Studio di Psicoterapia-Dr.ssa Claudia Montalbano

Studio di Psicoterapia-Dr.ssa Claudia Montalbano Psicologa Clinica e Psicoterapeuta. Esperta in Psicologia dell'Emergenza e Psicotraumatologia. Che cos'è la Psicoterapia?

E' un percorso personale di esplorazione e risanamento di parti sofferenti di sè, di cui (il paziente) si prende cura sperimentando una relazione amorevole e accogliente con "un altro" (il terapeuta) competente, rispettoso e umano. Gli strumenti di lavoro del terapeuta sono: la relazione, la parola e il suo esserci nel "qui e ora" dell'incontro con l'altro. La capacità di un terapeuta efficace è di creare un contesto in cui il paziente possa sviluppare la propria integrità attraverso una vera e propria “danza” tra terapeuta e paziente. È la danza che il terapeuta, con tutta la sua scienza e la sua umanità, e il paziente, con tutto il suo dolore e la sua volontà di guarire, creano per ricostruire il senso di sicurezza in sè stessi, nell’altro e nella relazione, spesso perduti e riacquistabili con un rinnovato senso di fiducia nell'altro e nel mondo. Non si tratta dell'insieme di tecniche esercitate da una persona esperta su un’altra persona che chiede aiuto, è la co-creazione di uno spazio di incontro in cui i valori, le personalità, i modi personali di affrontare la vita del paziente vengono messi in risalto. Gli incontri di psicoterapia sono scanditi da regole precise e avvengono in uno spazio protetto e riservato. Dentro la stanza di terapia la persona che chiede un trattamento può avere un accesso intimo a sè stessa, alle proprie emozioni e sensazioni, guardandole da vicino con una figura esperta e adeguatamente formata in un cammino guidato in cui si procede "fianco a fianco". Mi occupo di: ADULTI, ADOLESCENTI, BAMBINI. Percorsi individuali
Percorsi di coppia
Percorsi familiari
Percorsi di Gruppo
Percorsi di Rilassamento
Mindfullness per bambini e adulti
Laboratori Creativi per bambini e adulti

La terapia non ha una durata prestabilita ma termina quando la persona si sente in grado di "ricominciare a camminare sulle proprie gambe" con un passo e un tempo che siano tutti "suoi".

