Dott.ssa Cristiana Frattesi - Psicologa - Psicoterapeuta

Dott.ssa Cristiana Frattesi - Psicologa - Psicoterapeuta Quando smettiamo di difenderci,
diveniamo inattaccabili.

È di poche settimane fa la proposta dei Ministri Valditara e Piantedosi, di autorizzare l'uso dei metal detector nelle s...
30/01/2026

È di poche settimane fa la proposta dei Ministri Valditara e Piantedosi, di autorizzare l'uso dei metal detector nelle scuole che ne facciamo richiesta, proposta venduta come “misura di sicurezza”.
Ma sicurezza per chi?
È un gesto che somiglia più a un cerotto che a una cura. Un cerotto che rassicura gli adulti, le istituzioni, l’opinione pubblica: qui non entrano coltelli. Eppure nessuno sembra chiedersi perché quei coltelli qualcuno li porti fin lì.
Davvero pensiamo che il problema nasca al cancello della scuola?
O nasce molto prima, nel silenzio, nell’assenza, nello sguardo che non vede, nell’ascolto che non arriva mai?
Un metal detector non intercetta il disagio, non legge la rabbia, non accoglie la paura.
Non insegna a gestire la frustrazione, non costruisce relazioni, non cura le ferite invisibili.
Serve solo a dire: noi abbiamo fatto qualcosa. Ma fare qualcosa non è sempre fare la cosa giusta.
La domanda scomoda è un’altra:
vogliamo davvero che i ragazzi non abbiano bisogno di arrivare armati, o ci basta impedirglielo?
Vogliamo investire tempo, risorse, competenze per vederli, ascoltarli, accompagnarli, oppure è più semplice aumentare controlli, restrizioni, dare colpe e punizioni?
La sicurezza vera non passa dai metal detector, passa da adulti che si assumono la responsabilità educativa, emotiva e sociale di una generazione.
Passa dal coraggio di fermarsi e chiedersi non solo come difenderci,
ma perché stiamo crescendo ragazzi che sentono di doversi difendere dal mondo.
Finché continueremo a mettere cerotti senza curare la ferita,
non stiamo proteggendo i ragazzi, stiamo solo proteggendo la nostra coscienza.
Buona giornata 🌱

Oggi è domenica, l’ennesimo giorno di tempo grigio, a tratti piovoso.Un clima che inevitabilmente incide sul ritmo della...
25/01/2026

Oggi è domenica, l’ennesimo giorno di tempo grigio, a tratti piovoso.
Un clima che inevitabilmente incide sul ritmo della giornata, riducendo le possibilità e invitando a una naturale sospensione del fare.
Le possibilità si riducono, i ritmi rallentano, meno stimoli esterni, più ascolto interno.
Il grigio non è solo mancanza di luce, ma una leggera sfumatura, un passaggio, e la pioggia una pausa che rende il tempo meno frenetico, più abitabile.
Sembra strano, ma è più semplice stare con se stessi, ci si concede di essere meno produttivi, forse un po' più tolleranti: solo presenza, osservazione, contatto.
Perché fermarsi non significa interrompere il movimento,
ma consentire a ciò che è interno di emergere con maggiore chiarezza.
È uno spazio di riorganizzazione silenziosa, in cui pensieri ed emozioni possono trovare un ordine più naturale. È quando qualcosa interviene imponendo un freno, che può aprirsi la possibilità di un diverso tipo di ascolto.
Non sempre ciò che rallenta ostacola: talvolta protegge, contiene, orienta ed accogliere questi momenti permette di trasformare la pausa in risorsa, e di riconoscere che anche nel rallentare può esserci un movimento importante, rivolto verso l’interno.
Che sia una buona domenica!🔥

A volte ci insegnano a temere l’eccesso, l’errore, il passo fuori rotta.Eppure, in un paese dell’Umbria, c'è una scalina...
18/01/2026

A volte ci insegnano a temere l’eccesso, l’errore, il passo fuori rotta.
Eppure, in un paese dell’Umbria, c'è una scalinata che colpisce proprio per questa frase: 'Le follie sono le uniche cose che non si rimpiangono mai."
Osare, osare sempre!
Perché è proprio lì, nelle follie, che lasciamo la parte più vera di noi.
Buona domenica!🌺

Ogni nuovo anno, ogni nuova partenza porta con sé il desiderio e la speranza di “cambiare”, ed ogni volta ci proponiamo ...
17/01/2026

