09/01/2026
Trump parla di “cibo vero”.
La bistecca industriale applaude.
Le nuove linee guida USA rivalutano carne rossa e proteine animali come simbolo di salute e “naturalità”, purché non ultra-processate.
Traduzione: se non è una merendina, allora è automaticamente sano.
Peccato che nessuno guardi da dove arriva davvero quella carne.
La maggior parte delle proteine animali che finiscono nei piatti quotidiani non nasce in prati verdi con mucche felici e tempi biologici rispettati.
Nasce in allevamenti intensivi: animali stipati, crescita forzata, uso sistematico di antibiotici per far funzionare un sistema che, altrimenti, collasserebbe.
Ma certo, chiamiamolo “cibo vero”.
Un cibo prodotto accelerando i tempi naturali, forzando la fisiologia animale, medicalizzando la produzione, industrializzando ogni fase.
Però guai a chiamarlo industriale.
Il World Cancer Research Fund continua a dire una cosa molto scomoda nel mondo reale, più carne (soprattutto così prodotta) significa spesso più rischio di ammalarsi.
E guarda caso, le diete associate a minore incidenza di malattie sono quelle a prevalenza vegetale, ricche di fibre e povere di proteine animali.
Non è una crociata vegana.
È una questione di coerenza biologica.
Perché se questo è “cibo vero”, allora dobbiamo spiegare: vero per chi, vero come e vero rispetto a quale natura.
Ridurre davvero il rischio significa mangiare in modo sensato, la soluzione non è santificare la bistecca industriale, ma ridimensionarla e lasciare più spazio al mondo vegetale.
Non servono estremismi basta un po' di equilibrio.
E molta più onestà nel piatto.