04/01/2026
A Gitega, nel cuore del Burundi, il silenzio a volte urla più forte del rumore. Urla nelle stanze di un centro disabili dove la realtà ti colpisce con una forza disarmante.
Qui non trovi solo la povertà, ma una moltitudine di handicap diversi che convivono gomito a gomito. Vedi bambini con la sindrome di Down seduti accanto a chi ha gravi malattie mentali; vedi chi è intrappolato in un corpo che non risponde e chi ha disabilità fisiche così complesse che è difficile anche solo immaginarle. Una fragilità che si somma all'altra, in un intreccio di sofferenza che sembra infinito.
Alcuni di loro sono sospesi su sedie a rotelle fatte di legno grezzo, perché qui il metallo e la tecnologia spesso non esistono.
La parte più dura resta la solitudine. "Nessuno li vuole", dicono. Sono i "dimenticati" che il mondo ha preferito non guardare. Ma noi siamo qui proprio per questo: per guardare, per restare, per esserci.
Abbiamo cercato di donare loro tutto l’amore che avevamo. Non con pietà, ma con empatia. Abbiamo cercato il contatto, pelle contro pelle, sguardo contro sguardo, per farli sentire accettati esattamente per come sono, con le loro mille fatiche e la loro immensa dignità. Abbiamo voluto dire a ognuno di loro: "Il tuo handicap non è un confine, tu sei un dono".
Ma la verità è che il miracolo è avvenuto al contrario. Mentre noi cercavamo di dare, sono stati loro a travolgerci. In quel caos di handicap e dolore, abbiamo ricevuto un amore purissimo, senza filtri. Un sorriso improvviso, una mano che stringe la tua, uno sguardo che ti riconosce nonostante la malattia mentale... sono regali che non hanno prezzo.
Ce ne andiamo da Gitega consapevoli che, sebbene le loro sedie siano di legno e i loro corpi siano fragili, le loro anime sono giganti. E se il mondo li ha scartati, noi li portiamo per sempre nel cuore come il tesoro più prezioso che abbiamo mai trovato. ✨
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Giulia Burroni Valentina Grena Daniela Fumagalli MariaGrazia Morgana Torri Lorena Finazzi