Ogni nuovo anno, ogni nuova partenza porta con sé il desiderio e la speranza di “cambiare”, ed ogni volta ci proponiamo di fare di più, di essere diversi, di lasciarsi alle spalle ciò che non ha funzionato. Sappiamo però che il cambiamento autentico non nasce dalla spinta, ma dalla possibilità di orientarsi.
Un faro non chiede alla barca di andare più veloce, ma le offre un punto fermo a cui riferirsi mentre attraversa il mare.
Nella vita psichica, il faro non è l’obiettivo finale, ma ciò che aiuta a non perdersi nei momenti di confusione emotiva, che può essere la capacità di riconoscere i propri stati interni, di dare un nome a ciò che si prova, di accettare i propri limiti senza viverli come fallimenti. È quella funzione interna che permette di tornare a sé quando l’ansia, il senso di colpa o la paura prendono il sopravvento.
Più che il tempo delle grandi rivoluzioni, una nuova partenza può diventare l’occasione per rafforzare ciò che orienta: una maggiore consapevolezza, una relazione più onesta con i propri bisogni, uno spazio in cui potersi ascoltare senza giudizio. In terapia, questo significa costruire, ritrovare una luce interna sufficientemente stabile, capace di accompagnarci anche nei passaggi più imprevedibili e complessi.
Forse la meta di una nuova partenza non è diventare qualcun altro, ma imparare a tornare a sé con meno distanza, meno durezza, più continuità e riconoscenza. Come una barca che, anche nel mare mosso, sa di poter cercare quella luce e riconoscerla come propria.
Buona giornata ⛵

Buongiorno a chi non ha smesso di credere nelle favole, a chi aspetta ancora Babbo Natale e la Befana, a chi riesce a se...
06/01/2026

Buongiorno a chi non ha smesso di credere nelle favole, a chi aspetta ancora Babbo Natale e la Befana, a chi riesce a sentirsi ancora un pò bambino dentro.
Buongiorno a chi sa vedere la bellezza anche dove sembra nascosta.
Perché il buongiorno nasce da noi: dai pensieri che scegliamo di indossare, dai sogni che mettiamo nel caffè, dalla delicatezza con cui ci diciamo “oggi sarà una bella giornata” e dalla forza con cui la proteggiamo.
Una Buona Epifania a tutti❤️🧙🏼‍♀️

http://www.cristianafrattesi.it/2026/01/06/quei-sogni-nel-caffe/

"Auguri per il nuovo anno esperiamo che le cose cambino”!✨ "No, le cose non  cambiano!!L'augurio è  che possa  cambiare ...
01/01/2026

"Auguri per il nuovo anno e
speriamo che le cose cambino”!✨ "
No, le cose non cambiano!!
L'augurio è che possa cambiare il nostro modo di stare dentro ciò che viviamo.
L'augurio è di guardare ciò che accade con occhi nuovi, affrontarlo con presenza e con maggiore consapevolezza.
È da qui che anche gli eventi iniziano a trasformarsi.
L'augurio è che la felicità nasca dalla forza nell'affrontare le sfide, dal coraggio di restare presenti e dalla scoperta delle risorse che già possediamo.
L’augurio più vero è che possiamo attraversare le nostre tempeste e guardare il viaggio fatto, riconoscerne il valore con fierezza e gratitudine.
Buon 2026!💫🥂

E così, dopo il Natale, restano gli oggetti, soprattutto restano le presenze, le parole ascoltate, gli abbracci ricevuti...
27/12/2025

E così, dopo il Natale, restano gli oggetti, soprattutto restano le presenze, le parole ascoltate, gli abbracci ricevuti.
Regali che ci fanno sentire "visti", una risposta, più o meno consapevole ad un pensiero silenzioso che mette in risalto quanto veniamo riconosciti e pensati dall'altro.
Ci sono poi le visite, quelle attese, cariche di ritualità, e quelle che arrivano all'improvviso, che scaldano il cuore, aprendo ricordi ed emozioni antiche.
E infine ci sono gli auguri che non ti aspettavi. Un messaggio, una telefonata, una parola che arriva a scaldare parti rimaste in silenzio a lungo, portando con sé una storia, un legame, un “ti ho pensato” che può sorprendere o spiazzare.
Il post-natale è uno spazio prezioso che lascia affiorare il senso di quanto ricevuto realmente.
Oggetti, parole e gesti che riattivano dinamiche antiche: il bisogno di essere scelti, la paura di non contare, il desiderio di riparazione.
I regali dicono tanto di noi: a volte doniamo ciò che avremmo voluto ricevere,
altre volte visitiamo per non sentire una distanza,
spesso facciamo auguri per dire ciò che non sappiamo dire in altri momenti.
Forse il dono più maturo, finita la festa, è concederci di sentire ciò che resta.
Perché anche una visita breve può raccontare un desiderio.
Anche un augurio tardivo può svelare un legame.
E anche ciò che non ci aspettavamo può diventare un punto di contatto con una parte autentica di noi.
Buona giornata ed ancora auguri!✨️🎄

http://www.cristianafrattesi.it/2025/12/27/riconoscimenti-silenziosi/

E poi arriva il Natale, e sembra attivare tutto: le assenze, i silenzi, le mancanze, la nostalgia. È un tempo che amplif...
23/12/2025