04/01/2026

Non si può morire a quindici anni
la Repubblica - 3 gennaio 2026

Non ci sono parole, si dice in questi casi. E si dice la verità. Non ce ne sono infatti per descrivere la disperazione dei sopravvissuti alla tragedia di questo Capodanno, che si è consumata in un locale nel quale si festeggiava la notte di San Silvestro. Non ci sono parole per chi, mentre celebrava la nascita del nuovo anno, ha perso la propria vita. La morte è arrivata prepotente, come un terribile intruso, ad un appuntamento alla quale non era invitata. Non ci sono parole perché una tragedia così non sarebbe dovuta succedere. Non è l’esuberanza festosa dei giovani ad avere scatenato il disastro ma, come quasi sempre in questi casi, l’imperizia e, probabilmente, l’avidità degli adulti rei di non mettere al primo posto la sicurezza. I morti e i feriti sono tutti giovanissimi. Potevano essere, come ancora si dice, i nostri stessi figli. Ma non toccherebbe mai a loro morire. A loro toccherebbe solo vivere. Perché non si può morire così a quindici anni. Sono ragazzi e ragazze travolti dalla morte proprio nell’età in cui la vita dovrebbe aprirsi alla vita nel modo più spensierato e più gioioso. È forse questa situazione a rendere tutto ancora più insensato e atroce, a renderlo psichicamente indigeribile. Non toccherebbe mai a loro. Toccherebbe a noi, piuttosto. Alle vecchie generazioni. A chi la vita l’ha più o meno già vissuta.
La tragedia è certamente nella morte atroce tra le fiamme, ma è soprattutto nell’inversione brutale dell’ordine naturale delle cose. Se è vero che la morte nella forma umana della vita è sempre prematura, viene sempre troppo in anticipo, innaturale, ingiusta, lo è certamente ancora di più quando le sue vittime sono delle vite all’inizio della vita. Ne La stanza del figlio (2001) Nanni Moretti era riuscito a cogliere il dramma di questo testacoda osceno: non sono i genitori che si congedano dai loro figli, come dovrebbe naturalmente accadere, ma sono i genitori ad essere costretti ad assistere alla perdita brutale e inattesa di chi hanno generato. Non si può accettare, non si può metabolizzare in nessun modo. Nel racconto di quel film il dolore per la perdita del figlio finisce per separare i genitori inchiodando ciascuno di loro in una solitudine senza scampo. Non c’è niente di più straziante che vedere un figlio morire. In questo modo poi. Non c’è la lenta disperazione di una malattia; c’era solo una festa, un rito propiziatorio. La morte irrompe dove avrebbe dovuto esserci solo la vita. Niente di più sconvolgente.
Un’amica ha raccontato di un suo conoscente che ha trascorso delle ore a cercare di mettersi in contatto con il proprio figlio che sapeva essere andato proprio in quel locale. Nessuna risposta al telefono. Poi ha sentito la voce del figlio comparire improvvisamente ed esclamare: “papà!”. Si era salvato perché, nel momento dello scoppio dell’incendio, era uscito a fumare. Un caso la morte, un caso la vita: testa o croce. Quest’uomo ha descritto l’incontro al telefono con la voce del figlio come una vera e propria resurrezione. Pensava potesse essere tra i morti e invece lo ha ritrovato. Un istante che vale una intera vita. Ma per i genitori dove invece questo istante benedetto è stato precluso, dove il figlio o la figlia si sono allontanati per sempre? Cosa accade a questi genitori che restano e che però non potranno più ascoltare la voce dei loro figli? Un’ombra scura discende improvvisamente sulla loro vita togliendo ogni luce al mondo. È quello che conosciamo come il trauma del lutto. In questi casi però il trauma appare ancora più violento e insopportabile perché, come abbiamo visto, contraddice l’avvicendamento naturale tra le generazioni. La giustizia che dovrà colpire i veri responsabili di questo disastro non sarà sufficiente a sanare questa ferita.
La morte di un figlio mostra con una violenza che non ha eguali che nessun genitore – nemmeno i più premurosi e i più sensibili – può garantire la vita dei propri figli, perché l’intrusione insensata della morte fa drammaticamente parte della vita. Può accadere con una malattia, con un incidente stradale, con un qualunque altro passo falso o imprevisto… Ma la vita stroncata nel pieno della vita chiede giustizia. La chiede come un grido ostinato. Non solo e non tanto quella che verrà garantita, come tutti ci auguriamo, dai tribunali degli uomini. Domanda una giustizia che oltrepassa ogni giustizia. Perché di fatto non c’è consolazione possibile per chi resta di fronte a questa perdita. Solo una disperazione che tramortisce anche i più forti. Certo, quello che abbiamo condiviso con chi non è più qui può sempre restare con noi. Ogni volta che qualcuno che abbiamo profondamento amato ci abbandona, qualcosa di lui non può non restare con noi e tra di noi, non può mai morire del tutto. Resta la luce viva dei ricordi incancellabili che sono destinati ad appartenere alla nostra vita per sempre. Ma resta anche una domanda di giustizia che rivolgiamo alla vita, e che non possiamo non rivolgere con accanimento: perché? perché proprio a noi? perché proprio in questa maldetta notte? La morte diviene reale quando, mettendoci le mani addosso, ci strappa la vita di chi amiamo o la nostra stessa vita… Ma la sola solidarietà che conta inizia proprio da qui. Nel riconoscerci uguali di fronte all’inesorabilità e all’insensatezza senza parole della morte, che può sempre arrivare. Se capissimo davvero questo, la guerra di tutti contro tutti lascerebbe il posto a quella pietas che sola ci rende umani…

[Cover: Ann Hamilton, Sense]

06/12/2025

La depressione riduce la neurogenesi, cioè la vitalità dei neuroni soprattutto nell’ippocampo, l’area del cervello coinvolta nella memoria e nella regolazione emotiva.

Quando ci sono meno connessioni, c’è meno flessibilità mentale e quindi si tende a pensare in modo rigido, negativo, auto-critico, “abituando” il cervello al dolore perché si è meno capaci di adattarsi e di vedere alternative.

Ma la neuroplasticità è anche la nostra risorsa più potente: esperienze emotive correttive, psicoterapia, esercizio fisico e relazioni positive creano nuove connessioni. Il nostro cervello può cambiare a ogni età.

Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, sperimentiamo una relazione sana o affrontiamo una paura, il cervello riscrive parte della sua mappa.

Ogni piccola esperienza di sicurezza, curiosità o connessione è un nuovo circuito che nasce.
Ecco perché la guarigione dalla depressione è anche un processo biologico.

05/12/2025

Giovedì 4 Dicembre 2025

I doni di fine anno: il grazie che viaggia in silenzio

「恩を忘れず」
On o wasurezu
“Non dimenticare mai un debito di gratitudine.”

