è un’alleata potente, una bussola interiore. Ma per usarla al meglio, dobbiamo imparare a calibrarla, a capire quando ci sta guidando e quando, invece, sta riflettendo le nostre paure o i nostri desideri.
Ho scelto l’opera di S. Dalì,”Apparizione di un volto e di una rinfresciera sulla spiaggia”,perché è un gioco di illusioni ottiche: puoi vederci un volto, un cane o un cesto di frutta. È la metafora esatta di come il cervello crea pattern (intuizioni) partendo da elementi sparsi.