E poi arriva il Natale, e sembra attivare tutto: le assenze, i silenzi, le mancanze, la nostalgia. È un tempo che amplifica le emozioni, che riporta alla superficie ciò che durante l’anno resta più silenzioso, come se la memoria e il sentire diventassero improvvisamente più intensi.
Quante volte ci siamo detti, soprattutto in certi periodi: «In quell’istante ero felice. Cosa darei per rivivere quel momento!».
Eppure, quasi mai ce ne accorgiamo mentre accade.
La felicità sembra arrivare senza preavviso, quando siamo distratti, presi da altro, spesso attraversati da una sottile inquietudine o da un senso di colpa difficile da nominare. È come se non fossimo mai davvero pronti a viverla.
Così finiamo per apprezzarla soprattutto nella sua assenza: come nostalgia di qualcosa che è già passato o come attesa di qualcosa che forse verrà.
La felicità diventa allora un ricordo da rimpiangere o una promessa sempre rimandata, raramente un’esperienza pienamente vissuta nel presente.
A volte sembra che ci sentiamo immeritevoli di stare bene. Come se la serenità fosse fragile, concessa solo per brevi istanti, e non uno stato legittimo. Forse è anche per questo che, quasi senza accorgercene, torniamo presto a stare “male”: un territorio conosciuto, familiare, paradossalmente più rassicurante.
Non sarà che ci si abitua anche all’infelicità? Che diventi una forma di identità, un modo di essere appreso nel tempo? E che, al contrario, stare bene, con la sua apertura, la sua imprevedibilità, a volte ci spaventi più del dolore stesso?
Che sia una buona giornata ✨️🎄

http://www.cristianafrattesi.it/2025/12/23/il-coraggio-di-stare-bene/

La lamentela, da sempre una porta d’accesso ai nostri bisogni più profondi.È spesso considerata un segno di debolezza, d...
15/12/2025

La lamentela, da sempre una porta d’accesso ai nostri bisogni più profondi.
È spesso considerata un segno di debolezza, di vittimismo o di pigrizia emotiva: quel “poverino me” un po’ alla Calimero, in cui tutto sembra andare storto e il mondo appare ingiusto e ostile. Di fatto però rivela molto più di quanto appare.
Lamentarsi non è solo un semplice sfogo; molto più spesso rappresenta un tentativo, a volte goffo ma autentico, di entrare in contatto con qualcosa che ci fa male o che non riusciamo ad affrontare. Dietro il “non va mai bene niente” o il “capita sempre a me” si nasconde spesso una richiesta inascoltata, un bisogno che non trova parole più mature per esprimersi.
La lamentela nasce quando c’è uno scarto tra ciò che viviamo e ciò di cui avremmo bisogno. È il linguaggio primitivo del disagio: un modo per segnalare che qualcosa dentro di noi non è allineato, che un bisogno non è stato riconosciuto, rispettato o accolto. Ci permette di prendere atto del limite e della frustrazione, anche se lo fa con una voce infantile e ripetitiva.
Allo stesso tempo la lamentela ci “protegge”, permettendoci di mantenere una distanza emotiva dal dolore più profondo. Restando in superficie del “è un’ingiustizia”, del “perché sempre io?”, evitiamo di guardare le nostre ferite. La lamentela copre la nostra vulnerabilità, ci difende dalla paura di riconoscere ciò che desideriamo veramente o dalla possibilità di metterci in gioco per cambiare ciò che ci fa soffrire.
Eppure, proprio per questo, la lamentela può diventare un ponte importante tra il sentire e l’azione: un invito all’ascolto che induce a domandarsi che cosa sta cercando di dirmi questa voce interiore? Di cosa ho realmente bisogno?
Solo quando ci permettiamo di restare vicini alla nostra stessa lamentela, anche quella un po’ piagnucolosa e ripetitiva, senza fonderci con essa, iniziamo a distinguere il bisogno sottostante: forse un bisogno di riconoscimento, di riposo, di confini, di sostegno; a volte solo di essere ascoltati e capiti senza giudizio, altre volte di cambiare qualcosa che per troppo tempo abbiamo tollerato.
Così il potere trasformativo del riconoscere può aprire un’altra possibilità: trasformare il lamento in consapevolezza, la frustrazione in scelta, la passività in movimento.
Lamentarsi, allora, è come una bussola interiore che, se ascoltata con curiosità e gentilezza, anche quando parla con la voce di un piccolo Calimero ferito, può guidarci verso un contatto più autentico con noi stessi...Che sia un buon lunedì!⚘️

Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo come una barca in mezzo al mare: continuiamo a navigare, ma il vento cambi...
11/12/2025

Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo come una barca in mezzo al mare: continuiamo a navigare, ma il vento cambia improvvisamente direzione, le onde si alzano e l’orizzonte sembra più distante del solito. Circostanze in cui non ci serve qualcuno che prenda il timone al posto nostro, ma qualcuno che salga a bordo, anche solo per un tratto, e ci aiuti a ritrovare l’equilibrio.
Un abbraccio, una carezza, una parola gentile, arrivano come mani esperte che trattengono la barca mentre il mare si agita: piccoli gesti che non eliminano la tempesta, ma permettono all’anima di non essere travolta. Il contatto affettivo e la vicinanza delle persone significative attivano sistemi di sicurezza, regolano l’emotività e ci ricordano che ce la possiamo fare ad affrontare il viaggio.
Eppure, spesso fatichiamo a chiedere presenza e vicinanza, come se ammettere il bisogno fossero segnali di incapacità e fragilità. In realtà, riconoscere quando serve un sostegno è parte della navigazione stessa. Nessun marinaio affronta il mare contando solo sulle proprie forze: la rotta si costruisce anche grazie alle mani che tengono le vele, alle voci che rassicurano, ai compagni che restano accanto quando il vento cambia.
Perché in alcuni momenti non abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica dove andare, ma abbiamo bisogno di qualcuno che resti con noi, finché il mare non torna calmo e la vela può tornare a prendere il vento.
Buona giornata ⚘️

http://www.cristianafrattesi.it/2025/12/11/ancore-silenziose/

Martedì 9 dicembre partirà un nuovo ciclo di incontri per genitori presso l'Istituto Professionale "Podesti Calzecchi On...
05/12/2025

Martedì 9 dicembre partirà un nuovo ciclo di incontri per genitori presso l'Istituto Professionale "Podesti Calzecchi Onesti" di Chiaravalle.

⭐PROGETTO GENITORI
“Mi metto in gioco con te”
A cura dell’Associazione Marcovive e ATS 12

Un percorso gratuito, guidato dalle Dr.sse Silvia Giuliani e Cristiana Frattesi, psicologhe e psicoterapeute, rivolto ai genitori di ragazzi adolescenti.
Un’opportunità per confrontarsi, crescere insieme e sviluppare nuove modalità per migliorare la comunicazione familiare, la consapevolezza emotiva e il benessere quotidiano.

Il percorso prevede:

4 incontri formativi ed esperienziali

Momenti di condivisione e riflessione guidata

Una esperienza finale in barca a vela, simbolo del viaggio della genitorialità, pensata come occasione di socializzazione e condivisione.⛵

Posti limitati: da 4 a 10 partecipanti
Un gruppo piccolo per garantire cura, attenzione e un clima accogliente.💫

Ci sono periodi della vita in cui la capacità di far fronte alle richieste quotidiane viene messa a dura prova da eventi...
29/11/2025

Ci sono periodi della vita in cui la capacità di far fronte alle richieste quotidiane viene messa a dura prova da eventi negativi che si susseguono senza tregua. Momenti in cui il carico emotivo può diventare particolarmente gravoso, anche se all’esterno non sempre emerge con la stessa evidenza.
Uno degli aspetti più complessi riguarda la percezione di una devastante solitudine emotiva: si vive un’esperienza interna fatta di stanchezza, vulnerabilità e sovraccarico, mentre gli altri continuano a vederti come quella forte, affidabile, sempre sul "pezzo".
Una discrepanza che autorizza gli altri a caricarti di ulteriori pesi, preoccupazioni, richieste, lamentele che finiscono per amplificare il senso di affaticamento e solitudine.
Vorresti tanto dire "Basta!!" ma ti esce un: “Si, va bene” nel tentativo di preservare equilibri relazionali già consolidati. E così, mentre si continua a mantenere una posizione di apparente solidità, internamente avverti un progressivo senso di sprofondamento, incomprensione ed impotenza.
Una complessità di vissuti che spesso resta silenziosa.
Un silenzio che gli altri non colgono, perché accorgersi davvero significa fermarsi, osservare oltre le apparenze, mettere in discussione l’immagine comoda che hanno di te.
Significa assumersi la responsabilità di vedere ciò che fa paura vedere: la fragilità di chi sembrava invincibile.
E così la tua sofferenza rimane invisibile, non perché sia piccola, ma perché richiederebbe agli altri il coraggio e la volontà di guardarti con occhi nuovi.
E così resti sola nel peso che porti, mentre fuori tutto sembra normale. E la cosa più dura da accettare è che troppe persone vivono esattamente la stessa invisibile battaglia.
Buona giornata ⚘️

Indirizzo

Piazza Mazzini 9
Falconara Marittima
60015

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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