Dicembre è un varco: un mese che chiude e insieme apre.
In Giappone, questo tempo coincide con l’inizio dell’oseibo (お歳暮), i doni di fine anno inviati a chi ha rappresentato un sostegno, una guida, un punto di appoggio durante i mesi trascorsi.

La massima 「恩を忘れず」 è tra le più profonde della cultura giapponese: on (恩) indica il debito di riconoscenza che si crea quando qualcuno ci aiuta a crescere, a guarire, a vivere meglio.
È un debito che non pesa: è un filo di memoria che attraversa il cuore.

Così l’oseibo non è “un regalo”: è un gesto che dice ti vedo, ricordo ciò che hai fatto per me, camminiamo ancora insieme.
E mentre in Italia ci avviciniamo all’8 dicembre e alle prime luci dell’Avvento, il Giappone risponde con una sobrietà luminosa: doni utili, pacchi semplici, gratitudine che non fa rumore.

💡 Tre spunti da portare con te oggi:

1. Ringrazia qualcuno in modo chiaro
Scegli una persona e scrivi un grazie preciso, non generico.

2. Dona qualcosa che “vive”
Un tè, un dolce, un pensiero che si consuma. I doni utili sono quelli che scaldano davvero.

3. Chiudi un filo rimasto aperto
Dicembre è il mese giusto per sistemare i legami, sciogliere un nodo, ricucire un gesto.

Waka – Ki no Tsurayuki (紀貫之, 872–945)

紀貫之
「君がため
春の野にいでて
若菜つむ
わが衣手に
雪は降りつつ」

Kimi ga tame
haru no no ni idete
wakana tsumu
waga koromode ni
yuki wa furitsutsu

“Per te soltanto
esco nei campi di primavera
a cogliere le erbe giovani;
sulle maniche del mio kimono
la neve continua a cadere.”

Un dono raccolto nel freddo, per chi merita calore: non esiste immagine più vicina allo spirito dell’oseibo.

🎐 Bonus culturale – Oseibo (お歳暮): quando il grazie diventa un dono che viaggia

Nel saijiki, il dizionario stagionale usato dai poeti, seibo (歳暮) è un kigo che indica dicembre: il mese dei pacchi ordinati, dei biglietti di ringraziamento, delle ultime luci dell’anno.

L’oseibo nasce nel periodo Edo come offerta agli antenati; poi diventa un dono per maestri, medici, benefattori, colleghi, clienti.
Si invia tra fine novembre e circa il 20 dicembre e ha regole semplici, antiche:
• il dono deve essere utile e consumabile
• la confezione deve essere sobria
• il biglietto, essenziale
• il gesto, sincero ma mai invadente

È il modo giapponese di chiudere l’anno in equilibrio: riconoscere ciò che abbiamo ricevuto, restituirne una parte, e lasciare che la gratitudine scorra.

Oggi, 4 dicembre, mentre il mondo occidentale entra nella corsa ai regali, questa tradizione ci offre un’alternativa: non comprare di più, ma ricordare meglio.

Che questo giorno sia il tuo piccolo oseibo interiore:
un gesto silenzioso, un grazie che scivola dalle mani come neve lieve. 🍵

02/12/2025

(✏Chiara Bidoli) C’è un’ulteriore stretta, anche se per il momento si tratta di raccomandazioni, sull’utilizzo del digitale tra i ragazzi. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a margine del Salone dello studente a Roma, ha chiesto ai presidi di non ridare il cellulare durante l’intervallo perché «serve una camera di decompressione, il telefono crea dipendenza». Il ministro che aveva già vietato, con una nota ministeriale dello scorso luglio, l’utilizzo del telefono cellulare in tutti gli ordini scolastici, ha sottolineato che «la didattica sul cellulare ha delle performance inferiori rispetto a quella tradizionale. L’abuso del cellulare ha un impatto negativo sulla memorizzazione, sulla capacità di concentrazione, sulla stessa fantasia»

👉Leggi l'articolo completo su Figli&Genitori

20/11/2025

È scomparso oggi Paul Ekman, psicologo americano pionere nella ricerca delle emozioni e nello studio delle espressioni facciali.

Ekman è riuscito a dimostrare la dimensione universale delle espressioni facciali connesse alle cosiddette emozioni di base: rabbia, disgusto, tristezza, gioia, e sorpresa.

08/11/2025
20/10/2025

I numeri, quando raccontano di adolescenti che si feriscono da soli, suonano come un allarme che non possiamo ignorare. In Italia, il fenomeno dell’autolesionismo tra i giovani è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni. Secondo dati recenti dell'Ausl di Bologna, nel solo 2025 gli episod...

Non chiudiamo occhi e orecchie ai giovanissimi su temi importanti come l'educazione sessuoaffettiva...con la sessualità ...
20/10/2025

Non chiudiamo occhi e orecchie ai giovanissimi su temi importanti come l'educazione sessuoaffettiva...con la sessualità si parla di intimità, di relazione, di affettività...e insieme al disorientamento tipico di questa età e di questi tempi...limitare i contenuti o sottoporli a valutazione, significa creare tabù e lasciare i più giovani da soli, nel compiere scelte di cui potrebbero non avere consapevolezza!

🔴 Comunicato stampa congiunto sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole

Le Presidenti e i Presidenti degli Ordini degli Psicologi di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia e Veneto prendono una posizione chiara e netta in merito al DDL del 23 maggio 2025 del Ministro Valditara.

🎓 L’educazione sessuo-affettiva è una risorsa, non un rischio. Limitare o escludere la possibilità di promuovere da parte dei professionisti della salute attività educative su questi temi significa privare bambini e adolescenti di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita.

🧠 L’educazione sessuo-affettiva, quando è adeguata all’età e scientificamente fondata, contribuisce a relazioni sane, alla prevenzione di bullismo e violenza di genere, e al benessere psicologico delle giovani generazioni.

👥 Gli Ordini regionali sopra menzionati esprimono profonda preoccupazione per le implicazioni culturali e sociali derivanti dalle limitazioni previste nel DDL “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”.

Chiediamo che la voce degli psicologi e delle psicologhe venga ascoltata nelle sedi parlamentari competenti, per ribadire l’importanza di un’educazione affettiva e sessuale tempestiva, continuativa e basata sulle evidenze scientifiche.

📢 La tutela dei minori passa anche — e soprattutto — attraverso la conoscenza, l’ascolto e la costruzione di contesti educativi sicuri e consapevoli.

✨👂🏼🗣️Per non continuare a vivere in apnea...e riprendere a respirare...perché parlare è già lasciare andare!
14/10/2025

✨👂🏼🗣️
Per non continuare a vivere in apnea...e riprendere a respirare...perché parlare è già lasciare andare!

Abbiamo smesso di parlare.

Non perché non abbiamo più niente da dire,
ma perché abbiamo paura di non essere capiti.

Viviamo con le notifiche sempre accese,
ma con il cuore in modalità silenziosa.
Ci scriviamo mille messaggi,
ma facciamo fatica a guardarci negli occhi.

Parlare oggi sembra un rischio,
ascoltare un lusso,
comprendersi un’impresa.

Eppure, è proprio nel dialogo che ci ritroviamo.
Che guariamo.
Che diventiamo umani, davvero.

Forse è il momento di ricominciare a parlare. Ma sul serio.










19/09/2025

PSICOLOGIA È PACE. Costruire ponti, non muri.

La X Giornata Nazionale della Psicologia sarà dedicata al ruolo della nostra professione come presidio di coesione e di convivenza in un tempo attraversato da conflitti, crisi e fratture sociali.

Il Convegno Nazionale, in programma sabato 11 ottobre 2025 a Roma, sarà l’occasione per riflettere insieme su bambini e giovani come custodi del futuro, sul ruolo della comunità professionale nelle emergenze, sull’ecologia dei conflitti e sulla gestione dei traumi.

Un appuntamento di confronto per riflettere sul contributo della psicologia nella promozione del benessere, della coesione sociale e della resilienza comunitaria, con focus su tutela dei giovani, emergenze, ecologia dei conflitti e gestione dei traumi.

📍 Nazionale Spazio Eventi – Roma Life Hotel, Via Palermo 10
🕘 9:00 – 17:30

📌 La partecipazione gratuita è riservata alle iscritte e agli iscritti all’Albo, con il riconoscimento di 4,9 crediti ECM validi per il triennio formativo 2023-2025.

Le iscrizioni andranno fatte entro il 7 ottobre tramite il form online 👉🏻 https://www.psy.it/iscrizione-gnp25-evento-in-presenza/

Il giorno successivo, alle 13.00, presso la Basilica Santa Maria degli Angeli ad Assisi, il Consiglio Nazionale parteciperà alla Marcia PerugiAssisi per la Pace, riaffermando l’impegno della comunità professionale per un bene comune da custodire e promuovere.

✨
17/09/2025

C. Dickens, 'Il nostro comune amico"

Indirizzo

Via Bari, 12
Erice
91016

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

Telefono

+393890103703

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